Ci sono storie che illuminano il cammino di chiunque cerchi di “ritrovare la speranza” in mezzo alle sfide della vita, la storia di Matteo Hu è senza dubbio una di queste.
Nato in seno a una famiglia di immigrati cinesi, Matteo ha conosciuto da subito la realtà cruda della vita, tra le mura della fabbrica in cui lavoravano i genitori, dove l’estate si trasformava in un forno e l’inverno in una cella di ghiaccio. In quel contesto, ha conosciuto l’emarginazione, la fatica del lavoro fisico precoce e le difficoltà della lingua e della cultura differenti.
Eppure in lui bruciava un fuoco: un desiderio ardente di cambiare la sua vita.
Il giovane Matteo decide di abbandonare l’ombra della fabbrica dove lavoravano i genitori e intraprende il sentiero dell’imprenditorialità. Così nasce il suo primo esperimento: un bar, la prima attività ebbe successo e spinto sempre dalla voglia di crescere, spostò il suo focus sull’import-export tra Italia e Cina ma questa avventura, motivata principalmente dal desiderio di guadagno, conosce dei momenti difficili.
Torna al nido e insieme alla sua famiglia decide di aprire un’azienda che produce tomaie e fondi di scarpe per calzaturifici. Poco dopo chiede ai genitori di lasciare l’attività per prenderne l’intero controllo. Successivamente, spinto dal desiderio di sua moglie Elisabetta e dal suo spirito imprenditoriale, riapre il bar. Ma la vita riserva a Matteo nuove lezioni. La perdita di controllo, l’assenza di un solido middle management e la ricerca sfrenata di crescita lo portano sull’orlo del precipizio.
Tuttavia, la storia di Matteo non finisce qui. Da quelle ceneri, sa rinascere, maturando una comprensione più profonda del mondo degli affari e dell’importanza di avere uno scopo che va oltre il profitto.
Oggi, con le sue molteplici attività, non è solo un imprenditore di successo, ma anche un mentore. Dedica parte della sua energia a sostenere, formare e finanziare giovani sognatori, aiutandoli a crescere non solo come Manager, ma anche come imprenditori etici e consapevoli.
Questa è la storia di Matteo Hu, una storia che ci insegna che, non importa quante volte cadi, quello che conta è come scegli di rialzarti.
- Matteo, ci sono momenti in cui un imprenditore può sentirsi completamente perso e senza speranza. Puoi descrivere un momento in cui ti sei sentito così e come hai affrontato quel sentimento?
Il momento più oscuro della mia carriera imprenditoriale risale al 2018.
Avevo un ristorante in un grattacielo a Mestre, ai piani 16, 17 e 18, che ricordava le affascinanti strutture di New York. Eravamo sulla bocca di tutti e la popolarità mi ha catapultato inevitabilmente sotto i riflettori, portandomi a rilasciare interviste e a vivere in un crescente vortice di notorietà. In quel periodo, ero veramente schiavo del mio ego. Quel ristorante era parte di un progetto gigantesco, con un gruppo che vantava un fatturato di 11 milioni all’anno. Tuttavia, proprio quando tutto sembrava andare bene, una serie di eventi inaspettati mi hanno portato al fallimento.
Riflettendo su quanto accaduto, ho realizzato che avevo avuto diversi campanelli d’allarme lungo il percorso, ma avevo scelto di ignorarli. Un esempio su tutti è stata la scelta di collaborare con una persona che, sapevo, non fosse etica. Ma, accecato dalla voglia di realizzare quel progetto e dalla bramosia di vincere, ho messo da parte i miei dubbi.
Il vero colpo al cuore è stato rendermi conto che, in quel vortice di successo e ambizione, avevo perso il contatto con i miei veri valori.
Ma proprio in quel momento di sconforto totale, ho trovato la chiave per ritrovare la speranza: tornare alle mie radici e ai miei valori fondamentali. Grazie a questa consapevolezza ho ritrovato la forza di rialzarmi, di affrontare le avversità e di intraprendere un nuovo capitolo della mia avventura imprenditoriale.
- Avendo attraversato momenti di fallimento e di difficoltà nel corso della tua carriera, quali credenze o principi ti hanno aiutato a mantenere la determinazione e a superare questi periodi, invece di lasciarti sopraffare?
Vincere una sfida non riguarda solo il superare un ostacolo, ma comprendere che ogni difficoltà è transitoria e momentanea. Nel corso della mia carriera, ho fatto mio un mantra che mi ha sempre sostenuto nei momenti più bui: Chi si arrende non vince mai, chi vince non si arrende mai.
Questa convinzione mi ha ricordato di guardare oltre l’attuale circostanza e di perseguire i miei obiettivi con determinazione, nonostante le avversità. Ogni volta che ho affrontato una sfida, ho cercato di vederla come un’opportunità di crescita, piuttosto che un ostacolo insormontabile.
- Nel corso della tua carriera, ci sono stati momenti in cui hai considerato l’idea di abbandonare tutto e cambiare direzione? Se sì, cosa ti ha fatto proseguire?
Sì, ci sono stati momenti nel corso della mia carriera in cui ho pensato di abbandonare un progetto specifico o di cambiare direzione. Ma, a essere sincero, anche se ho avuto dubbi su un singolo progetto, non ho mai pensato di abbandonare l’idea di essere un imprenditore.
Quando qualcosa non funziona, accetto la situazione per quello che è. Mi fermo a riflettere sulle lezioni apprese, portando con me sia le conseguenze negative sia gli insegnamenti. Ad esempio, recentemente un progetto in cui avevo investito non ha dato i risultati sperati e ho subito una notevole perdita finanziaria.
Mi sono reso conto di quanto sia vero il principio “Prima chi e poi cosa” perché lì non lo avevo rispettato e avevo lasciato la gestione a una persona che non era quella adatta
- Quali risorse, siano esse persone, libri o esperienze, ti hanno aiutato a ritrovare la speranza e a rimetterti in piedi quando tutto sembrava perduto?
La mia principale fonte di forza e speranza è sempre stata mia moglie, Elisabetta Comite.
Lei rappresenta la mia retta via, la mia etica. Elisabetta è la manifestazione vivente della mia etica; la sua fede incondizionata in me è stata essenziale, specialmente nei momenti difficili.
Lei sa e comprende che, anche quando commetto errori, non lo faccio con intenzioni malevole. Piuttosto, sono momenti di apprendimento per me. Il suo sostegno incondizionato e la sua capacità di vedermi per quello che sono veramente mi hanno aiutato a ritrovare la speranza e a rialzarmi ogni volta che sono caduto.
- Puoi condividere una lezione specifica o una realizzazione che hai avuto in seguito a un fallimento e che ritieni sia fondamentale per ogni imprenditore?
Certo, il fallimento può essere uno dei maestri più severi, ma anche uno dei più illuminanti.
Una delle lezioni più significative che ho imparato è che quando un business fallisce, non significa che tu, come individuo, hai fallito. È come perdere una partita: magari quella specifica non è andata come speravi, ma ci sarà sempre un’altra occasione per giocare e tentare di vincere.
Un altro fondamentale insegnamento è stato che non esistono problemi insormontabili; spesso, in realtà, siamo noi a sentirci inadeguati o piccoli di fronte alle sfide. Dobbiamo ricordarci che siamo esseri straordinari e che siamo molto più grandi di qualsiasi business o progetto.
La presenza e il supporto delle persone che abbiamo accanto, come mia moglie, sono essenziali per superare i momenti difficili. Tuttavia, la vera forza per affrontare e superare le avversità si trova sempre dentro di noi. Ecco perché ho sempre valorizzato la formazione: fornisce una “cassetta degli attrezzi” che ci permette di affrontare e superare le sfide che incontriamo.
Uno degli errori più gravi che un imprenditore può fare è identificarsi completamente con la propria azienda. L’azienda non siamo noi e noi non siamo l’azienda, l’imprenditore è il nostro lavoro ed è solo uno dei nostri ruoli, noi siamo compagni, figli, genitori, amici ect…
In effetti la lezione più importante che mi resta da questa chiacchierata è il “non attaccamento” di Matteo all’azienda. Angelica, la sua business partner, mi dice che lui raramente la chiama “la mia azienda”. Che addirittura quando ne parlano sembra che lui la guardi come se fosse uno degli ultimi arrivati, come se non “fosse una sua creatura”.
Penso che questo sia un aspetto fondamentale del suo approccio, perché il fatto di non sentirla come “una cosa sua”, non lo spinge a metterci dentro le sue paure o a prendere scelte dettate magari dall’ego e dai suoi bisogni.
Credo che la sua storia sia di grande ispirazione. La vita di Matteo ci insegna che non siamo definiti dai nostri errori, ma dalla capacità di rialzarci e di ricominciare con una nuova consapevolezza.
Le sue esperienze, le sue cadute e le sue risalite sono lì non solo come una narrazione della sua personalità indomita, ma anche come un promemoria che la speranza e la determinazione sono forze potenti. Attraverso i suoi racconti, Matteo ci ricorda che ogni fallimento è un gradino verso il successo, purché ci permettiamo di imparare, di adattarci e di perseverare.
Quindi, se mai ti troverai a chiederti “Come ritrovare la speranza quando tutto è fallito?”, guarda alla storia di Matteo.
Lasciati ispirare dalla sua determinazione e dalla sua innata capacità di vedere oltre l’ostacolo immediato. In fondo, come lui ci ha mostrato, ogni fallimento è semplicemente un’opportunità nascosta, pronta per essere scoperta e sfruttata al massimo.




Insisti, resisti, persisti e conquisti…… grazie
Grazie a te Crescenzo!!