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Fallen in war: Ucraina parte 1

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Non nascondo che ho riflettuto a lungo sull’approccio da utilizzare per presentare la “Questione Ucraina”.

Volevo capire se nell’esternare queste mie elucubrazioni (frutto di anni di letture e ascolto), fosse meglio tenere un approccio storico o partire dagli eventi odierni. 

Il vantaggio dell’approccio storico è quello di mettere in evidenza i meccanismi di causa e conseguenza, utili per capire perché siamo arrivati ad un certo punto ma soprattutto per decodificare quanto ancora accade (come sappiamo la storia si ripete … chissà  poi perché, forse perché per i padroni del vapore alcune dinamiche funzionano e quindi tendono a reiterarle). 

L’attualità, invece, porta con sé il seme dell’urgenza, la necessità di reagire, scappare o combattere. 

Da qui il proposito di queste mie righe, ovvero stilare un promemoria ad usum Nostrum che ci ricordi genesi e sviluppo della crisi. Un po’ per amore della verità, un po’ per non far torto alla ragione ed al principio logico di causa e conseguenza.

Veniamo alla prima domanda: perché l’Ucraina? 

Sicuramente perché è uno degli Stati che si trova sulla linea di confine tra due blocchi ancora una volta contrapposti: quello occidentale, capeggiato as usual dagli USA, e quello russo, stavolta appoggiato anche dalla Cina. 

In secondo luogo è un territorio che internamente è diviso in gruppi etnici e linguistici molto diversi: Si va dal nord ovest con una fortissima se non pressoché totale presenza Ucraina, che sfuma mano a mano che ci si allontana e ci si avvicina al confine di sud-est, dove la presenza russa è prevalente. Quindi una situazione delicata e facile alle manipolazioni.

Ma è la Storia e chi la pilota che ci svelerà l’arcano. E sarà veramente “elementare, Watson”!

1917. Stalin chiude da vincitore la rivoluzione russa annettendo l’Ucraina e una delle prime politiche attuate è la centralizzazione dell’agricoltura, pezzo forte della sua economia.

Confisca i terreni ai coltivatori diretti e li mette nelle mani delle aziende russe, combattendo l’ovvio dissenso allo stesso modo del suo epigono tedesco Adolf Hitler, con la criminalizzazione e la deportazione nei Gulag degli oppositori (la domanda sorge lubranamente spontanea: ma esiste una scuola dove ti insegnano queste tecniche? La risposta, seppur possa sembrare folle, è sì … ma ne riparleremo più avanti). 

Questa è sicuramente una delle radici dell’odio atavico degli ucraini nei confronti dei russi, odio che negli anni ‘30 sfocia, per naturale conseguenza, nella nascita dei primi partiti nazisti ucraini, Carbonari e nascosti nell’ombra. 

Il più famoso è l’OUN, il cui leader STEPAN BANDERA è stato nominato recentemente eroe nazionale. Chiaramente antirusso ed antisemita, Bandera non si discostó nei comportamenti dai suoi omologhi germanici. 

Tanto che quando i nazisti passeranno in Ucraina per l’operazione BARBAROSSA verranno accolti come eroi e molti ucraini rimpolperanno le file germaniche, rendendosi responsabili di raccapriccianti episodi di pulizia etnica, il più noto dei quali è quello di Babi yar. 

Interessante notare come, alla sconfitta del nazismo, i partiti simpatizzanti tornarono nell’ombra e i loro leader, maggiori responsabili delle atrocità commesse, furono addirittura portati in salvo dai servizi segreti statunitensi, dei quali erano stati informatori in chiave anti russa. 

Stessa tecnica della famigerata OPERAZIONE PAPERCLIP, grazie alla quale 1500 tra i più importanti scienziati nazisti vennero aiutati a nascondersi in vari Stati delle due Americhe (non sia mai buttare tutto quel bendidio!!). 

Nel ‘45 al termine del conflitto mondiale USA e URSS si ritrovano e si riconoscono come unici protagonisti e leader della scena, quantomeno militare, globale. Inizia la cosiddetta guerra fredda, che terminerà nel 1989, almeno ufficialmente, con la caduta del muro di Berlino. 

Di questo periodo due sono gli eventi da sottolineare.

Il dono di Kruschev, che regala la Crimea (fondamentale base navale russa nel Mar Nero) all’Ucraina per motivi ancora non chiari. 

Ma ancora più importante è la crisi dei missili di Cuba, per alcuni storici il momento in cui l’umanità è andata più vicino a un conflitto tra le due parti. Brevemente, dopo che Castro conquistò il potere, entrò nella sfera russa e permise l’arrivo di basi militari e missili sul territorio cubano. Kennedy giustamente non si sentiva tranquillo con la pistola nemica appoggiata sul pianerottolo di casa sua (vi ricorda qualcosa?? Nel caso ci penso io più avanti nel pezzo …). La causa si risolse con lo smantellamento degli ordigni sovietici dal territorio centro americano…  e la dismissione di quelli USA dal territorio turco, dei quali nessuno aveva chiesto conto, ma che, guarda caso, anche loro avevano silenziosamente piazzato e casualmente omesso di notificare … capita, shit happens!!

Nell’89, caduto il muro, cade anche lo Stato sovietico e le nazioni satellite che lo componevano diventano mano a mano indipendenti. 

L’Ucraina conquista l’indipendenza del 1991. 

Uno dei problemi più seri per l’orso russo è il ruolo della Germania est, fino a un secondo prima parte importante del patto di Varsavia e un attimo dopo catapultato all’interno del recinto Nemico. 

Fu in quel momento che la Russia, esternando le sue preoccupazioni, venne tranquillizzata dai leader occidentali circa la non intenzione di espandere l’influenza della Nato più a est della Germania riunita, intenzione certificata da documenti storici. Come potrete facilmente verificare, mai promesse furono più vane, ma … ehi, E’ L’AUTODETERMINAZIONE, BELLEZZA!!

Il vero problema è che a quell’epoca negli Stati Uniti cominciava a prendere il potere il gruppo politico dell’ultradestra che aveva la sua Bibbia in un testo dal titolo “Rebuilding america’s defenses”. 

La strategia delineata da questo testo era molto semplice: dato che l’America si era ritrovata dopo la dissoluzione della Russia ad essere l’unica potenza mondiale, il compito principale era quello di mantenerla in questa posizione minando ed impedendo la nascita di qualsiasi eventuale altro competitor ad ogni costo. 

E nonostante la Russia avesse in quel periodo problemi economici, rimaneva militarmente una ragguardevole avversaria e quindi la guardia non poteva essere abbassata. 

Tant’è che pur essendosi la Nato generata come coalizione militare da opporre al patto di Varsavia, alla dissoluzione di quest’ultimo, non è seguita la dissoluzione della Prima (usata spesso come clava per interessi sempre più privati). 

Lasciamo per il momento il “particolare Ucraino”, lo riprenderemo nella prossima puntata, e allarghiamo l’obiettivo. 

Cerchiamo, quindi, di analizzare questa versione di Guerra Fredda 2.0, che, come succede troppo spesso, ha più il sogghigno di una guerra procura, della serie SON TUTTI F…I COL CULO DEGLI ALTRI. E, per la prima volta dal ‘46, questa volta è il nostro di sedere che è in gioco.

Non possiamo, infatti, negare che di guerre in giro per il mondo, anche sanguinosissime, ce ne siano sempre state, … ma, tanto, erano là!! Questa non ci vede, fortunatamente, ancora coinvolti direttamente, ma certamente sembrerebbe genitrice di un momento fortemente catartico, foriero di cambiamenti epocali.

Quale sarà la direzione di questi cambiamenti ce lo dirà il futuro, sicuramente dipenderà in gran parte da come noi reagiremo a quanto ci aspetta… la differenza la fa sempre il nostro approccio (la manifestazione della realtà dipende dall’osservatore, che fa collassare l’onda probabilistica creando la particella, ma questa è fisica quantistica, ne riparleremo più avanti). 

Per poter prendere decisioni quanto più possibile intelligenti ed utili è necessario avere le informazioni corrette, come dimostra quanto sta uscendo in relazione all affaire pandemia, con i tanto vituperati complottisti che sembrerebbe avessero ragione su gran parte delle questioni. 

Ormai dovremmo anche aver capito che qualsiasi media mainstream ha come obiettivo primario il lucro, quindi ossequiare la mano di chi lo mantiene, come un cane. Gli americani rendono magistralmente questo atteggiamento con il loro FOLLOW THE MONEY, segui i soldi (fondamento investigativo caro anche a Falcone e Borsellino). Ora, siccome non è così scontato che il proprietario della mano abbia i nostri stessi obiettivi, nasce la necessità di approfondire su fonti alternative, partendo, anche nell’analisi della stessa fonte, dal principio del CUI PRODEST, ovvero chi guadagna realmente da determinate dinamiche, anche fosse solo il fornirci informazioni distorte. 

In quest’ottica la “Questione Ucraina” rischia di essere un fattore determinante per le conseguenze che ha ed ancor più avrà sulle nostre vite, diventando per gli affari esteri quello che la pandemia è stata per gli affari interni ovvero propulsore di pesanti modifiche sociali e sociologiche. 

Vedremo, nella seconda puntata di questa serie purtroppo realissima, chi trarrà maggior beneficio da queste potenziali novità, e la summa matematica del “CUI PRODEST” aprirà uno scenario più vero che mai ma allo stesso tempo incertissimo, un salto nel vuoto. 

Ma il vuoto è un pieno nascente, ha in sé il potenziale del tutto, un tutto che tocca a noi riempire con etica e responsabilità. 

I nostri nonni e bisnonni hanno combattuto con i fucili, a noi tocca usare, per il momento e speriamo per sempre, solo il cuore. La palla è sempre in mano nostra, tutto sta a capire cosa farne. 

Sono qui per questo, cari nuovi amici, ad ognuno la sua parte.

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Gerardo Orlandi

Fortunatamente per me, che sono un lettore molto molto curioso, ho fatto il libraio per 20 anni … una scoperta continua!!

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