Le misure restrittive implementate dai governi durante la pandemia da COVID-19 hanno sollevato importanti questioni riguardo alla limitazione delle libertà civili.
Recentemente, il giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti Neil Gorsuch ha espresso le sue preoccupazioni riguardo a tali misure restrittive. Il giudice ha messo in guardia anche riguardo ai pericoli che derivano dalla concentrazione eccessiva dei poteri decisionali nelle mani di pochi.
Nella sua dichiarazione, Gorsuch ha citato il caso delle cosiddette “ordinanze del Titolo 42”, un ordine di emergenza per contrastare l’immigrazione clandestina.
Le disposizioni, inizialmente introdotte durante l’amministrazione Trump e successivamente ampliate sotto la presidenza di Joe Biden, sono scadute questo mese. La scorsa settimana, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto la richiesta di alcuni stati a guida repubblicana di prorogarle.
Questi decreti di emergenza, erano stati introdotti per limitare l’immigrazione nel paese al fine di prevenire la diffusione del COVID-19. Nonostante il motivo apparentemente giustificato di proteggere la salute pubblica, Gorsuch ha sottolineato che tali misure sono:
“La più grande violazione delle libertà civili nella storia del paese in tempo di pace”.
Gorsuch fa una ricostruzione puntuale di ciò che è avvenuto negli USA dal marzo 2020, periodo in cui funzionari esecutivi in tutta l’America hanno emesso decreti di emergenza su vasta scala.
I governatori e i leader locali hanno imposto ordini di confinamento che costringevano gli americani a rimanere nelle proprie case, anche quando una semplice passeggiata da soli sarebbe stata inoffensiva. Hanno chiuso attività commerciali e scuole, pubbliche e private, limitando la libertà di movimento e di scelta degli americani. Hanno addirittura chiuso le chiese, nonostante permettessero ad altre attività, apparentemente meno essenziali come i casinò, di continuare a lavorare.
Non solo i funzionari esecutivi a livello statale hanno preso azioni drastiche, ma anche quelli a livello federale. Hanno utilizzato agenzie governative per regolare le relazioni tra locatori e inquilini in tutto il paese. Hanno addirittura avvertito che i militari che rifiutavano il vaccino avrebbero rischiato il congedo disonorevole e la reclusione.
Mentre gli americani affrontavano queste misure restrittive senza precedenti, le legislature statali e il Congresso, sono rimasti silenziosi troppo spesso. I tribunali, incaricati di proteggere le libertà dei cittadini, si sono occupati solo in parte delle violazioni.
Il giudice Gorsuch ci lascia con una serie di lezioni che, secondo lui, dovremmo aver imparato dalla gestione di questa emergenza:
- Che la paura e il desiderio di sicurezza sono forti motivazioni. Possono spingere le persone a chiedere azioni, qualsiasi azione, purché qualcuno faccia qualcosa per affrontare una minaccia percepita. Un leader o un esperto che promette di risolvere tutto, purché seguiamo le sue istruzioni, può diventare una figura molto potente.
- Che se accettiamo decisioni prese da pochi senza discutere e abbandoniamo facilmente la pretesa che le leggi vengano approvate dai nostri rappresentanti, potremmo perdere molte delle nostre preziose libertà civili: il diritto di praticare liberamente la nostra religione, di discutere le politiche pubbliche senza censure, di incontrarci con amici e parenti o semplicemente di uscire di casa. Potremmo anche finire per incoraggiare coloro che ci chiedono di ignorare i normali processi legislativi e rinunciare alle nostre libertà personali.
- Che concentrare il potere in poche mani può sembrare efficiente e popolare, ma non porta a un buon governo. Anche se una persona o i suoi consulenti sono molto intelligenti, non possono sostituire la saggezza collettiva del popolo che può emergere nel processo legislativo. Le decisioni prese da coloro che non accettano critiche di solito non sono così buone come quelle prese dopo un dibattito aperto e sincero. Le decisioni prese improvvisamente di solito non sono sagge come quelle prese dopo una riflessione attenta. Le decisioni prese da pochi spesso causano conseguenze indesiderate che potrebbero essere evitate coinvolgendo più persone. Gli autocrati hanno sempre mostrato questi difetti. Non c’è dubbio che in certi casi sia necessaria e appropriata l’azione decisa dell’esecutivo. Ma se i decreti di emergenza promettono di risolvere alcuni problemi, possono anche crearne di nuovi. E governare basandosi su decreti di emergenza indefiniti rischia di svuotare la nostra democrazia e le nostre libertà civili.
Anche in Italia durante questo periodo, siamo stati testimoni di varie misure restrittive: confinamenti obbligatori, chiusure di attività e limitazioni alla nostra libertà di movimento e di scelta. Queste azioni hanno sollevato dubbi sulla tutela delle nostre libertà civili e sul ruolo dei diversi poteri dello Stato, con alcune decisioni che sembravano superare i limiti dei loro poteri.
Da questa situazione, possiamo trarre spunti di riflessione anche come imprenditori. Dobbiamo considerare come le restrizioni governative possano influire sulle nostre attività economiche e sostenere politiche che bilancino la protezione della salute pubblica con la salvaguardia dell’economia e dei nostri diritti individuali. Come imprenditori, possiamo svolgere un ruolo attivo nel promuovere un dialogo costruttivo sulla gestione delle crisi e nel difendere la necessità di un processo decisionale democratico e trasparente.
La pandemia da COVID-19 ci ha posto di fronte a sfide significative, ma ci ha anche ricordato l’importanza di proteggere e preservare le nostre libertà civili. Questa esperienza dovrebbe spingerci a rafforzare le nostre istituzioni democratiche e a cercare un equilibrio sostenibile tra la gestione delle emergenze e la tutela delle nostre libertà fondamentali.
Dobbiamo imparare da questa situazione e lavorare insieme per costruire una società in cui le decisioni siano prese in modo equo, con il coinvolgimento di tutti i cittadini e nel rispetto delle nostre libertà individuali.



