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Gen Z e Millennials: generazioni a confronto

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Questa intervista doppia ha lo scopo di delineare la diversità tra generazione Z e Millennials. A volte si ignora questa differenza e le due generazioni vengono trattate allo stesso modo. Così si rischia di dare a tutti obiettivi e ricompense uguali, non riuscendo mai ad ottenere il massimo da nessuna delle due generazioni.

A rappresentare la generazione Z è Alice Bighetti, una ragazza di 20 anni con una forza incredibile. Due anni fa Alice ha dovuto affrontare una situazione familiare e personale complicata. Grazie a sua mamma ha scoperto OSM, dove il consulente Andrea Fontemaggi, dopo averla conosciuta, le ha detto una frase che l’ha toccata particolarmente. Da lì ha cambiato completamente la sua vita, si è trasferita da Bolzano a Bologna, ha iniziato a lavorare per OSM e ha tolto dalla sua vita tante persone che la bloccavano. Insomma, possiamo dire che è rinata. Per Alice OSM è famiglia.

Dall’altra parte abbiamo Elena Busato, tanto dolce quanto determinata, tanto mamma quanto lavoratrice di successo. Elena ha infatti tre figlie e lavora in OSM da nove anni e mezzo. Oltre a gestire un progetto riguardante alcuni corsi, organizza anche l’MBS (Mind Business School): all’inizio lo faceva in maniera operativa, ora lo fa con uno staff e un ruolo di supervisione.

Cosa ti appassiona di più nel lavoro e nelle mansioni che svolgi attualmente? Quali sono gli aspetti più interessanti e quali i più impegnativi?

 Alice: Le mansioni che svolgo mi piacciono tutte, quella che preferisco è sicuramente la gestione delle risorse umane. Mi piace perché do alle persone la possibilità di crescere, avanzare e scoprire quello in cui sono forti. Un’altra cosa che amo è il contatto con i clienti: chiamandoli tutte le settimane ho la possibilità di sentirli spesso, di capire come stanno e come va la loro vita di settimana in settimana.

Elena: L’aspetto più interessante è sicuramente il fatto di conoscere tante nuove persone e di poterle aiutare. Quando il cliente ottiene dei risultati, è una soddisfazione immensa anche per me.

Alice ed Elena condividono la passione per i rapporti umani e per la condivisione. Per loro il progresso dei clienti va al primo posto. Il loro enorme e continuo interesse nella crescita e nel miglioramento del cliente è qualcosa di veramente unico.

Quali sono, secondo te, gli aspetti più importanti in un posto di lavoro?

Alice: Sicuramente è essenziale che ci sia un buon clima, quindi il fatto di trovarsi bene con i propri collaboratori. Poi credo sia importante avere dei piani di crescita, in modo che una persona che, per esempio, è arrivata un anno fa, tra due anni possa già diventare socia dell’azienda. Quindi è fondamentale per me essere resa partecipe dei progetti dell’azienda ed essere coinvolta sempre, anche nei problemi.

Un altro aspetto che spesso ci si dimentica di menzionare, ma che è estremamente importante, è la fiducia: il mio responsabile si deve fidare di me come io mi fido di lui.

Elena: Metterei al primo posto il coinvolgimento: per me è estremamente rilevante il fatto di essere coinvolta sia nelle cose belle che accadono in azienda, sia nella gestione dei problemi.

Sia Alice che Elena trovano di grande importanza il fatto di sentirsi pienamente parte dell’azienda e quindi di essere coinvolte e rese partecipi di ogni aspetto, dal più al meno bello. Alice, nella sua risposta, menziona anche il piano di crescita: questo ci aiuta a capire che i ragazzi della generazione Z hanno bisogno che l’imprenditore dia loro una visione sul futuro, un sogno a lungo termine.

Quali sono state le tue sfide più grandi dal punto di vista lavorativo?

Alice: Una grande sfida per me è stata prendere la decisione che avrebbe segnato il mio futuro: i miei genitori sono imprenditori a Bolzano, quindi ho dovuto scegliere se restare lì e lavorare con loro oppure andare via. È stata una scelta davvero complicata perché, in quel momento, l’azienda dei miei genitori aveva forti difficoltà, quindi la cosa più giusta da fare forse sarebbe stata quella di rilevarla e risollevarla. Poi, però, ho deciso di stare prima bene io e poi pensare a tutto il resto.

Anche in OSM ho affrontato grandi sfide. Fino all’anno scorso il mio ruolo era solo quello di organizzare, mi limitavo a fare quello. Ho avuto un momento difficile, in cui ho pensato di mollare tutto, perché credevo di non essere in grado di realizzare quello che volevo. Non ero focalizzata sul realizzare i miei sogni, ma diciamo che mi accontentavo. Dopo tanti sforzi ne ho parlato con Barbara ed Elisabetta e mi è stato chiesto “Alice, ma tu vuoi crescere o no?”. Lì ho capito che dovevo iniziare ad impegnarmi davvero per arrivare in alto. Questo è uno dei tanti momenti in cui OSM è stata per me una vera e propria famiglia.

Elena: Con l’arrivo del Covid non ci si poteva più incontrare in molti. Io, Elisabetta Comite, Andrea Fontemaggi e Francesco Castaldi organizzavamo le classi MBS, che sono molto numerose. Abbiamo quindi dovuto riorganizzare, stravolgere e ricostruire tutto. Questa è stata una grande sfida per me. Poi la mia sfida attuale è quella di avviare bene il progetto dei grandi corsi. Il lavoro è una sfida continua nella quale cerco ogni giorno di superare me stessa.

Per quale motivo hai scelto proprio OSM come posto di lavoro?

Alice: Ho scelto OSM perché l’ho visto come la salvezza, cioè il posto che avrebbe cambiato la mia vita. Sono rimasta e rimarrò qui perché per me è importante che altre persone possano essere salvate come lo sono stata io.

Elena: Fin da subito mi hanno entusiasmato i valori di OSM, che corrispondono proprio a ciò in cui credo. Poi mi è sempre piaciuto tanto leggere, studiare e imparare cose nuove. Infatti, la possibilità di avere una formazione interna è stata davvero un grande stimolo per me. Non avevo mai sentito parlare di altre aziende che si preoccupassero di formare le persone, secondo me è molto importante.

Alice è tanto legata a OSM perché è per lei il posto in cui si è riscoperta e ha trovato la vera Alice, quella forte e sorridente che ho intervistato io. Una grande qualità di Alice è sicuramente la condivisione: ci tiene davvero che le persone intorno a lei, dai collaboratori ai clienti, stiano bene e siano felici.

Elena parla invece di valori e di quanto sia preziosa e rara l’opportunità di poter studiare e formarsi all’interno di un’azienda. È estremamente importante che i valori della persona e quelli dell’imprenditore siano condivisi. In caso contrario si genererebbe sicuramente demotivazione, tristezza e incomprensione. I valori sono la prima cosa da guardare in qualsiasi tipo di rapporto!

Tra dieci anni come ti vedi? A fare cosa? Sarai sempre in questa azienda o hai progetti diversi?

Alice: Tra dieci anni sarò in OSM e avrò aperto due nuovi Partner internazionali: uno in Germania, perché sono di origine tedesca, e l’altro a Miami. Poi sarò la responsabile risorse umane di OSM, anche a livello internazionale.

Elena: Certo, mi vedo in questa azienda, magari come socia. È un progetto che avrei voluto realizzare già da tempo, poi però ho avuto la mia ultima bimba e ho dovuto fermarmi per esigenze da mamma.

Nonostante avessi comunque tanta voglia di tornare in pista, di lavorare e di realizzarmi, avevo e ho tuttora, anche un altro ruolo: quello della mamma. In passato sono stata disincentivata riguardo a questo: molti mi dicevano che, siccome ero mamma, non potevo lavorare a tempo pieno. Io penso che non sia assolutamente così ed è una cosa a cui credo tantissimo!

Per me è come una sfida: voglio dimostrare a me stessa e alle altre mamme che si può fare, che le due cose possono convivere. Puoi essere una brava mamma e, allo stesso tempo, una brava manager o una brava titolare. Una non esclude l’altra!

Quanto dev’essere grande, o che caratteristiche deve avere, un obiettivo per farti sacrificare alcuni aspetti della tua vita privata? Per esempio, se l’imprenditore ti dice “Per raggiungere questo obiettivo devi, per un anno, venire a lavorare fino alle 11 di sera”, tu lo faresti? Quanto dovrà essere importante questo obiettivo per te?

Alice: Mi sacrificherei per ogni obiettivo che mi viene dato perché so che tutto quello che faccio mi tornerà indietro. Un obiettivo, qualsiasi esso sia, deve diventare il tuo scopo nella vita, il motivo per cui ti svegli la mattina, quella cosa che ti fa brillare gli occhi. La difficoltà nel raggiungere una propria meta è assolutamente normale! Però bisogna affrontarla, perché porterà sempre a qualcosa di bellissimo.

Elena: Dipende da quanto l’obiettivo sia impattante per la mia vita e per il mio futuro. Se l’obiettivo fa parte del mio sogno vale la pena mettersi in gioco al 100%. Tante volte in passato ho fatto grandi sacrifici senza vederne subito i frutti. Ciò che serve per non perdere la motivazione è tenere chiaro in mente l’obiettivo finale e avere fiducia nel proprio sogno.

Una differenza che vedo tra noi millennials e la generazione Z è che i più giovani, essendo nati nell’era digitale, dove Internet ci dà tutto immediatamente, vogliono risposte subito. Per loro è più difficile realizzare obiettivi a lungo termine. È normale che a volte, dopo tanti sacrifici, una persona si stanchi, e lo capisco! È importantissimo però avere sempre fede nell’azienda, perché chi si dà da fare, ci tiene e ottiene risultati, non passa mai inosservato in OSM. Come ricordo sempre alle ragazze che lavorano con me, bisogna persistere perché i risultati si materializzeranno!

Ci sono delle cose della tua vita privata a cui non puoi proprio rinunciare per lavoro?

Alice: Un sabato al mese devo tornare a casa mia, a Bolzano, per vedere i miei nipotini. Per me questo è davvero importante. Per il resto posso rinunciare a qualsiasi cosa.

Elena: Io non ne ho perché ho adattato la mia vita in funzione del lavoro. Per esempio: negli ultimi anni non sono mai andata in palestra, non si conciliava con i miei impegni, nonostante mi piaccia molto fare attività fisica. Piuttosto mi svegliavo un’ora prima e andavo a correre oppure, adesso che ho una bimba molto piccola, alla mattina faccio ginnastica in casa.

È una questione di priorità: per me è più prioritario costruire la mia autorealizzazione tramite il lavoro, ma questo non esclude che io possa fare esercizio fisico. Io voglio dimostrare che è possibile fare qualsiasi cosa se la si vuole veramente. È un sacrificio che si può fare, è tutta questione di abitudine, basta solo volerlo.

Meglio cambiare lavoro se il posto non soddisfa più le tue esigenze oppure adattarti tu al lavoro?

Alice: Secondo me non si tratta tanto di adattarsi al lavoro, ma di pensare: “Cosa posso fare io per cambiare affinché questo lavoro mi soddisfi? Che cosa devo fare per far sì che questa cosa mi faccia stare bene?”. Quindi prima cerco di cambiare io e poi vedo cosa posso cambiare dell’ambiente intorno a me.

Elena: Se qualcosa non va è importante che prima ne parli con i tuoi responsabili o con il titolare dell’azienda. Se poi c’è tra di voi una diversità di valori, probabilmente non è il tuo posto. Trovo giusto che ogni persona si senta libera di stare dove meglio si sente e che non sacrifichi i propri valori per un posto di lavoro.

Le due risposte a questa domanda hanno qualche differenza. Alice trova che, prima di tutto, sia importante fare un lavoro su sé stessi per capire se possiamo o meno cambiare autonomamente la situazione. Penso che Alice abbia ragione: a volte pensiamo che il posto di lavoro sia sbagliato quando invece siamo noi stessi a non aver ben capito cosa vogliamo dalla vita. Tutti passiamo dei momenti difficili nei quali pensiamo che ogni cosa intorno a noi sia sbagliata. È sicuramente più semplice dare la colpa a ciò che ci circonda, ma la verità è che dobbiamo ricercare la soluzione dentro di noi.

Trovo altrettanto giusta la visione di Elena: quando qualcosa non va è giusto parlarne, sempre! L’azienda è una grande squadra e in ogni squadra che si rispetti c’è una buona comunicazione. I tuoi collaboratori saranno sempre pronti a sostenerti, per questo è importante parlarne o chiedere aiuto.

La comunicazione serve poi a scoprire anche, come diceva Elena, eventuali incomprensioni o disuguaglianze dal punto di vista dei valori. Ha senso fare sacrifici per un grande obiettivo, ma, allo stesso tempo, è importante prestare attenzione ai valori delle persone con cui si condividi il tuo tempo. Saranno proprio queste persone a decidere se aiutarti o ostacolarti nella realizzazione dei tuoi sogni e sarà con loro che condividerai i tuoi traguardi. Quindi, quando qualcosa non va, è sempre meglio mettere le cose in chiaro. Questa azione salverà davvero il tuo futuro!

Alice ed Elena hanno ambizione, determinazione e tenacia che collaborano con dolcezza, delicatezza e affetto.

Intervistare queste donne dal cuore d’oro mi ha fatto comprendere come il pensiero delle loro due generazioni si assomigli enormemente, ma allo stesso tempo abbia sfumature molto diverse. Una cosa certa è che la generazione Z e quella Y (cioè i millennials) sono ottime collaboratrici: da una parte i nativi digitali, “freschi” e veloci, dall’altra parte i millennials, che hanno visto l’evoluzione della tecnologia e si sono adattati a questa, ma non al livello dei giovanissimi. La generazione Y sarà indispensabile nel garantire un buon clima aziendale perché aiuterà i baby boomer (e quindi spesso i titolari, i grandi imprenditori) a comunicare con la generazione Z. Elena e Alice infatti si sostengono e completano a vicenda!

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