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Gestire con successo i giovani collaboratori: l’esperienza di Elisabetta Comite

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“L’età media del mio gruppo è di 23 anni e ogni giorno mi ispiro a loro per migliorare, perché loro sono la mia missione di vita

Elisabetta Comite

Vi ricordate di Elisabetta Comite? Nelle scorse settimane ci ha raccontato come attirare alla propria azienda campioni under 30 (leggi l’articolo). Avendo Elisabetta tanta esperienza nel settore, ho voluto approfondire con lei una tematica importante: come gestire con successo i giovani collaboratori.

Quali sono i vantaggi che un imprenditore può avere assumendo giovani nella sua azienda? I ragazzi fanno veramente la differenza? 

Avere tante persone giovani all’interno di un’azienda porta enormi benefici. I ragazzi, a differenza dei più grandi, hanno infatti molti meno blocchi mentali e molte meno paure. La logica non ha ancora preso il sopravvento nei loro modi di fare, in loro vivono entusiasmo, speranze e tanta voglia di cambiare il mondo. Hanno molta più energia, ne hanno da vendere! Inserire dei giovani è quindi un po’ come immettere nell’azienda un boost di positività, innovazione e creatività. 

Come dice Elisabetta, i giovani non sono servono solo a cambiare un po ‘ aria in azienda, ma a rivoluzionarla nel vero senso della parola.  Le nuove generazioni sono il futuro del mondo del lavoro, è NECESSARIO stare a contatto coi giovani per capire cosa pensano. Il modo di intendere il lavoro è completamente cambiato, i ragazzi di oggi non hanno intenzione di sacrificare tutta la propria vita e i propri rapporti per il lavoro. Se un giovane ha un obiettivo importante, sicuramente dovrà trascurare alcune sfere della sua vita, magari alcune volte rinuncerà ad uscire con gli amici o con il proprio partner per esempio, ma non è disposto a sacrificarsi tanto quanto i suoi genitori/nonni hanno fatto. Siamo inclini a fare delle rinunce per raggiungere un traguardo prefissato, ma non per tutta la vita solo per la gloria.

Attenzione, questo non è indice di non disciplina, si tratta piuttosto di un atteggiamento di ascolto verso il proprio benessere. Noi gen Z siamo più attenti e abituati a notare quando stiamo bene e quando non stiamo bene. 

Quali sono le principali difficoltà nella gestione dei giovani in azienda?

La difficoltà maggiore in termini di tempo e impegno è il fatto che devo formarli da zero. Devo insegnare loro un lavoro dall’inizio e, a volte, anche la disciplina. 

Poi la gestione varia da persona a persona. Alcuni, soprattutto i ragazzi più carismatici o con una spinta energetica molto elevata, hanno un po’ un atteggiamento da “sono figo, sono bello, sono fotomodello”. Altri invece sono più riservati, introversi. In questo senso la cosa più importante da fare con loro è comprenderli nella loro diversità, cercando di non giudicarli per ciò che sono oggi, ma immaginando i grandi risultati che otterranno domani. 

Come si fa a comunicare con successo con un ragazzo o una ragazza della gen z?

Bisogna imparare a comunicare un po’ più nel loro mood. È importante che l’imprenditore utilizzi tutti i mezzi che i ragazzi utilizzano di più, partendo da WhatsApp (la comunicazione con un giovane avviene prevalentemente lì). I ragazzi sono estremamente rapidi nella comunicazione e nelle risposte, per questo noi imprenditori dobbiamo anche diventare più veloci nel dare loro dei feedback sul proprio lavoro 

I giovani poi utilizzano molto Instagram e Tik Tok. Io, per esempio, mi sono iscritta su Tik Tok e ho iniziato a seguire le pagine che i miei ragazzi seguono. Sono riuscita così a trovare un punto di contatto tra di noi e ad avere nuovi momenti di condivisione. 

Un’altra cosa importante per una buona comunicazione con un giovane è quella di non usare termini troppo “gerghistici”. Puoi utilizzare parole più complicate per spiegare qualcosa di tecnico, però devi, insieme, anche semplificarlo. Non servono termini stratosferici, parla alla mano, tanto i ragazzi sono molto intelligenti e rapidi nel cogliere le informazioni. 

Poi sicuramente nella comunicazione gioca un ruolo importantissimo l’ascolto. È importante ascoltare i ragazzi, capire un po’ la loro storia, da dove vengono. Questo aiuta tantissimo a comprendere le potenzialità del giovane, le sue possibili lacune e come aiutarlo. Il VERO ascolto è indispensabile.

Parlo da ragazza della generazione Z: un consiglio che mi sento di darti è quello di prestare attenzione a cosa pubblichi sui social, a quello che fai o non fai vedere o a quello che scrivi.

Un imprenditore che posta contenuti cringe (se non sai cosa vuol dire cringe, leggi il mio articolo sulle parole della Generazione Z) non potrà mai esercitare una forte leadership sui suoi giovani collaboratori. I post sui social devono attenersi all’età e al tipo di persona che li pubblica. Ciò che pubblica un imprenditore deve essere un esempio per chi lavora con lui.

Elisabetta è davvero brava in questo: i suoi profili social sono molto equilibrati, è in linea coi tempi e non solo posta video del lavoro e del suo team, ma anche ,altre volte, foto insieme alle sue figlie. Questo mi fa dire “Wow, che brava mamma la Betta”. 

Anche l’utilizzo del gergo della generazione Z andrebbe moderato: se non conosci il significato della parola “flexare” non devi usarla per forza per fingerti giovane, tanto lo sappiamo che sei boomer! 

Questo per dire che se l’imprenditore non conosce bene alcune parole, a noi fa più piacere che si informi su queste oppure, se usiamo un certo termine, che si interessi e ci chieda “ma cosa significa?”. 

Poi se impari un po ‘ il nostro gergo può essere una cosa simpatica utilizzarlo insieme, ma non sentirti forzato, perché non c’è niente di più cringe di uno di questi termini detti a caso. 

Se vedi che un tuo giovane collaboratore è svogliato, come fai a risolvere la situazione?

Per prima cosa se un ragazzo è svogliato mi devo fare delle domande: “ho capito veramente se a lui piace stare qua o no?”, “gli piace quello che sta facendo?”. Devo quindi parlarci e scoprirlo.

Dopodiché mi chiedo: “Qual è il grande sogno che vorrebbe realizzare?” – Ecco, In quel sogno devo crederci tanto anche io. Nonostante a me possano sembrare impossibili, non realizzabili, io devo credere ai sogni dei miei ragazzi senza mai invalidarli. D’altra parte, va fatto capire al giovane che ci sono dei tempi più o meno lunghi per lo sviluppo e la realizzazione di un sogno.

Un’altra cosa da fare quando un collaboratore è svogliato è non focalizzarsi troppo su questa condizione. È meglio capire cosa sta succedendo, se c’è qualcosa che lo turba, o se proprio non si sente bene nel suo ruolo. Non bisogna però compatirlo o pensare che non si riprenderà mai, piuttosto stargli accanto e aiutarlo, magari dandogli qualche dritta. È fondamentale prima di tutto ascoltarlo mettendosi nei suoi panni senza mai sminuire le sue difficoltà o i suoi problemi.

Come fa il vostro team ad essere così unito? Quali sono le tue tecniche segrete?

È fondamentale esserci sempre per il proprio team e ascoltare e comprendere ciascun ragazzo.

Io ho anche cercato di creare tanti momenti di condivisione (andare a mangiare fuori, fare un giro, passare una domenica in piscina) per poter stare tutti insieme fino a quando il gruppo non lo ha fatto automaticamente anche senza di me. Tutte queste uscite ad un certo punto sono diventate di routine e si è creata così un’abitudine di condivisione che il gruppo autoalimenta

Molti ci tengono a passare il weekend con la famiglia, per questo trovo che sia importante certe volte comprendere in queste uscite anche i partner o i figli dei miei collaboratori. Interagire con i familiari può aiutare molto a garantire un clima di serenità, dove l’azienda diventa per tutti come una seconda casa.

Queste giornate di condivisione non sono assolutamente da sottovalutare, hanno una potenza unica! È proprio in quei momenti che il gruppo stringe legami più forti e stabili, legami che non dipendono solo dal lavoro, ma che vanno ben oltre. Paradossalmente è proprio passando del tempo insieme al di fuori del solito ufficio che si migliorano anche le prestazioni lavorative del team. Questo perché si crea tra i ragazzi una grande energia che li porta a lavorare con più piacere e, quindi, ad aumentare la propria performance.

Che consiglio ti sentiresti di dare a un imprenditore che inserisce in squadra dei giovani?

Innanzitutto, non inserirne solo uno, ma almeno 2 o 3 nello stesso momento. In questo modo non si sentiranno soli in un contesto che non è il loro. Un ragazzo da solo in mezzo a persone più grandi di lui si sentirà a disagio, inadatto e magari anche incompreso. 

Pensa solo a quando un italiano all’estero incontra un altro italiano. In mezzo a tutte quelle persone così diverse, ne trova una esattamente come lui, con la sua stessa lingua e le sue tradizioni. Per un attimo non si sente diverso, si sente a casa, meno solo. 

È importante creare un clima adatto al giovane, altrimenti si potrebbe rischiare che se ne vada senza nemmeno aver conosciuto l’azienda e il suo sogno.

Un ragazzo della generazione Z, se è solo in un gruppo pieno di persone molto più grandi di lui, ci metterà molto ad ambientarsi e a sentirsi a suo agio. Noi giovani siamo abituati ad andare per anni a scuola e magari a fare anche l’università; in tutti questi percorsi siamo sempre circondati dai nostri coetanei. Vedersi in un gruppo composto solo da persone di un’altra generazione per noi  è un po’ strano e spaesante. Se quindi puoi, meglio affiancare un gen Z a un manager o un “senior” che sia il più giovane possibile. È importante avere un partner in crime, un complice che vive il lavoro dal tuo stesso punto di vista.

Il mondo dell’imprenditoria deve rinnovarsi per poter aprire le porte ai giovani! Saranno loro un giorno a portare avanti la tua azienda, i tuoi progetti, i tuoi sogni. Quindi migliora te stesso e la tua attività, rendila adatta alle nuove generazioni e insegna loro quanto vale il tuo sogno. Rendi immortale il tuo sogno!

Sito web di Elisabetta

Se ti interessano queste tematiche, non perdere i nostri articoli della rubrica “Gestire la Generazione Z” in uscita ogni lunedì. E se pensi che potrebbe essere utile a qualcuno che conosci, condividi il blog con i pulsanti qui sotto!

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4 thoughts on “Gestire con successo i giovani collaboratori: l’esperienza di Elisabetta Comite

  1. Se è vero che i collaboratori sono i primi clienti, gli imprenditori devono rendersi conto di come gestire questa enorme nuova nicchia. Elisabetta e Francesca oggi aiutano a farlo in maniera incredibile!

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