Futurologo ne è sicuro: “Presto saremo immortali”

Il concetto di immortalità, in futuro, potrebbe non essere più limitato alle realtà ultraterrene.  Ad esserne certo è Raymond Kurzweil, uno dei più importanti futurologi della nostra epoca. 

Un futurologo è un professionista che si occupa di studiare e analizzare i possibili sviluppi, le tendenze e i cambiamenti nel futuro. Questa figura cerca di comprendere come le diverse dinamiche sociali, tecnologiche, economiche, politiche e culturali possano influenzare e plasmare il mondo nei prossimi anni e decenni. E se è vero, come diceva in un celebre componimento Lorenzo De’ Medici, che “del doman non v’è certezza”, è indubbio che molte delle previsioni del passato sono riuscite ad anticipare gli stravolgimenti poi vissuti veramente nella nostra società.

ENTRIAMO NELL’EPOCA DELLA SINGOLARITÀ

La singolarità tecnologica si riferisce a un momento in cui l’intelligenza artificiale, l’automazione, la biotecnologia e altre tecnologie avanzate evolveranno così rapidamente da raggiungere un punto in cui le previsioni tradizionali sul futuro diventeranno difficili, se non impossibili. In tale contesto, una delle maggiori innovazioni, secondo Kurzweil, si vivrà soprattutto in medicina, in particolare nel campo genetico e nanotecnologico. Il futurologo non ha paura di parlare espressamente di “immortalità”: “Entro il 2030 saremo in grado di aumentare l’aspettativa di vita di oltre un anno ogni anno e negli anni a venire. E grazie allo sviluppo della tecnologia genetica, a stretto giro di posta sarà possibile mantenere vivo il nostro corpo per un tempo indefinito, invertendo l’invecchiamento e curando ogni tipo di malattia”.

Una visione alla Cyberpunk, a dire il vero, un po’ allarmante: se già oggi siamo in troppi e stiamo sovra-sfruttando le risorse della Terra, immaginatevi il caos di un pianeta in cui il bilancio nascite-morti rischia di essere quasi a senso unico. Sottolineo il “quasi”, perché senza essere un futurologo, immagino che almeno per i primi tempi simili tecnologie sarebbero appannaggio delle fasce a più alto reddito della popolazione.

Kurzweil non si limita, però, a parlare di immortalità. Per lui è inevitabile che le nanotecnologie aiuteranno il corpo umano a superare i propri limiti, così come dei nanorobot sostituiranno i nostri organi biologici, permettendoci, ad esempio, di mangiare senza ingrassare o di migliorare le capacità intellettive. Il confine tra uomo e macchina si farebbe, quindi, sempre più sottile. Con tutte le questioni etiche e le conseguenze del caso.

LE PREVISIONI PRECEDENTI

Il curriculum da futurologo di Raymond Kurzweil, è da autentico fuoriclasse. Almeno, questo emerge dal libro da lui stesso pubblicato nel 2010, in cui sostiene che delle 147 previsioni fatte, 115 si sono rivelate interamente corrette, 12 essenzialmente corrette e soltanto 3 totalmente sbagliate. Tra queste ultime, la più “importante” riguardava la diffusione su larga scala dei veicoli a guida autonoma entro il 2009. Un fatto che, in ogni caso, è destinato ad avverarsi davvero.

Tra quelle azzeccate, invece, ricordiamo che nel 1990 aveva previsto che un computer avrebbe battuto un campione di scacchi umano entro il 1998, fatto verificatosi parzialmente nel 1996 e “completamente” nel 1997; aveva previsto l’avvento di PC portatili e smartphone quando ancora eravamo nell’era dei primi cellulari; aveva profetizzato l’impatto sulle nostre vite di internet, quando la rete era appannaggio di una ristretta nicchia di utenti, spesso specializzati; ed è da tempi non sospetti tra i massimi sostenitori del ruolo apicale che rivestiranno le intelligenze artificiali nella nostra società.

LE PREVISIONI FUTURE

Una delle più “intriganti” riguarda i motori di ricerca, e considerando la posizione avuta in Google per oltre 10 anni non è affatto banale. Per Kurzweil, il Google di turno, memore delle nostre richieste, potrebbe proattivamente avvisarci qualora ci fossero aggiornamenti interessanti in merito alla nostra precedente ricerca.

Probabilmente è solo posticipata un’altra teoria che lui prevedeva potersi realizzare entro il 2010, ma che potrebbe comunque diventare, in un giorno più o meno lontano, realtà. Immaginava che i computer sarebbero scomparsi, quantomeno nella forma che conosciamo oggi, perché sarebbero stati così piccoli da poter essere incorporati nei vestiti, con le immagini proiettate direttamente nelle nostre retine.

È, inoltre, convinto che riusciremo a collegare la mente umana a un “cloud” che permetterà di trascendere i limiti del pensiero biologico, rendendoci pressoché onniscienti.

CONCLUSIONI

Realtà o fantascienza? Soltanto il tempo ci darà una risposta.  Quel che è certo, è che con la sua prospettiva audace e visionaria, Raymond Kurzweil ha contribuito a stimolare il dibattito sul futuro della tecnologia e dell’umanità.

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