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Giuseppe Giordano e l’elisir per conquistare i giovani

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Giuseppe Giordano è un imprenditore con tanta ambizione e determinazione. È amore, simpatia, energia pura. Basta leggere la sua meta personale e imprenditoriale per capire l’amore di Giuseppe per i giovani: “miglioriamo le aziende della Campania affinché più nessun ragazzo sia costretto a lasciare la propria terra per lavorare”. 

Quando entra nelle aziende tutti i ragazzi si fermano a parlare con lui, a raccontargli cose, a chiedergli consigli. Insomma, Giuseppe è un po’ il fratello maggiore di tutti, è davvero difficile non amarlo! Inoltre tratta chiunque con lo stesso rispetto e considerazione, indipendentemente dalla sua età o dal suo ruolo.

Ho incontrato Giuseppe per farmi raccontare la sua storia. Con lui basta presentarsi ed è subito una risata!

Giuseppe, come fai a coinvolgere e a farti seguire dai collaboratori più giovani?

Innanzitutto, mi avvicino ai giovani con lo scopo di ascoltarli e non per insegnare loro qualcosa. L’errore che tanti della mia età fanno è quello di avere, nei confronti del ragazzo, un atteggiamento di superiorità: molti, infatti, vogliono insegnare ai giovani, io, invece, voglio imparare da loro. Con questo tipo di approccio nasce una cosa fantastica che io chiamo contaminazione: io contamino i ragazzi con l’esperienza e loro contaminano me con l’innovazione. 

Per coinvolgere le nuove generazioni è necessario saperle educare, che è diverso da saper insegnare! Nell’insegnamento spieghi e dai delle regole; l’educazione, invece, passa dai tuoi comportamenti, dal tuo modo di agire, da cui i giovani possono ispirarsi e imparare.

È molto più semplice insegnare, per farlo basta sapere, mentre per educare devi ESSERE.

Per questo motivo, quando un ragazzo inizia a lavorare con me, faccio sì che, prima di tutto, identifichi la vittoria finale e viva il suo futuro. Ciò significa che non gli faccio semplicemente immaginare, ma vedere in modo concreto quello che in futuro otterrà con l’impegno. Se assumo un giovane per la contabilità, gli presento subito persone che hanno vinto in quel settore, le migliori che conosco, in modo che possa vedere realmente come sarà la sua vita una volta realizzato il suo sogno.

Ti porto l’esempio di una delle più grandi manager che io conosca, Anna Guida, una mia collaboratrice.
Quando Anna ha iniziato a lavorare con me continuava a chiedermi cosa dovesse fare per avere successo e io non glielo spiegavo. Poi l’ho portata con me in un viaggio importante a Firenze e ha partecipato come assistente ad alcune riunioni. Avevo prenotato uno degli alberghi migliori e avevo affittato una bella macchina. Così Anna ha visto questo modo di vivere e le è piaciuto molto. Nel ritorno da Firenze a Napoli, poi, le spiegai cosa avrebbe dovuto fare per ottenere questo status.

Prima le ho fatto vivere in modo diretto il suo futuro, poi le ho spiegato la “teoria”.

Questo metodo con lei ha funzionato molto bene, altri ragazzi, magari, potrebbero essere più attratti da qualcosa di diverso, l’importante è esporsi con i giovani e far comprendere a questi ragazzi che tu, imprenditore, sei lì per aiutarli ad ottenere i risultati che tu stesso hai raggiunto.

Il giovane in testa ha una sola domanda: “Quale sarà il mio futuro?” ed è mio il compito di dargli una risposta il prima possibile, ma non con le parole, perché altrimenti rischierei di fare semplicemente l’insegnante, bensì con i fatti

Se non hai nulla da far vedere al giovane, da fargli toccare con mano, che ti piaccia o no, significa che sei un insegnante, che non sei attrattivo e che devi iniziare a lavorare su te stesso. Prima crei e dopo educhi. Prima devi essere e poi puoi coinvolgere. Se non riesci a farti seguire dai giovani il problema non sono loro, sei tu.

Giuseppe, tu sei un grande scopritore di talenti: riesci a vedere lungo sui giovani e ci azzecchi sempre! Come fai a scoprire il potenziale in un frutto che a molti sembra acerbo?

Per farlo noi imprenditori dobbiamo essere disposti a investire in noi stessi e ad avere la capacità di amare, perché assumere un giovane è un po’ come iniziare a lavorare con il proprio figlio. Quando ti approcci ad un giovane devi farlo con amore, questo è il presupposto. Dopodiché, per scoprire il potenziale in un ragazzo, è necessario ascoltarlo con attenzione e riuscire a notare cose che lui da solo non sarebbe mai riuscito a vedere. L’imprenditore deve diventare l’architetto delle idee del giovane e di quella parte bella che il ragazzo non sapeva nemmeno di avere.

Com’è il rapporto tra te e i tuoi giovani collaboratori?

Io e miei collaboratori scherziamo molto, è una risata continua…In più ci vogliamo bene, siamo come una famiglia. Loro addirittura certe volte mi cacciano dall’ufficio perché hanno voglia di lavorare e io li disturbo chiacchierandoci; per me è una cosa bellissima.

Una mia giovane collaboratrice, per esempio, è Valeria Rea, una ragazza straordinaria di soli 23 anni, figlia di imprenditori importanti. In lei vedo un grande futuro, il suo obiettivo è quello di diventare un’imprenditrice. A Valeria non devo far desiderare uno standard di vita alto, perché quello già lo ha. Con lei, invece, sto allenando lo sforzo, l’impegno. Abbiamo fatto un accordo insieme: lei avrebbe lavorato dalle 9 alle 13 per 600 euro al mese senza chiedere più neanche un soldo ai genitori. Valeria ha accettato lo sforzo perché ha un grande sogno: rivoluzionare il mondo dell’edilizia. Per farlo, però, deve comprendere cos’è la fatica e cosa significano quei 600 euro al mese. Valeria deve sapere com’è la vita che un futuro potrebbero vivere i suoi collaboratori e come ragioneranno. Questo è un esercizio di comprensione pazzesco!

Io e Valeria scherziamo molto e spesso ci prendiamo anche in giro, il nostro è un rapporto molto amichevole.

Costruisci molto velocemente rapporti con i giovani e tra di voi si crea un grande feeling. Come riesci a entrare subito in empatia con loro, indipendentemente dal ruolo che hanno? 

Ci riesco ascoltando, dando loro amore e soprattutto raccontando di me stesso. Le persone si aprono con te se tu sei disposto ad aprirti con loro. 

In più scherzo molto coi miei ragazzi e questo ci fa entrare ancora di più in confidenza. So che sono giovani e vivono certe esperienze, alcune volte possono essere sbagliate, ma certamente non li invalido perché lo fanno, sono dei ragazzi. Piuttosto mi abbasso alla loro età e li comprendo, in fin dei conti ci siamo passati tutti, sappiamo cosa succede ed è giusto godersi quegli anni.

Io, Francesca, mi sono subito sentita a mio agio con Giuseppe. È riuscito a scherzare e ad entrare in confidenza con me molto velocemente e senza sembrare invadente. Dopo solo due minuti Giuseppe mi chiamava “Franci” e sembrava conoscermi da sempre. Proprio per questo penso che Giuseppe sia l’anima del gruppo, il collante, il motivatore. Sono molto fortunati i suoi giovani collaboratori!

Il tuo sogno è quello di far sì che i giovani abbiano la possibilità di restare nella propria terra per lavorare e avere successo. Come pensi possa essere raggiunta questa grande meta?

Innanzitutto, penso che, per attrarre i giovani e trattenerli nella propria terra, le aziende del futuro dovranno imparare ad allearsi tra loro. Per esempio, sarà importante per le aziende offrire al loro interno un servizio di asilo nido oppure mettere a disposizione case per i collaboratori. E magari in questi condomini di proprietà dell’azienda ci saranno palestre, parrucchieri, centri estetici. 

Le aziende del futuro dovranno vendere il tempo: mettiamo caso che io impieghi due ore per prendere e portare mio figlio all’asilo. Avere il servizio asilo all’interno dell’azienda, mi eviterebbe di “perdere” quelle due ore. L’azienda mi avrà quindi donato due ore di tempo e le persone, al giorno d’oggi, sono disposte a fare di tutto in cambio del tempo. 

In più sarà sempre più importante per gli imprenditori investire in amore: le aziende devono essere come una famiglia per chi ci lavora. 

L’imprenditore dev’essere capace di gestire e creare questa comunità, questo ecosistema dove tutto è perfettamente costruito intorno alla persona: gli asili che garantiscono il benessere anche per i figli; i condomini che permettono ai collaboratori di vivere in modo indipendente senza la grande spesa di

comprare una casa; le palestre e gli altri servizi, tutti a portata di mano e vicini al posto di lavoro, in modo da non doverne rinunciare per il poco tempo; infine l’amore, che ti fa sentire a casa e in famiglia. Questo è tutto ciò di cui una persona ha bisogno.

Noi di OSM ci stiamo già impegnando molto per raggiungere il mio grande sogno. Io ci credo a tal punto che ho ceduto un’azienda che fatturava milioni di euro e con più di 300 collaboratori per dedicare la mia vita a questa missione.

Da dove nasce questo tuo grande sogno?

Io nasco in una casa di 25 metri quadri all’interno di un palazzo terremotato di Secondigliano, quindi non parlo per sentito dire. In situazioni come queste devi prendere una decisione: scegliere la strada più facile e restare in quella condizione, o in una peggiore, per tutta la vita, oppure percorrere la strada più difficile, rialzandosi e stravolgendo la propria esistenza. Io ho sempre scelto la strada difficile. Basti pensare che prima avevo un’azienda che andava molto bene e potevo far denaro più velocemente, ma ho deciso di abbandonare tutto. Sono ripartito da zero in OSM, per un sogno più grande.

Nella mia terra ho potuto realizzare tutte le mete che avevo da ragazzino e voglio che tutti i giovani sappiano che anche loro possono farlo!

Quali sono le difficoltà, le sfide da affrontare per trattenere i giovani al sud?

La prima difficoltà deriva dal fatto che noi, come aziende, abbiamo perso credibilità verso i giovani, che ci ascoltano con molta diffidenza. Quando ho parlato di OSM ad alcuni ragazzi di Scampia, loro non mi credevano, pensavano fosse una truffa. 

La sfida maggiore è quindi quella di recuperare la fiducia dei giovani e far loro capire che stanno cambiando le cose. Per fare questo dobbiamo farci conoscere, dobbiamo far sapere a tutti i ragazzi che OSM esiste. 

Le altre difficoltà sono causate da approcci o atteggiamenti sbagliati da parte degli imprenditori, che, per essere attrattivi verso i giovani, devono, prima di tutto, loro stessi migliorarsi. È importante che l’imprenditore abbia una responsabilità sociale: deve amare le persone intorno a sé. Per farlo, però, è necessario che prima accetti di essere amato.

Un’altra caratteristica a cui deve prestare attenzione l’imprenditore è la differenza tra interessante e interessato: lui non si deve tanto rendere interessante agli occhi dei giovani, ma, piuttosto, deve mostrarsi interessato a loro, ad ascoltarli, a scoprirli, perché solo in questo modo si potrà creare un legame.

Fai attenzione: molti vogliono educarti, ma non tutti sanno farlo. Non ispirarti al modo di vivere, alle convinzioni di persone qualsiasi. Scegli bene i tuoi maestri, i tuoi mentori, perché un giorno sarai proprio come loro. Le cose che imparerai da loro costruiranno il tuo futuro. Circondati di educatori, non di insegnanti! 

Giuseppe Giordano
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5 thoughts on “Giuseppe Giordano e l’elisir per conquistare i giovani

  1. Un approccio molto concreto ,ma che denota una profonda sensibilita’ : à mio avviso un elemento imprenscidibile di una vera Leadership di “servizio”!
    Grazie mille!!!

  2. Un uomo che guida con l’esempio, un persona che ha uno spirito profondo guidato dal forte altruismo affinché gli altri raggiungano i loro sogni.
    Complimenti Giuseppe!
    Sei un mio mentore….

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