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Come trovare e perseguire un’intenzione: Intervista a Giuseppe Arata

intenzione
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Nell’intricato labirinto della vita, l’intenzione funge da bussola, guidando tutti noi verso scopi e aspirazioni più profonde.

Oggi trattiamo il tema con Giuseppe Arata, CEO presso OSM Medical, responsabile Sicilia presso OSM Dental, Consulente presso OSM – Open Source Management e autore del libro GESTIONE DEL PERSONALE PER MANAGER E IMPRENDITORI: Diventa il leader che hai sempre voluto avere eBook. Giuseppe non è solo un esperto nella gestione del settore medico, ma anche una persona con una fede profonda e una storia di vita ricca di colpi di scena. 

Con una forte inclinazione cristiana, Giuseppe ci parla di come trovare e perseguire l’intenzione in un contesto spirituale e delle volte in cui la vita lo ha sorpreso con piani inaspettati.

  • Ho avuto il privilegio di ascoltare uno dei tuoi discorsi in cui hai condiviso un episodio molto intenso e significativo della tua vita a Gerusalemme. Puoi raccontarci quell’esperienza al Muro del Pianto?

Quel momento è stato tra i più significativi della mia vita. Ero lì, in uno dei luoghi più sacri del mondo, con il desiderio ardente nel cuore di diventare padre. Mentre stavo pregando, un completo estraneo si è avvicinato, quasi come se fosse guidato verso di me, e mi ha fatto quella domanda inaspettata: “Sei già padre?”. Quando ho detto di no, la sua risposta è stata così sicura, come se avesse visto il futuro, “Lo sarai”. 

Questo breve scambio con quell’estraneo è diventato un segno, un punto di riferimento per i momenti successivi della mia vita, quando mi sarei sentito veramente abbandonato e solo. 

Avevo 30 anni in quel periodo e, guardandomi attorno, mi sono reso conto che la vita che stavo vivendo non era quella che avevo immaginato da ragazzo. Nonostante la percezione esterna di essere il figlio perfetto o il marito ideale, interiormente non mi sentivo allineato con i miei veri obiettivi e desideri. Infatti, mi ero sempre immaginato di avere figli a quell’età, ma sembrava che il mio cammino stesse prendendo una direzione completamente diversa.

Lì mi sono reso conto che alcuni dogmi con cui ero stato cresciuto non facevano altro che ingabbiare Dio e che in realtà stavo vivendo la vita di qualcun altro. La verità, ho compreso, è che Dio vuole solo il meglio per noi e che spesso ci perdiamo quando ci allontaniamo dalla sua guida e “sfera di influenza”. La chiarezza che ho trovato in quel momento è stata illuminante e ha segnato una svolta nella mia percezione della vita, della fede e dei miei obiettivi.

  • Dopo quella esperienza, hai affrontato sfide personali come il tuo divorzio e l’allontanamento dalla chiesa e dal gruppo di giovani di cui ti occupavi. Quanto ciò che ti è successo ha messo alla prova la tua percezione dell’intenzione e del destino?

Dopo Gerusalemme, la mia vita ha preso una piega inaspettata. La decisione di divorziare non è stata facile. Avevo 31 anni e, sebbene fosse stata una scelta mia, mi sono ritrovato a combattere con la solitudine e il dubbio. Era come se avessi una guerra in corso dentro di me. Da una parte, c’erano le promesse che sentivo Dio mi avesse fatto, e quella incredibile coincidenza al Muro del Pianto era una costante reminiscenza. Dall’altro lato, c’era l’apparente abbandono di quella chiesa e comunità in cui avevo investito così tanto di me stesso.

Mi sono sentito profondamente scoraggiato. L’abbandono non era solo fisico, ma anche spirituale. Avevo l’impressione di aver dato così tanto alla mia comunità, dedicando tempo ed energia nell’aiuto e nel servizio. E quando ho avuto più bisogno di loro, mi sono sentito respinto, quasi come un estraneo. Era difficile conciliare la mia comprensione dell’amore di Dio con l’esperienza di isolamento e solitudine che stavo vivendo.

Tuttavia, nel mezzo di quella lotta interiore, ripensavo sempre a quelle promesse e a quel momento a Gerusalemme. Mi chiedevo: “E se tutto questo facesse parte di un piano più grande? E se queste prove fossero destinate a rafforzarmi e a guidarmi verso un cammino che non avrei mai immaginato?”. Anche se era una lotta quotidiana, quei pensieri mi davano la forza di continuare e di cercare il vero significato dell’intenzione e del destino nella mia vita.

  • Dopo l’allontanamento dalla chiesa pensavi che non avresti più avuto modo di parlare di spiritualità in vita tua. Ora, invece, sei coinvolto nel progettoThe Bible Company” con Paolo Ruggeri. Come ti sei trovato in questo nuovo percorso e quale ruolo ha avuto la tua fede nel guidarti verso questa nuova direzione?

In effetti, dopo il mio allontanamento dalla chiesa, avevo l’impressione che la spiritualità avesse chiuso le sue porte nei miei confronti. Sono stati momenti in cui mi sentivo indegno, quasi come se avessi perso il mio legame con Dio. 

La storia di Mosè risuonava profondamente in me: lui visse per 40 anni nelle ricchezze del palazzo del faraone, ma dopo aver commesso un omicidio, trascorse altri 40 anni nel deserto, lontano da tutto. E quando Dio lo chiamò per liberare il suo popolo, Mosè dubitò, non si sentiva degno di una missione così grande. Eppure, contro ogni aspettativa, Dio lo aveva scelto.

Questo racconto biblico mi ha aiutato a riflettere sulla mia situazione. Ho capito che, a volte, sono le prove e le avversità che ci preparano per le grandi missioni che la vita ha in serbo per noi. 

La mia fede ha avuto un ruolo cruciale in questo viaggio. Mi ha fatto capire che, nonostante i miei errori, sono ancora degno dell’amore e della grazia di Dio. La mia precedente esperienza nella chiesa, sebbene mi avesse distanziato da essa, mi ha aiutato a maturare e a vedere le cose da una prospettiva diversa. Prima, quando cercavo di aiutare persone come gli immigrati o i tossicodipendenti, non riuscivo veramente a comprendere la loro profonda sensazione di solitudine e abbandono. Oggi, invece, dopo aver attraversato il mio personale “deserto”, posso relazionarmi con gli altri in un modo molto più profondo e autentico. 

Mi sento fortunato per questa nuova opportunità che mi offre il progetto “The Bible Company” e sono grato per le lezioni apprese lungo il cammino.

  • C’è un messaggio o passo biblico sul tema delle intenzioni che ritieni particolarmente significativo e che vorresti condividere con noi oggi?

Certamente. Quando penso alle intenzioni e al modo in cui la vita può portarci in direzioni inaspettate, mi torna sempre in mente la Parabola del Figliol Prodigo. 

La storia parla di un figlio che, desiderando di vivere secondo le proprie intenzioni, decide di abbandonare la casa del padre per esplorare il mondo. Dopo aver speso tutto ciò che aveva e aver sperimentato la durezza della vita, si rende conto del suo errore e decide di tornare a casa, temendo di non essere più ben accetto. Ma il padre, al contrario, lo accoglie a braccia aperte, felice del suo ritorno.

Questa parabola mi ha mostrato che, anche quando ci sentiamo persi o quando le nostre intenzioni ci portano lontano dalla “casa” o dal percorso che credevamo giusto, c’è sempre la possibilità di redenzione e di ritorno. Dio, come il padre nella parabola, è sempre pronto ad accoglierci, indipendentemente dai nostri errori o scelte passate. Mi ricorda che le nostre intenzioni possono evolversi e cambiare nel tempo, ma l’amore e l’accettazione di Dio sono costanti. 

E, come ho imparato nel mio cammino: “Se levi alla Bibbia la grazia divina, diventa un codice civile!”

Questa grazia è ciò che dà senso e direzione alle nostre intenzioni e ai nostri desideri più profondi.

  • Quale consiglio daresti a liberi professionisti e imprenditori per trovare e perseguire un’intenzione nella loro carriera e nella vita personale?

Quando penso ai liberi professionisti e agli imprenditori, mi rendo conto che spesso si trovano ad affrontare una miriade di decisioni ogni giorno. 

La mia prima raccomandazione è chiara: qualsiasi decisione è meglio di nessuna decisione. Troppo spesso, l’analisi eccessiva o il timore delle conseguenze ci paralizzano, impedendoci di agire. Ma la verità è che poche scelte nella vita sono veramente irreversibili. Se fai una scelta e ti rendi conto che sta funzionando, ottimo, prosegui in quella direzione. Se scopri che non è la direzione giusta, hai sempre la possibilità di tornare indietro e scegliere un percorso diverso.

Ora, per quanto riguarda l’individuazione e la persecuzione di un’intenzione, vorrei suggerire due passi fondamentali:

  • Eliminare il rumore di fondo. Questo può essere uno dei passi più sfidanti ma anche più liberatori. La mancanza di risorse finanziarie, la paura del giudizio, la preoccupazione di fallire, le aspettative degli altri e l’orgoglio sono solo alcune delle distrazioni che possono deviare l’attenzione dalla tua vera intenzione. È fondamentale mettere da parte queste distrazioni e concentrarsi sull’obiettivo.
  • Capire il tuo “perché”. Questo è il cuore della tua intenzione. Dovresti poter rispondere chiaramente alla domanda: “Perché sto facendo ciò che sto facendo?”. Questo ti guiderà, ti motiverà e ti darà una direzione chiara anche nei momenti più difficili. Quando conosci e comprendi profondamente il tuo “perché”, diventa molto più facile navigare attraverso le incertezze e rimanere fedele alla tua intenzione.

Il viaggio di Giuseppe Arata, così ricco di sfide e rivelazioni, ci offre una lezione preziosa sull’importanza dell’intenzione nella nostra vita. Attraverso le sue esperienze, siano esse momenti di felicità, solitudine o riflessione profonda, Giuseppe ci mostra che la chiave per perseguire le nostre intenzioni risiede nell’ascolto autentico del nostro interno e nell’eliminazione delle distrazioni esterne che spesso oscurano il nostro vero percorso.

Come imprenditori, professionisti o semplicemente individui alla ricerca, possiamo trarre ispirazione dal percorso di Giuseppe. Possiamo imparare a riconoscere e ad accogliere i segni lungo il nostro cammino, avendo il coraggio di perseguire le nostre intenzioni, anche quando ciò implica cambiare direzione o affrontare l’ignoto.

Nel suo racconto, Giuseppe Arata non solo ci offre una testimonianza di fede e determinazione, ma anche una mappa per navigare attraverso gli alti e bassi della vita, mantenendo sempre una bussola chiara verso le nostre aspirazioni più profonde.

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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