Ormai lo sappiamo: la Generazione Z è diventata una vera forza nel mercato del lavoro e in questa rubrica ne abbiamo parlato più volte. Eppure, tante aziende, soprattutto negli Stati Uniti, fanno ancora fatica ad assumere e a tenersi stretti i giovani talenti di questa generazione…
Proprio così, molte aziende statunitensi sembrano restie all’idea di assumere personale appartenente alla Gen Z. Non dimentichiamo che negli Stati Uniti molti fenomeni tendono a manifestarsi in anticipo rispetto all’Europa. Per questo, ciò che accade lì non va sottovalutato, ma osservato con attenzione per anticipare e prepararsi al meglio!
Secondo un sondaggio di Intelligent.com (clicca qui per saperne di più) negli Stati Uniti numerosi dirigenti considerano i giovani neolaureati poco motivati e privi delle capacità comunicative necessarie per vincere nel mondo professionale. Ma quali sono le cause di queste percezioni e, soprattutto, cosa possono fare gli imprenditori qui in Italia per trasformare queste sfide in opportunità?
Facciamo un po’ di chiarezza. In questo articolo daremo un’occhiata ai dati e vedremo insieme alcune soluzioni pratiche per affrontare la situazione.
Le percezioni negative nei confronti della Generazione Z
I dati di Intelligent.com
Un recente sondaggio condotto da Intelligent.com su un campione di mille dirigenti aziendali negli Stati Uniti ha evidenziato che il 60% delle aziende ha licenziato un neolaureato nell’ultimo anno. Le motivazioni principali dei licenziamenti includono:
- Mancanza di iniziativa (50%)
- Mancanza di professionalità (46%)
- Scarse capacità comunicative (39%)
Questi dati ci mostrano che molte aziende vedono i giovani lavoratori come poco pronti per il mondo del lavoro, arroganti e troppo permalosi, accusandoli di difetti che spaziano dalla poca serietà alla difficoltà nel rispettare la cultura aziendale. Stando ai recruiter, infatti, la Generazione Z ignora la cultura del lavoro e non riesce a gestire il rapporto con i superiori.
Ben nove recruiter su dieci pensano che, dopo la laurea, i ragazzi avrebbero bisogno di un corso specifico per imparare il giusto atteggiamento sul lavoro prima di iniziare a lavorare davvero. Insomma, la Gen Z sembra non soddisfare proprio le aspettative e, in alcuni casi, viene vista con molto scetticismo dai recruiter.
Lavoro e differenze generazionali
Vediamo un po’ i background delle varie generazioni per capirne meglio le differenze:
Al giorno d’oggi gli imprenditori, chi gestisce le aziende, sono per lo più Baby Boomer o della Generazione X. I Baby Boomer (nati tra il 1946 e il 1964) sono cresciuti con il lavoro al centro della loro vita. I loro genitori, dopo aver superato i momenti più difficili del secolo scorso, erano determinati a ripartire e costruire un futuro migliore. Erano anni di grande ottimismo, segnati da una crescita economica senza freni, in cui per “fare carriera” bastava rimboccarsi le maniche e…lavorare! Il lavoro era vissuto in modo totalizzante, con un fortissimo rispetto per le gerarchie.
Con il passare delle generazioni, però, il mercato del lavoro è cambiato molto e non esiste più il concetto di “mi sacrifico e lavoro per tutta la vita” tipico dei Baby Boomer.
D’altra parte, la Generazione Z (nati tra il 1997 e il 2012) è cresciuta con la tecnologia e ha una prospettiva più orientata al futuro. La Gen Z punta ovviamente sempre a realizzarsi, ma senza sacrificare il proprio tempo libero, considerato un diritto fondamentale. Per loro, il lavoro è più che altro un mezzo per raggiungere obiettivi personali, come la sicurezza economica e il tempo libero. I giovani spesso sfidano l’autorità, cercano di rompere gli schemi tradizionali e desiderano crescere professionalmente stando anche bene dal punto di vista personale, per questo cercano ambienti flessibili e inclusivi.
Come si può ben capire, la tecnologia, la globalizzazione e tanti altri cambiamenti come questi, hanno contribuito a creare un enorme divario nel modo in cui i giovani percepiscono il lavoro rispetto alle generazioni precedenti come i Baby Boomer.
Bisogna quindi comprendere che, se apparteniamo a una generazione più grande, non possiamo aspettarci che i giovani ragionino come noi o condividano il nostro modo di vedere il lavoro. La loro concezione del lavoro è profondamente diversa dalla nostra. Per questo, è essenziale prima comprendere le caratteristiche della Gen Z e imparare a gestirle. Altrimenti, è normale che si verifichino situazioni come quelle evidenziate nel sondaggio svolto negli Stati Uniti di cui parlavo all’inizio, dove molte aziende si mostrano riluttanti ad assumere personale appartenente a questa generazione.
Quali sono le caratteristiche principali della Generazione Z? Cosa la rende unica rispetto alle altre generazioni sul posto di lavoro?
Nonostante le critiche, la Generazione Z ha delle qualità che possono davvero fare la differenza in azienda. Per esempio, sono cresciuti con Internet e i social, quindi hanno una naturale confidenza con il mondo digitale. Per loro pubblicare un post sui social o imparare ad utilizzare un nuovo software non è poi così complicato. Inoltre, esperienze come la pandemia li hanno resi super adattabili e capaci di affrontare i cambiamenti. Questa flessibilità li rende anche molto creativi e sempre pronti a trovare soluzioni innovative per affrontare i problemi.
D’altro canto, le caratteristiche che li rendono unici possono anche diventare delle sfide.
Molti giovani, infatti, si affacciano al mondo del lavoro senza esperienze concrete (come stage o lavori part-time) ma, nonostante questo, portano con sé aspettative ben definite: vogliono flessibilità, un buon equilibrio tra vita privata e professionale e ambienti che rispecchino i loro valori personali. Spesso avanzano queste richieste senza però aver mai affrontato un vero percorso di gavetta o sacrificio di qualsiasi tipo.
In più, la loro preferenza per la comunicazione digitale rispetto a quella diretta spesso si traduce in difficoltà nel dialogo faccia a faccia, creando qualche ostacolo anche nelle relazioni interpersonali.
Uno studio europeo condotto da Zety nel 2023 ha rilevato che:
- La Generazione Z presenta un tasso di cambiamento del lavoro del 134%, molto superiore rispetto ai Millennial (24%) e ai Boomer (4%).
- Le principali ragioni per cui i giovani lasciano un impiego sono: stress eccessivo (41%), discrepanza di valori con l’azienda (35%), infelicità sul lavoro (33%)
I datori di lavoro della generazione Baby Boomer potrebbero vedere il fatto che i giovani cambiano spesso lavoro come una mancanza di “lealtà”, ma è evidente che la Gen Z sta riscrivendo le regole del gioco. Per questi giovani, il benessere psicofisico viene prima di tutto e non può essere sacrificato per il lavoro, che spesso ha un ruolo marginale nella loro vita.
Allo stesso tempo, però, il lavoro è fortemente legato alla loro identità: difficilmente accetteranno di lavorare per un’azienda che non rispecchia pienamente i loro valori. Non a caso, tra le principali ragioni che li spingono a dimettersi ci sono il carico di lavoro eccessivo, un conflitto di valori con l’azienda e l’infelicità derivante dall’ambiente lavorativo.
Cosa possono fare, quindi, gli imprenditori e i recruiter?
La Gen Z, come ogni generazione, ha i suoi pro e contro, questo è chiaro.
Ora, per evitare che tutti i recruiter e imprenditori si ritrovino in burnout cercando di assumere/gestire questi giovani senza riuscirci, è il momento di capire insieme come affrontare queste sfide. Serve un approccio che sappia valorizzare i loro punti di forza e affrontare le loro aree critiche. Qui di seguito, qualche consiglio pratico per farlo:
1. Investi nella formazione: organizza un buon programma di onboarding per i nuovi arrivati. Per il primo mese, concentrati solo sulla loro formazione, così potranno capire meglio come funziona l’azienda e iniziare a sviluppare le competenze di base, soprattutto per quanto riguarda i valori e la cultura dell’azienda. Affiancagli anche un mentore più esperto che possa aiutarli a muovere i primi passi e dar loro consigli pratici.
2. Crea un ambiente flessibile e inclusivo: per quanto possibile, introduci orari di lavoro flessibili per i tuoi giovani collaboratori. La Gen Z apprezza avere un po’ di autonomia nella gestione del proprio tempo.
Come ho scritto qualche articolo fa:
“Assegnare turni infiniti e non concedere tempo libero ai tuoi collaboratori li farà sentire come macchine destinate allo svolgimento di un unico lavoro senza avere la possibilità di coltivare qualsiasi altra attività al di fuori di quella specifica mansione.
Non fraintendermi, non intendo dire che da domani devi stravolgere tutti gli orari e far lavorare i tuoi collaboratori tre ore al giorno, assolutamente, ma certe volte lasciar andare un po’ la corda e dare più indipendenza ai ragazzi può portare a risultati nettamente migliori e a tanta soddisfazione. Piuttosto che dare vincoli di orari, dai ai tuoi collaboratori tanti obiettivi chiari e accordati con loro perché vengano portati a termine entro una scadenza ben precisa. Magari spiegalo come fosse un gioco, una sfida e comprendili nella scelta del tempo da rispettare, per esempio chiedi loro “Secondo te in quanto tempo si può fare questo?” e spronali nel farlo nel minor tempo possibile.
Così, legando tutto al risultato, la produttività del lavoratore aumenta in modo notevole.
Obbligando una persona a lavorare ad orari prestabiliti, al contrario, si rischia di cadere pian piano nel “quiet quitting”, ovvero rallentare le proprie prestazioni ed eliminare qualsiasi tipo di partecipazione emotiva in campo lavorativo. Di conseguenza il lavoratore tenderà ad evitare progetti e impegni che vanno oltre al minimo sforzo indispensabile stabilito dal suo contratto”
3. Adotta un approccio basato sul feedback: dai feedback regolari e costruttivi. I giovani vogliono sapere come stanno andando e avere consigli su come migliorarsi. Allo stesso tempo, crea uno spazio in cui possano condividere le loro idee e preoccupazioni: questo li farà sentire ascoltati e parte integrante del team.
4. Allineare i valori aziendali con quelli dei giovani: La Gen Z è attratta da aziende che dimostrano impegno verso il pianeta e la società. Coinvolgerli in progetti con uno scopo concreto non solo li motiverà, ma rafforzerà anche il loro senso di appartenenza all’azienda.
In Italia ci sono circa 9 milioni di persone che fanno parte della Generazione Z. Entro il 2030 rappresenteranno ben un terzo della forza lavoro. Inutile dire che sapere come assumere e trattenere giovani talenti di questa generazione è ormai fondamentale.
E tu…cosa fai per conquistare i giovani talenti?



Bellissimo! Grazie!!!!