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Convivere con la malattia e mantenere un atteggiamento vincente – intervista a Carolyn Smith 

malattia Carolyn Smith
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Oggi voglio condividere con te l’esperienza di Carolyn Smith, una donna straordinaria che ha affrontato una malattia difficile con determinazione e coraggio. Carolyn è diventata un punto di riferimento per molti, aprendo il suo cuore e condividendo il suo percorso di guarigione con il pubblico, affrontando le emozioni, le paure e le gioie che ha vissuto lungo il cammino.

Per chi non la conoscesse, parliamo di una ballerina di grande fama, una nota dance coach internazionale che è stata più volte campionessa mondiale. Carolyn è molto amata dal grande pubblico anche grazie alla sua partecipazione al celebre show televisivo “Ballando con le stelle”. 

Tuttavia, la sua storia va ben oltre i riflettori e la fama. Carolyn ha dovuto affrontare una malattia dolorosa, ma grazie alla sua forza interiore e alla determinazione, è riuscita a superare gli ostacoli lungo il suo percorso di guarigione. La sua esperienza personale l’ha portata a condividere apertamente le sue emozioni, le sue paure e le sue gioie con il pubblico, diventando un faro di speranza per molti altri che affrontano sfide simili.

Questo suo percorso l’ha portata a collaborare con la onlus “IncontraDonna“, un’organizzazione che si occupa di supportare le persone affette da malattie oncologiche. Come una fenice, è rinata dalle sue ceneri e ha trasformato anche la malattia in una grande opportunità. Così è nato il suo progetto Dance for Oncology – D4O, che usa il ballo come terapia per i malati di tumore.

E così è nata anche la Carolyn manager, che ha dato vita al progetto di successo Sensual Fit Dance. Si tratta di un’iniziativa che utilizza la danza come strumento di benessere per le donne e per il miglioramento dell’autostima. Grazie alla sua esperienza e alle sue competenze di insegnante di ballo, Carolyn ha creato un ambiente sicuro e inclusivo in cui le donne possono esprimersi liberamente attraverso il movimento e ritrovare fiducia e vitalità.

Sia che tu stia affrontando personalmente una malattia o che desideri essere un supporto per qualcun altro, questo blog è pensato per te. Unisciti a noi in questo viaggio di speranza e resilienza. 

  • La malattia può rappresentare una sfida per l’identità, specialmente considerando gli effetti collaterali delle terapie come, ad esempio, la perdita dei capelli. Vorrei sapere come hai affrontato i cambiamenti che la malattia ha portato nella tua vita e come hai gestito la percezione di te stessa durante questo periodo.

Non è stato facile. Anche perché la danza è un’arte molto estetica. Io non ballavo più e all’inizio non ci ho pensato più di tanto. Ma ho iniziato a riflettere sui cambiamenti che stavo vivendo dopo i primi cicli di chemioterapia.

Però ho deciso di affrontare la situazione con ironia. 

Nonostante avessi sempre amato giocare con i miei capelli, durante la mia partecipazione a “Ballando con le Stelle” non ho mai osato molto, avendo sempre qualche timore riguardo al parere degli altri, in particolare di Milly Carlucci, che è una professionista molto precisa. Ma a quel punto, mi sono chiesta: cosa potevano davvero dirmi?

Così ho preso una decisione: ho dipinto i miei capelli completamente di rosa. È stata un’esperienza incredibile e devo dire che è stata molto apprezzata anche da Milly. 

Successivamente, ho deciso di rasare i capelli completamente a zero, un taglio che avevo sempre voluto provare ma a cui non avevo mai avuto il coraggio di dare una chance. E sai una cosa? Ho scoperto che il mio viso si adatta perfettamente a questo taglio e mi valorizza molto.

Durante il mio “viaggio oncologico”, ho imparato a coltivare l’amore e l’apprezzamento per me stessa, anche quando affrontavo situazioni che mettevano alla prova la mia percezione di bellezza. Ho imparato ad amarmi sempre, indipendentemente dai cambiamenti esterni che la malattia ha portato nella mia vita. Questa esperienza mi ha insegnato a essere grata per ciò che sono e ad abbracciare la mia unicità.

  • Molte volte diamo per scontato la nostra salute e maltrattiamo il nostro corpo senza riflettere sulle conseguenze. È incredibile come spesso ci rendiamo conto del valore della salute, solo quando la perdiamo o ci troviamo di fronte a una malattia. Personalmente, ho sperimentato il potere della pratica della gratitudine e riflettendo sulla salute mi sono resa conto di quanto fosse incoerente il modo in cui mi facevo del male, come nel caso del fumo. Vorrei chiederti come hai affrontato questo cambiamento di prospettiva sulla salute e se la malattia ti ha portato anche a cambiare alcune delle tue abitudini.

Ancora mi faccio questa domanda. 

“Perché proprio a me?” 

Ne parlavo da poco con il mio oncologo, io non ho mai bevuto o fumato e ho sempre fatto tanto sport. Forse è vero, ho saltato il riposo, ho sempre dormito poco. E ho provato tante incazzature per situazioni da risolvere. Questa cosa della rabbia ti corrode dentro.

Quindi, ecco. Ancora me lo chiedo.

  • La spiritualità e l’accettazione (anche delle emozioni negative) possono svolgere un ruolo significativo nella convivenza con la malattia. Hai qualche pratica spirituale che hai trovato particolarmente utile nel tuo percorso di guarigione e che consiglieresti ad altri che affrontano una malattia?

Io sono molto credente. Nel senso che credo fermamente che ci sia qualcosa di più grande di noi. Ci sono due pilastri che sostengono la mia spiritualità:

Il primo è la mia fede in Dio, una forza spirituale che va oltre la nostra comprensione umana. Per me, la pratica spirituale coinvolge spesso momenti di solitudine e di dialogo interiore. Trovo conforto nel parlare con me stessa e, quando mi sento incline, mi piace recarmi in chiesa. Non necessariamente per partecipare alla messa, ma per immergermi nell’energia del luogo. Essendo di origine scozzese, seguo la fede protestante. In questa tradizione, i pastori possono sposarsi e dedicarsi al ministero, il che mi fa sentire che possono comprendere meglio le sfide che affronto. 

Il secondo pilastro della mia spiritualità è rappresentato dalla figura di mia madre. Lei mi ha trasmesso saggezza e insegnamenti su come affrontare le difficoltà della vita. La sua intelligenza e le sue esperienze mi hanno ispirato ad affrontare la malattia con forza e determinazione. I suoi insegnamenti mi hanno spinto a cercare l’equilibrio emotivo e a trovare la serenità interiore, anche di fronte alle emozioni negative che possono accompagnare la malattia.

  • Nel progetto “Dance for oncology, D4O” hai deciso di unire le tue competenze di insegnante di ballo alla tua esperienza con la malattia, per offrire supporto ai pazienti oncologici. In che modo la pratica del ballo può contribuire al benessere psicofisico dei pazienti?

Il ballo ha un potere curativo unico, che va oltre la semplice attività fisica. È come una vacanza mentale che ci permette di liberare la mente dai pensieri negativi e di immergerci completamente nel movimento e nella musica. Questa dimensione di evasione può essere particolarmente preziosa per i pazienti che si trovano in una fase difficile e che potrebbero avere difficoltà a reagire emotivamente.

A livello fisico, i medici hanno riscontrato miglioramenti tangibili grazie alla pratica del ballo. Anche i più piccoli e delicati movimenti possono portare benefici significativi. Il ballo aiuta a rafforzare i muscoli, a migliorare la postura e l’equilibrio, a stimolare la circolazione sanguigna e a promuovere la flessibilità. Questi aspetti possono contribuire a una migliore gestione dei sintomi e favorire una maggiore resistenza fisica durante il percorso di cura.

  • A proposito di movimento fisico, la malattia spesso ci costringe a rallentare o addirittura a fermarci completamente. Questo può essere particolarmente difficile per le persone che, come te, sono solite essere molto attive o praticare uno sport. Vorrei chiederti come hai affrontato questa sfida e come hai imparato ad accettare il dover ridurre il ritmo o fermarti durante il tuo percorso di guarigione.

La malattia mi ha portato via tutta la mia vita: il ballo.

Dopo le terapie, ho perso sensibilità ai piedi e la coordinazione, è stato un duro colpo per me. In passato, avevo sempre detto: “Se non sarò più in grado di farlo, allora interromperò la mia carriera!” Tuttavia, ho realizzato che era una questione mentale. Non posso abbandonare ciò che amo di più e ho capito che era necessario affrontare questa sfida passo dopo passo.

Nonostante continui ad affrontare diverse attività nella mia vita, ora sento il desiderio di rallentare. La malattia mi ha costretto a fare una pausa forzata, ma mi ha anche insegnato l’importanza di prendermi cura di me stessa e di ascoltare il mio corpo. Ho imparato ad accettare che la guarigione richiede tempo e che devo essere paziente nel permettere al mio corpo di rigenerarsi.

  • Infine, quale consiglio daresti a chi sta affrontando una malattia difficile e sta lottando per mantenere uno spirito positivo e una prospettiva di guarigione?

Non perdere mai la speranza! 

La scienza sta facendo continui progressi e nuovi trattamenti e terapie sono sviluppati costantemente. Abbi fiducia nella vita e nel processo di guarigione.

Inoltre, incoraggio a vivere nel presente e a cogliere le opportunità che si presentano. Se c’è qualcosa che desideri fare, non rimandare, fallo subito. La malattia può portare una consapevolezza intensa sulla fragilità della vita e sull’importanza di godere dei momenti preziosi che abbiamo. Fermati e guarda attorno con gratitudine per ciò che hai, per le piccole gioie e i momenti di serenità che possono essere trovati anche nelle situazioni più difficili.

Che tu stia affrontando una malattia o desideri supportare qualcuno che sta lottando, ricorda che ogni percorso di guarigione è unico e personale. Sii gentile con te stesso, cerca il supporto delle persone a te care e cerca di trovare conforto nelle pratiche che meglio risuonano. 

La speranza e l’amore per la vita possono aiutarti ad affrontare le sfide e a intraprendere un percorso di guarigione con fiducia e determinazione.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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