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Giovani nel mondo: diversità e prospettive. Intervista a Gianluca Polidori 

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Cosa ha di diverso un ragazzo cinese da uno italiano? E un ragazzo inglese da uno vietnamita?  

Ti sei mai chiesto che differenze ci sono tra i giovani delle varie nazioni?  

Oggi Gianluca Polidori ci parlerà proprio delle diversità che ci sono tra i ragazzi di tutto il mondo e ci aiuterà a fare un paragone tra estero e Italia per quanto riguarda i giovani, le loro attitudini, il loro approccio all’apprendimento, la loro modalità di pensiero e tanto altro ancora. 

Abbiamo già conosciuto Gianluca Polidori nell’articolo “La scuola in Inghilterra di Gianluca Polidori: un palcoscenico per fiorire” (clicca qui per rinfrescarti la memoria). Gianluca è Direttore del gruppo di scuole Dukes Education e ogni giorno, con tanta passione, si impegna ad aiutare gli studenti a trovare il percorso adatto a loro, quel percorso che li porterà poi a realizzare i propri sogni. Gianluca ha quindi la responsabilità di comprendere le esigenze, le ambizioni e le passioni del ragazzo che ha di fronte e di guidarlo poi verso la scuola più adatta a lui, proprio come un sarto che confeziona un abito su misura. 

Ora, però, diamo spazio a Gianluca e alla sua intervista! 

Gianluca, cosa ti ha spinto a intraprendere un lavoro così a stretto contatto con i giovani?  

L’ho fatto per rimanere giovane! Io ora ho 51 anni e ho dedicato l’intera mia carriera al campo dell’istruzione, perché per me è la cosa più bella che ci sia. Ciò che mi accende più di tutto è aiutare i ragazzi a individuare il proprio personale percorso di vita. 

All’interno di Dukes Education, infatti, ospitiamo una grande varietà di scuole diverse tra loro. Non ne esiste una buona per tutti, ma ce ne sono diverse che, a seconda dei profili individuali dei ragazzi, rispondono perfettamente alle loro esigenze. Noi abbiamo la fortuna di accogliere studenti di tutte le età provenienti da 154 Paesi nel mondo e l’emozione che ogni volta si prova quando si individua il percorso migliore per lo studente non ha prezzo.  

Ti faccio un esempio: all’interno della nostra rete includiamo il Cardiff Sixth Form College, equiparabile a un liceo italiano, che detiene la più elevata media scolastica a livello mondiale. Per farti capire, i voti inglesi partono da A*, che è il massimo, e poi continuano con A, B, C… In questa scuola il 100% degli studenti ha una media tra A* e B e il 95% tra A* e A. Tradotto è come se, in un liceo italiano, tutti gli studenti avessero una media compresa tra il 9 e il 10. Incredibile vero? 

È chiaro però che questo è l’obiettivo di alcuni studenti. Al contrario, altri, che potrebbero non desiderare o non essere pronti per accedere a una scuola così selettiva, hanno moltissime altre opportunità che spesso conducono anche a risultati altrettanto, se non più, soddisfacenti!  

Ogni scuola ha le sue caratteristiche distintive, che vanno costruite anche in accordo con l’apprendimento della lingua e con le preferenze individuali dello studente. Ad esempio, un ragazzo potrebbe preferire una scuola più impostata, che richiede l’uso di uniformi, mentre un altro potrebbe trovarsi più a suo agio in un ambiente meno tradizionale. Potrei farti altri mille esempi, ma tutti evidenzierebbero l’importanza fondamentale di comprendere, fin da subito, quale sia il luogo e il percorso di studi più adatto per ciascuno studente. 

Questo, quindi, mi spinge a lavorare a contatto con i giovani: il fatto di poterli aiutare a creare il proprio percorso specifico che li porterà ad ottenere esattamente i risultati che sognano. Accompagnarli nel raggiungimento dei loro sogni mi fa sentire come un campione olimpico che vince la medaglia d’oro!   

Siccome stai molto a contatto con giovani provenienti da tutto il mondo, cosa cambia a livello culturale e di pensiero tra i ragazzi delle varie nazioni?  

Sebbene ognuno abbia i propri usi e costumi, la luce negli occhi di uno studente felice che ha raggiunto i suoi sogni è sempre la stessa, nonostante tutto. Ogni Paese, tuttavia, è unico e diverso e i giovani ne rispecchiano la diversità.  

Ti faccio un esempio forse un po’ provocatorio per quanto riguarda l’Italia: in Italia non esistono giovani. Questo è ciò che si percepisce dall’esterno. L’Italia è infatti uno dei paesi più longevi e ha una popolazione molto anziana. In posizioni di comando, quindi, si trovano quasi sempre persone di una certa età, che dovrebbero guidare e ispirare tutto il Paese. 

Vedi, chi ci vive ormai non ne ha la percezione, ma in Italia comandano gli anziani. Per farti un esempio, qualche tempo fa è stato nominato come capo della Commissione italiana sull’intelligenza artificiale Giuliano Amato, di 85 anni. Non può una persona di 85 anni gestire lo sviluppo delle nuove tecnologie! In Inghilterra, invece, è stato nominato per questo stesso ruolo un uomo di 38 anni plurilaureato a Cambridge e che gestisce tante diverse startup. Capisci la differenza? 

Io stesso qui a Londra mi sento una mummia da sarcofago, perché tutte le persone attorno a me, anche lavorativamente parlando, sono giovanissime! 

In questo sistema i ragazzi, guidati dagli anziani che dettano le regole, sono portati a pensare in maniera estremamente responsabile. Ma la responsabilità non è una cosa da giovani! Per il giovane la morte non dovrebbe essere una preoccupazione. Dovrebbe vivere il presente al massimo delle sue potenzialità e non avere mai paura di rischiare.  

Ho preso come esempio l’Italia per evidenziare la diversità tra giovani italiani e giovani di altre nazioni, ma non è solo l’Italia ad essere diversa, ci sono differenze anche tra i giovani di tutto il resto del mondo. 

I ragazzi, quindi, variano per quanto riguarda usi, costumi e modi di fare, tuttavia, queste differenze costituiscono solo un piccolo strato superficiale, come una sottile pellicola esterna. Il cuore, la mentalità e la determinazione, sono invece caratteristiche trasversali che uniscono tutti i giovani, indipendentemente dalla loro provenienza. Lo so perché ho conosciuto persone in qualsiasi parte del mondo e posso affermare che siamo assolutamente tutti uguali, tutti, anche quelli che noi riteniamo più strani e diversi, in realtà, sono proprio come noi. Ciò che cambia è solo il contesto in cui si vive.  

In Italia, come ho detto, è tutto molto rigido e ancorato alla tradizione. Ecco perché lo studio all’estero è estremamente migliorativo per gli italiani. Non è solo una questione accademica, perché anche in Italia le scuole sono ottime, ma si tratta proprio del contesto. Qui in Inghilterra i ragazzi italiani fioriscono nel vero senso della parola perché possono comportarsi da giovani.  

Il mio chiaramente non è un discorso contro l’Italia perché io la adoro, sono italiano al 100% e anche quando vado all’estero rivendico la mia italianità e ne vado orgogliosissimo, però non posso non fare un ragionamento reale e critico rispetto alla situazione, che non è da sottovalutare. 

Cosa cambia dalla scuola italiana a quella non italiana? Quali differenze ci sono nei ragazzi che la frequentano, nel loro approccio verso l’apprendimento, nei metodi utilizzati?  

Il più grande vantaggio che ha una scuola inglese è che, appunto, è in lingua inglese. Perciò ti permette di preparare e imparare la lingua perfettamente, che è uno dei tanti aspetti indispensabili per poter progredire e fare carriera a livello internazionale. 

Poi gli inglesi possono essere criticati per tante cose, ma è innegabile che le loro scuole siano ambienti eccezionali. In Inghilterra, le scuole private, sebbene possano comportare costi abbastanza elevati, offrono un livello di istruzione straordinariamente alto. Con classi di soli 7 studenti, una vasta gamma di attività extracurricolari, focus sulla propria autostima e sul public speaking, opportunità di esperienze internazionali, laboratori, e collaborazioni con enti come la NASA o partecipazioni a competizioni internazionali, gli studenti qui escono pronti per fare carriera. 

Inoltre, in Inghilterra sono molto diffuse le “boarding schools”, i cosiddetti “campus”, ovvero scuole dove vivi, mangi e dormi. La boarding school fa sì che un ragazzo, già dai 14, 15, 16 anni, inizi ad avere una vita staccata dalla famiglia. Ciò lo porta inevitabilmente a crescere prima e più forte.  

Questo chiaramente non comporta un distacco totale dalla famiglia. Le scuole inglesi, infatti, sono divise in tre quadrimestri. Tra un quadrimestre e l’altro ci sono 2 settimane di stacco, mentre all’interno del quadrimestre stesso c’è sempre una settimana di vacanza. Gli studenti che provengono da lontano possono così essere sempre in contatto con la propria famiglia, ma senza quell’oppressione che spesso, inevitabilmente, la famiglia dà.  

Pensi che la scuola, in generale, possa rendere il giovane più predisposto a diventare un imprenditore? 

Certo, penso che la scuola possa e debba rendere il giovane predisposto a diventare imprenditore. Delle statistiche affermano che l’80-90% degli studenti del Russell Group (il gruppo che comprende tutte le 24 università più prestigiose del Regno Unito) non pensano minimamente ad essere assunti una volta terminati gli studi, ma partono con l’idea di fare impresa, di creare un’azienda.  

Poi alcuni, prima di buttarsi sull’imprenditoria, decidono di fare esperienze di beneficenza, anche di un anno. In Italia spesso queste cose vengono viste come uno spreco di tempo, come un “anno perso”. In realtà sono esperienze estremamente formative, perché grazie a queste impari a dare, a essere generoso, a condividere, impari che più dai e più ricevi, e, inoltre, aiuti persone bisognose. Un viaggio del genere è come due anni di università, però, purtroppo, alcuni lo capiscono e altri no. Tornati da questa esperienza, poi, i ragazzi sono subito pronti a costruire tutto ciò che sognano semplicemente perché sono molto più empatici e arricchiti personalmente.  

Quindi sì, l’etica anglosassone è assolutamente imprenditoriale e orientata al futuro. Qui la scuola è considerata come un vero e proprio percorso che ti prepara alla creazione della tua impresa o di qualsiasi sia il tuo sogno. Il mindset scolastico qui è 100% imprenditoriale. 

In Inghilterra ci sono molti giovani in posizioni di comando? Com’è la situazione rispetto all’Italia? 

Assolutamente sì, qui ci sono tanti giovani in posizioni di comando. Basta pensare al fondatore e presidente di Dukes Education, un uomo di 43 anni che ha iniziato tutto nel 2015 e ad oggi ha un impero inimmaginabile.  

In Inghilterra, infatti, non c’è alcun limite di età alle carriere. I giovani sono visti bene anche a livello lavorativo e ci si fida ciecamente di loro. Qui se vali cresci a dismisura, l’età è davvero considerata solo un numero! 

Allora, cosa stai aspettando a investire sui giovani? 

La mentalità italiana, rigida e ancorata alle tradizioni, può essere cambiata. Bastano piccoli passi, piccoli gesti di fiducia nei confronti dei ragazzi. Inizia a fidarti e non porre limiti alla loro carriera o rischierai di farli fuggire tutti all’estero, dove, invece, fiorire è così facile.  

Non facciamoci scappare tutti questi giovani talenti, diamogli fiducia! 
 

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