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Come trasformare tutte le tue sfighe in vere e proprie sfide: La storia di Shaula 

Come trasformare tutte le tue sfighe in vere e proprie sfide: La storia di Shaula
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La vita di ognuno di noi è come un puzzle intricato, fatto di pezzi che si incastrano in modi misteriosi. Spesso, mentre viviamo le nostre esperienze, non percepiamo immediatamente le connessioni tra di loro. 

Tuttavia, il filo rosso della nostra vita ha una direzione precisa, e la storia di Shaula è una testimonianza meravigliosa di come ogni sfida possa diventare un’opportunità di crescita.

In questo articolo ho deciso di raccontare la storia di Shaula Gardini, un’imprenditrice spumeggiante, titolare di una clinica veterinaria, la Clinica Veterinaria Cinisello.  Sono certa che leggendo la sua storia ognuna di noi possa capire una parte in più di sé e trovare il coraggio per perseguire i propri sogni. 

La prima sfida

Quando ero in quarta superiore ero una brava studentessa, ma avevo qualche difficoltà in matematica e latino. Fui rimandata a settembre ma, mentre superare brillantemente la prova di latino matematica, non andò come speravo. Il professore decise di bocciarmi e di farmi ripetere l’anno. 

Lì per lì non la presi bene. 

Sentivo di non essere stata abbastanza brava, mi venne il dubbio di non essere sufficientemente all’altezza. Non solo: cosa avrebbero pensato i miei compagni di me? Come mi avrebbero trattata o guardata? E i miei professori? Ebbene, dopo vari pensieri e riflessioni, nonostante mio padre mi desse la possibilità di cambiare istituto, decisi di affrontare la cosa”.

“La strada più facile non fa per me!”

“Mi guardai allo specchio e dissi a me stessa che non potevo scegliere la strada più facile perché non era da me. Perché la verità la conoscevo anche se avevo avuto qualche dubbio: io ero in grado di fare tutto! 

Rifeci l’anno e da lì cambia completamente. Iniziai ad aiutare i miei compagni di classe a fare i compiti il pomeriggio, a preparare le interrogazioni. Divenni un punto di riferimento per la classe e per la scuola diventando persino rappresentante di istituto. Mi diplomai con ottimi risultati. 

Questa è stata una delle prime “sfighe” che ho deciso di trasformare in sfida. Una dinamica che nella mia vita imprenditoriale e nella mia carriera mi è successa diverse volte. Chissà se quel professore non mi avesse bocciata se oggi sarei un’imprenditrice così entusiasta…”

La carriera da veterinaria

Quando mi sono laureata in veterinaria non pensavo minimamente che avrei fatto l’imprenditrice. Ho fin da subito iniziato a lavorare in diverse cliniche cercando di dare il meglio di me. Non pensavo di avere la stoffa della titolare d’azienda, ma davo tutta me stessa per fare al meglio il lavoro che amavo e amo tutt’ora. Spesso mi prendevo responsabilità in più: organizzavo di tutto, dai turni dei colleghi alle loro feste di compleanno per fare squadra fuori dall’ambulatorio. 

Questo talvolta non era benvisto da chi era sopra di me. Lo feci finché non rimasi incinta. 

Era da tempo che pensavo di andare via e di dover ricercare una strada diversa da quella che stavo percorrendo. Tant’è che mandai il mio curriculum a una famosa università americana di veterinaria. Per mesi non ricevetti alcuna risposta. Poi, un bel giorno, andai a trovare mio padre, il quale mi disse che era arrivata una lettera per me. 

Una lettera, un test di gravidanza

Mi disse che quella lettera era arrivata un mese prima, ma che si era scordato di avvisarmi. Era quell’Università della California in cui tanto ambivo di lavorare. All’interno della lettera c’era scritto che ero stata presa. Ma con due clausole precise: un impegno di continuità lavorativa per due anni evitando di rimanere incinta. 

Il giorno che lessi quella lettera ero lo stesso giorno in cui io per la prima volta scoprì dal test di gravidanza di aspettare il mio primo figlio. Stracciai così quella lettera e andai avanti. Forse la California non era una destinazione disegnata nel puzzle della mia vita. 

Contemporaneamente quando annunciai di essere in dolce attesa nella clinica in cui lavoravo ciò che ottenni furono queste parole: “quindi ora non potrai più fare le lastre non potrai più fare i turni, che cosa ce ne facciamo di te qui in ambulatorio?”

E se pensavo che quelle parole uscite dalla bocca di un uomo fossero tremende e brutali proprio per il fatto che a pronunciarle era stato un uomo, quando andai a cercare supporto da parte delle mie superiori donne in verità fu anche peggio. 

Una pancia di troppo… 

Mi dissero che la mia carriera sarebbe stata completamente invalidata e si sarebbe rallentata a dismisura. Mi dissero anche che con la pancia sarei diventata goffa e ingombrante. Fu una vera umiliazione. 

Ma io che ormai avevo costruito il mio piano B, o meglio il mio piano C, dato che anche nel piano B il mio pancione poteva essere un problema… decisi di non mollare. 

È da lì infatti che iniziai a prendere in considerazione l’idea di avere qualcosa di mio, di diventare un’imprenditrice, di fare il grande salto che mai avrei pensato di fare, tuffandomi nel vasto e complesso mondo dell’imprenditoria. Ma prima, rimasi incinta un’altra volta. Diedi alla luce il mio secondo figlio, mi concentrai sulla mia famiglia mentre pensavo a come realizzarmi nella mia carriera. 

Lasciata all’altare 

In questo viaggio verso l’imprenditoria avevo con me una socia. Una persona con la quale avevo sognato di costruire la mia nuova realtà. 

Era il giorno della firma dal notaio, tutto era pronto io ero emozionatissima non stavo nella pelle. Ebbene come quando lo sposo non si presenta all’altare questa persona non si presentò dal notaio. 

Lì per lì mi senti crollare il mondo addosso. Non sapevo più che cosa fare. Chiamai mio padre e chiesi un po’ di pazienza al notaio, il quale chiamò prontamente sua moglie per avvisarlo che non sarebbe arrivato in tempo per cena. 

Quando finalmente mi raggiunse mio padre il notaio mi fece alcune semplici domande: 

la clinica c’è già? Lei sa fare la veterinaria? Ha una partita iva? Aprire questa clinica è il suo sogno? E io dopo aver risposto sì a tutte e tre le domande con grande convinzione e gioia lo guardai come un bambino guarda un genitore in attesa di una risposta importante sul perché delle cose. Firmai le carte. 

Prima spara poi mira! 

Tornai a casa da imprenditrice, anche se ero sola, anche se ormai avevo due bambini, anche se non sapevo minimamente come avrei potuto gestire una clinica. il mio pizzico di incoscienza e la mia grande attitudine a buttarmi nelle cose mi diedero la forza di crescere espandermi e vincere. 

Ovvio che non fu tutto rose fiori.  Mi ricordo giorni in cui mi chiedevo che cosa avessi potuto pulire ancora della clinica dato che non entrava nessuno. Avevo paura di non riuscire a mantenere la mia famiglia e di dover chiudere, ma ho insistito e infine ce l’ho fatta. 

Clinica veterinaria Cinisello 

Ad oggi sono orgogliosa di quello che ho costruito e di quello che costruirò. Sono felice di avere 12 donne meravigliose in squadra e ora che mi soffermo a pensarci un po’ su, non credo che sia un caso il fatto che il mio team sia esclusivamente in rosa. 

Di queste 12 donne oggi cinque sono in procinto di andare in maternità e la cosa non mi spaventa affatto, né mi turba. Altre due di loro sono già mamme e lo sono diventate mentre lavoravano con me. (Nel 2024 avremo in totale 13 figli in 12 colleghe!)

Dal mio punto di vista non c’è gioia più grande di sapere che le persone che mi hanno dato fiducia e che contribuiscono alla crescita della mia clinica si sentano libere e felici di mettere al mondo nuove vite. Costruire la loro famiglia insieme alla loro carriera. 

Un disegno già scritto

Guardandomi indietro credo che il fatto di essermi sentita sbagliata è inadeguata  solo perché avevo deciso di diventare una mamma, sia stato determinante nel creare un sistema di lavoro virtuoso in cui ogni donna possa sentirsi compresa e incentivata. In cui ogni donna possa decidere cosa fare della sua vita senza per forza dover scegliere tra fare carriera o avere una famiglia. 

Quando guardo il mio gruppo mi commuovo a vedere ognuna di loro che si dà una mano si dà manforte e che si sostiene in un’intimità così profonda e trasparente. 

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

4 thoughts on “Come trasformare tutte le tue sfighe in vere e proprie sfide: La storia di Shaula 

  1. Vero che Shaula , mia figlia , è stata determinata e assorta nella sue scelte di vita e professionale . Da genitore , mi sono sovente ritrovato solo nel gestire il rapporto difficile con mia figlia che per suo carattere non era semplice e in aggiunta ad essere estroversa da parteggiare sempre con quelli più difficili .
    Brava ad essersi realizzata nel turbine delle emozioni e sentimenti che ha saputo affrontare anche nei momenti più disperati : tanta fede nella sua forza , nella sua famiglia , nella sua professionalità di imprenditore . L’università le ha aperto la visione della sua missione , ma non l’ha preparata alla professione di veterinario : questo è avvenuto per sua ricerca personale e per il continuo confrontarsi con chi ha già vissuto le difficoltà , gli interrogativi della professione e non solo ,
    Anche se di parte , posso augurare a mia figlia il meglio che possa aspettarsi dalla vita !
    Emilio Gardini , genitore .

  2. Non avevo dubbi sulle tue capacità….sin dal giorno che ci conoscemmo, in quel del Pora. Bravissima, devo solo farti i complimenti per quello che hai fatto, da sola…un abbraccio

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Superare il divario di genere: realtà o utopia? Intervista a Francesca Cipriani
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Superare il divario di genere: realtà o utopia? 

Sono anni che si parla del divario di genere nel mondo del lavoro. Dal 2006 il World Economic Forum ha introdotto il Global Gender Gap Report, ossia un insieme di dati che fornisce un quadro del divario di genere in tutti i paesi del mondo.
Questo report si basa su criteri che analizzano le condizioni economiche, politiche, educative e di salute di uomini e donne del Pianeta, di cui poi ne fornisce una classifica. Questo sistema presenta dati utili, ma anche tanti limiti e punti critici. Non è però mio intento parlarne qui.
Ciò su cui vorrei porre l’attenzione in questo articolo è più che altro il concetto stesso di “divario di genere”. O per meglio dire di “divario” in generale…

Non vorrei pertanto polarizzare la discussione rispetto a “chi sta meglio” o “chi sta peggio”.
Quello che vorrei, è più che altro dare consistenza e voce ad alcune domande:
come possiamo agire (insieme, sia uomini che donne) affinché questo “divario” sia sempre meno impattante?
Come possiamo agire affinché emerga sempre di più la bellezza delle “differenze”, a scapito del “divario”?
E infine: è possibile cambiare le cose partendo da noi? O siamo inesorabilmente costretti ad aspettare l’intervento di qualcuno dall’alto?

Ho parlato di tutto questo con Francesca Cipriani, giovane professionista nel mondo della consulenza e della formazione imprenditoriale, ad oggi Operation Manager presso OSM Partner Trapani. La sua storia è emblematica e ci accompagna in questa riflessione.

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Ogni tuo desiderio è un ordine: un’intervista a Manuela Toto
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Ogni tuo desiderio è un ordine: un’intervista a Manuela Toto 

e avessi di fronte a te un genio che ti dice: “Ogni tuo desiderio è un ordine”, tu che cosa gli chiederesti? 

In uno dei capitoli del suo libro C’era una volta…ma c’è ancora: viaggio in sé stessi attraverso le fiabe, Manuela Toto ci invita a riflettere sulla nostra capacità di desiderare. Una capacità squisitamente umana che ci distingue dal regno animale. Quest’ultimo è infatti animato esclusivamente dalla sfera dei bisogni e dell’istintualità, mentre per noi essere umani, le cose funzionano diversamente… 

Manuela Toto è autrice consulente familiare, coaching umanista, esperta dell’ascolto empatico, specialista nel trasmettere strategie efficaci per migliorare sé stessi. Fondatrice del metodo Fabulab e della community SouLab che ad oggi conta più di 200 iscritti.

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Cambia Prospettiva: il Giusto Mindset per Scegliere il proprio Destino e Vivere la propria Vita
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Cambia Prospettiva: il Giusto Mindset per Scegliere il proprio Destino e Vivere la propria Vita 

Perché così tante persone hanno paura del cambiamento? Che cosa significa cambiare esattamente?

Sicuramente ti sarà capitato più volte nella tua vita di ritrovarti a un bivio. Ad un punto di svolta in cui hai dovuto fare scelte importanti. Scelte in cui non era prevista la possibilità di tornare indietro.

Il respiro si è fatto affannoso, le gambe hanno iniziato a tremare e i dubbi a galoppare veloci negli infiniti spazi della tua mente.

“Sarà la cosa giusta?” “E Se poi dovessi pentirmene?” “Chissà cosa penseranno gli altri…”

Cambiare spesso non è così facile perché la mente gioca brutti scherzi. Come un freno a mano automatico resiste, ci consiglia di non rischiare, ci impone di conservare.

Eppure il cambiamento fa parte della vita, o meglio, il cambiamento è vita.

Lo sa bene la nostra intervista di oggi, Barbara Delponte titolare di OSM Partner NOVARA, società di consulenza e formazione imprenditoriale, nonché autrice del libro “Cambia prospettiva… E ti viene da vivere. Il giusto mindset per scegliere il proprio destino e vivere la propria vita”.

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