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Disturbi alimentari in adolescenza: come li ho sconfitti

disturbi alimentari adolescenti
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I disturbi alimentari stanno prendendo sempre più piede anche tra i giovanissimi. Si tratta di una piaga veramente pericolosa, un problema che può portare a conseguenze gravissime per l’organismo.

Per fortuna è una malattia dalla quale si può guarire, come ci racconta Francesca Capuzzo, una ragazza di 18 anni che ha iniziato a soffrire di disturbi alimentari dalla seconda superiore. Oggi appare serena e soddisfatta, anche grazie agli ottimi risultati che ha raggiunto in tanti ambiti della sua vita. Per non parlare della forza che sprigiona, molto più elevata rispetto a tanti ragazzi della sua età.

  • Innanzitutto grazie per questa intervista. So che non è facile parlare apertamente di qualcosa che ci ha fatto soffrire. Ma allo stesso modo sono felice che per te si tratti di un dolore legato al tuo passato e che sei riuscita a superare. Ti va di raccontarci qual è stata la tua esperienza personale con i disturbi alimentari durante l’adolescenza? 

Ho attraversato diverse fasi nei disturbi alimentari, come spesso succede. 

Ho iniziato con un’anoressia nervosa, in cui mangiavo ma veramente poco. Poi sono passata alla bulimia, le classiche abbuffate a cui spesso seguiva il vomito o lunghe camminate per compensare. Nell’ultima fase, invece, sono stati più frequenti solo fenomeni di binge eating (episodi in cui mangiavo troppo, ma senza poi andare a compensare).

Per me tutto è iniziato quando avevo 13 anni e ho chiesto di andare da una nutrizionista perché volevo migliorare il mio aspetto. Sono sempre stata una ragazza formosa e intorno a me vedevo dei corpi più “definiti” che ho cominciato ad invidiare.

La nutrizionista mi ha dato un piano da seguire e sono anche andata a qualche visita di controllo. Poi ho smesso e ho iniziato un po’ con il fai da te. 

A quel punto sono entrata “in fissa” con i conteggi delle calorie, fino ad arrivare a stabilire autonomamente che il mio limite massimo giornaliero dovesse essere di 700, anche se la nutrizionista mi aveva parlato di una cifra certamente superiore alle 1.000. 

Praticamente ho iniziato a togliere alimenti da quel piano giornaliero che lei mi aveva dato e ho scaricato un’app per le calorie (questo è uno dei segni che dovrebbero mettere in guardia un genitore, secondo me). 

  • Per i tuoi non sarà stato facile notare il passaggio da “una fissazione per l’alimentazione” ad una vera problematica. Quali sono stati i segni che gli hanno fatto capire che stavi sviluppando un disturbo alimentare?

Ricordo ancora il momento esatto, è stato durante una visita con la ginecologa. Quel giorno c’era anche mia madre ed è uscito fuori il fatto che avessi perso circa 10 chili in pochi mesi. 

La ginecologa si è molto allarmata e per fortuna (questo lo dico oggi ovviamente!) ha dato a mia mamma il numero di un centro specializzato in disturbi alimentari. 

Dopo il primo incontro con lo psicologo io ero terrorizzata e ho detto a mia mamma che non avevo alcuna intenzione di tornarci e che non volevo prendere peso.

Per fortuna lei non si è arresa e ha insistito per farmi fare questo percorso.

  • Noi ci conosciamo ancora poco, ma io ti guardo e vedo una ragazza molto in gamba, con tante idee interessanti e con molto da dire nonostante la sua giovane età. In generale penso che quando non stiamo molto bene, tendiamo a vedere negli occhi degli altri le critiche che noi stessi ci rivolgiamo con più frequenza. Nel periodo in cui lottavi con i disturbi alimentari, cosa vedevi nelle persone che ti stavano intorno?

Mi sembrava che tutti mi criticassero in continuazione ed anche quando non parlavano, io chissà cosa leggevo in ogni sguardo. Ci vuole molta pazienza per chi si trova a vivere con una persona che soffre di disturbi alimentari. 

Mi sentivo spesso in colpa e pensavo mi giudicassero per ogni scelta che facevo sull’alimentazione. Addirittura dicevo a mia mamma: “Ma tu mi ami ancora se mangio un biscotto?”. 

  • Spesso non amiamo mostrare le nostre vulnerabilità davanti agli altri, anche quando le cose si mettono veramente male. Tu come hai deciso di affrontare il problema e chiedere aiuto?

A dirla tutta io ho continuato a negare di avere un problema per molto tempo. Ed è stato soprattutto grazie a mia mamma che l’ho affrontato, perché ha capito che avevo sviluppato un disturbo e ha insistito per risolverlo. 

Non si è mai vergognata  del mio problema e mi è stata accanto in tutto il processo di cura.

Quello che abbiamo passato non è stato facile, soprattutto per lei perché la trattavo veramente malissimo, ma il nostro rapporto ne è uscito fortificato.

  • Chi soffre di disturbi alimentari tende ad avere il bisogno di controllare in maniera quasi ossessiva il cibo. Questo significa anche, ad esempio, che una ragazza può scegliere di non mangiare se è a pranzo fuori casa e non ha modo di pesare gli alimenti. Quali erano le “manie” che ricordi di aver sviluppato tu in quel periodo? 

Quando ho iniziato con la dieta della nutrizionista pesavo assolutamente tutto quello che mangiavo. Se era stabilito che avrei dovuto mangiare 60 grammi di pasta ed io ne pesavo 61, per me era fondamentale togliere quel grammo in più.

Poi la situazione è peggiorata, ricordo che sono arrivata a non bere più acqua al mare per non far gonfiare la pancia. 

E che mi guardavo continuamente allo specchio per vedere come stavano i pantaloni, se la pancia era sgonfia. Poi dopo meno di un’ora ritornavo lì davanti per verificare se era ancora tutto come lo volevo io.

  • Per me è veramente difficile immaginare come aiutare una ragazza in questa situazione. Perché se provi a darle dei consigli su come mangiare, si può sentire attaccata e ancora più debole a livello mentale. Ma se le lasci gestire il cibo o la accontenti, probabilmente continuerà a fare delle scelte sbagliate. Con te quale atteggiamento ha funzionato? Cosa ti ha aiutato di più nel superare i tuoi disturbi alimentari?

La verità è che per la famiglia, stare accanto a chi ha disturbi alimentari è veramente difficile. 

Qualsiasi cosa fai sbagli.

Quindi penso che l’unica cosa da fare sia essere presenti, ma senza parlare!

A me ha aiutato molto avere a che fare con degli specialisti del centro alimentare. Perché se erano loro a darmi un consiglio, io sapevo che erano esperti e mi fidavo.

  • Ho notato che spesso chi soffre di un disturbo alimentare si sente osservato e criticato. Tu come hai gestito la pressione sociale e la percezione del tuo corpo durante il processo di guarigione?

Quando sono dimagrita tutti hanno iniziato a farmi i complimenti, così ho pensato: “Allora sto veramente meglio così”. 

Io non mi vedevo mai abbastanza magra, forse perché non mi “sentivo abbastanza”.

Per questo penso che i commenti siano veramente pericolosi in queste situazioni delicate. Soprattutto quelli fatti dalle persone che ami di più, anche se poi lo capisci che magari lo facevano per il tuo bene.

  • Tu hai vissuto in prima persona un rapporto problematico con il cibo e sei riuscita a superarlo. Cosa consiglieresti ai genitori di adolescenti che stanno lottando con disturbi alimentari?

Intanto, come dicevo prima, di fare attenzione ai “segnali” che possono suggerire lo sviluppo di un problema. Spesso i genitori sono davvero super impegnati e coinvolti in tanti progetti che spesso rischiano di sottovalutare i segnali pericolosi. Poi nella maggior parte dei casi i ragazzi colpiti sono talmente bravi e perfetti che riescono a nascondere in maniera straordinaria la gravità del disturbo e quando un genitore inizia a notare qualche cambiamento spesso la situazione è già compromessa in maniera importante.

Poi gli direi di considerare bene anche i canali a cui i figli sono esposti. Adesso io lo so che le immagini che vedo sui social sono finte, in posa. Ma a 13 anni no, non avevo questa consapevolezza.

E infine di mettersi in gioco veramente, non nascondere il problema, non ignorarlo pensando che passerà da solo. Ancora ricordo una mia amica che è stata mandata da un mental coach quando ha mostrato segni di disturbi alimentari. Questo ovviamente non penso sia ciò di cui aveva bisogno.

La famiglia deve avere il coraggio di passare attraverso questa avversità che gli cambierà la vita, senza paura. Perché, nonostante il cammino sia lungo e tormentato, se affrontato è sempre a lieto fine.

La chiacchierata con Francesca mi ha fatto capire quanto parlare di maggiore consapevolezza rispetto a certi argomenti, come i disturbi alimentari, non sia una frase fatta.

Nel suo caso ha avuto la fortuna di avere una mamma attenta ed una ginecologa che ha colto la gravità della situazione e ha saputo indirizzarle verso un centro specialistico. 

Mi chiedo cosa sarà successo alla bambina spedita dal mental coach, magari perché è più accettabile a livello sociale rispetto ad uno psicologo. E cosa può succedere ai tanti ragazzi che non trovano nessuno lungo il loro percorso in grado di dare un nome al problema che stanno vivendo e che li possa veramente aiutare.

La storia di Francesca ci dice che i disturbi alimentari non riguardano solo il cibo. Sono spesso legati a problemi emotivi e psicologici sottostanti che devono essere affrontati. Nel suo caso, la terapia e il sostegno della sua famiglia sono stati cruciali per la sua guarigione.

In questi disturbi è fondamentale agire subito. 

Quindi se sei un genitore e hai notato degli atteggiamenti che possano far pensare a disturbi alimentari in uno dei tuoi figli, non temporeggiare. Chiedere aiuto può far paura, significa ammettere che c’è un malessere in famiglia, significa mettersi in gioco.

Ma è l’unico modo per provare a sconfiggerlo questo demone ed evitare che i ragazzi possano continuare a farsi del male per tutta la loro vita.

Sono certa che la resilienza e la determinazione di Francesca nel superare le sue difficoltà saranno un’ispirazione per genitori e giovani allo stesso modo. La sua storia dimostra che, con il giusto sostegno, è possibile emergere dalle tenebre dei disturbi alimentari e vivere una vita felice e sana.

Se ti interessano queste tematiche, non perdere i nostri articoli della rubrica “Genitori ed Education” in uscita ogni lunedì. E se pensi che potrebbe essere utile a qualcuno che conosci, condividi il blog con i pulsanti qui sotto!

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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