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Gestire la paura e le incertezze: intervista a Filippo Ongaro, il medico degli astronauti

gestire la paura
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Hai mai pensato a come sarebbe gestire la paura nello spazio infinito, circondato da stelle e pianeti, lontano da tutto ciò che conosci? 

Ogni movimento, ogni scelta, potrebbe avere conseguenze enormi. Proprio in quel contesto, il dottor Filippo Ongaro ha collaborato strettamente con audaci esploratori spaziali, garantendo non solo la loro salute fisica, ma anche un equilibrio mentale in condizioni estreme. E al suo fianco c’era anche Sonja, sua moglie, che come psicologa si occupava di mantenere solida la salute emotiva degli astronauti.

Sebbene le sfide dello spazio possano sembrare lontane dalle tue, le strategie e le tecniche che hanno sviluppato sono accessibili a chiunque. Che tu voglia superare le tue paure, affrontare momenti difficili o semplicemente aspirare a una versione migliore di te stesso, Filippo e Sonja hanno riportato sulla Terra tutto ciò che hanno imparato nello spazio. Il loro Metodo Ongaro® è frutto di anni di ricerca, unendo scienza e consapevolezza per aiutarti a trovare un equilibrio nella tua vita quotidiana. 

Quindi, anche se probabilmente non camminerai mai sulla Luna (almeno non fisicamente), sei pronto a imparare come trasformare le tue paure in forza con Filippo Ongaro? È un viaggio alla scoperta di te stesso quello che ti aspetta!

  • Filippo, passare dallo spazio alla Terra sembra un grande salto! Come hai fatto a collegare la tua esperienza con gli astronauti a consigli pratici per tutti noi nella vita quotidiana?

Hai toccato un punto molto interessante. Molti pensano che gli astronauti siano quasi delle figure mitologiche, una sorta di supereroi nati per affrontare sfide che noi comuni mortali non potremmo mai immaginare. Ma in realtà, la verità è che sono persone come noi, dotate di una notevole forza mentale. Spesso non sono nemmeno così giovani al primo imbarco perché il loro addestramento è estremamente rigoroso e dura anni.

L’esperienza nello spazio offre un incredibile case study sull’invecchiamento. Sei mesi in orbita equivalgono a circa 10 anni sulla Terra in termini di effetti sul corpo. Prendi, ad esempio, la perdita di massa muscolare: sulla Terra, questo processo avviene così gradualmente che spesso non lo notiamo. Ma nello spazio, avviene così rapidamente che, senza un adeguato allenamento, un astronauta potrebbe trovare difficile persino camminare al ritorno.

Questo cambia completamente la nostra prospettiva. Spesso pensiamo che la perdita di muscoli sia un effetto collaterale inevitabile dell’invecchiamento. Ma, come abbiamo visto con gli astronauti, potrebbe essere il contrario: potremmo invecchiare a causa della perdita di muscoli. La buona notizia, però, è che ciò che abbiamo imparato nello spazio può avere applicazioni dirette per noi sulla Terra. Grazie alle ricerche e alle tecniche sviluppate per gli astronauti, abbiamo capito che è possibile rallentare notevolmente il processo di invecchiamento attraverso la giusta combinazione di alimentazione, esercizio fisico, gestione dello stress e altri elementi.

  • Sulla pagina Facebook hai parlato del “triangolo del Dramma”. Potresti spiegarmi come questo concetto ci può influenzare, soprattutto quando ci troviamo faccia a faccia con le nostre paure o momenti difficili?

Il “triangolo del Dramma di Karpman” rappresenta una dinamica comune nelle interazioni umane quando siamo sotto pressione. In questo contesto, solitamente cadiamo in uno dei tre ruoli disfunzionali: vittima, persecutore e salvatore.

La “vittima” si sente impotente, come se gli eventi fossero oltre il suo controllo, e spesso si lamenta o si sente in balia della situazione. Il “persecutore” tende a incolpare gli altri, a essere critico o dominante, mentre il “salvatore” cerca di risolvere i problemi altrui, spesso a discapito di sé stesso.

Nel mondo imprenditoriale, ricadere in uno dei tre ruoli del “triangolo del Dramma” può essere estremamente dannoso. Questi atteggiamenti non solo sono controproducenti, ma possono anche minare la tua leadership. La chiave, quindi, è adottare l’approccio dell'”accettatore”: accettare la realtà, anche se non è ciò che avremmo desiderato, e lavorare attivamente per migliorarla. 

  • Hai una ricca esperienza non solo con gli astronauti, ma anche con militari e atleti d’élite. Ci sono trucchi o strategie che hai condiviso con loro per gestire la paura e che potrebbero funzionare anche per noi?

La paura è un sentimento universale e, indipendentemente dalla professione o dall’esperienza, ognuno di noi la affronta in modi diversi. Ma ciò che ho notato è che la paura tende ad amplificarsi quanto più cerchiamo di evitarla o di reprimere i sentimenti che suscita.

Una delle strategie fondamentali che ho condiviso con loro e che credo possa essere utile anche nella vita quotidiana è l’esposizione regolare alla paura. L’idea dietro a questo concetto è semplice: quanto più ti esponi a ciò che temi, tanto più il tuo cervello e il tuo corpo si abituano a gestirlo. Questo è il principio cardine dietro qualsiasi addestramento, anche quello degli astronauti.

È vero, anche il militare più addestrato può sentire paura, ma quello che fa la differenza è la consapevolezza delle proprie risorse e capacità di affrontarla. Un esercizio utile è pensare alle peggiori situazioni che potrebbero verificarsi; all’inizio, il solo pensiero può spaventare, ma con il tempo e la riflessione, inizia ad accettare la realtà e si riduce la sensazione di paura.

Uso spesso le parole di Gandhi: “Non bisogna proteggersi dalla tempesta, ma imparare a danzare sotto la pioggia”. Questa filosofia di affrontare le sfide e accettare le paure, piuttosto che evitarle, è qualcosa che può arricchire e potenziare la vita di ognuno di noi.

  • Nel tuo podcast su Audible Vivere anti-aging, hai approfondito il concetto di “ipervigilanza”, quel nostro istinto primordiale alla paura che una volta era essenziale per la nostra sopravvivenza. Oggi, però, sembra che ci porti più danni che benefici. Puoi spiegarmi come questo meccanismo antico influisca sulla nostra vita moderna e se ci sono modi per “riconfigurare” questa ipervigilanza in qualcosa di più adatto al nostro contesto attuale?

L’ipervigilanza è un residuo dei nostri antenati. In un tempo in cui ogni fruscio poteva rappresentare un pericolo, essere costantemente all’erta era fondamentale per la sopravvivenza. Ma ora questa ipervigilanza si trasforma in un costante logorio per il nostro sistema nervoso. Infatti, è stato collegato a molte malattie e disturbi, proprio perché il corpo e la mente sono in uno stato di “allerta” continuo, che può portare a infiammazioni e stress cronico.

Spesso, come società, tendiamo a enfatizzare le esperienze negative – è come se avessimo un “velcro” per le esperienze negative e un “teflon” per quelle positive, dando più peso alle prime.

Altro aspetto su cui influisce l’ipervigilanza è la stanchezza, perché è come guidare una macchina sempre in prima marcia dalla Sicilia alla Svizzera. Non solo consumi più carburante, ma il motore si logora molto più rapidamente. Analogamente, quando siamo stanchi, la nostra capacità di ridimensionare le problematiche e vedere le situazioni in prospettiva diminuisce. 

La buona notizia è che ci sono metodi per “disinnescare” questa ipervigilanza. Pratiche come la meditazione, lo yoga e il coaching possono aiutare a riequilibrare il sistema nervoso, fornendo al corpo e alla mente gli strumenti per gestire lo stress e ridurre la reattività. 

  • Per concludere, hai un consiglio particolare o una riflessione che vorresti condividere con chi a volte si sente schiacciato dalle proprie paure o incertezze?

Il consiglio che voglio condividere è l’importanza di coltivare il coraggio. Il coraggio non significa l’assenza di paura, ma piuttosto la capacità di agire nonostante essa.

Pensa, ad esempio, a una madre e ai suoi figli. Anche se potrebbe avere paura, la sua determinazione e il suo amore per i suoi figli la spingono ad affrontare qualsiasi sfida che si ponga davanti a lei. La sua missione e il suo scopo sono chiari: proteggere e curare i suoi figli.

Ecco cosa manca a molte persone quando si sentono schiacciate dalla paura: un senso di missione, uno scopo che va oltre le sfide immediate. Se riesci a trovarlo e a focalizzarti su quel profondo senso di scopo – che potrebbe essere legato alla famiglia, alla carriera, a una passione o a un ideale – la paura diventa un effetto secondario, qualcosa che, pur essendo presente, non ti impedisce di avanzare.

Quindi, la mia riflessione finale è questa: quando ti senti sommerso dalla paura o dall’incertezza, cerca di trovare o riscoprire il tuo “perché”, quel profondo senso di scopo che ti motiva. A quel punto la paura avrà meno potere su di te, e il coraggio di agire emergerà con maggiore chiarezza.

Le parole e le intuizioni del Dottor Ongaro ci ricordano che, anche quando ci sentiamo persi nello spazio sconfinato delle nostre paure, abbiamo la capacità innata di trovare la nostra strada, di riconnetterci con il nostro “perché” e di abbracciare la nostra missione con passione e determinazione.

Se c’è una cosa che mi porto via da questa intervista, è la seguente: non siamo soli nel nostro viaggio attraverso le stelle e le sfide della vita. Con le giuste risorse possiamo trasformare ogni paura in un passo verso la nostra versione migliore. 

E così, come gli astronauti nello spazio, anch’io ti invito a guardare oltre l’orizzonte noto e a sognare grande. Il cosmo è vasto, ma il potere dentro di te lo è altrettanto. 

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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