Gli Stati Uniti provano a censurare Tik Tok. È la minaccia del Senato e della Camera degli Stati Uniti se, entro i prossimi sette mesi, Bytedance non cederà la sua quota. Motivo? L’app, che spopola nella generazione Z, è considerata un “pericolo”. Perché si è arrivati al punto di non ritorno? Perché la legge ha preso di mira l’app usata da quasi 200 milioni di persone negli USA? Come sempre c’è dietro altro, un puzzle “politico” sui difficili rapporti fra Stati Uniti e Cina. E non solo…
Gli Stati Uniti provano a censurare Tik Tok
Bytedance è una società cinese del settore informatico. Ha sede a Pechino ed è stata fondata, nel 2012, da Zhang Yiming. Nel novembre 2017 ha acquisito Musical.ly per circa un miliardo di dollari. Il 2 agosto 2018 l’ha unificata all’app TikTok. Attualmente detiene il 20% dell’app, l’altro 20% è in mano ai dipendenti e il 60% – rullino i tamburi… – è di BlackRock. Esatto! Il fondo speculativo americano che, in questo articolo, abbiamo definito come il Wi-Fi: invisibile ma presente ovunque. Onestamente non sappiamo quanto la legge, approvata dal Senato e dalla Camera degli Usa, possa spaventare BlackRock. Il mega-fondo, nei giorni scorsi, ha celebrato un altro traguardo: PIF, il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, gli ha infatti affidato 5 miliardi di dollari da investire in Medio Oriente. L’accordo prevede la nascita di una nuova entità chiamata BlackRock Riyadh Investment Management. E poi: c’è anche l’apertura, da parte della società di gestione americana, di una sede nella capitale saudita Riyad. Tant’è. Torniamo a TikTok.
Il problema dei dati degli utenti
La legge nasce per tre aspetti. Il primo: la gestione dei dati degli utenti. Il secondo: la censura. L’ultimo: la disinformazione. I timori a stelle e strisce prendono vita dalle leggi della Repubblica Popolare Cinese che obbligano le aziende, inclusa proprio ByteDance, a collaborare con il governo cinese. Questo aspetto ha sollevato timori negli Stati Uniti sulla possibilità che TikTok possa condividere dati degli utenti con il governo guidato dal segretario generale, Xi Jinping. ByteDance ha subito negato. E poi ha rilanciato: se saremo costretti a vendere, ci terremo l’algoritmo che è il vero valore di TikTok. Come a dire: o ci fate giocare nel terreno del libero mercato oppure ce ne andiamo e ci portiamo a casa il pallone. Facile.
La censura è davvero cinese?
Più spinosa la questione della disinformazione e della censura. Sui social spopolano le fake news. Non c’è una piattaforma vergine. Partiamo da Facebook. A novembre è girata una “catena di Sant’Antonio” dopo le nuove regole di privacy di Meta, secondo cui l’azienda richiederà un abbonamento a pagamento per evitare la profilazione pubblicitaria. Passiamo a X. Secondo un’analisi di NewsGuard quasi tre quarti dei post, che promuovono misinformazione sulla guerra tra Israele e Hamas, sono stati pubblicati da account “verificati”. Instagram è stato al centro della bufera per le bufale sui vaccini durante la seconda ondata di Covid-2019. Insomma: social che vai, fake che trovi. Il governo degli Stati Uniti teme un’ondata di disinformazione sui vari conflitti. Peccato che proprio il New York Times, il Washington Post spiegano da due anni, diversamente dai giornali italiani, come sia impossibile battere la Russia anche mandando tutte le armi di questo mondo agli ucraini. Qui c’è il nostro approfondimento sulle balle che sono state raccontate.
Quindi?
Vietata TikTok, mina la sicurezza nazionale. In questa frase c’è la paura” del governo americano da cui nasce il desiderio di controllare tutto e tutti. Nella notte fra il 30 aprile e il 1° maggio c’è stato il blitz della polizia alla Columbia University. Sono stati arrestati 300 manifestanti pro Gaza. La prestigiosa università di Manhattan è stata l’epicentro di un movimento nazionale negli Stati Uniti a sostegno della causa palestinese e contro la guerra di Israele a Gaza. Sul loro account Instagram, i manifestanti del gruppo filo-palestinese ‘Columbia University Apartheid Divest’ hanno denunciato l’irruzione del campus da parte della polizia per allontanarli dalla ‘Hamilton Hall’ che hanno ribattezzato ‘Hind’s Hall’ in omaggio a una bambina di sei anni uccisa a Gaza. Viene spontanea una domanda: fra quello che sta succedendo in Europa – qui facciamo l’esempio dell’Italia con il monologo censurato sul 25 Aprile – e negli Stati Uniti, siamo così sicuri che c’è da preoccuparsi della Cina? Siamo così sicuri che la Storia non si stia ripetendo proprio come negli anni Venti del secolo scorso? Approfondiremo questo aspetto nei prossimi giorni…



