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Cosa fare con il TFR dei propri collaboratori

Barbagallo TFR
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Il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) è considerato a tutti gli effetti un debito dell’azienda nei confronti dei propri collaboratori, da onorare al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Tuttavia, la gestione del TFR può essere un’area complessa e ricca di sfide per gli imprenditori.

Oggi mi aiuta ad approfondire questo argomento Gianluca Barbagallo, CEO di Prometeo Investing, che da odontoiatra appassionato di investimenti, ha intrapreso un percorso di formazione durante il lockdown del Covid19, fino a diventare consulente finanziario autonomo.  

Perché dovresti continuare a leggere fino alla fine? 

Perché esploreremo le diverse opzioni disponibili per destinare il TFR e analizzeremo i vantaggi e gli svantaggi di ciascuna scelta. Se sei un imprenditore o un dirigente aziendale interessato a ottimizzare la gestione del TFR e a offrire ai tuoi collaboratori soluzioni finanziarie vantaggiose, questa conversazione è per te. Continua a leggere per scoprire come fare del TFR un’opportunità di crescita sia per la tua azienda che per i tuoi collaboratori.

TFR: come gestirlo al meglio

Dove si può destinare il TFR?

  • Può essere versato in un fondo pensione
  • Può essere lasciato in azienda. 

Chiariamo subito una grossa differenza tra le due opzioni. Nel caso in cui si decida di destinarlo al fondo pensione, il Tfr verrà riscattato nel momento in cui si andrà in pensione. Nel caso in cui si decida di lasciarlo in azienda verrà riscattato quando cesserà il rapporto di lavoro (licenziamento, dimissioni, pensione etc…).

In genere l’imprenditore non vede di buon occhio il trasferimento del TFR di un dipendente alla previdenza complementare. Questo si verifica perché le aziende tendono a considerarlo come un “tesoretto” utile per l’autofinanziamento della propria attività. Occorre però chiarire due aspetti.

Il primo è che il TFR rappresenta denaro dei dipendenti (e non dell’azienda) e pertanto non può essere utilizzato dall’azienda come forma di autofinanziamento. Il secondo aspetto è però ancor più importante: versare il TFR in un fondo pensione è vantaggioso anche per il datore di lavoro!

Vediamo quali sono i principali vantaggi per l’azienda:

  1. Vantaggi Fiscali

Il trasferimento del TFR in un fondo pensione comporta innanzitutto un beneficio fiscale, poiché rappresenta un costo deducibile dal reddito di impresa. Le aziende che accantonano il TFR in un fondo pensione beneficiano di una maggiore deduzione dal reddito di impresa nell’ordine del 6% (se sono aziende con meno di 50 dipendenti) o del 4% (se sono aziende con più di 49 dipendenti). Questa percentuale si applica all’ammontare del TFR annualmente conferito. In termini pratici, questo significa che un’impresa con meno di 49 dipendenti che deve accantonare 30.000 euro l’anno di T.F.R. può dedurre 31.800 euro di costi.

E fin qui poca roba.

  1. I vantaggi economici per un’azienda

Un ulteriore beneficio è invece di natura prettamente economica.

L’azienda che versa il TFR dei dipendenti nel fondo pensione non si accolla più l’onere della rivalutazione annuale prevista per legge. Ricordiamo a tal fine che ogni anno il TFR deve essere rivalutato di un ammontare pari all’1,5% più il 75% della rivalutazione Istat: un costo importante, che può essere eliminato sfruttando i benefici della previdenza complementare. In questo modo il datore di lavoro dovrà versare solo il TFR secco senza alcuna rivalutazione.

Potreste pensare che quindi è una soluzione che conviene solo all’azienda. In realtà la scelta di versare il TFR nel fondo pensione è una di quelle poche cose nella vita che è realmente win-win. Infatti conviene molto anche al dipendente. Vediamo perché.

I punti di forza del Tfr in azienda

Lasciare il Tfr in azienda è da ritenersi la scelta migliore se si considerano questi aspetti:

  • I costi. Il Tfr lasciato in azienda ovviamente non prevede alcun costo per il dipendente mentre destinarlo alla previdenza complementare, per quando bassi, comporta comunque l’applicazione delle commissioni previste dalla specifica soluzione scelta
  • La “restituzione”. Il Tfr in azienda viene corrisposto interamente sotto forma di capitale al momento del pensionamento o, anche prima di maturare questo diritto, in caso di cambio del lavoro. Se invece viene destinato alla previdenza complementare il Tfr può essere ritirato solo al momento del raggiungimento dei requisiti per andare in pensione. In questo caso ci sono tre possibilità di poterlo ritirare:

1. 100% rendita

2. 50% rendita e 50% capitale

3. 100% capitale

Le prime due opzioni si possono richiedere sempre. Richiedere invece il 100% del capitale è una soluzione che è possibile solo in determinati casi (se il montante non è una cifra molto alta)

Tecnicamente è possibile ottenere tutto il Tfr in forma di capitale solo nel caso in cui il montante finale del fondo pensione fosse così basso che, trasformandone il 70% in rendita si genererebbe una rendita inferiore al 50% dell’assegno sociale. Nel valutare questo punto bisogna considerare che questa cifra cambia ogni anno, attualmente (2024) si attesta tra i 70.000 e gli 80.000 euro.

  • Il riscatto. Se lascio il Tfr in azienda il riscatto anticipato è infatti possibile al 100% in caso di perdita o di cambio del lavoro mentre, destinandolo alla previdenza complementare è possibile riscattarlo al 50% in caso di disoccupazione dopo 1 anno o il 100% in caso di disoccupazione dopo 4 anni o invalidità superiore al 66%.

I punti di forza della previdenza complementare

Decidere di destinare il Tfr alla previdenza complementare non ci permette solo di essere lungimiranti ed avere una risposta alle esigenze che avremo nella quarta fase della nostra vita, (fra l’altro in un contesto demografico di allungamento della vita media e, quindi, dell’aumento delle esigenze di supporti economici quando non avremo più l’opportunità di lavorare), ma ci consente anche di avere questi vantaggi rispetto al Tfr lasciato in azienda:

  • di fruire di una particolare tassazione: se lo lascio in azienda, al momento della liquidazione, sull’intero ammontare del Tfr si applica l’aliquota media Irpef degli ultimi 5 anni – dal 23% al 43% – mentre, sia al pensionamento che in caso di anticipazioni sanitarie o riscatto da disoccupazione, se destinato alla previdenza complementare si applica un’aliquota che varia dal 9% al massimo 15% in funzione degli anni di permanenza al fondo (uno dei motivi per cui conviene aprire una posizione di previdenza complementare fin da bambini!). Le altre anticipazioni sono tassate in misura fissa al 23%.
  • Il contributo aggiuntivo. Aderire in maniera esplicita al fondo pensione negoziale ad adesione collettiva (come ad esempio il Cometa per i lavoratori Metalmeccanici o il Fonchim per i chimici), oltre al versamento del Tfr, permette di ottenere anche un contributo extra che il datore di lavoro è tenuto a conferire.
  • di ottenere rendimenti più elevati rispetto al Tfr lasciato in azienda. Dettaglio non secondario e sicuramente importante nel fare la nostra scelta sulla destinazione. In termini di rendimento, il Tfr lasciato in azienda viene rivalutato ogni anno con un tasso pari all’1,5% + 75% dell’indice Istat inflazione (cifra che viene richiesta al datore di lavoro di riconoscere ma che nessun Titolo di Stato, gestore finanziario né compagnia assicurativa arriva a garantire).

Questo in termini pratici significa che spetta al datore di lavoro integrare il TFR di diverse migliaia di euro in aggiunta quando viene liquidata una posizione poliennale. 

Nella previdenza complementare, invece, la rivalutazione è data in funzione della strategia scelta Il consiglio, quindi, è quello di scegliere strategie aggressive se manca ancora parecchio tempo alla nostra pensione e dell’andamento dei mercati. Da questo grafico notiamo come, allungando la valutazione su orizzonti temporali lunghi il Tfr lasciato in azienda si è rivalutato in maniera nettamente inferiore rispetto ai fondi pensione. In questo modo diventa ininfluente quell’anno in cui magari i mercati hanno registrato performance negative e sono state battute dalla rivalutazione del TFR in azienda.

NB: attenziona le differenze di rendimento in verde chiaro (Tfr in azienda) con quelli in verde scuro (Tfr in fondo pensione aperto).

ESEMPIO 1: LA TASSAZIONE

Ipotizzando di avere lo stesso montante di TFR, ad esempio 70.000 euro (lordi). 

La differenza enorme sta nella tassazione. 

Infatti quando si riceve il TFR dal fondo pensione possiamo riuscire ad ottenere anche il 9% di tassazione (dopo 35 anni)

Quando invece si riceve il TFR dall’azienda la tassazione va a sommarsi al reddito Irpef.  Attualmente lo scaglione Irpef più basso è al 23%.

TFR NETTO FONDO PENSIONE: 70.000 – 9% = 63.700 euro

TFR NETTO AZIENDA: 70.000 – 23% = 53.900 euro

ESEMPIO 2: I RENDIMENTI

Ipotizzando di investire 100 euro al mese di Tfr in un fondo aperto con un rendimento medio del 4% per 35 anni otteniamo un montante finale che si assesta vicino agli 85.000 euro.

Se invece manteniamo il Tfr in azienda e lo rivalutiamo all’inflazione otteniamo un rendimento di circa il 2,5% e quindi un montante dopo 35 anni di 67.000 euro.

La differenza in questo caso è di quasi 20.000 euro. E dobbiamo ancora applicare la tassazione differente come ho spiegato qualche rigo su. Applicando le aliquote del 9% sul Tfr investito e del 23% sul Tfr maturato in azienda il risultato appare evidente a favore di quello investito nel fondo pensione.

RIASSUMENDO

  • Se sei un datore di lavoro, mantenere il Tfr in azienda ha costi importanti a causa della rivalutazione che metti di tasca tua.
  • Alcuni imprenditori hanno optato per investire il Tfr dei propri dipendenti in delle apposite polizze assicurative. Si tratta di polizze che garantiscono il mantenimento del capitale. Investire il Tfr dei dipendenti in una polizza assicurativa spesso si rivela una scelta perdente sempre sul lato costi. Queste polizze infatti possono essere cariche di commissioni e gravare molto, soprattutto se moltiplicate per un numero di dipendenti elevato.
  • Versare il Tfr in un fondo pensione ti permette di sgravarti del “peso” dell’accantonamento e dei costi delle soluzioni precedenti. Inoltre questa modalità consente ai tuoi dipendenti di avere più rendimenti e meno tassazione, che si traducono in un montante finale più alto.

Come Prometeo Investing ci occupiamo di formare imprenditori e dipendenti in una corretta gestione del proprio TFR aziendale. Richiedi una consulenza se sei interessato all’argomento o se vuoi farci analizzare delle polizze TFR che hai già sottoscritto.

Gianluca Barbagallo

A cura di Francesca Turriciano

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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