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Cosa c’è davvero dietro la bufera tra RAI e Antonio Scurati?

Sul fuoco dello scandalo bolle nuovamente la pentola della politica. 

Gli ingredienti? Una delle prime aziende di comunicazione d’Europa, un autorevole scrittore, docente universitario e giornalista italiano e una classe dirigente dalla comunicazione ambigua. 

Parliamo del caso Antonio Scurati – lo scrittore menzionato prima – e della censura del monologo avvenuta in occasione della ricorrenza del 25 Aprile da parte del colosso RAI. 

Riassumiamo brevemente la vicenda. Il 19 Aprile la conduttrice televisiva Serena Bortone scopre l’annullamento del contratto di Scurati, il quale sarebbe dovuto essere ospite della trasmissione Chesarà e leggere un monologo scritto in occasione della ricorrenza della liberazione dai regimi nazista e fascista. La conduttrice televisiva e dipendente RAI, non ricevendo spiegazioni chiare dai vertici RAI, decide la mattina successiva di leggere lei stessa il monologo, autorizzata dallo stesso scrittore, generando un interessante caso mediatico. Vediamone i risvolti e le conseguenze. 

La posizione di Scurati

Tanto per iniziare, lo scrittore – docente presso la IULM di Milano e collaboratore di giornali come Il corriere, Internazionale e La Stampa – ha sulle spalle un’autorità elargita dagli anni passati a studiare il fenomeno storico del fascismo e le sue implicazioni; ne è testimonianza la trilogia scritta, pubblicata e attualmente tradotta in più di 40 paesi. La posizione di Scurati è diventata però delicata, egli stesso dichiara : “all’improvviso per aver fatto lo scrittore mi ritrovo al centro di una polemica politico-ideologica accanita, spietata e fatta di attacchi personali denigratori che mi dipingono come un profittatore, quasi come un estorsore”.

Perché questo genere di dichiarazioni? Fondamentalmente perché il caso mediatico creato alimenta una faida molto ben radicata nella politica italiana, una magma che ogni tanto ribolle ed esce allo scoperto, generando danni in chi si trova vicino, come lo scrittore in questione, il quale paga ora le conseguenze della – non direttamente richiesta e desiderata – notorietà politica. 

Le affermazioni della RAI

Dall’altra parte, la RAI sottolinea come l’annullamento del contratto di Scurati abbia avuto motivazioni economiche più che di censura. La versione è però negata sia dallo scrittore, il quale testimonia di aver precedentemente concordato il compenso di € 1800 per la lettura in diretta del monologo, che dalla documentazione emersa dove si legge distintamente “motivi editoriali”, non economici.  

La risposta politica

Il premier Giorgia Meloni sottolinea sul suo account Facebook che non conosce il reale svolgimento dei fatti e che “la Rai risponde di essersi semplicemente rifiutata di pagare 1800 euro (lo stipendio mensile di molti dipendenti) per un minuto di monologo”, aggiungendo nello stesso post il testo del pezzo già pubblico. Nel mentre altri politici d’opposizione non hanno tardato nel sottolineare le mancanze e gli errori della rete mediatica e della destra italiana, accusata sempre più spesso di non rinnegare totalmente l’ideologia politica di inizio ‘900.

Notevole è tuttavia la risposta al post dello scrittore protagonista. 

“Non credo di meritare questa ulteriore aggressione diffamatoria. Io non ho polemizzato con nessuno, né prima né dopo. […] La decisione di cancellare il mio intervento è evidentemente dovuta a “motivazioni editoriali”, come dichiarato esplicitamente in un documento aziendale ora pubblico“. 

Quali sono le implicazioni di questa vicenda? 

Dietro la bufera tra RAI e Scurati si nasconde la reale sfida dei prossimi anni: educare le nuove generazioni alla guida del paese.

Eventi simili sviliscono infatti i più giovani, fanno evaporare anni di fiducia riposta nei leader che dovrebbero guidare un paese, alimentano un fuoco di confusione. Sembra che tutti combattano contro tutti, non esiste più un giusto o sbagliato ma un’eterna lotta nella quale ogni partito se la canta e se la suona da solo, gridando a gran voce di essere meglio degli altri per questo e quello. 

Siamo davanti due scenari. Se davvero si è trattato di censura, la sfida sta nel superare i limiti imposti da una rete mediatica pilotata; nel caso contrario, abbiamo assistito alla trasformazione di un libero cittadino in un pretesto per far propaganda. Questo genera comunque un gran distacco tra la politica e la nuova squadra di leader in formazione. In entrambi gli scenari risulta evidente come la politica, nel nostro bel paese, necessiti una ventata di gioventù consapevole e intelligente, che abbia però sposato principi sani e slegata dai vecchi conflitti e pretesti del XX secolo e dalla continua ricerca di profitto o consenso elettorale. 

La politica etica e funzionale che tanto desideriamo risiede infatti nelle mani delle nuove generazioni e degli odierni imprenditori, i quali scelgono di agire, formarsi e vivere seguendo dei principi etici e di benessere comune, incarnandoli e trasmettendoli a chi coinvolgono nel proprio progetto. Le stesse persone che saranno presto la classe dirigente di domani.

Qual è il modo migliore per guidare queste nuove generazioni? Potremmo supporre che sia questo: essere già oggi un esempio di imprenditori, manager e “nuovi condottieri” – per citare l’omonimo libro di Paolo Ruggeri – che incarnino il concetto di leader più che di capo, facendo scelte etiche, lavorando nel rispetto comune e formarsi costantemente per essere un luminoso esempio di guida. Dopotutto l’educazione parte – e partirà sempre – dall’emulazione.

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Francesco Iavarone

Francesco Iavarone è un autore Pugliese che da anni lavora con le parole. Scrittore, Articolista e Copywriter. La passione per la ricerca e la scrittura nascono sui banchi di scuola per poi diventare una vocazione vera e propria. Dottore in fisica, ama studiare, indagare e scrivere di temi di nicchia, scrivendo con l’intento di far emergere la verità dai fatti presentati e investigati.

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