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Eyes on Rafa: “Va arrestato” ma i giornali non ve lo dicono!

Eyes on Rafa: "Va arrestato" ma i giornali non ve lo dicono!
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Eyes on Rafa: “Va arrestato” ma i giornali non ve lo dicono! È quanto emerge in queste ore che potrebbero scuotere il mondo. Mentre l’Europa si prepara alle (in)utili elezioni dell’8 e il 9 giugno, mentre Vladimir Putin ride della minaccia della Polonia e la Cina conta i secondi necessari per conquistare Tawian, a Rafah continua lo sterminio dei palestinesi. Sì, sterminio. Per questo la Corte penale internazionale ha chiesto l’arresto di Benjamin Netanyahu, il primo ministro d’Israele.

Cos’è successo a Rafah?

In un recente attacco aereo su una tendopoli nell’area di Tal as-Sultan, l’esercito di Israele ha provocato decine di vittime. Secondo Hamas, i morti sarebbero almeno 45. Il primo ministro Netanyahu ha parlato di “un tragico incidente”. Le scene sono invece diverse. “Ho visto tanti bambini morti sotto le macerie, i corpi coperti di sangue. Altri portati in braccio dalle loro madri che chiedevano aiuto. Gaza è diventata il cimitero dei bambini. Non riesco a togliermi dalla mente quel che i miei occhi hanno visto. È molto difficile non essere disperati a Rafah, oggi” racconta Jonathan Crickx, belga, funzionario dell’Unicef che opera a Gaza, di ritorno proprio da Rafah.

Eyes on Rafa: “Va arrestato” ma i giornali non ve lo dicono!

Eyes on Rafa: “Va arrestato” ma i giornali non ve lo dicono! La guerra fra Israele e Palestina dura da 8 mesi. La mattanza assume i contorni del genocidio che la Corte internazionale di giustizia aveva paventato già a gennaio. Lo scorso 24 maggio l’ha evocato nuovamente. Ha intimato Israele di fermare le azioni militari su Rafah. Risposta: Netanyahu ha provveduto, fin da subito, ad intensificare le operazioni contro i civili. L’altro problema è che Israele gode, da sempre, della scorta mediatica da parte della stampa italiana. Come? Attraverso l’utilizzo di meccanismi del disimpegno morale che alleggeriscono e diluiscono nei confronti degli italiani le responsabilità di Netanyahu. Insomma: i giornalisti, come viene suggerito anche in questo editoriale, sono i bodyguard dei carnefici, anziché alle vittime.

La denuncia a Von der Leyen

Un’altra prova di come la stampa italiana distragga dal massacro di Gaza, arriva da Ursula Von der Leyen. La presidente della Commissione Europea è stata denunciata alla Corte Internazionale. Accusa: complicità nel genocidio di Gaza. Secondo il GIPRI, Von der Leyn – che, ai sensi dell’articolo 27 dello Statuto di Roma, non gode dell’immunità funzionale davanti alla Corte penale internazionale – si sarebbe resa complice di violazioni degli articoli 6, 7 e 8 con atti positivi e condotte omissive. Come? “Nel periodo 2019-23, Israele è stato il terzo principale destinatario di armi fornite da uno Stato membro dell’UE, la Germania, a sua volta quinto esportatore di armi importanti al mondo”. Per questo il GIPRI afferma che von der Leyen sarebbe responsabile del sostegno militare allo Stato Ebraico. Motivo? “È stata determinante nell’assicurare la fornitura di mezzi” all’IDF.

Il ruolo dell’Italia

Sappiamo con certezza – scriveva a dicembre 2023 Il Sole 24 Ore – che il 52% delle armi italiane finisce nei paesi Nato e Ue. Nel 2021, dopo il Qatar, i nostri migliori clienti erano proprio gli Stati Uniti che in Italia avevano speso addirittura 763 milioni. Seguivano la Francia con 306 milioni e la Germania, appunto, con 263. Nel 2022, il nostro primo acquirente è stata la Turchia con 598 milioni, mentre gli americani, sempre al secondo posto, sono passati a 532 milioni. Pure la Germania ha acquistato più armi in Italia, raggiungendo la cifra di 407 milioni. La più importante azienda di produzione di armi in Italia è Leonardo, il cui 30,2% appartiene al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Chi c’è poi fra i maggiori investitori? Sempre loro: BlackRock! La “pietra nera” che è come il Wi-Fi, invisibile ma presente ovunque. Maggiori approfondimenti in questo articolo.

L’ultim’ora

Dopo i fatti di Rafa, l’Algeria ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza Onu per discutere gli ultimi raid israeliani a Rafah. Lo riferiscono all’ANSA fonti diplomatiche del Cds, precisando che si tratta di una riunione a porte chiuse e che dovrebbe tenersi alle 15.30 locali, le 21.30 italiane di oggi (mercoledì 29 maggio).

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Matteo Gardelli

Compagno di Annalisa, tifoso dell'Inter e dei Boston Celtics. A tempo perso giornalista professionista e scrittore.

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