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“E tu sai ascoltare il tuo corpo?” – Il vero modo per guarire è la responsabilità di ascoltarsi senza tamponare il problema

Viviamo in un secolo di interazioni, stimoli, velocità e tante cose da fare. Abbiamo più stimoli noi per un’ora davanti ad uno schermo che un cittadino del medioevo in tutta la sua vita.

Ne vien da sé che il nostro modo di vedere il mondo, di percepire la nostra vita e di setacciare i nostri pensieri è stato stravolto nel tempo. Data la velocità con la quale cambia il mondo, possiamo dire che sia differente anche rispetto a quello di 20 anni fa.

Oggi dobbiamo fare i conti con migliaia di stimoli e pensieri in più che affollano la nostra mente, un po’ come un flusso costante e sempre attivo. Che impatto ha dunque questo continuo chiacchiericcio sulla nostra qualità di vita?

Una delle più grandi conseguenze che sperimentiamo è l’incapacità di ascoltarci. Diventiamo sordi verso le nostre emozioni, verso i nostri pensieri (quantomeno quelli più profondi) e verso gli altri. Quanto è difficile, infatti, comunicare con qualcuno che ha in mano uno smartphone?

Purtroppo l’iper-stimolazione ci porta a dover selezionare gli aspetti ai quali fare attenzione, il resto invece soccombe nella classe delle “informazioni che possiamo trascurare”. Eppure tutto ciò ha delle conseguenze.

Un esempio lampante delle conseguenze è il trattamento che riserviamo al nostro corpo. Siamo diventati meno attenti a come lo trattiamo, aumentando i sacrifici che gli chiediamo. Oltretutto siamo meno sensibili nell’ascoltare le cause che hanno scatenato magari un dolore, un fastidio o uno scompenso, risolvendo il più delle volte eventuali problemi con un veloce antidolorifico o antinfiammatorio. Ma così facendo non tamponiamo il problema senza effettivamente risolverlo?

Cosa succede quando addirittura la causa di quel dolore è più profonda, come un’abitudine erronea o uno stile di vita inadeguato?

A tal proposito, abbiamo approfondito l’argomento con il Dott. Rik Dolcetto, tecnico posturologo e chinesiologo con sede a Rovigo, il quale ci insegna che il corpo non mente mai. Dietro un sintomo fisico, può celarsi un mondo di cause non solo meccaniche, ma anche emotive e spesso dimenticate. La chiave del benessere non è più il tampone che limita il dolore, bensì l’ascolto delle vere cause che hanno scatenato lo scompenso.

Prima di dedicarsi al riequilibrio posturale, il Dott. Dolcetto è stato un atleta professionista di rugby, giocando a livello nazionale e internazionale. Il rugby, ci racconta, gli ha dato disciplina e tanta soddisfazione, ma anche un insegnamento doloroso: “Ho smesso per un infortunio. È stata una sfida fisica e mentale che mi ha fatto attraversare anni difficili eppure, proprio grazie a quel momento, mi sono reso conto di quanto un problema fisico possa nascondere altro”. È dunque alla fine della sua carriera sportiva che Rik ha dovuto fare i conti coi segnali che il suo corpo stava inviando, intuendo che, tolto l’infortunio, c’era probabilmente altro da risolvere.

Oggi, con una formazione in Scienze Motorie, Massoterapia e specializzazioni nei metodi Mézières e Raggi Method con Pancafit, il Dott. Rik usa un approccio unico al trattamento dei pazienti che unisce il metodo scientifico, la ricerca medica e una visione olistica del corpo.

Cosa significa ascoltare?

Secondo il Dott. Dolcetto, per comprendere le cause di un problema fisico, serve fare le domande giuste:

“La nostra postura racconta chi siamo, cosa abbiamo vissuto e cosa stiamo vivendo. A volte si tratta di un trauma fisico, altre volte di una ferita emotiva, e altre ancora di squilibri antichi, come un cordone ombelicale attorno al collo alla nascita che può influenzare la postura di un adulto.”

Questo non è un approccio scontato, specie in medicina e nell’analisi della postura dell’individuo. Quel che ne risulta è che, spesso, la causa di scompensi e disagi risiede più nello stile di vita o nello stato psico-emotivo dell’individuo piuttosto che in fattori esterni.

Non è raro infatti che i pazienti del Dott. Dolcetto arrivino da lui dopo aver provato delle soluzioni classiche che non hanno avuto riscontro. Un esempio emblematico è quello di una signora di circa settant’anni che soffriva di mal di schiena. Ci racconta il dottore: “Apparentemente non c’era nulla di traumatico a giustificare quel dolore. Indagando più a fondo, ho scoperto che dietro c’era un conflitto familiare, il quale generava stress muscolare e di conseguenza il dolore accusato”.

Ascoltare significa dunque pensare fuori dagli schemi e indagare davvero più cause. Non basta constatare di avere un disagio e chiedersi come farlo sparire; è molto più utile chiedersi perché si è manifestato e risalire alle vere cause del problema: solo così è attuabile una guarigione completa.

Responsabilità e consapevolezza: il paziente è il protagonista

“Non sono io a risolvere i problemi del paziente: sono una guida. La vera responsabilità è del paziente stesso,” spiega Rik. “La differenza tra un dolore giustificato da un trauma fisico e uno di origine psicologica o emozionale sta proprio nella responsabilità di ascoltarsi”, dunque nel farsi le domande giuste sul perché quel dolore si sia manifestato, passando in rassegna anche il nostro stile di vita, il nostro stato emotivo, il nostro passato o quel che stiamo vivendo

Per il nostro esperto, il dolore è infatti un campanello d’allarme molto chiaro. La cura non deve fermarsi al sintomo, ma risalire alla causa, coinvolgendo anche altre figure professionali se necessario. “Spesso arriva da me una persona con dolore al collo e grasso viscerale dovuto a infiammazione: questo è solo un effetto. Una cattiva postura, un’alimentazione sbagliata, uno stile di vita disordinato sono tutti elementi interconnessi. Tamponare non basta. Serve un percorso.”

Un percorso che, come sottolinea, non ha mai una soluzione veloce o una bacchetta magica. Serve educazione posturale, consapevolezza e impegno. “Si tratta di un viaggio, dove io do gli strumenti, ma il paziente deve voler percorrere la strada”. Ecco allora che la responsabilità dello star bene non è più affidata ad un medico o ad un farmaco, ma alla nostra educazione nell’ascoltarci e nel compiere scelte sane per il nostro corpo e la nostra mente. È il paziente il protagonista della guarigione, non delega il potere di star bene ad una pasticca inerte, ma ritrova dentro sé stesso la forza di scegliere strade nuove: mangiar meglio, smettere di bere o fumare, passeggiare almeno 30 minuti al giorno, trovare una soluzione per non ingobbirsi sul computer, affrontare quella situazione stressante che sta evitando o addirittura rivolgersi ad uno specialista che lo accompagni nella guarigione di un passato traumatico.

Il Dott. Dolcetto ci lascia con un messaggio chiaro: proviamo ad ascoltare di più il nostro corpo e noi stessi. Ogni dolore, ogni squilibrio, racconta una storia. La soluzione non è sempre immediata, ma c’è, se scegliamo di prenderci la responsabilità di affrontarla.

Perché, come afferma Rik: “Il coraggio di guardare dentro di noi e di affrontare le cause profonde è il primo passo per vivere meglio. Non possiamo fermarci al dolore. Possiamo fare molto di più.”

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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