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Cosa c’è dietro l’interesse degli USA nel proteggere Israele? Ecco le vere motivazioni

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Sul palcoscenico delle dinamiche mondiali il duo America-Israele è sicuramente una delle più note e solide alleanze politiche. Oggi si fa ancor più evidente grazie agli sviluppi politici e bellici che hanno seguito gli eventi di Hamas. Nonostante il focolare sia alimentato da anni nel territorio palestinese (e non solo dai palestinesi), l’America continua a sostenere Tel Aviv.

Stati lontani, culturalmente differenti ma con una storia fittamente intrecciata, sin dal ‘800 quando già Abraham Lincoln parlava con ispirazione della possibilità, un giorno, di creare una casa-nazione che tutti gli ebrei del mondo potessero abitare e considerare propria. Per arrivare poi agli sviluppi successivi alle seconda guerra mondiale, quando nel 1948 fu ufficialmente istituito lo stato di Israele, riconosciuto poi dalle Nazioni Unite.

Ovviamente non si discute il diritto di un popolo di avere una casa e dei diritti, questo è alla base del benessere comune che andrebbe garantito ad ogni essere umano. I riflettori oggi vengono posti piuttosto sul perché gli U.S.A. sembrano indistintamente sostenere lo stato di Israele anche in situazioni delicate che coinvolgono il benessere e la vita di migliaia di cittadini (anche e spesso non israeliani).

Quali sono gli interessi americani? Perché tanta attenzione per uno stato apparentemente così lontano e poco influente? Forse perché così tanto lontano e ininfluente, forse, non è.

Iniziamo intanto col notare una particolare attenzione di Washington nell’appoggiare Tel Aviv su più fronti. 

Intanto Israele riceve annualmente un supporto economico di 3 miliardi di dollari da parte dell’alleato ma non in tre diverse transazioni come invece fanno altri alleati. Questo facilita infatti Israele nel pagare meno interessi sul finanziamento. 

In più il 25% della somma può essere utilizzato nel migliorare e foraggiare l’industria bellica senza però avere l’obbligo di fornire un rendiconto dell’utilizzo di questo denaro. Un aiuto davvero notevole, basti pensare che in totale dalla fine della guerra l’America ha fornito più di 150 miliardi di dollari, oltre che armamenti e aerei da usare, come elicotteri Apache, aerei F-15 e F-16. E rimanendo in ambito bellico, l’America ha influito notevolmente nella scelta dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica di non inserire nel programma di disarmo le armi nucleari israeliane.

Tutto ciò rende evidente l’interesse degli USA nel tutelare gli alleati orientali. Una delle motivazioni fondamentali è che Israele è l’unico stato di religione non islamica e favorevole ad un’ aperta collaborazione con gli Stati Uniti nella zona vicina a Iran, Iraq, Kuwait e tanti altri stati con ricchezze territoriali importanti, dal petrolio a molto altro. La presenza di un alleato del genere non è da dare per scontata, specie tanto vicino alla Russia. I rapporti tra i due governi presi in analisi si sono infatti intensificati proprio a partire dalla Guerra Fredda, grazie proprio alla prossimità di Israele a questi paesi esplicitamente contrari all’influenza americana e spesso filo-sovietici.  

In ulteriore analisi non è raro il collegamento tra lobby ebraiche e potere americano. Ad esempio nel suo saggio “The lobby”, Edward Tivnan, mette in luce come questo genere di gruppi eserciti una grande influenza sulle scelte del governo americano. Tivnan stesso nel suo libro parla di come queste lobby abbiano finanziato delle campagne elettorali o che abbiano il potere di influenzare le nomine al Congresso a all’Esecutivo degli Stati Uniti. Un esempio è l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) che riunisce politici ed esponenti americani fortemente sostenitori dello stato israeliano e che sembra avere un potere di influenza molto sviluppato e rafforzatosi negli anni.

Che a Tel Aviv questo interesse americano faccia comodo è evidente, dopotutto la storia è disseminata di eventi simili, come alleanze tra nazioni e giochi di potere. C’è tuttavia da ammettere che il gioco dell’alta politica arriva spesso a non tenere conto delle conseguenze che, inevitabilmente, il popolo paga e pagherà.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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