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Dal campo al carrello: il viaggio della frutta e della verdura nei supermercati Italiani

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Facendo un passo in avanti si aprono per magia le porte di vetro scorrevoli e ammiriamo lo spettacolo. Siamo immersi in una miscela di carrelli, musica da radio, pubblicità e aria condizionata. Siamo nel supermercato più vicino a casa, intenti a fare la spesa. 

Appena entrati ci si para davanti il reparto frutta e verdura, messo in bella vista per suggerire al consumatore che quello è un posto dove può trovare cose sane e genuine. Ma sappiamo che il marketing non sempre rispecchia la realtà

Quante volte ci siamo fatti delle domande sulla genuinità di quello che mettevamo in tavola? 

I supermercati sono infatti un anello della catena commerciale che collega il produttore al consumatore. Cosa c’è di mezzo? Quanta influenza ha sulla qualità del prodotto? 

Dopotutto questa è la grande domanda nel commercio del XXI secolo. Possiamo avere di tutto grazie ad un’ampia offerta di prodotti e ad una rete di spedizione e distribuzione altamente efficiente, ma qual è il livello di qualità del prodotto che riceviamo? 

È una domanda spinosa specialmente per il settore alimentare. Fino ai primi anni 2000 erano ancora diffusi i piccoli negozi di frutta e verdura che garantivano la provenienza del prodotto semplicemente perché ci si fidava del fruttivendolo, il quale coltivava spesso egli stesso i suoi prodotti. 

Addirittura, nei piccoli paesi vicino la campagna, non era raro trovare qualche contadino o commerciante ambulante che vendeva parte di quello che aveva raccolto la mattina stessa. Erano, questi piccoli venditori, una garanzia di qualità e benessere. Sapevi da dove veniva quel che coltivavano e non ti facevi tanti scrupoli a fare un po’ di spesa per casa, magari tornando da lavoro. 

Con l’ascesa dei grandi centri commerciali e dei marchi più competitivi, un po’ alla volta stiamo assistendo alla scomparsa dei piccoli rivenditori che la merce la producono da sé, per far spazio sempre più ai commerci centralizzati. È la comodità dei grandi centri, dopotutto. Vuoi il cibo? Lo trovi lì. Dei bei marchi di vestiario? Sempre lì. O magari qualche bel pezzo di tecnologia? Sì, sempre lì, nel grande centro commerciale. Un incrocio di comodità, commercio e varietà di offerta. 

Ma la grande varietà nasconde, dietro la comodità, il mistero della provenienza. Da dove vengono frutta e verdura dei grandi commerci? Domanda interessante specie per i prodotti esotici o fuori stagione. Più aumenta questo commercio iper-fornito e più abbiamo bisogno di garanzie sulla genuinità di quel che mangiamo. 

Tanto per iniziare, essere consapevoli di quel che si compra è fondamentale, e le aziende dedicate sono tenute a indicare sull’etichetta del prodotto la provenienza.

Scandagliando un po’ i prodotti di qualche super o ipermercato vediamo come molti agrumi vengano importati dalla Spagna, alcuni frutti dal Belgio, Brasile e Francia.

Per quanto riguarda la frutta esotica, ovviamente, non possiamo fare a meno che interfacciarci con i paesi più forniti: purtroppo, di esotico, l’Italia ha soltanto alcuni membri della classe dirigente. 

Spiccano tra questi fornitori Messico, Perù, Cile, Sud Africa, Costa Rica, Panama, Columbia, Ecuador, Repubblica Dominicana.

Nonostante in alcune zone del Sud Italia esistano delle coltivazioni di avocado e mango, è raro trovarne di italiani all’interno dei più comuni supermercati. 

E anche l’Italia esporta parecchio. Andiamo forti in Europa con mele, pesche e pomodori.

Ma si potrebbe andare avanti per un bel pezzo a riportare statistiche commerciali. Il punto qual è? 

L’unicità di un prodotto è un fattore d’acquisto. Il made in Italy ce lo dimostra: perché scelgo di pagare centinaia di euro una camicia di sartoria italiana se una fabbrica cinese si propone di fare un capo d’abbigliamento simile al decimo del prezzo e portandomelo pure sotto casa con il corriere? Che gusto c’è ne provare un caffè peruviano se con Amazon mi arriva di qualsiasi genere? Dov’è il bello di sperimentare un gusto esotico se ce l’ho giusto qui nel market sotto casa? Sono domande che i consumatori si fanno, anche inconsapevolmente. E il fatto di avere tutto a portata di mano, sempre, ci priva del gusto della ricerca e della scoperta

Oltretutto questo non è solo un argomento circoscritto all’ economia e alla cultura, si tratta anche di sanità e buon senso. Così come il Fast Fashion sta svalutando il gusto per la moda, allo stesso modo la facile reperibilità di un alimento ne abbassa la qualità. Per quanto possiamo esser bravi a curarla in una serra, un’anguria a Dicembre è coltivata con l’aiuto della chimica, non della magia. Così come il pesce d’allevamento sarà sempre di qualità inferiore a quello pescato in un mare pulito e aperto. 

Cosa scegliamo di metter nel piatto? Come al solito, l’arma più grande è il pensiero critico, affinché permetta scelte ponderate e con un eco positivo sia per la salute che per le generazioni che verranno. 

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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