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Fuga di cervelli: perché i giovani scappano dall’Italia? 

fuga di cervelli
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Il fenomeno della fuga dei cervelli, soprattutto tra i giovani talenti dai 18 ai 34 anni, rappresenta una sfida non da poco per l’Italia.  

In questo articolo, esplorerò le ragioni di questa tendenza e offrirò suggerimenti pratici per gli imprenditori desiderosi di invertire questo flusso, creando ambienti di lavoro diversi e attraenti. 

Per prima cosa è importante analizzare le ragioni alla base di questa fuga, un fenomeno complesso e multiforme, spesso guidato da una serie di fattori connessi tra loro. Facendo una ricerca, ho identificato le seguenti come le cause più diffuse: 

  1. Una delle ragioni principali che spinge i giovani a cercare opportunità all’estero è la percezione di opportunità professionali limitate in Italia. Scarsa innovazione e rigidità del mercato del lavoro sono solo alcuni degli ostacoli che possono scoraggiare i ragazzi a costruire la propria carriera nel loro paese d’origine. 
  1. Periodi di crisi economica, come quella che l’Italia ha affrontato in passato, possono avere un impatto significativo sulla decisione dei giovani di cercare opportunità all’estero. L’instabilità economica, la disoccupazione giovanile e la mancanza di sicurezza sul futuro possono spingere i talenti a spostarsi. 
  1. La presenza di un ecosistema di startup dinamico e una cultura dell’innovazione attraggono molto i giovani talenti. Paesi con un ambiente imprenditoriale prospero e incentivi per la creazione di nuove imprese possono offrire stimoli più forti rispetto a contesti meno dinamici. In Italia l’avvio di nuovi business si confronta con una lunga serie di ostacoli (sia di natura burocratica che di altro genere) che all’estero sono molto meno presenti. La generazione Z, nota per la sua inclinazione ad avviare nuovi progetti e ad essere imprenditrice di sé stessa, potrebbe sentirsi molto vincolata da questi limiti, che non le permettono di realizzare a pieno i propri sogni. 
  1. La mancanza di investimenti in ricerca e sviluppo può scoraggiare i giovani talenti che aspirano a lavorare in settori avanzati e tecnologici. La presenza di istituti di ricerca di livello mondiale e di opportunità di collaborazione in progetti innovativi è spesso un fattore trainante per la fuga dei giovani. 
  1. Alcuni giovani possono percepire sfide culturali o generazionali che limitano le loro opportunità di crescita o che non rispecchiano i loro valori personali. È assurdo, ma al giorno d’oggi, in alcune aziende, si trova ancora nonnismo sul posto di lavoro. È chiaro quindi che i ragazzi cercano un ambiente più inclusivo e rispettoso della diversità e questo può spingerli, non trovandolo qui, ad esplorare nuove prospettive oltre i confini nazionali. 

Comprendere queste cause è sicuramente il primo passo per risolvere il problema della fuga di cervelli. Gli imprenditori possono utilizzare queste informazioni come base per creare un ambiente lavorativo che risponda alle esigenze e alle aspirazioni della Generazione Z. 

Vorrei soffermarmi ora sul punto 1, che rappresenta la causa maggiore di fuga da parte dei giovani, ovvero le opportunità professionali limitate. Da una parte, si sente l’imprenditore dire che i lavoratori sono introvabili. Dall’altra si sente il lavoratore affermare che gli imprenditori non sanno cercare le persone. Ma chi avrà ragione?  

In realtà credo che nessuna delle due parti abbia ragione al 100%. Penso, però, che la volontà di comprendere l’altra parte e di risolvere la situazione debba partire dagli imprenditori, perché sono loro ad avere una forza tale da poter davvero attuare un cambiamento.  

La svolta è nelle tue mani, imprenditore, tu puoi cambiare le cose! 

Oggi, infatti, sono qui per aiutarti a capire le ragioni dei ragazzi che non trovano lavoro. 

Innanzitutto, è essenziale comprendere che non stiamo più assistendo semplicemente a una fuga di menti brillanti in cerca di centri di eccellenza. Al contrario, si tratta di giovani ordinari e ambiziosi che, in Italia, si scontrano con la difficoltà di trovare lavoro, o quando lo trovano, affrontano prospettive di scarsa meritocrazia o di carriera e retribuzioni insufficienti. 

Questo non è un danno che si limita ad un paio di aziende, ma che si riflette sull’Italia intera. Lo spostamento di questi ragazzi oltre confine crea un danno economico importante, stimato in circa l’1% del Pil all’anno. Insomma, non è proprio un problema da sottovalutare. 

Quello che capita spesso, dunque, è che i giovani affermino di non riuscire a trovare alcun lavoro in Italia. Questo perché, non avendo loro esperienza, vengono scartati dalle aziende, le quali invece richiedono certe competenze.  

Le aziende infatti, molte volte, cercano persone giovani, ma che abbiano esperienza. Quindi cercano qualcuno con un approccio innovativo, capace di apportare freschezza e privo di preconcetti sulla materia. Qualcuno con una prospettiva aperta al cambiamento, ricco di idee e pieno di voglia di agire e di energia. Però, vogliono anche che abbia già esperienza. 

Se vuoi nella tua azienda una persona giovane, con tutti i suoi pregi, devi prenderti anche la responsabilità di investire sulla sua formazione. Non puoi certo aspettarti che un giovane abbia già esperienza vista la sua età! 

Probabilmente, quando un’azienda cerca una persona giovane ma con esperienza, sta implicitamente cercando qualcuno che sia economico, che costi poco. Chi decide di assumere un ragazzo, infatti, dovrebbe essere consapevole e disposto a investire sia tempo che denaro nella sua formazione. E ti dirò di più: l’investimento più significativo non è tanto quello economico, ma è proprio quello che riguarda il tempo e l’impegno personale. 

Ricorda: le aziende investono in ciò in cui credono. Se la tua azienda non investe nella preparazione, se non si preoccupa del benessere delle persone, se non valorizza competenze invisibili ma essenziali, perché mai un ragazzo dovrebbe voler investire il suo tempo in un contesto del genere? 

Mi dispiace dirtelo, ma se non sei disposto a impegnarti in tutto questo, probabilmente non sei adatto neanche a gestire un’azienda fresca e innovativa. Chi non investe in formazione, è destinato a non cavalcare mai l’onda delle novità e a restare per sempre ancorato al passato. 

Allora cosa puoi fare tu, imprenditore, per cambiare la situazione?  

Per rispondere a questa domanda, te ne faccio una io: Hai nella tua azienda le risorse adeguate a formare e far crescere le tue persone? Oppure chiedi ai tuoi ragazzi di performare, ma senza fornir loro il giusto modo per farlo? 

Il mio consiglio è di non considerare più i momenti di formazione come una perdita di tempo, ma piuttosto come una strategia di investimento a lungo termine. Questa strategia potrebbe anche non portare immediati frutti, ma con pazienza può farti raggiungere risultati straordinari nel tempo. 

Quindi, non investire esclusivamente sulla formazione obbligatoria (come i corsi di sicurezza sul lavoro), concentrati invece sullo sviluppo di competenze personali e sulla crescita delle soft skills delle tue persone. In questo modo ti assicuro che le persone si sentiranno più legate e affezionate all’azienda nel lungo periodo.  

In conclusione, incoraggio tutti gli imprenditori a non vedere la fuga dei cervelli come un destino inevitabile, ma piuttosto come una sfida che può essere affrontata con determinazione e creatività. Adottare approcci innovativi e adattabili, come l’inserimento di momenti di condivisione e di formazione, è fondamentale per creare un ambiente lavorativo attraente e sostenibile per la Generazione Z. 

Insieme, possiamo trasformare questa sfida in un’opportunità di crescita e prosperità per l’intero Paese! 

Su cosa vorresti che scrivessimo?
Manda una mail a redazione@imprenditore.info per farcelo sapere 

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