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Come valutare un ETF – Con Felipe Orrego

ETF
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Quando si tratta di investimenti, gli Exchange-Traded Fund (ETF) offrono agli imprenditori un’opportunità unica per diversificare il loro portafoglio in modo interessante. 

Con la loro capacità di offrire una diversificazione efficiente e una gestione dei rischi ottimizzata, gli ETF sono diventati un pilastro fondamentale per coloro che cercano di costruire portafogli finanziari solidi e resilienti.

Tuttavia, comprendere appieno come valutare e selezionare quelli appropriati richiede una conoscenza approfondita dei criteri chiave e delle dinamiche di mercato che li influenzano. 

In questa intervista, esploreremo in dettaglio i fattori fondamentali che gli investitori dovrebbero prendere in considerazione quando si avventurano nel mondo degli Exchange-Traded Fund. Con la guida di Felipe Orrego, fondatore di Investitore Efficace, esamineremo i criteri essenziali per la valutazione degli ETF e forniremo consigli pratici su come ottimizzare le decisioni di investimento per massimizzare i rendimenti e gestire i rischi in modo efficace.

Quali sono i criteri chiave che un investitore dovrebbe considerare quando valuta un Exchange-Traded Fund?

Ci sono diversi parametri da valutare per fare la scelta migliore.

Per prima cosa dobbiamo scegliere la classe e la sottoclasse. Ci sono ETF che replicano gli indici di tutti i principali mercati: azionario, obbligazionario, materie prime. 

All’interno di ogni macro-classe ci sono ulteriori distinzioni:

  • Azionari: Per area geografica, paese, settore.
  • Obbligazionari: Per area geografica, paese, tipologia di obbligazione e rating.

In un’ottica di investimento diversificato cerchiamo di evitare ETF che replicano indici concentrati su determinate società, settori e paesi e preferiamo indici più ampi. Ad esempio nel caso di quelli azionari preferiremo ETF che replicano il mercato azionario americano, o globale, e non magari uno che replica il mercato informatico cinese, o il mercato azionario italiano.

Ci sono poi 4 parametri tecnici da valutare per scegliere quelli migliori all’interno di ciascuna classe. Vediamoli nel dettaglio:

  1. Costo

Sappiamo che uno dei grandissimi vantaggi degli ETF è il loro costo contenuto. In media costano 10 volte meno dei fondi attivi e in generale i costi possono variare dallo 0,10% allo 0,60% annuo. Però all’interno della stessa  classe ci sono ETF che costano più del doppio di altri e va benissimo scegliere quelli meno costosi a parità di dimensione del fondo.

  1.  Liquidità

La liquidità di uno strumento finanziario misura quanto viene scambiato nei mercati ogni giorno. Noi vogliamo che i nostri ETF siano molto scambiati, per un semplice motivo. Non li  acquistiamo sul mercato primario, cioè quando vengono creati ma sul mercato secondario. Perciò quando acquistiamo una quota di un ETF abbiamo bisogno di qualcuno che la voglia vendere. E viceversa se vogliamo vendere la quota di un ETF abbiamo bisogno di un acquirente. 

Pensa se volessi acquistare o vendere un’auto usata. Se è un modello molto gettonato sarà facile trovare chi la vuole comprare o vendere al prezzo di mercato. Se invece è un modello non così comune, anche se la tua offerta di vendita o di acquisto è pari a quella indicata nei giornali specializzati, per quel modello potresti fare molta più fatica a trovare con chi accordarti.

Nel caso di ETF poco scambiati sui mercati potremmo non trovare chi vuole vendere o comprare al nostro prezzo e quindi avremmo una spesa ulteriore per colpa di quello che chiamiamo spread Bid/ask, la differenza tra domanda e offerta.

Un altro problema degli ETF poco scambiati sui mercati è che alla lunga non portano profitti alle case emittenti e quindi hanno più probabilità di essere chiusi. Se scegliamo, invece, ETF che tutti i giorni vengono scambiati tra gli investitori sui mercati con volumi di centinaia di milioni di euro non corriamo nessuno di questi rischi.

Sono due i valori che possiamo vedere facilmente su justETF che possono darci una buona indicazione della liquidità di un ETF. Le dimensioni del fondo e la sua longevità e noi vogliamo scegliere gli ETF che sono più grandi e più anziani. Questi sono infatti gli ETF più scambiati. Maggiore è il patrimonio gestito da un ETF, maggiori saranno gli investitori che lo scambiano sui mercati.

E un ETF più longevo viene visto come più affidabile e quindi è più gettonato dagli investitori.

  1. Distribuzione dei proventi

Se compriamo un ETF azionario, le azioni che lo compongono possono distribuire dividendi. Se compriamo un ETF obbligazionario le obbligazioni al suo interno staccano cedole.

Cosa ne viene fatto di questi utili all’interno di un ETF?

Ci sono due modalità: gli ETF a distribuzione li distribuiscono direttamente all’investitore.

Gli ETF ad accumulazione invece mantengono e reinvestono i dividendi al loro interno.

Quale tipologia dobbiamo preferire?

Se il nostro obiettivo non è avere una rendita periodica dal nostro portafoglio, dobbiamo scegliere sempre ETF ad accumulazione. Il motivo è la maggior efficienza fiscale, perché ogni volta che incassiamo un dividendo paghiamo subito l’imposta del 26%. 

Nel caso di un ETF ad accumulazione invece quei dividendi sono subito reinvestiti e solo quando realizzeremo una plusvalenza dovremo pagarci le tasse. Nel mentre potremo sfruttare appieno i benefici dell’interesse composto.

Capisci quindi che se progetti di mantenere lo stesso ETF per un lungo periodo la differenza di rendimento tra un ETF ad uno ad accumulazione ed uno a distribuzione con lo stesso sottostante è molto importante. Perciò, quando l’obiettivo è la crescita (e non la rendita nel breve termine), scegliamo ETF ad accumulazione. 

  1. Valuta degli ETF 

Anche se sono commerciati in borse europee non tutti gli ETF sono denominati in euro.

Se scelgo un ETF in una valuta diversa dall’euro, il valore del mio investimento non dipenderà solo dal valore dell’ETF, ma anche dal tasso di cambio. Ecco perché dobbiamo sempre preferire solo ETF in valute forti, quindi euro o dollari. Questo è abbastanza semplice, dato che sono la stragrande maggioranza.

Altra cosa da comprendere sono gli ETF che non sarebbero denominati in euro, ma incorporano uno strumento che ci copre dal rischio cambio. Si chiamano ETF hedged, coperti, o italianizzando il nome inglese, ETF heggiati.

A prima vista sembrerebbero strumenti perfetti, perché posso comprare un ETF in dollari e non dovermi preoccupare del rischio cambio. Solo che lo strumento che ci protegge dal rischio cambio ha un costo.

In un’ottica di medio/lungo periodo, il tasso di cambio euro/dollaro ha un impatto trascurabile sul valore di un ETF e quindi gli ETF heggiati restano comunque sconvenienti per via del costo rispetto a quelli col cambio aperto.

Come fanno gli ETF a replicare con fedeltà ed esattezza un indice di mercato? 

La fedeltà nella replica di un indice di mercato è fondamentale per gli ETF, e ci sono due principali modalità attraverso le quali questo viene realizzato: la replica fisica e la replica sintetica.

  1. Replica fisica

Gli ETF a replica fisica acquistano effettivamente gli asset che compongono l’indice di riferimento. Questi ETF possono operare con due approcci principali:

  • Replica fisica totale: Acquistano esattamente gli stessi titoli dell’indice nelle stesse proporzioni. Ad esempio, un ETF che replica l’S&P 500 avrà acquistato tutte e 500 le azioni dell’indice con lo stesso peso.
  • Replica fisica a campionamento: Detengono un campione rappresentativo dei titoli dell’indice, ottimizzando così i costi, specialmente per indici con migliaia di titoli o con titoli poco liquidi.
  1. Replica sintetica

Gli ETF a replica sintetica non detengono effettivamente gli stessi titoli dell’indice, ma utilizzano uno strumento derivato chiamato contratto swap. In questo caso, l’ETF stipula un contratto con una controparte (spesso una banca di investimento globale) per ricevere il rendimento dell’indice in cambio del rendimento di un paniere di titoli sostitutivi. Questo approccio è utile quando i titoli dell’indice sono inaccessibili, illiquidi o numerosi al punto che detenerli direttamente risulta impraticabile.

Quali sono i principali rischi associati agli ETF e come possono gli investitori mitigarli?

Può succedere che una casa di investimento decida per vari motivi di chiudere un suo ETF, attuando una procedura detta delisting.

Questa procedura viene annunciata con almeno due mesi di anticipo e avrai tutto il tempo di vendere il tuo ETF e comprarne uno della stessa classe. E se proprio ti scordassi di farlo, o non l’avessi saputo per tempo, il valore dell’ETF ti sarà riaccreditato sul conto.  

Non perderai soldi direttamente, ma sarai costretto a vendere tutto il tuo investimento nell’ETF in un momento non pianificato, magari realizzando una minusvalenza. Ecco perché è sempre meglio cercare di evitare quest’eventualità ed investire sempre in ETF molto liquidi.

Non devi temere nemmeno nel caso di fallimento dell’emittente di un ETF.

Se fallisse un ETF a replica fisica sull’S&P 500, riceveresti le quote delle 500 azioni pari al tuo investimento. Nel caso di ETF a replica sintetica riceveresti comunque il paniere sostitutivo.

Ecco, una piccola preoccupazione in più è che in quest’ultimo caso non saresti tutelato nel caso di fallimento della controparte swap. Ma proprio per questo gli ETF a replica sintetica stipulano questi contratti con più banche, con un’esposizione massima del 10% verso la singola controparte. Significa che anche in questo malaugurato e improbabilissimo caso (le controparti sono banche di investimento da miliardi di dollari, che non falliscono proprio tutti i giorni) perderesti al massimo il 10% della cifra investita in quell’ETF.

Conclusioni

In un panorama finanziario in continua evoluzione, rimanere aggiornati e informarsi è essenziale per prendere decisioni di investimento informate e consapevoli. 

Oggi abbiamo visto che valutare gli ETF richiede una conoscenza approfondita dei mercati finanziari e dei criteri di valutazione specifici. Con la guida di consulenti finanziari indipendenti, come quelli del team di Felipe Orrego di Investitore Efficace, gli investitori possono adottare una prospettiva informata e consapevole nella selezione degli ETF più adatti alle proprie esigenze e obiettivi finanziari. Questo li può aiutare a massimizzare i rendimenti e mitigare i rischi, costruendo un portafoglio solido e vincente nel tempo.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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