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Cosa sei disposto a lasciare in eredità alle generazioni future?

eredità
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Van Gogh in un famoso aforisma diceva “Non vivo per me, ma per la generazione che verrà”.

Questo è il grande tema. Cosa siamo disposti a lasciare in eredità alle generazioni future?

Andrea Pitzus

Le generazioni più grandi hanno un ruolo di grande responsabilità nei confronti dei giovani: quello di incoraggiarli, guidarli e ispirarli attraverso le loro esperienze e storie di vita.

È proprio di questo che si è parlato in una puntata del podcast “Generazione Z, talk show condotto da Manuel Garau e destinato alla trasmissione nelle scuole superiori di tutta la Sardegna. 

L’ospite di questo episodio è Andrea Pitzus, un giovane imprenditore edile appassionato di architettura che realizza dimore esclusive in Costa Smeralda. Andrea è amministratore delegato di un’azienda che si occupa di edilizia, la Pitzus Group Costruzioni Srl

In questo articolo, riporterò alcuni estratti dell’intervista ad Andrea. Per vedere l’intervista completa, clicca qui!

Andrea, la prima volta che ci siamo incontrati mi hai raccontato che, da ragazzo, volevi diventare un pilota di aerei. Come sei passato dal voler pilotare aerei a costruire ville di lusso in Costa Smeralda? Due mondi totalmente diversi!

È una bellissima domanda! Nel 2008/2009 stavo frequentando l’istituto aeronautico ad Olbia nel quale studiavo, appunto, per realizzare il mio sogno di diventare pilota.

Durante quello stesso periodo, mio padre, che gestiva un’azienda nel settore edile, dovette affrontare delle difficoltà economiche legate alla crisi finanziaria di quel tempo. Di conseguenza, io decisi di interrompere provvisoriamente il mio sogno di diventare pilota per poter sostenere mio padre.

Iniziai così, quasi per caso, a lavorare con lui nei cantieri e, di conseguenza, a sporcarmi le mani con un po’ di lavoro fisico, ma sempre con l’aspirazione di prendere il brevetto da pilota in futuro.

Vedi, io credo che non tutti i mali vengano per nuocere. Forse il destino voleva indirizzarmi verso un percorso diverso. Entrando nell’azienda di mio padre in un momento molto difficile, infatti, ho gradualmente capito che la mia vera vocazione non era quella di diventare pilota, ma di intraprendere la strada dell’imprenditoria.

Da lì, poi, ho iniziato a prendere sempre più in mano l’azienda di mio padre e, nel corso degli anni, l’abbiamo migliorata tanto, specializzandoci soprattutto nelle ristrutturazioni e nuove costruzioni di ville di pregio.

Quali sono state le conseguenze della crisi del 2008 per le aziende edili?

In generale, in quel periodo, tutti i settori sono stati colpiti. L’edilizia ha subito un impatto piuttosto drastico.

Il problema principale è stato il “dietrofront” da parte delle banche. Nel caso di mio padre, hanno iniziato a ritirare i fidi (cioè gli affidamenti bancari) e a chiedere un rientro di crediti. Poi è arrivata anche quella che oggi si chiama Agenzia delle Entrate-Riscossione a bussare alle porte, chiedendoci di pagare delle cartelle esattoriali abbastanza importanti. 

Di conseguenza, il lavoro è ovviamente diminuito. Questa situazione ha lasciato mio padre un po’ impreparato: ha dovuto licenziare parte del personale, pagare tutti i TFR e pagare i fornitori, trovandosi improvvisamente senza entrate. È passato, quindi, dall’avere un fatturato considerevole a, l’anno dopo, vederlo crollare completamente. 

Le banche avevano smesso di concedere mutui, le persone adottavano una maggiore cautela nelle spese, posticipando così eventuali lavori di ristrutturazione e costruzione. Questa situazione ha portato il mercato a bloccarsi.

In quel periodo abbiamo attraversato momenti estremamente difficili e io, nonostante avessi solo 18 anni, ho deciso di sostenere e dare una mano a mio padre partendo dalle basi. Ritengo che chiunque entri nel mondo del lavoro debba mettersi in gioco e imparare il mestiere partendo dalle fondamenta, per comprenderlo a fondo e farlo proprio.

Quando andavi ancora a scuola come te la vivevi? Avevi già iniziato a lavorare?

Credo che mio padre sia stato molto bravo e saggio, perché, nonostante la nostra famiglia fosse agiata, ha sempre trasmesso a me e mia sorella non tanto la ricchezza materiale, quanto i valori profondi, che sono i veri tesori che un genitore può donare ai propri figli. Mi ha insegnato davvero l’importanza e il valore del sacrificio.

Così, ogni estate, sia io che mia sorella Valentina, ci mettevamo all’opera. Io in cantiere e Valentina nella cartoleria di nostra mamma. Attraverso queste esperienze abbiamo imparato il valore del denaro: i nostri genitori ci hanno fatto capire che per guadagnarlo occorre dedicare impegno e sacrificio. Da quando avevo 14 anni ho iniziato a lavorare come manovale nei cantieri, a comprendere appieno cosa significasse il sacrificio, a svegliarmi presto al mattino, ad essere il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene. Tutti questi valori, trasmessi da mio padre, sono diventati parte integrante della mia persona.

Questo è un metodo che credo ogni genitore dovrebbe adottare: non dare troppo ai figli, ma piuttosto togliere per insegnare loro l’importanza dell’autonomia e dell’impegno personale. Bisognerebbe far capire loro che per ottenere qualcosa nella vita occorre faticare, che solo con impegno si ottiene una ricompensa. A me questo insegnamento è tornato molto utile nel corso degli anni, soprattutto durante le difficoltà economiche in cui ci siamo trovati. In quei momenti, non c’era nessuno che potesse sostenerci: dovevamo affrontare le sfide con le nostre forze. Mio padre è stato un esempio di forza e determinazione in quel contesto, e mi ha trasmesso la voglia di prendere in mano la situazione e cambiarla!

Dato il tuo impegno nel campo della formazione, c’è un concetto che ti ha colpito particolarmente e che porti con te nella tua vita quotidiana?

Un concetto importante, che ho appreso da Paolo Ruggeri, è quello dello “scambiare in abbondanza”, ossia dare sempre alle persone più di quanto loro si aspettino da noi. 

Questo principio non si applica solo in un contesto lavorativo, ma anche nelle relazioni, nelle amicizie, nell’amore e, in generale, nella vita. Dobbiamo costantemente sforzarci di dare agli altri molto più di quanto promettiamo loro.

Comprendere ciò mi ha aiutato ad emergere e a distinguermi, soprattutto nel mondo del lavoro, poiché ho imparato a valorizzare il “dare” anziché aspettare di “ricevere”

Dovremmo tutti concentrarci di più sul dare. Troppo spesso ci troviamo ad essere egoisti e concentrati unicamente sui nostri obiettivi personali. Io credo fermamente, e lo sto vivendo in prima persona anche attraverso il mio coinvolgimento nella onlus Imprenditore Non Sei Solo, che donare poi nel tempo ci restituisca tanto. Io ho fatto di questo dono una filosofia di vita.

Hai citato Imprenditore Non Sei Solo. Raccontaci, di cosa si tratta?

Imprenditore Non Sei Solo è una ONLUS di imprenditori e professionisti che donano gratuitamente consulenza e formazione ai colleghi in difficoltà per evitare che si tolgano la vita per motivi economici.

Più che un’associazione è un gruppo di amici unito da forti valori, che hanno deciso di condividere il loro tempo, l’esperienza e le conoscenze per aiutare chi è in difficoltà. Grazie al nostro staff di volontari, l’associazione ha creato per gli imprenditori in difficoltà un percorso formativo personalizzato completamente GRATUITO e studiato appositamente per far ripartire le aziende in difficoltà.

Affrontiamo temi che spaziano dalla gestione finanziaria alla leadership, dal management al marketing e alla vendita. Insomma, vogliamo fornire gli strumenti necessari per affrontare ogni difficoltà e cambiare la propria situazione.

Poi, come dicevo, la maggior parte di noi volontari sono imprenditori o professionisti. Questo fa sì che gli imprenditori in difficoltà si sentano compresi e supportati nel vedere persone che condividono la loro stessa esperienza e che, come nel mio caso, hanno affrontato e risolto problemi simili in passato. Siamo qui per aiutarli davvero nel processo di ripresa dalle difficoltà, nella loro rinascita!

Cosa ti ha spinto a iniziare a fare il volontario?

Mi ha spinto il fatto che anche la mia famiglia abbia affrontato enormi difficoltà, quindi so cosa si prova in quei momenti. Ho vissuto personalmente un periodo difficile insieme anche ai miei genitori, che spesso non erano lucidi, e comprendo le pressioni psicologiche che si vivono in quelle situazioni. Da parte dei nostri genitori era difficile far comprendere, anche a noi figli, che le cose si sarebbero potute risolvere. 

In quel momento, avrei desiderato che un’associazione come Imprenditore Non Sei Solo ci aiutasse, anche se, purtroppo, ancora non esisteva. Se avessimo avuto un sostegno di questo tipo, io e la mia famiglia saremmo sicuramente riusciti,  in due/tre anni, ad uscire da quella situazione e a risolvere tutti i nostri problemi finanziari. In realtà abbiamo impiegato una decina d’anni a risollevarci. Perciò mi sono detto che “se posso contribuire, anche solo in piccola parte, a donare un po’ del mio tempo per aiutare qualcuno a riemergere, lo faccio con immenso piacere e gratitudine.”

Durante quei dieci anni, mio padre ha commesso diversi errori. Considera che lui è partito dal basso, sporcandosi le mani: da manovale è diventato muratore, da muratore piccolo artigiano, da artigiano impresario. Nessuno, però, gli ha mai insegnato a fare l’imprenditore. Nessuno gli ha spiegato i principi del management finanziario o come gestire un’azienda e le persone al suo interno. Quindi, naturalmente, ha concentrato tutti i suoi sforzi sulla tecnica, sul costruire al meglio le case.

Inevitabilmente ha commesso qualche errore, è normale! Poi ha avuto la sfortuna di trovarsi in un periodo molto difficile, o forse sarebbe meglio dire la fortuna, perché è proprio nei momenti di difficoltà che tiriamo fuori il meglio di noi stessi!

Quindi io, in quel momento, non solo ho dovuto acquisire competenze nel settore dell’edilizia, ma contemporaneamente ho dovuto imparare anche l’arte di fare l’imprenditore. È stato proprio lì, quando ero solo un ragazzino di 19 anni senza grandi competenze, che è nata in me una grande determinazione, una voglia ardente di crescere. 

Così ho iniziato a immergermi in libri manageriali e a frequentare corsi sulla crescita personale, sul marketing, sul posizionamento, sul branding. Pian piano, ho cominciato ad applicare quanto appreso in azienda: ho migliorato la gestione finanziaria e ho adottato strategie di promozione innovative in un settore tradizionalmente conservatore come l’edilizia. Così ho cominciato a vedere i primi risultati tangibili. Questi successi sono stati una spinta ulteriore a continuare a migliorare, innovare e distinguerci sul mercato.

Insomma, abbiamo RIVOLUZIONATO un settore tradizionalmente arretrato, rendendolo innovativo e all’avanguardia. Abbiamo sviluppato una nostra applicazione, in condivisione con i nostri clienti, che consentiva di monitorare i progressi del cantiere in tempo reale, raccogliere documenti relativi alle abitazioni e condividere foto quotidiane, progetti e dettagli di design d’interni.

Quale consiglio avresti voluto dare all’Andrea diciottenne?

Il consiglio che mi darei è quello di non concentrarmi sulle negatività, ma solo sulle risoluzioni ai problemi che si presentano. A 18 anni non avrei mai immaginato di realizzare ciò che abbiamo creato ad oggi, perché tutto mi sembrava confuso e annebbiato. Pensavo che le difficoltà fossero solo delle “sfighe” e che fosse un marchio personale, che accadessero solo a me.

Invece poi, dopo 10 anni, ho realizzato che quel periodo difficile era essenziale per plasmare un Andrea migliore. Queste difficoltà mi hanno permesso di emergere, di crescere come individuo, di diventare una persona più empatica e altruista, consapevole del valore del dono.

Quindi, un concetto importante che mi sento di consigliare a ogni ragazzo è quello di abbandonare le negatività e concentrarsi sulle soluzioni positive al presente. La mente è estremamente complessa e richiede stimoli costanti, perché tende naturalmente a preferire la comodità, la famosa “zona di comfort”. Bisogna sfidare questa tendenza, addentrarsi nello scomfort. Ti assicuro che affrontare a testa alta le sfide che si presentano può condurre a risultati sorprendenti.

La paura è una costante per ogni imprenditore. Io, nel mio schermo dell’iPhone, ho una frase bellissime che dice: “La paura non è un’opzione se sei un imprenditore”, che è diventata un vero e proprio mantra per me. Ovviamente la paura c’è e ci sarà sempre perché le sfide che ci attendono sono sempre più impegnative ed è importante affrontarle. Ogni giorno per un imprenditore è una nuova battaglia da affrontare e superare. 

Ciò che una volta sembrava insormontabile per me, 10 anni fa, oggi non mi spaventa più. L’imprenditore è in costante confronto con la paura del futuro, in costante superamento di sé e dei suoi limiti ed è questo che lo fa crescere.

Questo principio funziona in generale, non solo nell’imprenditoria, ma anche nello sport, per esempio. Io, infatti, mi sforzo sempre di dare di più rispetto a ciò che mi sono prefissato, in ogni ambito della vita. Se pianifico di correre 10 km, ne faccio 12. Se sto facendo un allenamento di crossfit, cerco sempre di sollevare un po’ di più del previsto. È una sfida personale, un modo per allenare non solo il mio corpo, ma soprattutto la mia mente, ad uscire dalla zona di comfort e superare ogni giorno i limiti che mi sono imposto.

Questo è il consiglio che darei all’Andrea di 18 anni e a qualsiasi altro giovane: elimina le negatività e la paura, concentrati sulle soluzioni, sfida te stesso ogni giorno e agisci sempre al massimo delle tue potenzialità. Vedrai che il successo arriverà!

Io immagino un mondo in cui i giovani si sentono liberi di condividere i propri obiettivi senza paura di essere giudicati.

Per questo dobbiamo incoraggiarli a intraprendere strade che conducono alla felicità, ascoltando le loro passioni e aspirazioni.

Abbiamo il dovere di guidarli e far esplodere il loro potenziale offrendogli la libertà di esplorare, scoprire e realizzare i propri sogni.

Vedo troppi adulti lamentarsi dei giovani di oggi ma quasi nessuno che si prende la responsabilità di motivarli e condurli verso la loro crescita personale.

Io non amo lamentarmi e ho deciso di dare il mio piccolo contributo per aiutare i giovani talenti a trovare quella “Fame” insita in ognuno di loro che a me ha aiutato a uscire dalle ceneri ed emergere

Andrea Pitzus
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