Dal papà di ChatGPT, la criptovaluta basata sulla scansione oculare

Il nome di Sam Altman potrebbe dirvi poco, ma si tratta, in realtà, di una delle persone più influenti degli ultimi anni e lo sarà sicuramente anche di quelli a venire. Parliamo, infatti, del co-fondatore e CEO di OpenAI, la società salita agli onori della cronaca per il famigerato ChatGPT. Come tutti i “creativi” che si rispettino, anche Altman non si è arenato alle prime ideazioni, e da un paio di settimane è stata lanciata su larga scala la sua ultima creatura: Worldcoin.


CHE COS’È WORLDCOIN

Il ruolo di Worldcoin è duplice: da una parte è una piattaforma di identificazione digitale che mira a fornire a ogni persona un metodo univoco e infallibile per essere riconosciuta come essere umano; dall’altra è una “classica” criptovaluta basata sulla blockchain. E le due anime sono ovviamente interconnesse.

Altman ha infatti sollevato una problematica indiscutibile: se pochi anni fa potevamo distinguerci dai bot grazie all’intelligenza, oggi, con lo sviluppo irrefrenabile delle IA generative, questa distinzione si è fatta molto più complicata. Ecco, allora, che a entrare in campo è il nostro corpo, in particolare l’iride, la caratteristica che è sicuramente unica per ogni essere umano sulla Terra.  


COME FUNZIONA

Il fulcro del progetto è World ID, un identificativo unico e personale che si ottiene scaricando l’applicazione World App e recandosi fisicamente presso un dispositivo di scansione dell’iride chiamato Orb. Al momento della scrittura di questo articolo, sono già oltre 2 milioni e 200 mila le persone che hanno aderito al progetto, distribuite in 34 Paesi e in 5 continenti. Una volta entrati nel programma, si viene immediatamente premiati con 25 Worldcoin (WLD), la criptovaluta del pacchetto che, allo stato attuale, vale circa 1,5 dollari, ma che nei giorni passati ha toccato anche i 3,5$.

Uno degli scopi dichiarati, come si legge sul sito ufficiale, è proprio quello di una sorta di reddito universale per contrastare le inevitabili ripercussioni che le intelligenze artificiali apporteranno al mondo del lavoro. Lo slogan, sicuramente efficace, recita: “Ogni essere umano ha diritto a una quota di WLD semplicemente per il fatto di essere umano“.

LE PROBLEMATICHE

Non tutto, però sta filando liscio. Alcuni giorni fa il Ministro degli Interni del Kenya ha annunciato la sospensione dell’attività di Worldcoin dopo che 35mila persone avevano preso d’assalto il centro commerciale Imaara di Nairobi per farsi scansionare l’iride. Un fatto che non può stupire: quei 25 WLD, se scambiati con scellini kenyoti, equivalgono a circa il 40% del salario medio mensile.

E questa è una delle maggiori accuse che si fanno ad Altman: i critici sostengono che Tools for Humanity – è questo il nome della società che sta dietro al progetto – non si stia facendo scrupoli nel trattenere i dati biometrici dei partecipanti in cambio di un compenso per loro irrisorio, ma che non è percepito allo stesso modo dai cittadini dei Paesi più poveri del mondo. È difficile che un europeo “venda” a cuor leggero la propria iride per 40-50 euro, ma a certe latitudini, come abbiamo visto nel caso del Kenya, si tratta di una cifra consistente. Viene vista, quindi, come una sorta di “trappola” per le persone meno fortunate.  

Ma la situazione non è rosea neanche in Occidente: sono diversi i Paesi UE che palesano forti preoccupazioni relative alla privacy. Del resto, lo stesso direttore generale per l’Europa di Tools for Humanity ha ammesso che Worldcoin potrebbe mettere a disposizione di aziende e governi i dati che sta collezionando, anche se ha sottolineato come, al momento della scansione, non venga richiesta all’utente alcun tipo di informazione quali nome, cognome o indirizzo. Basterà per convincere i garanti della privacy? Difficile. Anche perché mentre si entra nell’Orb per registrare l’iride, vengono acquisite anche immagini ad alta risoluzione del viso e del corpo, mentre la macchina procede con la registrazione di alcuni segni vitali, come la frequenza cardiaca e la respirazione.

La stessa Worldcoin, “venduta” come un’infrastruttura decentralizzata e trasparente, si trova alle spalle un’azienda privata, centralizzata e, per essere onesti, anche piuttosto opaca nei propri fini. Tra questi, è improbabile che figuri la mera filantropia.

CONCLUSIONI

I più favorevoli al progetto potrebbero obiettare che anche gli Stati custodiscono i nostri dati, ma la differenza è tutta qui: la nostra identità classica è in mano all’amministrazione pubblica, mentre questa identità digitale sarebbe appannaggio di un’organizzazione privata. Quel che è certo, è che gli interessi in gioco sono enormi: basti pensare che Altman ha raccolto attorno a Worldcoin e Orb quasi 250 milioni di dollari dalle più famose società di venture capital della Silicon Valley. Ecco perché, pur con le dovute cautele, non possiamo ignorare la portata della sua ultima creazione.

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