L’anno nuovo non porta solo progetti e ottimismo, ma anche novità alquanto importanti.
L’evento
Ieri, 1° gennaio 2025, l’accordo quinquennale tra Russia e Ucraina per il transito del gas verso l’Europa è scaduto senza rinnovo, portando all’interruzione delle forniture attraverso questa rotta. Kiev e Mosca hanno entrambe confermato la cessazione dei flussi per volere dell’Ucraina, evidentemente sotto consiglio-imposizione della NATO. Gazprom ha infatti dichiarato: “Dalle 8:00 del mattino, ora locale, il gas russo non viene più fornito per il transito attraverso l’Ucraina”.
La Commissione Europea ha rassicurato che l’UE è preparata ad affrontare questa interruzione, grazie agli sforzi impiegati per diversificare le fonti di approvvigionamento. Sono infatti molteplici le rotte alternative dalle quali arriverà il gas liquefatto e i nuovi padroni della nostra energia saranno gli stessi che hanno appicciato il fuoco del conflitto. Riuscite a indovinare di chi si tratta? Ci arriviamo subito.
C’è chi ha preso bene la notizia, come il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski, il quale ha accolto la fine del transito come una “nuova vittoria”, sottolineando la riduzione della capacità di Mosca di esportare gas direttamente nell’UE. Dall’altra parte il primo ministro slovacco Robert Fico ha espresso preoccupazione, definendo l’interruzione del transito come un evento con “impatto drastico” sull’UE, non solo sulla Russia, la quale perderà inevitabilmente delle quote di mercato in Europa.
Conseguenze per la Russia
Indubbiamente la Russia perderebbe gran parte degli investimenti energetici qui in Europa. Addio rifornimenti a Italia e Germania, tanto per esempio. Si spera infatti che dal colpo inferto Putin dovrebbe retrocedere e abbandonare il conflitto, ma la verità è che nemmeno i dodici e passa pacchetti di sanzioni sono stati in grado di ledere l’economia russa, adattata oggi ad economia di guerra e ancora funzionante.
Per non parlare poi delle relazioni intensificate con Cina e altri paesi orientali per colmare il vuoto economico e politico lasciato dall’Europa. Insomma, indubbiamente la Mosca perderà una fetta di mercato, ma così facendo la troverà altrove, con alleati che non faranno altro che trincerare ancor di più il blocco orientale e raffreddando i rapporti con l’occidente. Che sia davvero possibile la divisione del mondo in due blocchi?
Conseguenze per l’Italia
Sebbene l’Italia abbia ridotto significativamente la sua dipendenza dal gas russo negli ultimi anni, lo stop potrebbe comportare un aumento dei prezzi dell’energia. Secondo alcune stime, nel 2025 le famiglie italiane potrebbero affrontare un incremento delle bollette di circa 300 euro.
Da chi ci riforniremo? La crescita dei profitti per produttori di gas liquido e fabbriche di armi
La diversificazione del rifornimento energetico, sebbene necessaria, ha aumentato i costi per l’approvvigionamento, aggravando la crisi energetica in Europa. Per ovviare alla carenza di rifornimento i paesi europei si stanno dunque rivolgendo ad altri fornitori, i quali godono ovviamente delle conseguenze belliche. L’Austria ad esempio, dipendente dal gas russo, ha recentemente siglato accordi con:
- BP (ex British Petroleum), storica compagnia petrolifera britannica.
- Equinor, compagnia norvegese sostenuta dal governo stesso; la Norvegia infatti, grazie ai giacimenti di gas nel Mare del Nord e alle politiche aggressive di esportazione, è diventata una delle principali alternative al gas russo.
- Cheniere Energy, compagnia statunitense scritturata per l’acquisto di LNG; si tratta della più grande esportatrice americana di gas liquido.
Ebbene sì, gli USA, grazie a questa situazione, hanno rafforzato il loro ruolo di principali esportatori di LNG (gas naturale liquefatto) verso l’Europa, sfruttando la crisi del gas russo. Lo stesso Trump ha minacciato l’Europa, in questa fase, di acquistare dall’America il gas liquido, pena l’imposizione di dazi.
Ecco quindi come la NATO, in Ucraina, fa gli interessi non del popolo ucraino – il quale è diventato ormai carne da cannone – né tantomeno degli europei, bensì quelli dei padroni dei grandi business di armi ed energia.
Prendendo la Cheniere Energy come esempio, vediamo come la sua sede sia a Houston (Texas) e i principali investitori della compagnia includano fondi finanziari americani come Vanguard Group (9,4% delle azioni) e BlackRock (7,14% delle azioni), i quali esercitano un forte controllo non solo sull’industria energetica globale ma anche su quella bellica. Questi signori sono gli stessi che investono nelle industrie che producono le armi che poi vengono spedite in Ucraina e che alimentano il conflitto!
Possibile che nessuno dei nostri leader a Bruxelles abbia da ridire sul teatrino in atto?
Il passaggio dal gas russo trasportato via gasdotto (meno costoso e meno inquinante) al gas liquido statunitense, trasportato via nave, ha fatto aumentare il costo dell’energia in Europa, portando enormi profitti per le aziende americane. Ciò fa indubbiamente il vantaggio dei grandi fondi di investimento precedentemente citati, ma renderà il costo dell’energia un vero incubo qui a noi europei. Per di più, appare evidente come il quadro sia sempre più vantaggioso per questi grassi padroni, i quali stanno facendo miliardi di dollari di profitto grazie ad una politica servile la quale, piuttosto che cedere ai negoziati, soffia sul fuoco della guerra affinché il business si possa alimentare.



