I dati statistici non sono dalla parte delle donne, questo ormai è un dato fin troppo oggettivo della nostra società. Eppure, in un mondo in continua evoluzione, dove l’innovazione e l’adattabilità sono fondamentali, la presenza delle donne in ruoli di responsabilità e management nelle aziende non solo è una questione di equità essenziale, ma è anche una vera e propria necessità strategica. Quale anello debole e quale importanza minore: le donne apportano prospettive uniche, stili di leadership inclusivi e competenze distintive che possono realmente trasformare il tessuto organizzativo di un’impresa.
Dovrebbe essere la normalità offrire spazi e ruoli di spicco a figure professionali femminili, ma questo, in Italia, sembra ancora un’utopia difficile da sfumare.
L’importanza delle leadership femminile
Sapevate che uno studio condotto da McKinsey & Company ha provato che le aziende con una maggiore diversità di genere nei ruoli di leadership hanno il 21% di possibilità in più di avere una redditività superiore alla media? Ebbene sì, l’eterogeneità del team di lavoro e l’occupazione di ruoli importanti da parte delle donne può solo migliorare l’andamento di una realtà, indipendentemente dal campo in cui opera.
Dove risiede, dunque, la potenza della presenza femminile all’interno di un’azienda? Intanto, è bene specificare che le donne leader incarnano una visione del mondo forgiata da esperienze diverse, offrendo approcci innovativi alla risoluzione dei problemi e alla gestione delle risorse. Ci sono studi che evidenziano quanto le donne tendano ad adottare uno stile di leadership più democratico e più collaborativo, favorendo la partecipazione e il coinvolgimento del team. Un approccio di questo tipo ha una grande conseguenza fondamentale: promuovere un ambiente di lavoro inclusivo, dove ogni voce ha la possibilità di essere presa in considerazione e valorizzata e dove la creatività trova modo di “esplodere”, proprio come l’efficienza operativa.
Una donna con un ruolo da responsabile porta benefici concreti per le aziende
Oramai non si tratta quasi più di una mera questione etica (che resta comunque un punto fermo!), ma si tratta di un vero e proprio passo verso la concretezza dei risultati. Le aziende con almeno il 30% di dirigenti donne hanno registrato un aumento del 15% della redditività rispetto a quelle senza dirigenti femminili. Inoltre, basta una sola donna in più nella leadership per incrementare il rendimento di un’azienda da 8 a 13 punti base. Questi dati sottolineano come la diversità di genere possa tradursi in vantaggi competitivi e risultati finanziari significativi.
Tra gli altri vantaggi nell’avere donne occupanti ruoli di management, ce ne sono alcuni ancora troppo poco considerati. Ad esempio, nelle aziende guidate da donne, i lavoratori tendono a fidarsi maggiormente della strategia, ma non solo. Pare anche che ci sia un miglioramento dal punto di vista delle competenze trasversali; comunicazione e missione (due tasselli chiave dal punto di vista strategico) sono valutati in modo più positivo nelle aziende con donne ai vertici. È anche una questione di fiducia, altro valore fondamentale all’interno di un posto di lavoro e sembra che le donne con responsabilità incoraggino proprio la diffusione di questa grandiosa virtù.
Dulcis in fundo, ma non certamente per importanza, la questione dell’intelligenza emotiva. Secondo una ricerca condotta da Korn Ferry (società di consulenza operante a livello mondiale), le donne ottengono punteggi più alti degli uomini in 11 delle 12 competenze riguardanti proprio l’intelligenza emotiva. Si tratta, lo dice la scienza, non lo diciamo noi, di caratteristiche fisiologiche del cervello. Quello femminile pare essere facilitato nelle interconnessioni tra i due emisferi cerebrali e sembra che le donne riescano meglio a creare un clima di lavoro più armonioso e più inclusivo, con una maggiore capacità di problem solving.
Autostima, successo, capacità: valori femminili da mettere in luce (anche) al lavoro
Pur avendo tutta una serie di qualità evidenti, molte donne ancora non hanno sufficiente autostima per metterle in evidenza. Complice di ciò anche – e soprattutto – la pesante mancanza di opportunità, ma anche in casi in cui questa ci sia, il timore di farsi valere soffoca tutto il resto. Tale tendenza è chiaramente figlia di un retaggio culturale della nostra società e rappresenta il primo limite che le donne stesse si pongono quando si tratta di costruire la propria carriera.
Perché non fare emergere le soft skills che rendono una donna in carriera unica nel suo ruolo? Forse per paura di uscire allo scoperto o forse soltanto per la classica insicurezza del “dovere dimostrare il proprio valore sempre più di un uomo”, ma così facendo non ci sarà mai soluzione e non ci sarà, dunque, un reale cambiamento. Le donne devono rafforzare la loro autostima e lasciare che le loro qualità affiorino all’interno del loro lavoro: i benefici sono oggettivi, i risultati ottenuti tutti positivi; quindi, è tempo di dare spazio e occuparlo tutto.
Donne ai vertici: ancora tante sfide da superare, ma la speranza è per un futuro più equo (e prosperoso)
Nonostante gli oggettivi benefici comprovati, la presenza femminile nei ruoli di leadership è ancora inferiore alle aspettative. In Italia, la percentuale di donne CEO nel 2023 è salita al 24%, rispetto al 20% del 2022, rappresentando un passo significativo verso una maggiore presenza femminile nei vertici aziendali. Tuttavia, la strada verso la parità è ancora lunga, con le donne che rappresentano solo il 32% dei manager nel paese.
Affinché le sfide per raggiungere posizioni di leadership si facciano meno pesanti, sarebbe utile che le organizzazioni riconoscano e affrontino queste barriere, promuovendo una cultura aziendale inclusiva che valorizzi il talento senza distinzioni di genere. La promozione di una leadership femminile non è più solo una questione sociale, ma una vera strategia vincente per tutte le attività che aspirano all’eccellenza.
Ogni donna dovrebbe potere, ogni donna, potendo, sarà vittoriosa.



