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Chi ha le mani sporche di sangue oltre a Russia ed Ucraina? Sembra essere proprio l’Europa…

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Il vero parassita della verità è credere che esistano una versione e un’interpretazione unilaterale della realtà. Il credere cioè che qualcosa sia vero in assoluto, senza valutare altre teorie, ascoltare altre fonti o credere a prescindere alla versione ufficiale. 

Dopotutto arriviamo da anni di politica e giornalismo spesso deludenti e fuorvianti, i quali hanno nel tempo perso tutta la credibilità della quale disponevano. Dubitare, chiedere e fare domande è ormai diventato un dovere. 

Si tratta di complottismo? No, non lo è finché si fanno domande fondate, con criterio, senza schierarsi in una fazione specifica, ma piuttosto analizzando con pace e delicatezza quel che accade nel mondo. 

È un metodo adeguato specie nell’analisi dei recenti conflitti a oriente. Gaza e Ucraina insegnano tanto, se si vuole leggere tra le righe degli eventi.

Prendiamo il conflitto nel Donbass. In una recente intervista Aleksandar Vučić, classe 1970, Presidente della Serbia dal 2017, esprime un parere interessante sulla guerra tra Russia e Ucraina. 

È evidente la preoccupazione del presidente serbo. Nel rispondere ad una domanda riassume la sua opinione con una citazione di Paul Craig Roberts: “The train has left the station and no one can stop it” – “Il treno ha lasciato la stazione e nessuno può fermarlo” – , supponendo che di questo passo l’Europa finirà per affrontare direttamente la Russia in guerra. 

L’idea di base è che, se non si fa qualcosa per gestire il conflitto, a breve dovremo affrontare un disastro ben superiore rispetto a quanto ci aspettiamo. La maggior parte delle nazioni sembra infatti desiderare la vittoria di una fazione sull’altra, non tanto una risoluzione pacifica

Vučić però sottolinea proprio questo: nessuno sembra volere la pace. Uno stop effettivo della guerra e una soluzione pacifica – un patteggiamento, un accordo, magari mediato da altre nazioni più neutrali – potrebbe essere una via fattibile, non certo fantascienza. In passato è stato fatto, anche in situazioni delicate e pericolose.

Eppure non accade. 

Perché? 

In altre occasioni il presidente russo Putin ha asserito di essere disposto ad un cessate il fuoco, a sedersi ad un tavolo per discutere di un accordo che non preveda la guerra, ma questa non è né una versione che i leader europei ascoltano (o magari che non vogliono ascoltare) né un qualcosa che si ritiene veritiero. 

“Putin vuole la guerra”, siamo abituati a supporre. E se invece non fosse così? Dopotutto la Russia si sta lentamente logorando nel conflitto: perché non scegliere il cessate il fuoco e cercare il dialogo (certamente meno dispendioso dopo anni di conflitto armato)? 

Ora, non si vuole promuovere la fazione russa piuttosto che quella ucraina o viceversa. L’unica fazione che valga la pena rappresentare è quella che tutela la vita umana, aldilà di una bandiera. 

La versione proposta dal presidente serbo è che il cessate il fuoco sia stato più volte rimandato da alcuni leader europei, in modo che la Russia possa di fatto continuare il conflitto e perdere sempre più energia, difese e risorse.

Così facendo, la guerra potrebbe essere un valido motivo, ad un certo punto, per far avanzare le truppe NATO su territorio, o magari semplicemente per indebolire la Russia a tal punto da far cadere il governo e ottenere un’egemonia in oriente senza l’influenza di Mosca. 

In tutto ciò i leader europei suppongo che Putin stia bluffando. “Non ci saranno conseguenze tangibili”, suppongono. Eppure davanti a questa asserzione Vučić replica che “if you bet on a fact that someone is bluffing  it means that you have no better cards but you   just believe that the other side has weaker cards  and you’re not sure about it because you don’t   know and you didn’t see his or their cards”. Cioè, se scommettiamo sul fatto che qualcuno stia bluffando, è perché alla base speriamo che non stia facendo sul serio, perché dopotutto non abbiamo carte migliori delle sue.

Morale della favola? 

Siamo veramente sicuri che queste conseguenze non arriveranno? E se davvero iniziasse una guerra, quale prezzo siamo davvero disposti a pagare prima di tornare sui nostri passi? Quanto saranno disposti a pagare i nostri governi per sconfiggere la Russia in un conflitto senza passare per un dialogo? 10 milioni di morti? 20? 50?

Ma ancor di più, siamo disposti a sostenere un conflitto che ha tutta l’aria di essere desiderato solo da chi non combatte direttamente in trincea? 

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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