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“Houti”: chi sono i ribelli che stringono l’occidente per la gola

Dall’alba dei tempi l’uomo commercia e scambia bene di ogni genere.

Alimenti, metalli, carburante. 

Qualunque sia la necessità, l’uomo ha trovato il modo per recuperare le risorse adeguate, estrarle e utilizzarle per i suoi scopi. 

Che sia tramite barca, nave, aereo, elicottero, camion o a cavallo di un asino, il commercio è un apparato pulsante di vita che tiene in piedi le società del terzo millennio, così come fa dall’alba dei tempi.

Impedisci ad una società di svolgere i suoi commerci o di esportare le sue risorse e, in buona parte, l’avrai messa in ginocchio. 

Specchio di questo semplice quanto potente ragionamento sono le recenti dinamiche nel Mar Rosso, nella parentesi d’acqua che divide a sinistra l’Egitto, il Sudan e l’Eritrea, mentre dall’altro lato l’Arabia Saudita e lo Yemen. 

Il mar Rosso è stato da sempre una via preziosa per il traffico di commerci che, altrimenti, dovrebbero circumnavigare l’Africa, passando dal capo di Buona Speranza, come sta accadendo oggi a numerose navi mercantili direte nel Mediterraneo e in Europa, ma tra un attimo spiegheremo il perché.

A nord di questa striscia idrica troviamo Suez e il canale che collega il Mediterraneo coi porti d’Oriente, accelerando notevolmente gli scambi commerciali. 

Una via di passaggio importante quanto delicata, a causa delle fragili situazioni politiche circostanti. Consideriamo lo Yemen, il quale affaccia da est sul mare, guardando l’Africa alla sua sinistra. Questo stato è una repubblica, ma di fatto i suoi territori si trovano divisi in base al potere politico che li amministra. 

A destra del paese (in rosso) troviamo la regione gestita fino al 2022 dal governo ufficiale del presidente Hadi, sostenuto sia da Europa che USA. Poi più a sud troviamo una vasta regione controllata dal Consiglio di Transizione del Sud, un’organizzazione secessionista (in giallo), e una piccola regione nell’entroterra in mano ad al-Qaida, l’organizzazione terroristica islamica (in bianco). 

Rimane sulla costa ad ovest una vasta zona governata dagli Houti (in verde), gli stessi che stanno facendo tanto parlare di sé attaccando le navi carico e le loro difese armate. 

Il nome Houti viene da quello del loro capo e fondatore Ḥusayn Badr al-Dīn al-Ḥūthī, ucciso nel 2004 dalle truppe ufficiali yemenite. Si tratta di un gruppo armato, nazionalista arabo e yemenita, a maggioranza sciita zaydita. Attivo dal 1994, il gruppo professa un’ideologia profondamente nazionalista e irredentista. L’ostilità verso l’occidente e l’imperialismo non è tenuta nascosta ma portata avanti con orgoglio. La politica della repubblica filo-occidentale non è gradita al gruppo di ribelli, tanto meno quella sionista che ha visto nel 1948 la creazione dello stato di Israele e, in particolare, i recenti sviluppi di Hamas.

Gli attacchi, progettati e iniziati a partire da Ottobre 2023, hanno la pretesa di sollecitare l’invio di rifornimenti e medicine nella striscia di Gaza, col fine di supportare gli alleati contro le bombe israeliane. La conseguenza diretta degli assalti alle navi cargo è un veloce cambio delle rotte commerciali che, per evitare ingenti perdite di flotte e materiali preziosi, aggirano il problema allungando la strada verso il capo di Buona Speranza in Sudafrica, portando ad un ovvio aumento dei prezzi del petrolio e dei beni necessari al sostentamento dell’Europa. Abbiamo infatti assistito ad una flottazione dei prezzi non indifferente al mercato occidentale. 

Strozzando la vena commerciale del canale di Suez stiamo infatti assistendo ad una scossa violenta dell’economia mondiale. 

Non si sono fatti attendere ovviamente gli aiuti da parte di Stati Uniti e alleati occidentali, i quali hanno iniziato a muoversi per contrastare anche queste insurrezioni. 

Le conseguenze? Tanto per iniziare si contempla la possibilità che il conflitto di Hamas possa espandersi e avere ripercussioni anche nei pressi dell’Arabia Saudita (a nord) e nel mar Arabico (a Sud), dove l’India, ad esempio, ha già posizionato tre navi da guerra a schermo di eventuali attacchi dei ribelli. 

Qui vediamo come un conflitto circoscritto alla striscia di Gaza si stia espandendo indirettamente portando l’accensione di nuovi conflitti, un po’ come una rete di insurrezioni e scontenti che nascono in contemporanea e senza essere necessariamente vicini alle bombe e il piombo di Israele. 

Eppure dietro una bandiera si potrebbe nascondere molto di più che una semplice ideologia. Gli Houti controllano infatti non solo una posizione strategica nello Yemen ma anche importanti centri urbani come quello della città Sana’a. Il pretesto per attaccare i rifornimenti diretti nel Mediterraneo è infatti quello di stampo religioso e politico, ma porta con sé numerosi vantaggi strategici ed economici, come ad esempio conquistarsi la possibilità di mettere in ginocchio la ricchezza occidentale, in modo da lucrare sul passaggio delle navi. 

Potrebbero nascere casi di ricatto e ingenti pedaggi per poter attraversare indisturbati le rotte convenienti verso Suez o addirittura di furto di merci preziose per essere sfruttate dagli stessi ribelli o rivendute al miglior offerente orientale. 

Gli scenari sono molteplici, ma se c’è una cosa che la storia ci insegna è che nulla è fatto sempre e solo per un’ideologia ma spesso anche per convenienza e vantaggi di tipo economico e strategico. La vera domanda in questi casi è: a chi torna utile stringere l’Occidente per la gola rallentandone i rifornimenti? Chi guadagna da questo continuo fomentare i conflitti in medio oriente? 

Sono domande legittime e sempre più interessanti, specie se si osserva che alcuni attacchi sono stati messi in atto da droni da guerra, i quali da qualche parte devono pur essere arrivati, di certo non fatti in casa dagli stessi ribelli. Chi è che dunque ha iniziato a rifornire anche questi movimenti anti-occidente? 

Non ci resta che osservare gli sviluppi.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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