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“Occhi Chiusi sull’Est: Come l’Occidente Sta Ignorando il Crescendo del Conflitto Russo-Ucraino”

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Sono ormai passati più di 600 giorni dall’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina e il numero di soldati e civili che ne pagano le conseguenze continua a crescere. 

Ricevere informazioni certe risulta tuttavia sempre più impegnativo poiché, oltre che una guerra combattuta con bombe e proiettili, questa è diventata una guerra di alleanze e di equilibri politici. I media danno segnali contrastanti, da una parte Zelensky usa giornali e media per chiedere aiuti, fondi e per mantenere alto il morale dei cittadini ucraini, oltre che per dare un’immagine di una nazione che ancora resiste, dall’altra Putin sembra essere meno attento a quello che i giornali dicono nel mondo e volge molto più lo sguardo a curare la comunicazione in Russia.

È certo tuttavia che l’Ucraina non sta riscuotendo il successo sostenuto da Zelensky nell’ultimo periodo, negando ad esempio che la guerra si trovi in una situazione di stallo, laddove invece personaggi come il generale ucraino Valery Zaluzhny affermano il contrario. Quest’ultimo infatti ha rilasciato un’intervista all’Economist dove sottolinea come l’ultima controffensiva ucraina non abbia prodotto i risultati sperati, portando la guerra in uno stallo nelle trincee, dove l’esercito russo non può ne essere respinto ne tantomeno avanzare.

Ma quali sono i motivi per i quali il conflitto dura ancora? Cosa c’è davvero dietro un’attesa tanto estesa?

Sul panorama mondiale gli alleati dell’Ucraina sembrano aver perso una parte di interesse nel momento in cui è divampato il conflitto tra Israele e Palestina dopo gli episodi di Hamas. Il fragile equilibrio in Medio Oriente ha richiesto un’urgente attenzione e non solo per garantire pace ed aiuti umanitari, ma anche per tutelare interessi e alleanze. 

Un’altra motivazione potrebbe risiedere proprio nello stallo nelle trincee o in generale alla strategia di logoramento messa in atto da parte delle due fazioni. Un strategia Ucraina risiede infatti nell’attendere che le perdite tra i soldati russi siano tali da spingerli a desistere, sperando dunque che per loro il prezzo sia troppo alto, ma ciò ancora non si è verificato. Questa attesa strategica si sta rivelando dunque più un logoramento per i cittadini del Donbass che per le armate di Mosca.  

In ultima analisi intervengono situazioni come la divisione interna tra i leader ucraini e il morale sempre più spento di questi ultimi, i quali vivono non solo un paese in estrema difficoltà, ma anche aiuti esterni sempre più carenti.

Non è infatti da sottovalutare il fatto che non si tratta più di una guerra lampo, bensì di un conflitto che rischia di durare anche più di due anni (e che oltretutto nasce già nel 2014). Il tempo che passa porta infatti molta sfiducia sia nei confronti di chi difende il Donbass che negli alleati che, presi da altre situazioni da gestire, hanno nuove priorità.

È emblematico il caso degli USA, dove Biden ha richiesto al congresso di votare per lo stanziamento di 61,4 miliardi di dollari, vedendosi tuttavia ostacolato dalla fazione repubblicana, molto più attenta e convinta a garantire una salda alleanza con Israele vivendo anche una guerra fredda con la Cina. Dovendo scegliere tra l’alleato più “forte”, in questo caso, l’Ucraina passa in secondo piano. 

Che uno stop alla guerra e un via ai trattati di pace sia l’unica soluzione? Sicuramente appare come la più sensata agli occhi di numerosissimi cittadini (russi e ucraini) che ormai hanno subito perdite non solo di capitali come case e risorse, ma anche di familiari e amici. 

Totalmente contrari a questi trattati sono i leader delle due fazioni. Da una parte il presidente russo Putin sembra saldo nel non demordere nonostante le perdite, dall’altra Zelensky rimane deciso nel non voler minimamente disposto a cedere alle richieste russe. 

La domanda tuttavia rimane: a che prezzo?

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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