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Gianpaolo Antonante: il coraggio di lasciare tutto per costruire un marketing senza compromessi

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Gianpaolo Antonante, creatore di Stratego Swat, agenzia di Digital Marketing specializzata in Lead Generation, ha avuto il coraggio di ribaltare la sua vita e la sua carriera per costruire un business basato su un marketing senza compromessi. Dopo anni da dipendente, ha preso una decisione audace: lasciare tutto per inseguire la sua visione di un marketing che mette al centro la soddisfazione del cliente, l’innovazione e l’efficacia.

Gianpaolo condivide le sue esperienze personali e le sue scelte operative che lo hanno portato a far crescere il suo business. In questo articolo, scoprirai il valore della delega, l’importanza del controllo dei numeri aziendali, e come la selezione del personale sia una delle chiavi per costruire un’azienda solida e in crescita.

Come hai iniziato il tuo percorso imprenditoriale?

Direi che il mio percorso imprenditoriale è nato da un crampo allo stomaco. Nel senso che, nel mio ruolo da dipendente, mi sentivo sempre più a disagio. Anche perché io ho 48 anni a giugno e la mia azienda l’ho aperta nel 2017, quindi ero già grandicello.

Prima di allora ho avuto esperienze da dipendente, per la maggior parte del tempo, con qualche tentativo imprenditoriale che però non è andato come speravo. L’ultima esperienza lavorativa è durata circa nove anni e ci avevo messo tutto me stesso. Però, a un certo punto, mi sono reso conto che la visione aziendale non combaciava più con la mia. Per me, la soddisfazione del cliente e l’innovazione sono sempre state fondamentali, mentre l’azienda non aveva interesse a spingersi oltre, a fare quel passo in più per i clienti. Non era che non si potesse fare, semplicemente non lo si voleva fare.

E questa cosa mi provocava disagio, quel crampo allo stomaco di cui parlavo all’inizio. Perché per me è naturale cercare di fare il massimo possibile, almeno provarci. Il fatto di non poterlo fare mi ha portato a pensare di dover costruire qualcosa di mio.

Così, il 22 febbraio 2017 ho chiuso la mia vita da dipendente e ho iniziato come libero professionista con partita IVA. Dopo un anno, il 31 marzo 2018, ho fondato la mia azienda, che tra pochi giorni compie sette anni. E da lì è iniziato il mio vero percorso imprenditoriale. 

Quali sono state le azioni che consideri vincenti per la crescita del tuo business?

Allora, le azioni vincenti per la crescita del mio business sono state diverse, ma alcune hanno fatto davvero la differenza.

La prima, senza dubbio, è stata la visione. La stessa visione che mi ha spinto a licenziarmi e a lasciare l’azienda in cui avevo investito anima e corpo per 9 anni. Per me è fondamentale fare sempre il massimo possibile per la soddisfazione del cliente. Sul nostro sito c’è scritto: “Trattiamo i soldi dei clienti come fossero i nostri”. Non è uno slogan da manuale di marketing, ma è qualcosa in cui credo profondamente. Significa metterci tutto l’impegno possibile, senza lasciare nulla di intentato. A volte i risultati possono anche non arrivare, perché quello del digital marketing è un mestiere difficile, ma dobbiamo sempre poterci dire di aver dato il massimo.

Dal punto di vista operativo, un’azione decisiva è stata puntare sul marketing. La mia azienda è nata grazie al mio blog, senza budget, senza dipendenti, ma con uno strumento di acquisizione clienti già attivo. Il blog generava richieste, e questo mi ha permesso di partire con un flusso di nuovi clienti senza dover fare grandi investimenti iniziali. Quando ho iniziato con la partita IVA il 22 febbraio 2017, ho trovato un collega che aveva già una sua agenzia. Io avevo il mio blog e un piccolo personal brand che generava clienti, lui aveva lo staff. Abbiamo unito le forze: io portavo i clienti e li seguivo, lui forniva il team per l’operatività. Tolti i costi, dividevamo il guadagno. È stato un accordo che ha funzionato alla grande.

Un’altra azione chiave è stata migliorare la selezione del personale. Dopo una prima fase iniziale della vita di agenzia in cui “facevo i colloqui” come mi avevano insegnato, cioè senza un vero metodo, ho capito che scegliere le persone giuste non è qualcosa che si improvvisa. Per questo, quando eravamo ancora in 7, ho assunto un ragazzo, Federico Gerardi, che era sia psicologo del lavoro che tecnico informatico. Questa combinazione di competenze mi ha permesso di inserirlo nell’operatività aziendale, in modo che fosse sostenibile a livello di costi. Ma il vero valore aggiunto è stato che, grazie a lui, abbiamo strutturato un processo di selezione efficace. Oggi sappiamo scegliere bene le persone e questo fa tutta la differenza, perché puoi avere il miglior allenatore del mondo, ma se i giocatori non hanno voglia di allenarsi, è dura vincere. 

Qual è stata la sfida più grande che hai dovuto affrontare nel tuo percorso imprenditoriale?

La sfida più grande? Guarda, ce n’è una ogni giorno! Ma se devo sceglierne una, direi senza dubbio la delega e la strutturazione dei processi aziendali.

Queste due cose vanno di pari passo: per delegare in modo efficace, servono processi chiari e strutturati che supportino il lavoro delle persone. Non è stato facile, soprattutto all’inizio, quando ero abituato a gestire tutto in prima persona. Ma crescere come imprenditore significa proprio questo: passare dal “faccio tutto io” al “costruisco un sistema che funzioni anche senza di me”.

Oggi, con una squadra di 28 persone, so quanto sia fondamentale avere un’organizzazione solida. Ma all’inizio è stata una delle sfide più difficili e anche più importanti da superare. 

Se potessi dare un unico consiglio agli imprenditori che ci leggono, quale sarebbe?

Se dovessi dare un unico consiglio agli imprenditori che ci leggono, direi che il mestiere dell’imprenditore non è fatta da una skill, da una sola competenza, ma da un sacco di aree diverse, e se trascuri anche solo una di queste, può diventare un problema serio. Prendiamo un esempio semplice: puoi fare il marketing migliore del mondo, avere le vendite più alte, essere il miglior leader, ma se non hai un controllo di gestione, rischi di non accorgerti che i numeri sono negativi, finché non è troppo tardi. Ho attraversato anche io questa situazione, quindi il primo consiglio che posso dare è questo:

Avere uno strumento di acquisizione clienti che l’azienda controlla è la prima assicurazione sulla vita dell’azienda stessa. Può essere digital marketing, ma non solo. Le aziende più grandi, anche quelle che fatturano milioni, non sono tutte online, eppure continuano a crescere. Perciò, è fondamentale avere un sistema di acquisizione clienti che funzioni e che tu possa controllare. Se i clienti entrano e pagano, puoi risolvere molti altri problemi. Ma se non hai entrate, sarà molto difficile risolvere qualsiasi cosa.

Il secondo consiglio che mi sento di dare riguarda il fatto che l’azienda non è fatta solo da marketing o vendite. Ogni area è fondamentale: marketing, vendite, prodotto, innovazione, risorse umane e controllo di gestione. E qui c’è una cosa che trovo incredibile, soprattutto nelle piccole aziende: moltissime non hanno il controllo dei numeri aziendali. Se non sai quanto spendi, quanto guadagni, da dove arrivano i tuoi introiti, cosa funziona meglio… stai guidando al buio! È un errore davvero comune e bisogna evitarlo a tutti i costi. 

Quali sono i progetti su cui stai lavorando attualmente?

Attualmente stiamo lavorando su diversi progetti, tutti legati al nostro core business, che è il digital marketing. In particolare, ci concentriamo nel trovare nuovi strumenti e strategie per garantire che le aziende che si rivolgono a noi raggiungano i risultati che desiderano.

Una delle grosse novità, che sta diventando sempre più importante da circa un anno e mezzo, riguarda l’intelligenza artificiale. L’AI sta entrando sempre più nei nostri processi, permettendo di velocizzare e migliorare l’efficacia delle strategie, il tutto a parità di tempo. 

Come vedi l’evoluzione del mercato nel tuo settore nei prossimi anni?

L’evoluzione del mercato nel digital marketing nei prossimi anni la vedo decisamente più complessa e selettiva. Io, che sono uno dei “vecchietti” del settore (anche se, a 48 anni, mi sento ancora molto giovane!), ho visto come il gioco stia diventando più complicato. Per le aziende, soprattutto quelle più piccole, si sta assistendo a una vera e propria selezione naturale.

Fino a 1-2 anni fa, anche piccole realtà come un ristorante o un centro estetico riuscivano a sfruttare il digital marketing con buoni risultati, magari investendo piccole somme in sponsorizzate su Facebook o Google. Oggi però il gioco si è fatto più difficile, e ci sono due motivazioni principali.

Il primo è l’aumento dei costi: le piattaforme pubblicitarie come Facebook, Instagram e Google sono diventate più care. Se cinque anni fa un piccolo centro estetico poteva permettersi di fare una campagna pubblicitaria su queste piattaforme, oggi questa cosa sta diventando sempre più difficile, soprattutto per le piccole imprese con budget limitati.

Il secondo aspetto cruciale riguarda l’attenzione degli utenti. Con la proliferazione dei canali e delle piattaforme (Facebook, Instagram, TikTok, YouTube, e via dicendo), intercettare l’attenzione degli utenti è sempre più difficile. Questa situazione si traduce nel fatto che, per ottenere risultati nel digital marketing, oggi sono necessarie competenze molto più elevate rispetto a qualche anno fa. Il mercato sta diventando più specializzato e, se prima era possibile fare bene anche con competenze di base, oggi non è più così. Le aziende dovranno affinare le proprie competenze, adottare tecnologie avanzate e essere in grado di destreggiarsi in un panorama molto più competitivo.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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