Nelle ultime ore Damasco non ha visto solo la caduta del regime totalitario degli Assad e la vittoria dei jihadisti HTS, pare che un altro invitato alla festa sia Israele, il quale ha colpito numerosi obiettivi tra i quali aeroporti, radar, depositi di armi e munizioni e centri di ricerca militare in diverse regioni.
Ma cosa sta accadendo? La Siria si è trasformata nella nuova polveriera mediorientale?
Cosa sta accadendo in Siria? Breve riassunto:
Li chiamiamo ribelli per farla breve, per dare un’immagine a quanto accade là fuori. Il punto è che spesso, l’Occidente, non ha mai realmente compreso cosa accadesse nel lontano Oriente. Un posto lontano non solo per i chilometri che separano le due realtà, bensì anche per la cultura, l’impronta politica e molto altro.
Lo testimoniano, infatti, tutti i dubbi che abbiamo sollevato in questi gironi relativamente alla Siria: cosa sta accadendo? Perché? Cosa seguirà gli eventi di questi giorni?
In sintesi, Bashar al-Assad è stato il presidente della Siria dal 2000 fino a qualche giorno fa. Il suo governo è stato caratterizzato da una forte repressione delle opposizioni e da una guerra civile iniziata nel 2011, la quale ha causato centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati (la maggior parte dei quali ha cercato di emigrare nella vicina Turchia). Nei recenti sviluppi, la debolezza delle forze armate siriane e la distrazione degli alleati del regime di Assad, Iran e Russia, impegnati su altri fronti, ha permesso ad altre forze armate di avanzare verso la capitale e porre fine al regime totalitario.
Non c’è sicuramente da cantare vittoria. Le forze che hanno rovesciato il precedente regime hanno un passato altrettanto turbolento, come Hayat Tahrir al-Sham (HTS), principale protagonista dell’operazione. Si tratta infatti di un gruppo islamista emerso da una scissione con al-Qaeda nel 2016 e guidato da Abu Mohammad al-Jolani, il quale ha scelto una transizione pacifica ma del quale l’occidente osserverà molto attentamente i passi.
Altri protagonisti dell’operazione sono stati oltretutto l’ Esercito Nazionale Siriano (SNA), probabilmente sostenuto dalla Turchia e partecipando all’avanzata su Aleppo (collaborando con HTS nonostante differenze ideologiche) e le Forze Democratiche Siriane (SDF), composte principalmente da combattenti curdi e appoggiate dagli Stati Uniti.
Le conseguenze geopolitiche: Israele torna all’attacco
L’effetto domino della caduta di Assad si è manifestato subito.
Nelle ultime ore Israele ha colpito più di 300 obiettivi in Siria, portando anche dei tank a 20 km da Damasco. L’obiettivo? Ora che il regime è caduto, sembra essere la giusta opportunità per riprendersi le alture del Golan – territorio di rilevanza strategica per Israele – violando oltretutto l’accordo di disimpegno del 1974.
“Alture del Golan nostre per l’eternità”, dichiara Netanyahu.
I tank hanno avanzato nella zona cuscinetto, per arrivare a circa tre chilometri da Qatana, in prossimità di Damasco, a pochissimi chilometri dalla capitale siriana.
In tutto ciò, l’ambasciatore Onu israeliano Danny Danon dichiara su X:
“Ho ribadito al Consiglio di Sicurezza che, a seguito della minaccia emergente alla sicurezza lungo il confine tra Siria e Israele e del pericolo che essa rappresenta per i nostri cittadini, abbiamo adottato misure limitate e temporanee. Ho sottolineato che lo Stato di Israele non interviene negli affari interni della Siria. Le nostre azioni sono esclusivamente volte a mantenere la nostra sicurezza, e restiamo impegnati nel rispetto del quadro dell’Accordo di Disimpegno firmato nel 1974 tra Siria e Israele.”
“Misure limitate e temporanee”. Speriamo che non siano come le “operazioni limitate di terra” che hanno svolto in Libano, le quali si sono dimostrate vere e proprie invasioni raccontate diversamente, giusto per non chiamarle con il loro vero nome e non darne conto al pubblico internazionale.
Dopotutto i bombardamenti massicci registrati nelle ultime ore non sembrano delle misure di prevenzione “volte a mantenere la sicurezza”, ma un vero e proprio attacco in terra straniera, approfittando della confusione generata da una transizione politica alquanto delicata. Questa non sembra prevenzione, è una vera e propria violazione dell’Accordo del ’74, stipulato a seguito dell’occupazione israeliana del Golan. Vogliamo veramente credere che questi attacchi non avranno conseguenze, vittime civili e che non aggraveranno la salute politica ed economica della Siria già provata dagli eventi degli ultimi giorni?
Ma ormai siamo abituati a questo teatro: Israele fa come vuole e nessuno parla, nessuno osa avanzare una proposta di pacchetti di sanzioni, così come è stato fatto per la Russia. E no, non si sta né difendendo la Russia né tantomeno sostenendo i jihadisti ribelli, né i militanti di Hezbollah: semplicemente si guarda la realtà e conveniamo col dire che nessuno, ma proprio nessuno, in occidente direbbe qualcosa di contrario alla politica bombarola di Netanyahu.



