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I Campus Estivi Dukes definiscono davvero il percorso di vita dei giovani? La testimonianza di Elisa Pappalettera 

Campus Estivi
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Una scuola estiva di sole 2 settimane che aiuta i ragazzi a plasmare il loro futuro e la loro carriera? 

Esiste davvero! Sto parlando di SBC (Summer Boarding Courses), la scuola estiva numero uno nel Regno Unito per giovani dai 6 ai 17 anni

Abbiamo già esplorato alcuni aspetti della SBC in due precedenti articoli: “Scoprire la Passione e Plasmare il Futuro: l’Esperienza Trasformativa dei Campus Estivi Dukes” e “Apprendimento Pratico: il segreto per trasformare il futuro di TUO figlio”. Se te li sei persi, corri ora a leggerli!

I Campi Estivi Dukes offrono infinite opportunità e, grazie al loro approccio di apprendimento estremamente pratico, aiutano i giovani a prendere decisioni informate riguardo alle proprie scelte di carriera future. Quanti ragazzi, infatti, si trovano a scegliere completamente a caso una strada o una facoltà piuttosto che un’altra? Quanti, invece, iniziano un percorso universitario o lavorativo per poi rendersi conto che non fa per loro e che hanno solo perso tempo? Ecco, la SBC previene tutto questo. 

Oggi, però, non sarò io a parlartene, ma Elisa Pappalettera, una ragazza di 21 anni che ha frequentato i Campi Estivi Dukes nel 2018.

Ora Elisa è al terzo anno di Medicina all’Università San Raffaele di Milano e in questo articolo ci parlerà della sua esperienza con i Campi Estivi Dukes!

Perché hai scelto proprio i Campi Estivi Dukes?

Ho frequentato la scuola estiva Dukes di due settimane nell’estate 2018, quando ero al terzo anno delle superiori.

Avevo già partecipato a diverse esperienze di questo tipo, siccome, quasi ogni estate dal primo anno di liceo, ho frequentato scuole estive in Inghilterra. Questa scuola, però, mi incuriosiva particolarmente perché offriva esperienze nel campo della Medicina.

Io già al tempo avevo l’idea di studiare Medicina. Essendo nella mia famiglia tutti dei medici, posso dire che la Medicina è sempre stata nei miei pensieri e che sapevo anche io, in fondo, di essere destinata a quello.

Ero quindi attratta dai Campi Estivi Dukes soprattutto per le esperienze pratiche che offrivano, come il corso di pronto soccorso, che mi sembrava davvero interessante.

Raccontaci Elisa: com’è stata la tua esperienza con i Campi Estivi Dukes?

È stato bellissimo, in particolare mi è piaciuto molto il corso di pronto soccorso di cui parlavo perché non era semplicemente un corso teorico su come eseguire la rianimazione, ma era estremamente interattivo. 

Sono anche venuti dei paramedici a insegnarci e a farci mettere in pratica, attraverso simulazioni, ciò che avevamo imparato.

Il fatto di mettere in pratica tutta la teoria ci ha permesso di memorizzare meglio le informazioni. Molte cose, infatti, le ricordo ancora oggi, come per esempio la posizione corretta in cui mettere una persona che sta male. In più, avevamo a disposizione manichini su cui esercitarci per la rianimazione.

Poi, alla fine del corso di Medicina, tutti gli studenti conseguono la qualifica di primo soccorso e ogni partecipante riceve un certificato di riconoscimento dei risultati ottenuti.

Cosa pensavi o ti aspettavi da questa esperienza prima di parteciparvi?

Mi aspettavo che fosse come tutti gli altri campi estivi all’estero che avevo frequentato prima: credevo di andare lì, parlare un po’ d’inglese e conoscere nuove persone. Nient’altro.

In realtà, è stato molto diverso da quello che mi aspettavo. Mi è piaciuto molto, soprattutto per il corso di medicina. Ricordo poi che in questo corso c’erano molti workshop su come parlare con i pazienti, come approcciarsi a loro e come gestire le diverse situazioni. Insomma, non era solo questione di andare lì e parlare inglese, ma di parlare inglese e, intanto, imparare qualcosa di importante. 

Poi ricordo che non c’era solo Medicina, ma anche tanti altri corsi tra cui scegliere (come Architettura, Business, Informatica, Ingegneria, Legge…)

C’era un’ampia gamma di possibilità per soddisfare tutti, e, nonostante la grande varietà di corsi, tutto funzionava perfettamente.

medicina

Hai detto che hai frequentato diverse scuole estive all’estero. Quali differenze hai notato tra queste esperienze e quella dei Campi Estivi Dukes?

Questo campo estivo era molto più organizzato rispetto agli altri, che solitamente si limitavano a riunire un gruppo di ragazzi e tenerli insieme. Qui l’organizzazione andava ben oltre!

Normalmente, nei soliti campi estivi, fai delle gite, giochi a pallavolo, interagisci con le persone (spesso con i tuoi compagni italiani), ma poi alla fine non ti rimane nulla. La SBC, invece, è orientata verso il futuro, con un’organizzazione impeccabile, numerose attività possibili e una tanta scelta di corsi.

In più, non si presentava come una scuola tradizionale, quindi le lezioni non erano noiose come quelle scolastiche. Era tutto estremamente interattivo, richiedeva la partecipazione attiva di tutti e c’era sempre qualcosa da fare. Non risultava mai pesante e inoltre tornavi a casa con nuove competenze e conoscenze.

Poi c’erano anche tanti momenti di interazione tra noi ragazzi: giocavamo, facevamo molte gite e, alla conclusione delle due settimane, c’era il tanto atteso “gala“, il ballo di chiusura del campo.

Qual è l’aspetto che ti ha colpito di più di questo campo?

Senza dubbio l’approccio pratico del corso di pronto soccorso è stato unico. Mi aspettavo la solita lezione in cui il paramedico ci avrebbe detto cosa fare: massaggio cardiaco, posizioni di sicurezza, e così via. 

Invece, ci siamo trovati divisi in gruppi, chiamati a creare e mettere in scena “scenari d’emergenza”. Ricordo ancora che abbiamo simulato un incidente in metropolitana: la metro frenava improvvisamente e le persone cadevano e si rompevano gli arti. Abbiamo recitato questa situazione per comprendere meglio come gestire le vittime. Ad esempio, abbiamo imparato che non puoi posizionare una persona con un braccio rotto nella posizione standard di sicurezza, quindi è necessario adottare un approccio diverso. Abbiamo anche affrontato casi di arresto respiratorio, imparando le tecniche di respirazione e massaggio cardiaco. 

I paramedici ci hanno guidato per tutto il tempo, come in un piccolo teatro, chiedendoci di recitare le parti delle persone in difficoltà e poi dei soccorritori. È stato davvero stimolante poter inventare noi stessi le diverse situazioni d’emergenza e poi capire insieme come risolvere.

In sostanza, ciò che mi ha colpito di più è stata l’esperienza pratica.

C’erano anche lezioni teoriche?

Sì, all’inizio del percorso c’era una lezione teorica introduttiva, sempre molto attiva e coinvolgente, in cui ci spiegavano come affrontare le diverse situazioni di emergenza. 

Solo dopo abbiamo messo in pratica ciò che avevamo imparato. Come dicevo prima, ogni gruppo doveva ideare una situazione simulata e mostrare come avrebbero gestito l’emergenza. 

I paramedici intanto erano sempre presenti e ci fornivano un feedback immediato, permettendoci di capire se avevamo agito correttamente o meno.

Come sei arrivata a trovare definitivamente la tua strada per il futuro e in che modo la SBC ti ha supportata in questo?

Sicuramente ero già orientata verso la Medicina, ma mi ha comunque colpito molto il fatto di imparare come comunicare con i pazienti. Affrontare simulazioni dove dovevo interagire con “pazienti” difficili, quelli che faticano a comunicare o ad esprimersi, mi ha aiutato a capire che la mia scelta era corretta e che potevo farcela.

Questo campo mi ha messo davanti alla realtà, mostrandomi le sfide concrete che avrei affrontato come medico. Il campo è stato fondamentale per confermare la mia scelta, ma può essere altrettanto utile a chi è ancora indeciso sul proprio percorso. Scegliendo una materia a caso o una che ti susciti anche un minimo interesse, puoi sperimentare direttamente se quella direzione è davvero adatta a te oppure se non è nemmeno da prendere in considerazione. 

Allo stesso modo, può essere di grande aiuto per chi è convinto di una determinata materia, perché ha così l’opportunità di valutare se è veramente quella la sua strada. Ad esempio, chi ha sempre desiderato fare medicina potrebbe anche rendersi conto, attraverso l’esperienza pratica, che non è esattamente ciò che desidera.

Perciò posso davvero dire che questo campo offre un’occasione concreta per capire se la propria scelta è davvero la più adatta.

Hai avuto ripensamenti dopo la tua scelta?

Non ho mai avuto veri e propri ripensamenti. Come ogni persona, a volte durante la sessione mi sento più in difficoltà, ma poi mi riprendo. Sono estremamente felice di aver scelto Medicina e di essere entrata. Soprattutto adesso che sto svolgendo anche un tirocinio, mi sta dando molta soddisfazione.

Consiglieresti i Campi Estivi Dukes? Perché?

Li consiglierei assolutamente. Per me, partecipare a questo campo intorno ai 16 anni, verso la fine del liceo, è stato estremamente utile. Mi ha aiutato a comprendere meglio le mie prospettive future, evitandomi di affrontare l’università “alla cieca”, senza una chiara visione di ciò che mi aspettava. Queste settimane estive danno ai ragazzi un’anteprima di ciò che li aspetta dopo la scuola, consentendo loro di delineare le proprie scelte in modo più chiaro.

Poi, oltre a questo, offrono una bellissima esperienza: viaggi, incontri nuove persone, parli in inglese e vivi tante belle esperienze. Ma soprattutto, forniscono una visione concreta del proprio futuro. 

Senza questa esperienza io stessa avrei rischiato di iniziare un percorso universitario senza una reale consapevolezza, con il rischio di abbandonarlo subito perché non era ciò che desideravo davvero. Per questo motivo è stato fondamentale per me frequentare questo campo e sono davvero felice di averlo fatto!

E tu, vuoi risparmiare a tuo figlio tutto quel tempo sprecato a rendersi conto che ha scelto la facoltà sbagliata? 

Vuoi evitargli il tormento di non sapere cosa fare nella vita e di non trovare una soluzione?

Allora mettiti ora gratuitamente in contatto con il team di SBC: https://www.summerboardingcourses.com/contact/

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