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Fare un “sandwich” all’adolescente, il miglior modo di correggere un figlio se sbaglia – Intervista ad Elisabetta Comite

Correggere un figlio
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Quante volte ci siamo trovati davanti alla sfida di dover correggere un figlio, cercando il modo giusto per farlo senza ferirlo? 

Oggi ho il piacere di parlarne con Elisabetta Comite, una figura di spicco nel mondo dell’imprenditorialità, che ha affrontato simili sfide non solo a casa, ma anche nella sua carriera professionale. 

Socia e direttore operativo di OSM e responsabile della Scuola MBS – Mind Business School nazionale, Elisabetta è un’esperta nel guidare e correggere le persone nel contesto lavorativo. Ma, come potremmo scoprire, le sue lezioni sul leadership e la gestione delle persone possono avere risonanze profonde anche nel contesto familiare. 

Unisciti a noi mentre esploriamo come le strategie aziendali possano essere adattate e applicate nella sfida quotidiana dell’essere genitori.

  • Nel tuo percorso, hai avuto la responsabilità di gestire e motivare risorse umane. Ci sono lezioni o strategie che ritieni potrebbero essere utili anche nel contesto familiare, in particolare nel rapporto genitore-figlio?

Nel mio percorso, ho avuto la fortuna di assistere alle prime classi come cliente OSM, dove mi sono profondamente immersa in temi come la comunicazione e i principi del comando. 

Da subito tutto ciò che ho appreso, l’ho applicato direttamente nella mia vita familiare, specialmente con le mie figlie. Due principi fondamentali che ho adottato sono l’ascolto e l’osservazione. 

Penso al periodo in cui le mie figlie avevano 5 e 6 anni. La capacità di ascoltare realmente, senza giudizio e preconcetti, si è rivelata fondamentale.

Un episodio in particolare mi ha colpito: un giorno mi sentivo male, ma non ero ancora consapevole del fatto che avevo la febbre. Mia figlia Ginevra, solo osservandomi, ha immediatamente capito che non stavo bene. Questo mi ha fatto riflettere sulla purezza e profondità dell’osservazione senza pregiudizi. 

I bambini sono naturalmente curiosi, chiedono “perché” e “in che senso” per quasi tutto. Da adulti, spesso perdiamo questa curiosità innata e iniziamo a guardare il mondo attraverso lenti colorate dai nostri pregiudizi e esperienze.

Per esempio, quando penso a una persona più giovane, la domanda non dovrebbe mai essere “cosa avrà mai da insegnarmi dato che è più piccol/a di me?”

Io so che devo piuttosto osservare apertamente, perché in realtà, tutti noi nasciamo con un ricco bagaglio di conoscenze e intuizioni, che con il tempo potrebbero rovinarsi a causa delle nostre esperienze. Ogni persona ha qualcosa di unico da offrire, e per vedere ciò, basta osservare senza giudizio, partendo dal presupposto che ogni individuo ha la sua unicità, proprio come noi.

Un altro episodio riguarda ancora Ginevra. Durante il suo secondo anno di scuola elementare, ha dovuto affrontare il cambiamento di una maestra a lei molto cara. La sua reazione è stata quella di iniziare ad andare a scuola mal volentieri. L’Elisabetta del passato si sarebbe imposta, magari arrabbiandosi. Tuttavia, grazie a quello che avevo appreso da OSM, ho scelto di ascoltarla con il cuore. 

In quel momento l’ho sostenuta, dicendole cavoli amore mi dispiace tanto, ti capisco, adesso piano piano conoscerai la nuova maestra, è verò che è un cambiamento e può far paura, però ci sono io che ti sostengo. Mi sono resa conto della sua tristezza per la maestra e della sua difficoltà nell’affrontare i cambiamenti. Quindi, ora so che quando sta per affrontare una qualche variazione, io devo aumentare il mio sostegno.

  • La tecnica del “sandwich”, conosciuta in MBS per correggere i collaboratori, può essere applicata nel contesto familiare? Quali sono i punti in comune tra correggere un collaboratore e correggere un figlio?

Ci sono sicuramente punti in comune tra correggere un collaboratore e un figlio. In entrambi i casi, stiamo cercando di promuovere la crescita e l’adattamento. Ma la chiave per entrambi è la stessa: la comunicazione deve essere costruttiva, rispettosa e deve venire da un luogo di amore e cura.

Il concetto centrale è semplice: inizia con un feedback positivo, affronta poi l’area di miglioramento, e chiudi con un altro feedback positivo. 

Devo dire che con le mie figlie non mi capito molto spesso di doverla applicare, però posso farti qualche esempio.

Come quando capita che Ginevra riceva un brutto voto. Inizialmente sottolineo sempre le sue qualità come la sua creatività – come canta, come scrive poesie e altri talenti che possiede. Dopodiché, affronto il problema. Ad esempio, le dico: “So che non ti piace l’educazione fisica, ma in questo dovremmo impegnarci un po’ di più”. E poi, per chiudere il “sandwich”, la incoraggio dicendole: “Sono sicura che ce la fai. Sei forte.”

Un altro esempio riguarda mia figlia Sole, che tende a procrastinare i compiti fino all’ultimo momento. Sole è estremamente organizzata e ambiziosa, tanto da caricarsi di molte attività. Quando arriva la sera e scopre di avere ancora compiti da finire, adotto l’approccio del “sandwich”. Inizio con: “Sole, sei davvero forte e precisa”, poi passo all’area di miglioramento: “La prossima volta, cerchiamo di dedicare meno tempo a fare le unghie, ad esempio 20 minuti invece che 30, così ci resta più tempo per i compiti”, e concludo con un incoraggiamento: “Forza Sole, so che puoi farcela”.

  • Uno dei tuoi obiettivi principali nel contesto lavorativo è quello di rendere autonome le persone e le aziende con cui collabori. Secondo te, come si può utilizzare questo approccio anche con i figli?

Quando parliamo di autonomia e responsabilità, penso spesso alle mattine con le mie figlie, quando preparavano lo zaino per la scuola alle elementari. Invece di fare tutto io per loro, ho deciso di lasciarle fare, anche se sapevo che a volte avrebbero potuto dimenticare qualcosa. 

E quando succedeva? 

Eravamo lì, insieme, a guardare la nostra checklist fatta a mano, riflettendo su cosa avrebbero potuto fare meglio la prossima volta.

I compiti a casa? Stessa storia. Quando sbagliavano, non era un dramma. Era un’occasione per imparare, per chiedersi: “Ok, come possiamo fare meglio domani?”

E poi ci sono le piccole cose di casa. Ricordo ancora quando ho introdotto un sistema di incentivi per sparecchiare la tavola o per tenere in ordine la camera. Non era tanto una questione di premi, ma piuttosto un modo per far capire che ogni piccolo gesto, ogni piccola responsabilità, ha un valore.

Io e mio marito abbiamo sempre adottato un approccio allineato nell’educazione delle nostre figlie. Questo ha significato stabilire accordi chiari su come crescere le bambine e definire ruoli e responsabilità ben distinti. Proprio come in un’azienda, in famiglia ognuno di noi ha un ruolo specifico. Ad esempio, io mi occupo dell’educazione e della salute della famiglia, mentre Matteo si prende cura della vita sociale e della manutenzione della casa. Questa chiara divisione dei compiti e delle responsabilità è fondamentale, secondo me, per mantenere un ambiente familiare sereno.

Le nostre figlie sono sempre state parte integrante delle nostre decisioni, delle nostre giornate. Le abbiamo sempre fatte sentire coinvolte, importanti. Mi viene in mente una volta quando un’insegnante ci ha fatto notare quanto le nostre figlie fossero consapevoli di ciò che facevamo nella vita. E questo perché abbiamo sempre cercato di includerle, di farle sentire parte attiva della nostra famiglia.

  • Infine, se potessi dare un unico consiglio agli imprenditori-genitori che ci leggono oggi per imparare a correggere un figlio quando sbaglia, quale sarebbe?

Questo è un argomento che mi sta particolarmente a cuore. Avendo avuto la fortuna di condividere esperienze con molti imprenditori-genitori attraverso OSM, ho osservato un tema ricorrente sia con le mie figlie che con i figli di molti di questi genitori.

I ragazzi non si preoccupano tanto di deludere mamma e papà con le loro azioni. La vera sfida per loro riguarda le aspettative degli altri – gli amici dei loro genitori, gli insegnanti, e così via. 

Alle mie figlie è capitato di pensare che gli altri avessero un’aspettativa del tipo “siccome sono figlia di Betta e Matteo, allora sicuramente sarò in gamba come loro”.

Questa pressione esterna può spesso portare a un calo dell’autostima, poiché i ragazzi iniziano a definirsi e valutarsi in base a ciò che pensano gli altri si aspettino da loro.

Quindi, il mio consiglio per gli imprenditori-genitori è il seguente: aiutate i vostri figli a comprendere il loro valore intrinseco. Fate grandi apprezzamenti, sottolineate i loro punti di forza e, soprattutto, insegnate loro l’arte dell’auto-apprezzamento. 

È essenziale che i nostri figli apprendano a riconoscere e celebrare i loro successi e qualità, indipendentemente da cosa hanno realizzato mamma e papà. La chiave sta nel far capire loro che il loro valore non dipende da ciò che gli altri pensano, ma da ciò che realmente sono e da quanto sono capaci di dare al mondo.

Nella nostra avventura come genitori, ci imbattiamo continuamente in sfide che richiedono equilibrio, comprensione e, a volte, la stessa determinazione che mettiamo nel nostro lavoro come imprenditori. Ma la bellezza sta nel fatto che le lezioni apprese in un ambito possono illuminare l’altro, rendendoci non solo migliori professionisti, ma anche genitori più saggi e amorevoli.

La profonda riflessione di Elisabetta Comite ci offre uno sguardo unico su come, con amore e pazienza, possiamo GUIDARE I NOSTRI FIGLI VERSO UN FUTURO BRILLANTE E AUTONOMO

Alla fine della giornata, sia che si tratti di un team di lavoro che di una famiglia, il nostro obiettivo rimane lo stesso: far crescere individui forti, indipendenti e consapevoli del proprio valore.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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