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File declassificati del Caso Epstein: nuova luce su un oscuro labirinto giudiziario?

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Il caso Jeffrey Epstein è forse uno dei più controversi ed iconici del nostro tempo. Per chi non avesse il background, Jeffrey Epstein muore suicida nella sua cella il 10 agosto 2019, poco prima di affrontare un processo che lo vedeva imputato di abusi e traffico internazionale di minori. Americano dalla nascita, inizia la propria carriera come insegnante, per poi passare all’ambito bancario, alla consulenza finanziaria fino a mettersi in proprio e accumulare una discreta ricchezza. In questa scalata di successi il lato oscuro della vita di Epstein parve crescere in modo altrettanto grande. 

Le prime accuse arrivano nel 2005 quando si trova a dover scontare 13 mesi di detenzione per abuso sessuale e poi nuovamente nel luglio 2019 con l’accusa federale per traffico di minori in Florida e New York. Famoso è anche l’alone di mistero che circonda la sua abitazione sull’isola privata di St James, nelle Isole Vergini dove, secondo voci e fonti certe, numerosi furono i politici, le celebrità e gli uomini di potere che hanno frequentarono quelle spiagge. 

Ed è su questa scia di tracce che il caso sembra essersi riacceso negli ultimi giorni. La rete di conoscenze e di clienti di Epstein è infatti un argomento tanto delicato quanto scottante. Dopotutto risultare in qualche modo connessi con quest’ultimo non è una bella pubblicità, a prescindere dall’essere coinvolti o innocenti. 

In questi giorni sono stati infatti resi pubblici alcuni documenti precedentemente sigillati e utilizzati nel processo alla compagna di Jeffrey Epstein, Ghislaine Maxwell, accusata di essere complice della costruzione di questa rete di scambio di esseri umani e pedofilia. I documenti portano poco di nuovo o sconvolgente, come descritto dal Time o dal The Guardian, ma forniscono tuttavia una lista di almeno un centinaio di nomi persone forse vicine ad Epstein o al giro criminale da lui creato. 

Nei documenti saltano fuori nomi come quello del Principe Andrew, Duca di York e membro della famiglia reale inglese (al quale vengono mosse accuse di molestia), così come anche quello di Bill Clinton, Donald Trump, o di celebrità come Bruce Willis, Cameron Diaz, Cate Blanchett, Kevin Spacey, Naomi Campbell, e Leonardo DiCaprio. Ora però il fatto di essere stato nominato in una conversazione riportata in tribunale non implica necessariamente l’essere un cliente di questo genere di mercato, infatti non ci sono prove della connessione di questi nomi con l’operato di Epstein e l’intento di questo articolo non è certo insinuare il dubbio o puntare il dito. 

Epstein era infatti molto conosciuto, stringeva e intratteneva rapporti con persone note e di potere, quasi come un collezionista di relazioni potenti da usare al momento giusto. Pertanto le accuse che saltano da un social all’altro risultano essere solo onde passeggere e cavalcate dal tipico blogger o  giornalista affamato di speculazione, non una prova schiacciante che quella emersa sia una lista di clienti.  

Questo è però un caso ancora irrisolto e intricato, proprio a causa dei testimoni e dei nomi che un po’ alla volta saltano fuori. Chi è complice, chi invece no? Non si può condannare una celebrità solo perché citata in una frivola conversazione. Ma la riflessione che questi documenti ci portano a fare è ben più sottile. 

Il mercato della pedofilia nei circoli elitari non è una notizia recente, bensì un tema noto e ricorrente. Non è la prima volta che si scopre un teatrino simile, in pieno stile de “Salò e le 120 giornate di Sodoma” di Pasolini. Negli anni ’80 e ’90, sia negli USA che in altre nazioni del mondo, si iniziò addirittura a parlare di abusi “rituali”, legati cioè a culti di dubbia genuinità. 

Il mercato dell’essere umano esiste dall’alba dei tempi e ancora oggi numerosi bambini nascono in contesti dove non esiste l’anagrafe e la giustizia “funzionante” che abbiamo noi in Occidente. Esistono cioè parti del modo dove puoi essere rapito, venduto e sparire molto facilmente senza che qualcuno sappia che sei mai esistito. Osserviamo come queste realtà esistano davvero e sono un mercato riservato a chi, usufruendone, non si fa tanti scrupoli, bensì ha sufficiente denaro e potere da permetterselo. 

L’ultima riflessione la potremmo fare sulle dubbie cause di morte di Jeffrey Epstein, dichiarato suicida per impiccagione ma le cui ferite riportate sono riconducibili anche ad uno strangolamento. Dopotutto se il fulcro di questa rete era appunto il filantropo newyorkese, non sarebbe stato comodo eliminarlo dalla scena per evitare che facesse qualche nome di troppo? Oppure potrebbe essere considerato una pedina della faccenda, usato per coprire altri responsabili? 

Ulteriori dubbi vengono infine dalla cassaforte ritrovata nella sua abitazione a New York, nella quale secondo le autorità sono state ritrovate numerose videocassette. Queste sembrano testimoniare i rapporti illeciti avuti da celebrità e politici con minorenni, segretamente registrate e tenute al sicuro per eventuali ricatti. Il punto è: se questi nastri esistono e sono stati visionati, perché non ne abbiamo notizie? Le indagini sono ancora in corso? 

E se invece non esistono, perché dichiararne l’esistenza (ammessa apertamente anche su Wikipedia)? 

Il dubbio è intricato e denso quanto la rete di affari del deceduto Epstein, il quale, con certezza, ha portato con sé molti dei segreti dei quali stiamo parlando. 

Buone riflessioni.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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