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Gratitudine nel buddismo e nella visione di Anna Aulico

gratitudine nel buddismo
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La gratitudine è riconosciuta come un potente strumento per migliorare la vitalità e promuovere una visione positiva della vita e delle relazioni. 

Oggi analizziamo questo tema da una prospettiva ancora più interessante, ovvero l’impatto concreto che può avere anche nel contesto aziendale oltre che personale.

Ne parlo con Anna Aulico, Socia e Responsabile HR di OSM VALUE. Insieme a lei vedremo come la gratitudine possa influenzare profondamente la propria energia e le relazioni interpersonali, migliorando anche il clima in azienda. 

Comprendere e coltivare la gratitudine può quindi portare a risultati positivi sia sul piano personale che professionale. Continua a leggere per approfondire questa interessante tematica.

Come la gratitudine può influenzare la nostra relazione con gli altri e con il mondo che ci circonda?

Quando la vita ti mette alla prova, anche solo con periodi intensi di lavoro, in qualche modo ti disconnetti dalla tua vera essenza ed è come se entrassi nella ruota del criceto. Allora inizi a non vedere più delle cose che invece dovrebbero essere viste. Inizi a, io lo dico in questo modo: “Sedare i sensi”. Quando veniamo messi alla prova, la gratitudine ci aiuta a vedere ciò che c’è di buono e di bello nella nostra vita e ci serve per farci stare con i piedi per terra, cioè consapevoli di tutto, senza dare nulla per scontato.

In questo periodo storico in particolare, spesso siamo così immersi nei social, ad esempio, distanti dagli altri anche quando siamo fisicamente presenti. Quanti di noi chiedono “Come va?” Però poi nemmeno stiamo ascoltando quello che dice la persona e non la stiamo alle volte neppure guardando, perché se davvero guardassimo, probabilmente non ci sarebbe nemmeno bisogno di chiederlo. Probabilmente alle volte diremmo direttamente: “dimmi cosa c’è che non va, come posso esserti utile?”. 

Non essere grati è quel sentirsi separati dagli altri.

Invece essere grati significa anche riconoscere il valore delle persone che ci circondano, anche se ci hanno fatto soffrire. È un esercizio difficile, ma importante, che ci permette di superare la sensazione di separazione e di connetterci più profondamente con gli altri. L’ammirazione per il comportamento positivo degli altri e il perdono per le eventuali offese ci permettono di accedere alle nostre parti migliori, di mostrare il nostro lato più autentico e di vivere relazioni più significative. Perché rispettiamo la legge fondamentale dell’interconnessione: tutti è uno. Se ci riteniamo migliori o peggiori di qualcun altro, lì offendiamo la vera essenza della vita.

Esistono pratiche buddiste sulla gratitudine che potrebbero essere applicate efficacemente per migliorare la leadership?

Nel buddismo, la gratitudine è vista come un elemento fondamentale per mantenere uno stato vitale elevato e per alimentare una prospettiva positiva sulla vita e sulle relazioni. Personalmente, credo che la gratitudine sia essenziale per rimanere con i piedi per terra e per mantenere un alto livello di vitalità emotiva. Nel buddismo, abbiamo un rituale chiamato “sange”, che è come un reset per l’anima. Questo rituale implica la recitazione della gratitudine per almeno dieci minuti ogni mattina, concentrandosi su qualcosa per cui si è grati. È un modo potente per ricordare la nostra missione e rimanere centrati nel cuore delle nostre azioni. Anche essere grati per qualcosa che apparentemente ci sta facendo soffrire, perché è un insegnamento e continuando questa pratica finirai per sentirlo anche nel profondo del tuo cuore.

Quando affronto la giornata, lo faccio dopo aver messo i piedi a terra, il che significa essere consapevole del mio valore e della mia missione. Il lavoro è un valore importante per me, non solo perché mi offre la possibilità di misurarmi attraverso i risultati, ma anche perché mi riempie il cuore.

Nella mia esperienza, ho visto come la pratica della gratitudine possa trasformare le dinamiche, anche in contesti impegnativi come il carcere. Lì incoraggiamo le donne a tenere un diario della gratitudine che devono usare tutti i giorni e lo danno il mese successivo, in cui tutti i giorni scrivono “Io sono grata per”. Anche se può essere difficile all’inizio, ho visto come questo esercizio possa sciogliere le resistenze e portare a esperienze di profondo perdono e guarigione. Ricordo una donna in particolare, che doveva affrontare il difficile compito di perdonare la figlia. È stato un momento potente e toccante quando, con il sostegno della sua compagna di cella, è riuscita a pronunciare il nome della figlia e a dire “Io ti perdono, Maria, figlia mia”. 

La gratitudine è un percorso che ci permette di accedere alle nostre parti migliori, alle frequenze più elevate dell’anima. Ci fa alzare lo stato emotivo, ci focalizza sulle cose che spesso diamo per scontate e ci apre agli aspetti positivi della vita. È terapeutica e trasformativa e credo che sia un elemento chiave per ogni leader e imprenditore che voglia mantenere un approccio equilibrato e positivo nella gestione delle proprie attività e delle proprie risorse.

Come gestisci personalmente la gratitudine nel tuo ruolo di leader e imprenditrice e quali risultati hai ottenuto?

Personalmente, gestisco la gratitudine nel mio ruolo di leader e imprenditrice con un approccio che potrei definire di tolleranza e rispetto verso gli altri. Credo che, nel lungo termine, questo atteggiamento possa portare a una riflessione anche nelle persone meno consapevoli. Ad esempio, in situazioni in cui altri potrebbero giudicarmi per non aver preso provvedimenti disciplinari rigidi, preferisco dare tempo e spazio per comprendere appieno la situazione e rispettare i tempi personali di chi è coinvolto di potersi ravvedere da solo.

Per me, questo è il modo migliore per ottenere risultati, nel rispetto reciproco e delle policy aziendali. Cerco sempre di mantenere questo equilibrio, che ritengo fondamentale per esercitare una leadership efficace. Non interpreto questo mio approccio come debolezza o mancanza di fermezza, ma piuttosto come un segno di rispetto e fiducia nelle capacità delle persone di fare il proprio percorso. Sono dell’idea che lasciare che le cose vadano alle volte possa portare a risultati sorprendenti e a una maggiore crescita personale e professionale, sia per me che per coloro che mi circondano.

Per la festa della mamma mi sono profondamente commossa perché ho ricevuto 12 messaggi e io ho due figlie!  Ancor più sorprendente è stato il fatto che uno di questi messaggi è stato inviato a mia figlia da parte di una persona con cui collaboro parzialmente. Questa persona ha espresso il suo apprezzamento per la mia figura materna, definendomi una fonte di luce nella sua vita. Questo gesto non solo mi ha lusingato, ma mi ha anche fatto sentire che sto seguendo la strada giusta come leader e come persona. 

Tutto quello che faccio per me è naturale, io voglio essere il miglior osservatore possibile per le persone che mi circondano.

Quali strategie pratiche consiglieresti agli imprenditori e ai manager per coltivare la gratitudine nel proprio team e nella vita quotidiana?

Il fondamento della mia visione è che l’amore è la forza più potente che possiamo utilizzare nelle nostre interazioni, sia personali che professionali. Anche se l’ambito degli affari è spesso incentrato sui risultati tangibili, ritengo che sia l’amore che guida veramente il nostro comportamento e alimenta la gratitudine.

Quando ci avviciniamo alle persone con amore e comprensione, riconoscendo (anche se non approviamo) le loro debolezze e offrendo loro gli strumenti per superarle, stiamo veramente compiendo la nostra missione. Questo principio lo applico anche nel mio ruolo di leader e imprenditrice.

Ad esempio, recentemente ho fatto un aperitivo con una persona che lavora con me da quindici anni. Il giorno successivo, mi ha inviato una foto con suo papà, che non vedeva da tre anni e io so che questo mese lei produrrà tanto.


Io pretendo il meglio da ogni collaboratore anche in termini di produttività perché riconosco la potenzialità innata in ogni essere umano. Questo è il mio spirito guida: lo sforzo che sto chiedendo alla persona, le porterà beneficio? Se la risposta è sì, allora va bene. Alle volte sono anche rigida, per risvegliare le persone, me compresa, alla loro vera natura.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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