Intervista a Silvia Caminati
A volte le cose accadono e basta. A volte le opportunità si presentano alla porta senza darti alcun appuntamento. Saperle cogliere, però, non è così banale, né scontato. Bisogna essere nel posto giusto al momento giusto e soprattutto con il mood giusto. Sì perché quando un treno passa, se non hai l’entusiasmo per esplorare nuove mete… è tutto inutile!
È questa la storia di Silvia Caminati, una giovane imprenditrice emiliana, titolare dell’Osteria Dei Girasoli, un ristorante curato e accogliente, situato a pochi passi dal centro di Sassuolo. Una ragazza dai modi gentili, con il sorriso di chi ha capito bene quanto valore abbia la vita. Un’imprenditrice che non si aspettava di diventarlo, ma che ha avuto il coraggio di provare la gioia di incoronare un grande sogno.
“Non avevo previsto che sarei diventata titolare di qualcosa. Non immaginavo che a un certo punto la mia più grande passione mi avrebbe reso un’imprenditrice. Io e il mio fidanzato, Francesco, lavoravamo insieme nel nostro ristorante attuale, capitanato dal nostro ‘papà professionale’: Frank.
Erano che anni che lavoravo al suo fianco, non mi anticipò nulla, non mi preparò alla sua proposta. Semplicemente a un certo punto mi guardò e mi disse: ‘Silvia, vuoi un ristorante?’
Credo che i miei occhi abbiano da subito iniziato a luccicare per l’emozione. Per me non era una proposta di lavoro, ma una vera e propria dichiarazione di fiducia, amore e stima.
Non me l’aspettavo, non ci credevo!
Perché no? – mi dissi.
Non è possibile: è uno scherzo!
“Coinvolsi immediatamente nel progetto anche Francesco. Anche perché eravamo i soci perfetti: lui uno chef esperto, io una sommelier che aveva anni di esperienza in sala. Lui un creativo, visionario, io una coordinatrice nata. In più avevamo già avuto modo di lavorare a stretto contatto. Avevamo già sperimentato cosa significasse essere una coppia nella vita e al lavoro.
Certo le paure non mancavano, così come non mancavano le preoccupazioni mie e di chi mi stava intorno. Avrei aperto una partita iva, avrei avuto la responsabilità di diversi collaboratori, avrei dovuto gestire tutto dalla A alla Z, investendo, inventando, sbagliando e migliorando.
Ma il coraggio e l’adrenalina furono più forti di tutto il resto. Mi dissi che in fondo le cose le sapevamo, dovevamo solo lavorare sodo e lavorare duro. Peccato che a volte la vita ti mette di fronte a sfide grandiose, sfide che testano il tuo grado di caparbietà e convinzione.
Dopo soli sei mesi di attività del ristorante arriva il Covid. Chiudiamo tutto. Mi sembrava uno scherzo. Dentro di me non facevo altro che ripetermi che non poteva essere vero. Doveva per forza essere uno scherzo. Un brutto scherzo del destino.”
Tutto si risolve, tutto si può fare!
Ripensai a quando a 17 anni decisi di diventare sommelier. Pur di fare il corso, chiesi a mia madre di firmare il permesso per poter assaggiare i vini. Non potevo bere alcolici senza una carta scritta. Così, anche da neopatentata mi facevo scarrozzare avanti e indietro perché anche solo un assaggio mi avrebbe resa non idonea alla guida.
Inoltre ero l’unica ragazza di quell’età e il 90% degli iscritti erano maschi, ma riuscii comunque a fare combriccola con le uniche tre signore presenti. Alla fine mi trovai benissimo con tutti, portai a termine l’esame con successo e da lì in poi mi si aprirono tantissime porte. Sembravano esserci molte difficoltà da superare, per me che allora non ero nemmeno maggiorenne, e invece…
Lo stesso accadde quando, a un certo punto, compresi che il mio sogno di diventare cuoca non si sarebbe mai realizzato. Eppure da bambina avevo le idee chiare: sarei diventata una grande chef. Ma poi iniziati i primi stage mi resi conto che la cucina non faceva per me, che anzi ero proprio negata ai fornelli! Dovetti ri-immaginare il mio futuro, ri-disegnare i miei obiettivi, ma riuscii anche in questo, d’altronde il cibo rimaneva uno dei miei più grandi amori.
Pensai e ripensai a quante altre volte nella mia vita un impedimento stava per allontanarmi dalla mia realizzazione personale, dalla mia felicità, e mi dissi che tutto si poteva risolvere. Iniziamo a proporre il nostro servizio d’asporto, le cose tornarono a funzionare. Riaprimmo non appena fu possibile, fieri delle migliorie che avevamo apportato al nostro modo di lavorare.
Sii come l’olio: fatti scivolare le cose di dosso
“Alcune persone mi avevano messa in guardia: diventare imprenditrice sarebbe stato diverso da prima. Sarei stata maggiormente al centro dell’attenzione con tutti i rischi che questo comporta. Mia nonna mi disse: ‘Silvia, attenta perché ora diventerai la ‘padrona’.
Ricordo con tanta tenerezza quelle sue parole di protezione, eppure nonostante ad oggi siano passati ormai cinque anni dalla nostra apertura, devo dire che non mi sono mai sentita più ‘in alto’ dei miei collaboratori, non mi sono sentita ‘padrona’ di niente.
Mi sento solo di aver creato un posto che i miei clienti e colleghi possono chiamare casa. Un posto inclusivo in cui non devi aver paura di entrare con un paio di jeans e una t-shirt. Un luogo in cui si può godere del buon cibo e del buon vino in compagnia di chi ami.
Qualche volta qualcuno è arrivato cercando di mettermi all’angolo, cercando di rovinare l’atmosfera che ogni giorno ci sforziamo di creare. Alcune volte le persone, senza nemmeno rendersene conto arrivano con i loro problemi e la loro frustrazione addosso, e nell’incapacità di elaborare questi sentimenti ed emozioni, si sfogano con chi non può dire loro nulla.
Devo dire che è successo poche volte negli anni, ma quando è successo ho sempre fatto come l’olio: mi sono lasciata scivolare tutto addosso.”
Educazione e Gentilezza
“Quello che mi dico sempre in casi come quelli, per mantenere la calma e non farmi turbare troppo è questo: ‘Silvia tu sei molto fortunata perché non sei come loro’. E questo è ciò che cerco di trasferire anche ai miei ragazzi. Lavorare nella ristorazione, come in altri settori del resto, può essere molto stressante. Il servizio deve essere veloce e impeccabile allo stesso tempo. Talvolta hai solo due ore per servire e rendere felici cinquanta persone che aspettano solo di godersi una bella serata.
Ebbene, nonostante la frenesia e la pressione, credo che le uniche cose importanti che ci permettono di vincere e di rendere davvero felici i nostri clienti, senza trasferire loro sentimenti di preoccupazione o agitazione, siano la gentilezza e l’educazione. Entrambe prevedono rispetto: rispetto per il lavoro degli altri. Trasparenza e chiarezza nella comunicazione. Voglia di essere un gruppo di amici, perché è vero che si è lì per lavorare, ma anche e soprattutto per divertirsi facendo una cosa che si ama.
Il trucco credo sia non prendersi troppo sul serio. Perché in fondo siamo tutti esseri unici e speciali, ma non in virtù del nostro ruolo o del nostro status. Il mondo è già abbastanza serioso. In molti non riescono a vedersi da fuori, non riescono a vedersi dall’alto e così rischiano di mescolare la loro bellezza ai loro problemi.
Dobbiamo prenderci il tempo di vivere la leggerezza tipica, non già di chi è superficiale, ma di chi ha affrontato il suo dolore con grande fede e che oggi riesce a gioire delle sue conquiste. Grato per ciò che ha e avrà in futuro.”
Non avere paura di essere “troppo”
Solo dopo che avevo accettato la proposta di prendere in mano L’osteria dei Girasoli come titolare, Frank mi ha confessato che se non l’avessi preso io, quel posto l’avrebbe tenuto. Quando udii quelle parole capii che il mio ‘perché no?!’ era stata la scelta più giusta che io avessi mai potuto fare fare.
Non ero troppo giovane, non ero troppo inesperta, non era troppo niente. Spesso vedo ragazze e donne che si giudicano ancor prima di pensare di fare una scelta. ‘Sono troppo brutta, sono troppo alta, sono troppo timida, sono troppo grassa o sono troppo magra’ – si dicono. La lista sei “troppo” sembra non finire mai.
Il mio messaggio va a loro, poiché non sono sempre stata la donna che sono ora. Anche io ho dovuto forgiare il mio carattere, anche io ho passato momenti in cui pensavo che non ce l’avrei fatta per questo o quel motivo. Giudicandomi e additandomi, mentre mi guardavo allo specchio.
Il fatto che non potremo mai essere ‘troppo’ felici, se non la smettiamo di mettere un troppo di troppo davanti a noi stesse. A voi lettrici, che mi auguro possiate venirmi a trovare di persona un giorno, voglio dire: cinque anni fa non pensavo sarei diventata imprenditrice, oggi lo sono con una squadra di dieci persone che hanno una media di poco più di vent’anni. Se mi fossi sentita di ‘troppo’ oggi forse non sarei nemmeno qui a rilasciare questa intervista.
Che cos’avevo di ‘troppo’ che avrebbe potuto impedirmi di vivere questo sogno? Nulla! Proprio come te! Perché non c’è niente che tu non possa meritare, se sei determinata a seguire il tuo cuore. Tu vali TANTO, non troppo! Abbi fede! Le cose belle spesso arrivano quando smetti di pensarci…


