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Google Bard sfida ChatGPT: qual è il migliore?

Il 13 luglio è finalmente sbarcato anche in Europa Bard, il chatbot basato sull’intelligenza artificiale generativa e l’apprendimento automatico sviluppato da Google. Si tratta, in buona sostanza, del rivale più accreditato per spodestare ChatGPT dal trono dei modelli linguistici basati sul machine learning, per quanto il mercato sia destinato a essere invaso da miriadi di soluzioni analoghe, magari con particolari specializzazioni. La domanda che si pongono ora i milioni di fruitori di intelligenze artificiali generative è: “qual è il servizio migliore a cui potrei rivolgermi?” Ovviamente non esiste una risposta “scientifica” a questa domanda, e sarebbe anche un po’ ingeneroso stilare oggi una classifica definitiva, in quanto parliamo di due modelli con un’esperienza sul campo molto diversa. Ma resta comunque un “giochino” divertente, anche per poi valutarne in futuro l’evoluzione con maggiore contezza. Diamo inizio alla sfida!

LE PAROLE DEI PROTAGONISTI

Siccome siamo di fronte a due chatbot, perché non chiedere direttamente a loro quali sono le principali differenze che li caratterizzano? In questo caso, a venirci in supporto è soprattutto Bard: l’IA di Google è infatti regolarmente connessa al web, mentre la versione gratuita di ChatGPT (quella da noi testata) limita la sua conoscenza a settembre 2021, e non aveva quindi mai sentito parlare del suo “rivale”.

Bard è stato comunque abbastanza oggettivo nella sua disanima: a precisa domanda su quale dei due modelli fosse il migliore, ha risposto che dipende dalle esigenze specifiche, perché ci sono differenze sostanziali. ChatGPT è un modello generativo pre-addestrato, mentre Bard un modello di linguaggio fattuale. Ciò significa che ChatGPT è migliore nella generazione di formati di testo creativi, come poesie, codice, script, brani musicali, e-mail, lettere, ecc., mentre Bard prevale nell’informare e completare le richieste dell’utente, anche in virtù della sua persistenza sul web.

ChatGPT ha “incassato” con sportività l’opinione di Bard, ribadendo che entrambi sembrano eccellenti opzioni, pur con qualche sfumatura.

LA TRADUZIONE

Uno dei campi su cui ChatGPT è più stupefacente è sicuramente la sua abilità nelle traduzioni, un settore su cui Google investe da molti anni. Sono lontani i tempi in cui Google Translate era lo zimbello del web: da tempo le maccheroniche traduzioni si sono trasformate in trasposizioni piuttosto fedeli del testo originale.

Ho così invitato entrambi i modelli a tradurre una lettera formale che per questioni lavorative abbiamo inviato alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

A sorpresa (e anche a discapito di quanto promesso da Bard nella sua auto-promozione di traduttore migliore), al termine del test mi sento di dare la mia preferenza a ChatGPT. Intendiamoci: entrambi hanno perfettamente inteso il contesto e il messaggio della lettera, ma mentre ChatGPT ne ha mantenuta anche la formalità, Bard è stato sicuramente più diretto, ma anche troppo colloquiale, modificando il tono della missiva. La cosa curiosa, è che mettendo i due chatbot di fronte alle traduzioni, e chiedendo loro quali fossero le principali differenze, entrambi hanno dato la preferenza al lavoro del rivale. Un eccesso di fair play?

IL RIASSUNTO

Un altro compito svolto egregiamente dalle intelligenze artificiali è quello della sintesi di un testo. Ho sottoposto entrambi i modelli al mio articolo della scorsa settimana (ve lo siete perso? Potete rimediare: “I Robot non si ribelleranno. Per ora…“) e il risultato, in questo caso, è stato molto diverso.

ChatGPT tende ad essere molto più discorsivo, mentre Bard preferisce un approccio più “schematico”, con tanto di suddivisione in mini-capitoli. La scelta, in questo caso, dipenderebbe esclusivamente dalla preferenza personale sullo stile, se non fosse per un piccolo neo che mi fa, ancora una volta, preferire ChatGPT. Bard si è infatti concesso un paio di “licenze poetiche” che sono andate a distorcere, seppur in modo sottile, le considerazioni presenti nel mio articolo. Una questione poco grave nel caso specifico, essendo io l’autore e conoscendo la mia opinione, ma che diventa decisamente preoccupante se lo scopo è riassumere un testo di cui non conosciamo il contenuto. Situazione in cui ci troveremo nel 99,9% dei casi.

CHI È PIÙ SIMPATICO?

Bard ci ha avvisato fin dal principio: sulla creatività ChatGPT è avanti. E in effetti la prova sul campo ha dato adito all’onesto giudizio del suo rivale: a precisa richiesta di un articolo ex novo, ChatGPT è stato decisamente più discorsivo, suggerendo diverse chiavi di letture sul tema, a differenza dell’eccessiva schematicità di Bard.

Ho quindi voluto “osare”, chiedendo ai due modelli di raccontarmi una barzelletta sui Carabinieri, un classico della comicità italiana. Ebbene, anche in questo caso abbiamo due risposte agli antipodi: mentre la freddura di Bard si limita a poche parole, ChatGPT ha partorito un racconto prolisso ricco di dialoghi. Il risultato, però, non cambia: entrambe erano davvero terribili, tanto che ho dovuto chiedere che mi venisse spiegata la battuta. In pratica, la morte delle barzellette!

In generale, è sicuramente più piacevole “parlare” con ChatGPT, molto più vicino a un’interazione umana, anche se entrambe le intelligenze artificiali condividono il politically correct che ha pervaso la nostra società, il che rende i dialoghi un po’ paternalistici e appiattiti sull’opinione mainstream. Non è un grosso problema: fortunatamente per discutere con qualcuno esiste la vita reale!

CONCLUSIONI

Sebbene nell’articolo abbia espresso la mia preferenza per ChatGPT, il fattore soggettivo ha avuto un’enorme valenza nella valutazione. Bard, tra l’altro, ha al suo arco alcune frecce da non sottovalutare: la più importante, ovviamente, è il suo essere collegato al web, e quindi alla purissima attualità. Per usufruire di tutte le sue funzionalità non necessita di alcun tipo di abbonamento, cosa che accade invece per la versione premium di ChatGPT. È inoltre dotato di alcune feature di accessibilità interessanti, come la possibilità di ascoltare le risposte, oppure di porre domande a voce attraverso un microfono. Ed è, infine, poco più di un “neonato”: è vero che viene addestrata da anni dai suoi creatori, ma ha appena messo piede “al mondo” e, sicuramente, le sue potenzialità cresceranno enormemente negli anni a venire. Non vi resta, dunque, che provare anche voi il nostro gioco: che vinca l’IA migliore!

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