Nel 1948 George Orwell terminava uno dei romanzi più citati della letteratura: 1984.
Romanzo distopico nel quale l’autore immaginava un futuro controllato da un unico grande dittatore, il quale governo controllava e manipolava un’intera nazione tramite l’utilizzo di stampa e tecnologia, censurando e usando la forza.
Il romanzo critica e sottolinea con metafore e narrazioni semplici e dirette, come il potere agisca per ben presentarsi davanti le masse e per governare indisturbato, curando i propri interessi.
È una critica sottile e pericolosa, specie se pensiamo al fatto che il romanzo è stato concluso nel secondo dopoguerra, denunciando certi regimi totalitari. Eppure non si discosta molto da quello che oggi viviamo, nel XXI secolo.
Non siamo certo guardati giorno e notte da un grande fratello, come nel libro di Orwell, eppure la tecnologia dei social e dei big data ci va molto vicina.
Dunque questo potrebbe essere un mezzo utile un giorno per influenzare un’intera popolazione su scala mondiale? Arriveremo davvero a questo?
Se ci riflettiamo, un ordine mondiale è davvero qualcosa di molto prossimo, e non è tanto complottista come idea. Abbiamo governi che si interfacciano continuamente, summit mondiali, economie fortemente legate tra di loro. La politica e l’economia si stanno sviluppando su scala mondiale per normale evoluzione delle comunicazioni e della tecnologia.
Ad esempio, siamo cresciuti a tal punto che i problemi in medio oriente hanno conseguenze anche in Europa e America, basti pensare alla borsa, ai commerci internazionali o alle risorse petrolifere. Per avere una prova di questo, si guardino gli ultimi episodi delle navi cargo bloccate dagli Houti nel mar Rosso, che hanno creato disagi in tutto il mondo.
Questa è globalizzazione, sì, ma dal momento che questi fenomeni storici, politici ed economici iniziano ad avere un palcoscenico mondiale e non più ristretto alle singole nazioni, possiamo parlare di politica ed economia mondiale. E pertanto anche del processo di formazione di un governo, di un’economia e di un ordine mondiale.
C’è chi scoraggia questa idea, supponendo che più che ordine si stia assistendo ad un crescente disordine mondiale, come suppone Manlio Graziano (esperto di geopolitica) in un suo recente libro. Conflitti riaccesi in medio oriente e guerre scoppiate davanti i cancelli della Nato (Ucraina-Russia) sembrano dire “No! Niente ordine possibile”. E saremmo tentati anche noi a credere a questa versione SE non fossimo consapevoli di una dinamica vecchia quanto la storia: le guerre e la politica seguono il denaro.
Nessuno combatte se non sovvenzionato, nessuno vince le elezioni se non sostenuto, nulla succede se non c’è qualcuno che paga per farlo accadere.
Le guerre (specie quelle delle quali siamo oggi testimoni) sono finanziate e progettate con scopi precisi che superano il classico eroismo. Così come dobbiamo accettare il fatto che la vera politica non è accessibile ai cittadini, ma si tiene a porte chiuse. Il mondo si sta trasformando per essere governato da pochi enti centralizzati e che non sono sotto la nostra diretta influenza.
La cosa più evidente ormai è che questo potere non risieda totalmente nelle mani dei politici. Vogliamo un esempio chiaro? Pensiamo per un momento a cosa potrebbe accadere se, per assurdo, Elon Musk, Mark Zuckerberg e Jeff Bezos si trovassero allo stesso tavolo. Sono tre menti con un potere ormai maggiore di tanti parlamenti. Basterebbe una loro scelta per far saltare o sprofondare la borsa. E sappiamo che ciò è possibile: ricordiamo cosa George Soros fece con la lira italiana e la sterlina inglese?
Motivo per il quale più questi strani tempi si evolvono e più risulta chiaro che un ordine mondiale si stia effettivamente creando. Ben diverso da quello che Orwell aveva immaginato, ma sicuramente altrettanto potente, avendo dalla sua parte il commercio, le valute, grandi capitali e tecnologie al limite della fantascienza.
Il dubbio non è se c’è qualcuno o meno che tira le fila di un meccanismo globale. Il dubbio vero, onesto e genuino dovrebbe essere: chi è?


