Se l’invenzione della lampadina e del personal computer hanno rivoluzionato la storia dell’umanità, aspettiamo di vedere quale sarà l’impatto sul mondo generato dai social network.
Il tema è davvero delicato, specie perché coinvolge un numero immenso di persone e lo fa in modo davvero intimo. Dopotutto un numero davvero alto di individui ha, ormai da anni, iniziato a trasporre e documentare la propria vita su piattaforme di condivisione di contenuti e ciò sta modificando profondamente la società, il modo di pensare, di scegliere, di agire e di rispondere agli stimoli esterni.
Non vuole essere una critica, bensì una presa di coscienza. Dobbiamo consapevolizzare che quello che abbiamo tra le mani è tanta roba che può essere usata a fin di bene o a fin di male.
Un social network può diffondere una notizia molto più velocemente di quanto si possa fare con giornali e televisione, può organizzare una raccolta fondi senza troppi sforzi o segnalare un pericolo in anticipo prima che succeda una catastrofe.
Un utilizzo che possiamo però constatare è quello fatto dal piano della politica, per dirigere, influenzare, analizzare e spesso ammaestrare il pubblico.
E se ritieni di non essere influenzabile, di non cadere nel tranello del social network o di essere sempre vigile e consapevole ti sbagli di grosso.
Siamo umani e queste tecnologie sono studiate a tavolino per ribaltare come un calzino il nostro sistema ormonale e riuscire a influenzare anche l’utente più scettico e accorto.
La politica ormai utilizza in modo massiccio lo strumento del web, anche se non ce ne rendiamo conto, e ciò è di grande influenza quando si parla di campagne elettorali, dirigere il voto di cittadini o, peggio, l’opinione pubblica.
Ne è la prova il caso mediatico relativo al processo Heard-Depp, i due noti attori. Il processo è andato in onda creando una valanga di commenti e contenuti sui social, orientando l’opinione di un massiccio numero di individui in una direzione a favore di una fazione piuttosto che dell’altra.
Non si tratta certamente politica, eppure la portata di influenza è stata mastodontica.
Sarebbe trasferibile alla politica? Praticamente è già stato fatto: notate qualcosa con la nuova campagna elettorale negli USA?
Ma come è possibile che oggi i social abbiano un’influenza tale? Vediamo i punti di forza che permettono a questi strumenti di dirigere le opinioni e gli umori comuni.
- Alto tasso di utilizzo. Questi strumenti sono perennemente davanti ai nostri occhi, tutto ciò che passa attraverso questo schermo diventa un valido cartellone pubblicitario che portiamo sempre con noi. Il punto è che anche solo un’immagine può alterare le nostre sinapsi, figuriamoci se queste sono ripetute più volte al giorno. Pertanto, se si vuole mandare un messaggio o iniziare a sviluppare una narrazione a favore di uno specifico potere politico, servirà partire proprio da tutte le piattaforme laddove il target elettorale si addensa (non è diverso da una campagna marketing per vendere un prodotto).
- Ripetizione cadenzata di messaggi. Quello che ha proprio effetto non è tanto il lancio di un messaggio, bensì il fatto che questo messaggio venga ripetuto più e più volte, anche meglio se da fonti diverse, rendendolo dunque più attendibile (almeno in apparenza). Questo genera autorità verso il protagonista della campagna elettorale, rendendo quasi normale e ovvio quanto ripetuto sui canali di comunicazione.
- Raccolta di informazioni e di big data. Il massiccio utilizzo di queste piattaforme consente di raccogliere una mole enorme di dati che poi potranno essere utilizzati in indagini di mercato precise come un bisturi. Quanto può essere potente leggere nella mente dei tuoi elettori? Ebbene, con tutti i dati che forniamo al web siamo noi stessi a renderlo fattibile.
- Creazione di risposte studiate in base ai dati raccolti. Tramite l’analisi dei dati raccolti è possibile poi creare una campagna che risponda direttamente ai bisogni del cittadino, creando l’effetto del “cavolo, questa persona mi capisce davvero, dovrei seguirla”.
- Facilità nel comporre nuove narrazioni mediatiche. I social sono ottimi strumenti grazie alla facilità con la quale è possibile creare una narrazione della realtà che rispecchi le necessità del politico in questione. Video, reel, post, notizie, commenti, basta un numero minimo di contenuti con un taglio narrativo prescelto per generare emozioni e reazioni negli utenti che consumano i contenuti.
- Selezione dei contenuti da mostrare. In base alla zona in cui il target interessato vive e lavora, si possono mostrare certi contenuti piuttosto che altri, scegliendo magari di mettere in primo piano argomenti futili o divertenti piuttosto che notizie che potrebbero irritare un potere centrale.
- Ridicolizzare utenti e narrazioni diverse da quella scelta a monte. Chi perde stima su una piattaforma digitale, perde credibilità, dunque non viene preso sul serio. È un meccanismo subdolo ma efficace. Un avversario politico è tanto fastidioso, parla troppo o semplicemente va indebolito? Trasformarlo in un meme può essere la mossa giusta. O ci siamo già dimenticati di Sleepy Joe?
- Creazione di contenuti irresistibili, facili dispensatori di dopamina. Questo è forse lo strumento più efficace e potente: la creazione di uno stimolo irresistibile al quale non riusciamo a dire di no. L’algoritmo e i contenuti sono studiati per incollare l’utente allo schermo grazie al meccanismo della ricompensa ormonale, del quale già abbiamo scritto. Risultato? La creazione di un canale perfetto per comunicare con chi vuoi influenzare: un social dal quale il tuo target non riesce a staccarsi e che è sempre attivo (un po’ come gli schermi nel romanza distopico di George Orwell, 1984).
Ma la speranza c’è. Per iniziare a essere davvero indipendenti da tutta questa influenza la ricetta e semplice anche se richiede un minimo impegno.
Disintossicarsi dall’uso smodato di queste piattaforme, seguire preferibilmente content creators che offrono materiale formativo di qualità e non esponenti politici, preferire l’informazione da canali indipendenti e non da stream media o da utenti di parte.
Questo è solo un inizio, ma se ben applicato…porta alla libertà!



