BANNER-imp.info-nuovo.png
banner-mobile-imp.info-nuovo.png

Da paziente a imprenditore – Aiutare terapisti a crescere valorizzando il loro vero potenziale

terapisti

Dalla lotta contro il mal di schiena a diventare un giovane imprenditore. Questa è la storia di Attilio Cimminiello, un ragazzo che ha trasformato la sua esperienza personale di sofferenza fisica in una missione imprenditoriale che oggi aiuta centinaia di terapisti e poliambulatori a farsi conoscere, crescere e ottenere successo. 

Il suo viaggio inizia con un mal di schiena cronico, una lunga ricerca di specialisti e un percorso personale che gli ha permesso di comprendere a fondo le necessità dei pazienti e i limiti del settore. 

A soli 21 anni ha fondato la sua azienda, diventando un partner strategico per i professionisti della salute, aiutandoli non solo ad attrarre nuovi clienti, ma a valorizzare le loro competenze in un mercato sempre più competitivo. 

In questa intervista, Attilio condivide la sua storia, i suoi metodi e preziosi consigli per chi desidera fare la differenza nel proprio settore. Ma ora lasciamo spazio ad Attilio!

Attilio, puoi raccontarci un po’ della tua storia e di come hai iniziato ad aiutare studi e poliambulatori ad acquisire clienti?

Certo! Tutto è iniziato con un’esperienza personale. Quando avevo 14 anni, soffrivo di forti dolori alla schiena e ho cominciato a visitare vari specialisti. Il primo medico che ho consultato mi ha dedicato appena 30 secondi e, senza indagare a fondo, ha detto che ero fortunato e che alla mia età c’era chi stava molto peggio di me. Mi ha quindi suggerito di frequentare una palestra posturale. Così mi sono iscritto a una palestra, ma la qualità del servizio era scadente: troppa gente, poco spazio, e nessuno che mi seguisse davvero. Per due anni mi sono impegnato costantemente, ma il dolore non migliorava.

A 16 anni ho visto un altro specialista, ma la situazione non è cambiata molto. Mi ha chiesto semplicemente di toccare le punte dei piedi e, vedendo che non riuscivo, ha detto che dovevo fare esercizi di allungamento muscolare. Questa è stata la visita. Ancora una volta, il trattamento non ha risolto il problema.

Poi, dopo circa un anno, quando un mio amico personal trainer ha iniziato a seguirmi, ho cominciato a notare qualche miglioramento. 

Con il tempo, lavorando e risparmiando, sono poi riuscito a permettermi da solo un fisioterapista, ottenendo finalmente risultati concreti. Da quel momento, ho sviluppato un interesse per questa materia e ho iniziato a osservare come lavoravano centinaia di specialisti. Contemporaneamente, mi sono appassionato anche al marketing.

Così, ho deciso di combinare la mia esperienza nel cercare di risolvere i miei problemi di schiena con il mio desiderio di aiutare i terapisti a valorizzare il loro lavoro e crescere professionalmente. 

Come mai parli di “valorizzare” e perché per te è così importante? 

È importantissimo che i terapisti imparino a valorizzare sé stessi e il loro lavoro. Molte persone, infatti, non capiscono la differenza tra un terapista e un altro, proprio come i miei genitori in passato che, in buona fede, avevano scelto per me degli specialisti poco attenti al paziente. Ancora oggi, c’è davvero poca consapevolezza su cosa fa esattamente un fisioterapista, un osteopata o un massaggiatore.

Il mio obiettivo è quello di far emergere il vero valore del singolo terapista, aiutandolo a farsi conoscere e a offrire un servizio migliore, e allo stesso tempo aiutare chi, come me, soffre e cerca un supporto professionale di qualità. 

Ho iniziato questo percorso a 18 anni, aperto la Partita IVA a 20 e fondato la mia azienda a 21 anni. Oggi, la mia attività si occupa di aiutare i terapisti a valorizzare il loro lavoro e a riempire gli studi di clienti soddisfatti.

Quali strategie e metodi utilizzi per aiutare terapisti, poliambulatori e palestre ad aumentare il loro fatturato?

La nostra filosofia è diversa da quella di molti competitor. Invece di partire dagli strumenti, come ad esempio sistemare i social o lanciare una campagna pubblicitaria, noi partiamo dai terapisti stessi. Un errore comune, a mio parere, è focalizzarsi solo sugli strumenti: alcuni terapisti si concentrano su ciò che fanno tecnicamente (come scrocchiare il corpo, usare una siringa o fare onde d’urto), ma trascurano poi l’aspetto più importante, ovvero la persona. Invece, i terapisti di maggior successo partono sempre con una valutazione approfondita del paziente. Questo è esattamente ciò che facciamo anche noi con le aziende e gli studi con cui collaboriamo: iniziamo prima di tutto con una vera e propria “anamesi” del business.

La prima domanda che poniamo ai nostri clienti, infatti, è: “Perché dovrei scegliere te e non qualcun altro?” È una domanda fondamentale in un mercato così competitivo come quello attuale. Basti pensare che il numero di professionisti in ambito sanitario sta crescendo a ritmo molto più rapido rispetto alla popolazione italiana: nel 2015 c’erano circa 63-64 mila iscritti all’albo, mentre oggi sono quasi 70 mila. Al contrario, la natalità è in calo, con una media di circa 1,2 figli per donna. Questo significa che il numero di pazienti potenziali diminuisce, mentre la concorrenza cresce (anche per via di operatori abusivi o case farmaceutiche che spingono soluzioni rapide tramite farmaci).

In un contesto del genere, differenziarsi è essenziale se vuoi sopravvivere.

Quando chiediamo ai terapisti “Perché dovrei scegliere te?”, spesso ci rispondono “Perché ho studiato tanto” o “Perché mi dedico sul serio ai miei pazienti”. Certo, queste sono sicuramente delle ottime qualità, ma non bastano perché tutti potrebbero dire la stessa cosa. 

Il lavoro mio e del mio team è infatti quello di far emergere ciò che rende unico ogni terapista. Così, un team dalle 5 alle 8 persone, ciascuna specializzata in un’area diversa del marketing e della comunicazione, lavora a fianco al terapista per identificare la sua unicità. 

Una volta trovato questo elemento distintivo, lo comunichiamo al mondo, attirando così clienti che apprezzano il valore del servizio e che sono disposti a pagare anche di più per un’esperienza di qualità.

In che modo il tuo approccio si differenzia rispetto ai metodi tradizionali di acquisizione clienti per questi professionisti?

Il nostro approccio è unico perché non ci limitiamo a fornire semplicemente strumenti o strategie pubblicitarie. Noi diventiamo veri e propri partner dei nostri clienti: guadagniamo solo quando anche loro guadagnano e così allineiamo i nostri interessi con i loro. Questo modello ci spinge a utilizzare solo le risorse e gli strumenti più efficaci per ottenere dei risultati concreti. Il terapista deve fare solo il suo lavoro, ovvero prendersi cura dei pazienti, mentre noi ci occupiamo di tutto il resto!

Inoltre, a differenza di molti che propongono campagne sconto o offerte (come una “prima seduta gratuita” o “seduta a 30€ invece di 80€”), noi ci concentriamo sulla valorizzazione del professionista. Il nostro metodo non punta a far sembrare il terapista come l’opzione più economica, ma lo posiziona come la scelta migliore in termini di qualità e competenza. Io l’ho sperimentato personalmente da paziente e posso dire che preferisco andare da un professionista che si sa valorizzare e comunicare il suo valore, piuttosto che scegliere qualcuno solo per il prezzo basso.

Quello che noi facciamo è partire sempre dal terapista, lavorando sulle fondamenta del suo business. È un approccio completamente diverso rispetto alle strategie tradizionali e i risultati parlano da soli.

Quali sono le sfide più comuni che affrontano i terapisti, poliambulatori e palestre quando cercano di attirare nuovi clienti e come le affronti?

Le sfide principali in genere sono tre:

  1. Fluttuazioni nel numero di pazienti: molti professionisti vivono una situazione altalenante. Una settimana hanno 30 appuntamenti, quella dopo solo 10, o addirittura un numero costante ma sempre basso di pazienti. Questo accade spesso perché, nonostante siano molto competenti e abbiano studiato a lungo, non riescono a far conoscere la loro bravura al di fuori della cerchia di pazienti che già hanno. Alcuni si affidano ancora al passaparola, che però non funziona più come una volta. Il nostro lavoro si concentra nell’aiutarli a farsi conoscere da chi non li conosce ancora, facendoli emergere in un mercato sempre più competitivo. In un mondo dove ognuno di noi vede circa 10.000 pubblicità al giorno, essere solo l’ennesima promozione non funziona. Bisogna distinguersi, ed è su questo che lavoriamo.
  1. Mancanza di valorizzazione: un altro problema è la difficoltà nel valorizzarsi e quindi anche nel fissare i giusti prezzi. Molti terapisti pensano: “Non posso alzare i prezzi, nella mia zona le tariffe sono queste”. Ma non ha senso che un terapista che ha studiato per 20 anni e ha fatto esperienza in tutta Europa, debba farsi pagare meno di un massaggiatore (con tutto il rispetto per chi lavora in questo settore). A volte vediamo estetiste che fanno pagare un massaggio 70€, mentre terapisti che chiedono solo 30€. Questo accade perché non hanno imparato a valorizzarsi. È un peccato che l’università insegni come curare i pazienti, ma non come attrarre nuovi clienti e comunicare il proprio valore. Di conseguenza, l’unica soluzione che trovano è abbassare i prezzi, creando così un “mercato sbagliato” dove anche chi offre servizi di alto livello non riesce a posizionarsi bene.
  1. Mancanza di tempo e difficoltà nel delegare: una volta che i primi due problemi vengono risolti e lo studio inizia a riempirsi di pazienti, molti si trovano ad affrontare la sfida del tempo. Alcuni terapisti lavorano 12 ore al giorno e, pur fatturando cifre importanti, non hanno più tempo per se stessi o per la famiglia. In più, spesso non riescono a delegare ai collaboratori. Noi interveniamo anche qui, fornendo sistemi che permettono loro di delegare in modo efficace, liberando tempo prezioso. Per esempio, abbiamo seguito terapisti che lavoravano 12 ore al giorno con un fatturato di 15.000€ al mese. Oggi, grazie ai nostri metodi, fatturano il triplo, lavorando solo 3 giorni alla settimana invece di 6, con una squadra di collaboratori e con margini di guadagno più alti. Questo significa non solo più entrate, ma anche più tempo per la famiglia e per sé stessi!

Quali competenze e conoscenze ritieni siano fondamentali per il successo nel tuo campo e come le hai sviluppate?

Una delle competenze fondamentali è sicuramente la capacità di comprendere a fondo le sensazioni delle persone che soffrono. Io stesso ho avuto problemi di mal di schiena per anni, quindi so esattamente cosa si prova. Questa esperienza personale mi ha permesso di capire cosa vive una persona che ha dolore cronico, come chi soffre di mal di schiena, mal di testa o altri dolori. Quando conosci davvero le sensazioni che un paziente prova ogni giorno, riesci a costruire una connessione vera con lui, facendolo sentire anche capito. Quando un paziente si sente capito, si fida di te, e la fiducia è la chiave per ottenere risultati.

Poi, è altrettanto importante conoscere bene il mondo dei terapisti. Prima di aprire la mia azienda, infatti, ho fatto centinaia di visite, passando da personal trainer specializzati in mal di schiena, osteopati, fisiatri e fisioterapisti. Ho osservato attentamente ciò che funzionava e ciò che non andava in ogni approccio. Questa esperienza mi ha dato una comprensione profonda delle dinamiche di questi professionisti e di cosa rende davvero efficace il loro lavoro.

Poi credo che un altro elemento fondamentale per il successo nel mio campo sia la curiosità. Il mio CFO una volta mi ha detto “Noi siamo arrivati qui perché siamo stati così stupidi da credere fin dall’inizio che fosse vero”. Io non credo di essere arrivato da nessuna parte, ho ancora molta strada da fare, ma credo fortemente che la curiosità mi abbia spinto molto avanti.

Quali consigli daresti ai giovani imprenditori che desiderano avere un impatto simile nel loro settore? 

Il primo consiglio che posso dare è: Buttati! Non avere paura di fallire, perché è proprio dagli errori che impari di più. La prima volta che ho investito in un corso, ho speso tutti i soldi che avevo risparmiato in tre mesi lavorando come bagnino. È stato un fallimento, ho perso tutto. Ci ho riprovato e anche la seconda volta è andata male. Ma nonostante ciò, continuavo a imparare. Quegli errori mi hanno insegnato lezioni che ancora oggi mi tornano utili.

C’è una storia che spiega bene questo concetto. Immagina un cubetto di ghiaccio in una stanza a -10 gradi. Una persona, senza sapere la temperatura, ha il compito di farlo sciogliere e quindi inizia a fare esercizio fisico per riscaldare la stanza. Si impegna al massimo, ma dopo ore di fatica, il cubetto rimane intatto. Nonostante ciò, non si arrende e continua a provare, anche se il cubetto non sembra cambiare. Quello che non sa è che, a ogni tentativo, la temperatura della stanza sta lentamente salendo: da -10 a -9, poi a -8 e così via. Alla fine, la stanza raggiunge 1 grado e il cubetto si scioglie da solo, senza ulteriori sforzi. Non è certo stato quell’ultimo allenamento a scioglierlo, ma l’accumulo di tutto l’impegno precedente. Questo significa che, anche se i tuoi primi sforzi sembrano non dare frutti, stai comunque creando le condizioni per il successo. Ogni errore, ogni fallimento, è un passo verso il raggiungimento del tuo obiettivo!

Se sei fisioterapista, osteopata o hai un poliambulatorio, contatta ora Attilio cliccando qui!

banner-mobile-imp.info-nuovo.png
Avatar photo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Dibattito e Confronto Generazione Z Scenari ed Analisi Economiche

La prigione della mediocrità finanziaria

Traduciamo integralmente e riportiamo di seguito un pezzo che abbiamo ritenuto di gran valore per forma e contenuto. Qui l’originale. Autore: @systematicls, X. Traduzione: F. Iavarone. Introduzione Non sono uno “stock picker” (uno che sceglie singole azioni). Io credo in una strategia fatta di tante scommesse diverse, ognuna con bassa probabilità di successo (<= 53% […]

Continua a leggere
giovani motivati
Generazione Z

Non esistono più giovani motivati perché abbiamo smesso di crearli

Tempo fa ho sentito alcuni imprenditori lamentarsi di non trovare giovani motivati, preparati e pronti per il mondo del lavoro. Questo è vero, là fuori ci sono ragazzi che non hanno molta voglia di lavorare e non sono un granché motivati. Ma la vera domanda è: quanto stai facendo tu, come imprenditore, per cambiare questa realtà? Perché se vogliamo che le cose cambino dobbiamo prima agire noi per cambiarle.

Continua a leggere
azienda di famiglia
Generazione Z

Come si guida un’azienda storica a 30 anni (senza perdere le radici): la storia di Ilaria Felluga

Come innovare un’azienda di famiglia senza perdere la tradizione: la storia di Ilaria Felluga e della sua impresa vinicola nel Collio

Continua a leggere