La gestione aziendale comporta numerose responsabilità per gli amministratori, che devono affrontare e prevenire rischi legali che potrebbero mettere in pericolo il proprio patrimonio personale e la stabilità della società.
In questo approfondimento, ne parliamo con Matteo Zelli di Partner d’Impresa, esperto in materia, per comprendere meglio come un amministratore possa tutelarsi e garantire la conformità normativa della propria azienda.
Valutare i rischi e adottare misure preventive è fondamentale per evitare problemi legali e finanziari. Questo articolo fornisce una panoramica chiara sulle principali responsabilità e sugli strumenti per mitigarle.
Quali sono le principali responsabilità legali che un amministratore deve affrontare nella gestione aziendale?
Gli amministratori di società sono soggetti a tre tipi di responsabilità: civile, penale e tributaria.
La prima tipologia di responsabilità, quella civile, comporta che l’amministratore risponde con il proprio patrimonio per aver compiuto, ovvero omesso, scelte aziendali che hanno causato ripercussioni sul patrimonio della società; ciò in ragione del disposto dell’art. 2476 c.c..
Così, gli amministratori saranno responsabili verso i soci per aver compiuto atti contrari alla legge o all’atto costitutivo, ovvero per aver omesso atti dovuti in ragione delle citate fonti.
Per fare un esempio, l’amministratore della società risponderà verso i soci, con il proprio patrimonio, se decide di svolgere un’attività diversa da quella indicata dall’oggetto sociale, ove tale attività economica generi predite per l’azienda.
Ovviamente, risponderà personalmente l’amministratore autore di atti di mala gestio, come ammanchi dalla cassa, utilizzo di fondi aziendali per spese personali, ovvero operazioni economiche dannose per la società, magari in conflitto di interessi perché riguardanti rapporti con altre aziende in cui l’amministratore ha delle cointeressenze.
Inoltre, semplificando estremamente, l’amministratore è responsabile verso i soci per le modalità con le quali dirige l’azienda; le scelte di mercato sono state corrette? I crediti dell’azienda sono stati tutelati in fase contrattuale o recuperati in caso di insoluti? Il capitale umano è valorizzato? I fondi della società sono utilizzati con diligenza?
In caso di risposte negative, qualora queste mancanze riducano il patrimonio della società ovvero la sua capacità di generare utili per i soci, gli amministratori dovranno risponderne con il loro patrimonio personale.
Del pari, risponderà direttamente l’amministratore verso i soci ove l’azienda incorra in sanzioni amministrative causate dal mancato adeguamento a norme di legge, come le sanzioni per l’omesso versamento dei tributi, quelle irrogate per violazione della normativa privacy, piuttosto che quelle irrogate dall’ispettorato del lavoro in caso di ispezione.
Estremamente attuale, poi, è l’obbligo posto in capo agli amministratori (al pari dei titolari firmatari di ditte individuali) di istituire in azienda adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili volti alla prevenzione della crisi d’impresa previsto dall’2086 c.c. e art. 3 codice crisi d’impresa. Ebbene, qualora l’amministratore non istituisca un adeguato assetto aziendale, sotto il profilo organizzativo, amministrativo e contabile, ne risponderà verso i soci qualora l’azienda dovesse entrare in crisi.
Civilmente, inoltre, gli amministratori rispondono con il proprio patrimonio nei confronti dei creditori della società che siano rimasti insoddisfatti per incapienza dell’azienda, in conseguenza della violazione del dovere di conservare il patrimonio sociale, dovere appunto gravante sugli amministratori.
Ciò significa che se l’amministratore di una società, ad esempio, compie scelte strategiche (gravemente) errate, ovvero non renda capace l’azienda di far fronte ai debiti, i creditori della società (come un fornitore o un dipendente) possono agire in giudizio per aggredire direttamente il patrimonio dell’amministratore stesso.
Anche in tema di responsabilità verso i creditori della società rileva la violazione del dovere, posto in capo all’amministratore, di istituire degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili, adeguati alla natura e dimensioni dell’impresa. Difatti, un creditore della società rimasto insoddisfatto ben potrebbe aggredire il patrimonio dell’amministratore se l’inadempimento della società poteva essere evitato istituendo in azienda, magari, un controllo di gestione ovvero una più oculata gestione della contrattualistica e dei crediti commerciali.
Gli amministratori di società, poi, sono responsabili anche davanti alla legge penale. L’amministratore è, infatti, responsabile per tutti i reati commessi durante l’esercizio dell’attività d’impresa per tutto il tempo in cui ha ricoperto la carica.
Si pensi al caso in cui l’azienda smaltisca in maniera irregolare dei rifiuti, non versi i contributi ai dipendenti oltre la soglia di non punibilità, commercializzi prodotti difformi da quanto indicato nelle schede informative degli stessi, ovvero ometta il versamento dell’iva o altri tributi per importi rilevanti.
L’amministratore, inoltre, è responsabile anche per la corretta tenuta delle scritture contabili e per la conservazione del patrimonio sociale, dovendo evitarne la sua distruzione, sottrazione, distrazione o dissipazione; in tali casi ci si riferisce alle ipotesi delittuose di bancarotta.
Non vanno poi dimenticate le responsabilità penali dell’amministratore conseguenti ad infortuni sul lavoro dei dipendenti, fino ad arrivare ad inventi addirittura più infausti per gli stessi.
Di tutto quanto sopra l’amministratore sarà penalmente responsabile perché egli risponde, ci si consenta l’imprecisione, per tutti i reati commessi “dalla società” anche se generati da comportamenti (o omissioni) di altri collaboratori.
In ultimo, occorre sottolineare che gli amministratori di società sono responsabili fiscalmente, rispondendo verso l’erario con il proprio patrimonio personale, in una particolare ipotesi tassativamente prevista dall’art. 36 del TUIR in tema di liquidazione delle società.
Quali strumenti o strategie possono essere utilizzati per prevenire i rischi legali legati a decisioni amministrative?
Proprio perché le ipotesi di responsabilità personali degli amministratori sono numerose, è bene che questi apprestino le opportune cautele, per tutelare sé stessi ed i propri beni personali.
Anzitutto, sarebbe opportuno attivare un servizio di monitoraggio dei KPI di rischio, tramite il quale un professionista procede alla individuazione delle maggiori aree di rischio in azienda e suggerisca i dovuti correttivi, verificando poi a cadenza regolare l’effettivo adeguamento a quanto deciso.
Altrettanto importante, poi, è l’istituzione degli adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili (imposti dalle norme sopra citate), realizzata tramite l’ausilio di professionisti qualificati, i quali indicheranno nel dettaglio le azioni da intraprendere e, all’esito, certificheranno con data certa il rispetto della normativa.
Ulteriore tutela, unicamente civilistica, è rappresentata dalla sottoscrizione di apposite polizze assicurative che vadano a coprire i danneggiati (società o terzi) da azioni pregiudizievoli nei loro confronti commesse dagli amministratori.
Ai fini della tutela da responsabilità penali è davvero importante dotare l’azienda di un modello di gestione, organizzazione e controllo previsto dal D.Lgs. 231/01 ed applicarlo correttamente. In sintesi, trattasi un complesso di procedure volto a prevenire la commissione di reati in azienda. Tale modello è in grado di ridurre le possibilità che si incorra in responsabilità penali e, in caso di violazione, esclude o riduce, a seconda dei casi, la responsabilità penale dell’amministratore.
Come può un amministratore garantire la conformità normativa e fiscale in un contesto aziendale in continua evoluzione?
Per garantire la conformità normativa e tributaria della propria impresa l’amministratore, anzitutto, deve possedere la conoscenza della stessa. Trattandosi di questioni estremamente tecniche e specialistiche, tuttavia, raramente l’amministratore di società dispone delle competenze necessarie per affrontarle in autonomia; quindi, il primo consiglio che posso dare è quello di affidarsi a consulenti specializzati in materia di impresa (avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro) che possano seguirlo per rendere l’azienda conforme alle normative di legge attuali ed a quelle future.
A seconda dei casi, poi, in aziende maggiormente strutturate più soggette a conformità, sarebbe opportuno costituire un presidio legale interno che possa interagire con i professionisti esterni della società.
In che modo la consulenza può contribuire alla protezione degli amministratori?
Una consulenza specialistica può contribuire sensibilmente alla protezione della figura dell’amministratore in quanto dei buoni consulenti saranno in grado di risolvere sin da subito le problematiche esistenti alla data di inizio del rapporto e, in seguito, mediante un percorso di affiancamento continuativo, potranno evitare che l’amministratore incorra in sanzioni o responsabilità durante la sua carica, consigliando le migliori strategia di azione legate ai singoli casi concreti.
Una consulenza continuativa, infatti, opera in ottica preventiva, evitando l’insorgere del problema, del contenzioso o dell’accertamento tributario e questo manleva l’amministratore da responsabilità e consente all’azienda di risparmiare tempo e denaro nell’adeguamento alle normative di settore poiché la prevenzione di una criticità ha un impatto davvero inferiore in termini di risorse rispetto alla sua risoluzione a posteriori.
Scopri il Test Scena Attuale gratuito di Partner d’Impresa, che ti permettere di comprendere i punti di forza e le aree di miglioramento della tua impresa impresa sotto il profilo finanziario, fiscale, patrimoniale, legale, del lavoro, e di gestione delle Risorse Umane.



