Cosa c’è dietro l’attentato a Fico, il premier slovacco. Robert Fico, 59 anni, sta ancora lottando fra la vita e la morte. È in coma farmacologico dopo l’intervento, durato quattro ore, all’ospedale di Roosevelt di Banska Bystrica. «Tutto dipenderà dalle sue condizioni fisiche e dalla sua capacità di sopportare le ferite riportate» dicono i medici. Fico è stato raggiunto da tre colpi di pistola all’addome. Qui potete trovare la ricostruzione di quei drammatici istanti. Nelle scorse ore è stato arrestato l’attentatore, Juraj Cintula, 71 anni. «L’ho fatto perché sono in disaccordo con le politiche del governo» le sue prime parole. I leader internazionali l’hanno definito un «attacco alla democrazia».
Cosa c’è dietro l’attentato a Fico, il premier slovacco
Fico nasce a Topolcany il 15 settembre 1964. Si laurea in legge e si iscrive al Partito Comunista della Cecoslovacchia. Dopo la rivoluzione del 1989, entra nel partito della sinistra democratica. Dopodiché fonda Direzione – Socialdemocrazia (SMER). Inizialmente è una formazione politica di centro, successivamente approda a posizioni più oltranziste e populiste di sinistra. Da sempre è contrario all’ingresso dell’Ucraina nella Nato e alle sanzioni europee nei confronti di Mosca. Dichiara più volte di voler lavorare alla ricostruzione del paese, alla stesura di un piano di pace e di non essere disposto a inviare armi a Kiev. I suoi altri cavalli di battaglia: confini chiusi ai migranti, attacchi alla comunità Lgbtqia+ e il respingimento del piano della Commissione Europea di distribuire i rifugiati e i migranti. Nel maggio 2016 dichiara che la Slovacchia non accetterà un solo migrante musulmano nel paese. Il 30 novembre 2016, il parlamento slovacco, approva il disegno di legge che richiede a tutti i movimenti e le organizzazioni religiose di avere un minimo di 50.000 membri praticanti verificati per poter essere riconosciuti.
Il legame con la Russia
Fico è il primo ex comunista ad aver (ri)conquistato il potere «scippando le bandiere della destra, diventando ferocemente nazionalista, xenofobo, complottista, omofobo e NoVax» scrivono alcuni media nazionali. A finire al centro del dibattito è la sua posizione contraria all’entrata dell’Ucraina in Russia che pare non essere così gradita né ai paesi confinanti né alla stessa UE. Sì, perché “gira che ti rigira” sempre lì finiamo. Sono giorni cruciali, questi, per il futuro del vecchio continente. «Ci sono due possibili scenari» è la sintesi di Jens Stoltenberg, segretario generale della Nato. «Il primo prevede che gli alleati siano in grado di mobilitarsi per fornire ulteriore supporto e che l’Ucraina riesca a riconquistare territori. L’altro scenario prevede che non riusciremo a fornire supporto. C’è la reale minaccia di ulteriori progressi della Russia con la conquista di altri territori: a quel punto ci troveremmo in una posizione ancora più pericolosa». Per questi motivi Stoltenberg ha rincarato la dose: «Ecco perché il mio messaggio è chiaro: inviate di più all’Ucraina. L’Alleanza ha mappato le capacità degli alleati, ci sono sistemi che possono essere dati all’Ucraina». Intanto tutti gli obiettivi che la Russia si è posta nel suo intervento in Ucraina «si stanno realizzando» fa sapere il presidente, Vladimir Putin. Non solo. Le forze di Mosca stanno avanzando in tutti i settori del fronte. Più del 18% del territorio è infatti occupato. Putin ha aggiunto: «Più efficacemente agiranno le forze armate russe, più presto sarà possibile risolvere “pacificamente” il conflitto in Ucraina». La riposta degli Stati Uniti è del segretario di Stato, Antony Blinken, in visita a Kiev: «Nuovi finanziamenti di due miliardi di dollari per usi militari all’Ucraina».
Allo stremo delle forze
L’esercito ucraino, come avevamo già spiegato in questo articolo, è allo stremo delle forze. Nonostante questo, si va avanti. Nonostante le centinaia di migliaia di vittime, si va avanti. D’altronde gli interessi delle lobby delle armi non si placano. L’Ue è il principale donatore per Kiev: tra il 24 gennaio 2022 e il 15 gennaio 2024 ha approvato un totale di circa 144 miliardi di euro in aiuti militari, finanziari e umanitari secondo il Kiel institute for the world economy. Gli Usa sono il secondo maggiore donatore dell’Ucraina con un impegno di 67 miliardi di euro: 42 sono aiuti militari, il che ne fa il primo fornitore di Kiev. E cosa c’entra l’attentato a Fico, vi starete chiedendo? Si noti come il clima europeo – che abbiamo spiegato in questo approfondimento – stia diventando sempre più pesante. C’è forse un disegno per “zittire” chi è contrario al proseguo del sostegno ucraino? C’è forse l’intenzione di oscurare un modo diverso di pensare rispetto a quello di Washington e Bruxelles dopo? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo, è un particolare (non da poco). Come mai sui media mainstream è stato dato poco (o nullo) spazio a questa notizia?
Ci vediamo in Svizzera
Il 15 e 16 giugno nel resort di Bürgenstock si terrà un vertice per la pace in Ucraina a cui prenderanno parte le delegazioni di 160 paesi. L’annuncio – scrive Kateryna Desinova di “The Kyiv Independent – è stato dato dal presidente Volodymyr Zelenskyji il 2 maggio. I partecipanti al vertice formuleranno una posizione negoziale comune sulla fine della guerra, che sarà poi presentata alla Russia (che però non sarà invitata al vertice, ndr). A quanto si apprende, al vertice di Bürgenstock «potranno essere definite le posizioni ucraine su alcuni punti delicati della sua “formula di pace”, tra cui la sicurezza nucleare, lo scambio di prigionieri, la sicurezza alimentare e la libertà di navigazione nel mar Nero». Il portavoce dell’amministrazione ucraina, Sergio Nykyforov, ha dichiarato in un’intervista all’economista che «l’Ucraina non può vincere la guerra esclusivamente sul campo di battaglia e che conflitti come quello in corso possono finire solo con trattati di pace…». Sì, ma fra quanto? Una volta che le lobby delle armi avranno la pancia piena?


