• BANNER-mastermind.png
  • desktop barbagallo
  • giro in mongolfiera desktop
  • BANNER-utili-patrimonio.png
  • BANNER-virtual-coac.png
  • BANNER-time-management-nuovo.png
  • BANNER-imp.info-nuovo.png
  • polidori
  • carlo partipilo
  • osmcoin promo
  • bella vita cinzia
  • valentini desktop
  • barbagallo mobile
  • medical
  • guru jobs
  • BANNER-osmcoin.png
  • barbagallo mobile
  • banner-mobile-virtual-coach.png
  • osmcoin promo mobile
  • Valentini mobile
  • giro in mong mobile
  • sogi
  • banner-mobile-OSMCOIN.png
  • TIME-MANAGEMENT-mobile-nuovo.png
  • banner mobile cinzia bonfrisco
  • banner-mobile-imp.info-nuovo.png
  • polidori
  • guru mobile
  • sogi
  • carlo partipilo
  • banner medical mobile
  • banner-mobileutili-patrimonio-e-rendite.png
  • banner-mobile-mastermind.png

Giada Melis e l’importanza di agire sui giovani il più presto possibile

giovani
Segui Francesca Capuzzo
( 6 Followers )
X

Segui Francesca Capuzzo

E-mail :*

Giada Melis è una di quelle donne forti, determinate e con un cuore grande. Giada si dedica molto ai giovani e alla loro formazione e sottolinea sempre come non siano tutti uguali. Bisogna prestare attenzione, anche con le varie generazioni, a non generalizzare mai. Ogni generazione e ogni persona è diversa, per questo è importante guardarci sempre accuratamente intorno.

Giada ha avviato nel 2016, insieme al marito Andrea Podda, la Mab&Co, una società che si occupa di portare servizi di formazione e consulenza aziendale. Insomma, si tratta proprio di un supporto a tutti gli imprenditori sardi, sia professionisti, sia persone che ancora non hanno avviato un’azienda e stanno studiando per farlo. La Mab&Co offre quindi un supporto a 360 gradi a chiunque abbia un progetto, che sia già esistente o che sia ancora solo un’idea imprenditoriale.

Ogni progetto di Giada e di Andrea ha un unico obiettivo: valorizzare la loro terra, la Sardegna, e far sì che i talenti non lascino quella splendida regione.

Ho sentito dire che molto ragazzi vanno via dalla Sardegna perché pensano che non ci sia niente e che non ci siano aziende che assumono. Secondo te è vero che in Sardegna mancano le opportunità?

Sicuramente ci sono stati decenni in cui molti ragazzi sardi hanno lasciato la Sardegna. Devo dirti però con fierezza che tanti di questi sono tornano e ritrovano, ormai da 10/15 anni a questa parte, una Sardegna diversa, più evoluta, soprattutto in alcune zone. Per esempio, io sono di Cagliari e questa città si è evoluta tantissimo, ora ha tanti servizi e opportunità.

Io, lavorando con le imprese, ti posso assicurare che le opportunità ci sono, assolutamente. Spesso però è stata responsabilità nostra se i ragazzi sono andati via. Questo perché, per esempio, a scuola la Sardegna non viene mai approfondita veramente. Magari noi sardi a scuola abbiamo studiato dove sfocia il Po, ma poi non sappiamo il nome di nessun fiume sardo, non sappiamo la storia sarda.

Quindi oggi dobbiamo impegnarci tutti anche in questo. Per questo abbiamo avviato alcuni progetti nelle scuole, perché i ragazzi non conoscono le opportunità della propria terra e quindi, non conoscendole, non le colgono. Perciò vien loro l’idea di andarsene. Ora, fortunatamente, questo fenomeno avviene sempre meno.

Perché, secondo te, un ragazzo dovrebbe restare in Sardegna per ottenere successo?

Perché la Sardegna si è evoluta tanto, ma, nonostante ciò, ha ancora un ampio margine di evoluzione. Questo, in realtà, non è assolutamente un limite, ma è una grande opportunità, perché significa che in questa terra c’è ancora tanto da creare. Un ragazzo qui ha la possibilità di inventare, di innovare, di scoprire, di ideare cose nuove.

In più la Sardegna ha una qualità di vita altissima ed è un paradiso terrestre (e non solo per il bel mare). Se tutti i giovani decidessero di restare qua e di portare alla propria terra novità, cose che ancora qui non esistono, la Sardegna diventerebbe ancora più forte.

Lo stile di comunicazione è uguale per ogni generazione o cambia? Quanto è importante conoscere differenza tra generazioni?

È importantissimo! Quando gli imprenditori dicono di non trovare giovani, soprattutto in alcuni settori, io spiego sempre loro che la prima cosa da imparare è la differenza tra le varie generazioni. Non posso comunicare con un ragazzo come lo faccio con una persona più grande.

Inoltre, il giovane di oggi viene spesso criticato perché apparentemente non ha le idee chiare, non ha voglia, non ha intenzione, non ha lo spirito di sacrificio. In realtà queste credenze sono date da errori di comunicazione con i giovani. La generazione Z ha le idee molto chiare su quello che vuole e non vuole, nella vita e nel lavoro. I ragazzi sono semplicemente diventati più selettivi.

Poi ora non voglio generalizzare, però molti hanno le idee davvero chiare di cosa vorrebbero dal mondo del lavoro e ci chiedono sempre solo di poter essere se stessi, non criticati o paragonati ad altre generazioni. Quindi, noi non possiamo parlare un linguaggio vecchio, un linguaggio superato, non possiamo avere l’idea che usare il telefono sia una perdita di tempo, che “i giovani hanno sempre lo smartphone in mano”. Io sono millennials e c’è qualcuno della mia generazione che è ancora un po’ diffidente riguardo i social.

Se non correggiamo queste idee e non ci adattiamo a come i giovani vivono o a come parlano, nessun gen Z vorrà mai lavorare con noi.

 Poi parlo con te, Francesca, che hai diciannove anni. Cioè, tu con lo smartphone ci sei nata. Quindi per te non è solo uno strumento di svago, come può essere per la persona tra i 35 e i 50 anni, ma è anche uno strumento di lavoro.

Noi imprenditori dobbiamo entrare in queste nuove dinamiche, dobbiamo parlare la “lingua corretta” per comunicare con queste persone. Io nella mia azienda ho la fortuna di avere un buon “miscuglio generazionale”. Così i giovani aiutano i più grandi a stare al passo coi tempi, mentre i più grandi aiutano i giovani con la leadership, la saggezza e l’autorevolezza di chi ha già anni di esperienza. Per esempio, il mio consulente di quasi cinquant’anni conosce Twitch (una piattaforma di dirette streaming). Chiaramente se non avesse il collega di vent’anni non saprebbe neanche com’è scritto “Twitch”.  

È uno scambio veramente bellissimo. Quello di cinquant’anni dà i consigli giusti a quello di venti affinché non faccia gli errori in cui lui stesso è incappato, mentre quello di vent’anni ha tantissime cose da insegnare relative all’energia, all’essere ambizioso, a non avere limiti mentali e all’entusiasmo di buttarsi sempre in nuovi progetti.

Quindi vedi, entrambi hanno adattato il proprio linguaggio all’altro per comprendersi e avvicinarsi senza che nessuna delle due parti si senta superiore.

Quali sono i tuoi metodi per farti seguire dai giovani?

Non è facile farsi seguire dai giovani. Essendo loro persone ormai molto esigenti e selettive, devi avere dei contenuti, dei valori veri che non puoi solo professare, ma che devi praticare e dimostrare ogni giorno. Solo in questo modo i ragazzi ti seguiranno.

Poi io noto che le persone molto giovani hanno bisogno di responsabilità e di fiducia perché, senza uno spazio dove muoverti, non potrai mai dimostrare cosa sai o potresti fare. Senza fiducia, libertà di manovra e possibilità di sbagliare, le persone non possono esprimersi!

Se continuiamo a dirci “eh ma lui è giovane, non ha esperienza”, “non ha ancora le competenze”, “è sempre lì con lo smartphone, non ha voglia di fare nulla”, è ovvio che in azienda le nuove generazioni non ce le guadagneremo mai. Ma siamo noi quelli sbagliati, noi ragioniamo male, non i ragazzi.

Parlami del progetto Master your talent, di cosa di tratta?  

Senz’altro in OSM è da tanti anni che viene messa attenzione sulle scuole. Questo perché, stando a contatto con le imprese, ci siamo resi conto che c’era bisogno di lavorare sui ragazzi che si accingono ad entrare nel mondo del lavoro. Quindi di non porre attenzione solo sui giovani che già lavorano, disorientati e poco consapevoli delle proprie abilità. Piuttosto, invece, abbiamo deciso di fare un passo indietro, cercando di agire più sulla causa che sull’effetto, perciò siamo entrati nelle scuole.


Nello specifico abbiamo dato vita ad un’attività personalizzata per il nostro territorio (connessa ad OSM Edu) che si chiama Master your talent. Ci siamo quindi presi la responsabilità di offrire un servizio gratuito ad un ambiente selezionato di studenti, o di ragazzi appena usciti dalle superiori, per dar loro delle opportunità di crescita personale. Master your talent, creando un ponte tra scuola e lavoro, permette a tanti gen Z di conoscere le imprese locali e di comprendere anche che sono tante le realtà in Sardegna ad offrire grandi opportunità.

Abbiamo coinvolto tutti gli istituti della Sardegna organizzando diversi incontri con quarte e quinte superiori che sono rientrati nelle ore di PCTO, ovvero ore di alternanza scuola-lavoro che le scuole dedicano ad attività di orientamento al lavoro per i ragazzi.

Durante gli incontri i ragazzi come reagiscono?

I ragazzi sono curiosissimi e fanno domande dirette e mirate: vogliono conoscere bene la verità, vogliono sapere le cose come stanno e hanno le idee molto chiare. Poi i ragazzi sono molto affascinati dalle storie che raccontano gli imprenditori/manager che invitiamo come ospiti a questi incontri. Sono molto incuriositi anche da storie di crescita, per esempio quando l’imprenditore racconta tutto il percorso che ha fatto all’interno dell’azienda, partendo magari dalle attività più semplici per arrivare oggi ad avere ruoli più prestigiosi. Insomma, ai giovani piace conoscere.

Parlare con Giada mi ha fatto riflettere su diversi temi. Ho pensato molto al fatto che è davvero importante, come dice Giada, intervenire dapprima sui ragazzi, quando ancora vanno a scuola, perché spesso dopo è troppo tardi. Molte volte nelle scuole le esperienze di alternanza scuola-lavoro, che dovrebbero essere bellissime e istruttive, sono terribili. Spesso la scuola manda i ragazzi dove capita, senza accurate ricerche preliminari, e il ragazzo, vedendo un mondo lavorativo triste e noioso, si spaventa e in futuro sarà molto demotivato sul lavoro. Penso che sempre più aziende o imprenditori dovrebbero promuovere eventi, incontri, progetti da organizzare con le scuole per poter mostrare ai gen Z che lavorare può essere veramente bello.

Nella stragrande maggior parte dei casi le scuole non introducono i giovani al lavoro nel modo giusto. Questo purtroppo è un dato di fatto. Quindi magari la scuola organizza incontri riguardo la povertà, l’alcolismo, la depressione, parlando degli effetti, ma senza mai affrontare le cause e come prevenire queste situazioni. Ci si trova dunque spesso a trattare argomenti tristi, senza alla fine capire come prevenirli.  

Una volta a scuola ci hanno fatto giocare ad un gioco di società, “Terzomondopoli”, simile a Monopoli, nel quale ogni giocatore rappresentava una famiglia del terzo mondo. In pratica “vinceva” chi riusciva a sopravvivere a tutte le disgrazie (siccità, calo dei prezzi…). Ecco, diciamo che molte volte queste sono le attività che vengono proposte dagli insegnanti per introdurre i giovani alla gestione del denaro e al futuro in generale. Per questo l’imprenditore dovrebbe agire per far sì che i ragazzi non siano traumatizzati dalla parola “lavoro” o dal futuro.  

A volte le aziende si lamentano che “la generazione Z ha una mentalità sbagliata riguardo al lavoro e non è disposta a fare alcun sacrificio”, ma se forse avessero fatto qualcosa (di qualsiasi tipo, anche un semplice progetto) per introdurre i ragazzi al mondo dopo la scuola, forse la situazione sarebbe almeno un pochino migliore. Ci vorrebbe un po’ di causatività (ovvero la consapevolezza di essere la causa primaria di ciò che accade nella propria vita e NON l’effetto di una serie di circostanze che non dipendono da noi) da parte dell’imprenditore, che dovrebbe aprirsi di più ai giovani e raccontare la sua storia.
A volte anche solo una piccola storia può cambiare il punto di vista di una persona.

Segui Francesca Capuzzo
( 6 Followers )
X

Segui Francesca Capuzzo

E-mail :*
Follow
( 0 Followers )
X

Follow

E-mail : *
  • banner medical mobile
  • sogi
  • banner mobile cinzia bonfrisco
  • banner-mobileutili-patrimonio-e-rendite.png
  • banner-mobile-OSMCOIN.png
  • TIME-MANAGEMENT-mobile-nuovo.png
  • giro in mong mobile
  • banner-mobile-virtual-coach.png
  • barbagallo mobile
  • guru mobile
  • Valentini mobile
  • banner-mobile-imp.info-nuovo.png
  • sogi
  • osmcoin promo mobile
  • banner-mobile-mastermind.png
  • carlo partipilo
  • polidori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

IA
Gen Z

Intelligenza Artificiale nelle scuole italiane: un grande supporto o un enorme danno?

L’intelligenza artificiale (IA) può davvero aiutare la scuola e i ragazzi o rappresenta solo un grande ostacolo per il loro sviluppo?

Scopri come l’IA può davvero essere trasformata in uno strumento che semplifica e rende più efficienti certi meccanismi grazie ai giusti prompt!

Continua a leggere
responsabile
Gen Z

Partire da zero: da collaboratrice a responsabile a soli 24 anni

Francesca ci insegna che tutto è possibile, anche partendo da zero. Basta un po’ di determinazione, disciplina, senso di responsabilità e, soprattutto, tanta volontà di mettersi in gioco e, talvolta, di commettere errori. Se stai iniziando ora nel mondo del lavoro o se stai cercando di rimetterti in piedi dopo delle difficoltà, ascolta ora i consigli di Francesca!

Continua a leggere
delega
Gen Z

Scopri i segreti della delega ai giovani: strategie efficaci per trasformare il tuo team!

Nell’ambiente aziendale, ma anche nella vita in generale, la delega rappresenta una sfida non da poco.

Se poi si tratta di delegare ai giovani, la difficoltà potrebbe aumentare ancora di più!

A parlarcene è Alice Bighetti, giovane consulente di 21 anni, che ha delegato con successo le sue mansioni ad un team di giovani ragazze della generazione Z.

Continua a leggere