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Come pensa un giovane manager? Ce lo racconta Francesco Castaldi

Fra
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“La mia missione è quella di rendere gli imprenditori liberi. Liberi di sognare e di realizzare sé stessi attraverso le proprie aziende”

Francesco Castaldi

Francesco Castaldi è un ragazzo di 21 anni con una grande sensibilità ed una fortissima grinta. Nello sguardo di Francesco si legge la passione per il suo lavoro: è completamente coinvolto in quello che fa, ci crede davvero ed è mosso da un’energia incredibile.

Francesco, tra le tante cose di cui si occupa in OSM, è direttore tecnico dell’MBS (Mind Business School), la prima scuola per imprenditori in Italia che, con un piano di crescita personalizzato, aiuta le aziende a raggiungere grandi traguardi.

Francesco, essendo tu un giovane leader, gestisci anche persone più grandi te?

Il nostro team ha un’età media di 23 anni e, come puoi osservare, la mia età è sotto questo numero. Gestisco quindi persone più grandi di me e collaboro attivamente con altri manager del gruppo che hanno anche il doppio dei miei anni. Gli studenti della scuola che ho la fortuna di seguire a volte hanno anche 3 volte la mia età.

Come ti senti a dare consigli a clienti molto più grandi di te? Fai più fatica nella comunicazione con loro?

Prima di tutto è importante avere una grande determinazione, anche se questa richiede un po’ di sudore.

Perché ci sia una buona comunicazione in questi casi è importante che noi giovani capiamo l’importanza di imparare dai più grandi: dobbiamo essere interessati e affamati di conoscenza. Questo vale per i ragazzi, ma anche per chiunque si stia inserendo in un nuovo settore.

Devi essere disposto a lavorare anche gratis con chi ha qualcosa di grande da insegnarti: questo è stato il mio primo approccio con Paolo Ruggeri.

Dopodiché mi sono subito impegnato ad ottenere al più presto risultati che parlassero per me e che quindi mi dessero un po’ di credibilità. Dopo aver ottenuto risultati fuori dalla media, la mia convinzione e la mia determinazione sono subito aumentate. I manager e gli studenti più anziani hanno iniziato a chiedere il mio aiuto con grande umiltà ed io ne sono stato davvero felice. Anche in questi momenti, però, è fondamentale tener presente che è grazie a queste persone che stai ottenendo grandi risultati e che senza di loro non saresti qui.

Questa in OSM è stata la tua prima esperienza di lavoro?

Ho un passato da calciatore semiprofessionista, non so se posso considerarla un’esperienza di lavoro. Appena compiuti i 14 anni mi sono trasferito a Bologna da solo per giocare nella squadra di calcio del Bologna. Poi dai 14 ai 18 anni ho girato un po’ l’Italia. Quindi penso che, alla fine, il calcio sia stato per me come un vero e proprio primo lavoro.

Pensi che lo sport ti abbia insegnato qualcosa? Ti ha aiutato a capire cosa fare nella vita?   

Ci sono rimasto molto male quando ho smesso di giocare a calcio, però d’altra parte, questa esperienza è stata la mia fortuna più grande.

Quello del calcio è un mondo che va molto veloce. Ho avuto la possibilità di capire molto presto cosa significhi vivere in un mondo dove girano tanti soldi e l’importanza di questi. In un ambiente del genere è necessario comprendere queste dinamiche ed imparare ad essere pronto emotivamente. Questa esperienza, infatti, è stata per me una grande spinta emotiva.

Dopo aver “fallito” in questo campo ho smesso di sognare, nonostante io sia sempre stato un sognatore. Non avevo capito, però, che il mio problema derivava dall’etica e dai principi sbagliati che avevo e non dal mio sognare in grande.

Questo mi è successo in giovane età e ne sono grato, ma poi mi sono accorto che molte altre persone vivono una condizione del genere. Così è nato in me il sogno di rendere gli imprenditori liberi.

Lasciato il calcio eri molto triste, come hai fatto in età così giovane a rialzarti da quella situazione?

Un mio caro amico che ha un’azienda di famiglia al sud era (e tuttora è) cliente di OSM. Fu proprio lui a farmi leggere dei libri di Paolo Ruggeri per riportarmi sulla giusta strada. Sarò sempre grato a Lorenzo Cuccaro per questo.

Da lì mi sono appassionato a questo nuovo mondo e ho capito cosa stavo sbagliando. Mi sono finalmente rialzato, è stata come una rinascita per me. Quello che mi aveva insegnato Paolo attraverso i libri aveva avuto la capacità di darmi una forza incredibile, la forza necessaria a tirarmi su di nuovo e a tornare a vivere davvero. Mi sono posto subito un grande obiettivo: da quel momento in poi avrei aiutato le persone, come Paolo, con i suoi libri, ha aiutato me e avrei voluto iniziare proprio dagli imprenditori, sognatori per definizione.

Un altro mio grande sogno è quello di rendere tutto il mondo del calcio gratuito: dalle accademie agli stadi.

Che cosa consiglieresti a un giovane della tua età che ha tanti sogni da realizzare, ma che non trova il coraggio di buttarsi?

Il primo obiettivo è quello di diventare indipendente dai propri genitori. La dipendenza da loro potrebbe portare alla creazione di un rapporto con il genitore che genera demotivazione oppure il giovane potrebbe rischiare di abituarsi alla “comodità”, dato che è qualcun altro a provvedere per lui. Già questo primo passo costringe il ragazzo ad uscire dalla propria zona comfort.

Un altro consiglio che mi sento di dare per iniziare è quello di fare una gavetta nel mondo delle vendite. Secondo me è fondamentale imparare subito a vendere perché la vendita è una medicina molto efficace contro la mancanza di autostima, che in giovane età spesso non è alle stelle.

Inoltre ti aiuta a migliorare nella comunicazione e a capire quali sono le tue lacune e in cosa dovresti migliorare: c’è chi ha difficoltà perché è più timido, c’è chi ha paura di chiudere i contratti, c’è chi è disorganizzato e confusionario. La vendita ti costringe a superare le tue paure e a diventare più forte dei “no” e dei rifiuti.

Quando il calcio mi ha chiuso le porte è stato il “no” più grande della mia vita. Quando poi ho conosciuto OSM, mi sono prefissato un obiettivo importante: mai nessun “no” dovrà più scoraggiarmi nella vita. Per questo ho scelto di occuparmi dell’attività dove avrei ricevuto più no in assoluto, finché non avrei avuto la forza di superarli tutti.

Come organizzi tutto quello che hai da fare?

Cerco di copiare il più possibile il modello di gestione del tempo di Paolo o di Elisabetta Comite. Li osservo attentamente e spesso chiedo loro di concedermi delle giornate dove poter imparare ancora di più. Loro sono molto impegnati, ma non mi hanno mai negato del tempo.

Francesco, tu sei un ragazzo straordinario nel vero senso della parola: sei decisamente fuori da ciò che è ordinario, da quello che si può definire “un normale ventunenne”. La diversità è qualcosa di bellissimo, ma certe volte non viene del tutto capita, ti sei mai sentito diverso in modo negativo?

Sono sempre stato diverso: quando avevo 10 anni mi allenavo cinque volte a settimana e la domenica avevo la partita sempre in una città diversa. Ho avuto quindi un’adolescenza completamente diversa da quella di tutti gli altri ragazzi: loro facevano le prime uscite e mi chiedevano di partecipare, ma io non c’ero mai. Poi sono sempre stato uno a cui piace tanto lavorare e penso che questo sia un mio punto di forza.

Per questi motivi mi sono sentito davvero diverso per molto molto tempo, ma sono riuscito a trovare un equilibrio. Ora, per esempio, ho degli amici che hanno anche il doppio dei miei anni e mi va bene così, perché capisco che, se voglio veramente fare qualcosa che non è mai stato fatto, se voglio spingermi oltre ogni limite, il prezzo da pagare è questo senso di diversità.

Poi in realtà sto benissimo con persone più grandi di me perché si crea una sorta di empatia tra di noi: alcuni, addirittura, mi guardano con gli occhi che brillano e mi stimano per la velocità con cui mi sto muovendo nel mondo del lavoro. Una cosa davvero bella è che spesso i più grandi rivedono in me loro stessi quando hanno iniziato a lavorare, è quindi come se riponessero in me una speranza. In più io imparo tantissimo da loro e cerco di rubargli ogni volta qualche insegnamento in più.

Quali valori/principi deve seguire un giovane per essere ritenuto un bravo leader?

Sicuramente è un po’ scontato, ma non passa mai di moda, il fatto che un bravo leader debba essere attento ai sogni delle sue persone. Il bravo leader deve spingere i suoi collaboratori oltre le barriere che loro stessi si sono posti e portarli a pensare ancora più in grande, facendo vedere loro quello che sono davvero capaci di fare.

Un giovane leader deve provare ammirazione verso chi ha più esperienza.  È importante essere attento e studiare come si muovono, cosa scrivono, come parlano.

Vedendomi così attento e concentrato nell’ammirazione e nel rispetto verso di loro, automaticamente anche loro mi ammirano e mi rispettano. Ammirazione genera ammirazione: mantenendo questo approccio, la comunicazione tra generazioni è possibile. Un giovane potrebbe anche aver ottenuto ottimi risultati, ma ci sono persone che sono nell’azienda da più tempo, che hanno fatto la storia dell’azienda e che devono essere rispettate.

Sbaglia velocemente ed impara dai tuoi errori, ma ascolta con attenzione anche le generazioni che hanno sbagliato prima di te. Nel passato c’è ricchezza per tutti.

A volte si pensa erroneamente ai giovani come “troppo spavaldi”. Sicuramente qualcuno sarà molto sicuro di sé, ma Francesco è la prova che ci sono ragazzi con un’umiltà e un rispetto infiniti. Francesco non si permetterebbe mai neanche solo di pensare di essere migliore di qualcun altro, sebbene abbia ottenuto risultati stratosferici a soli 21 anni. Penso che Francesco rappresenti la forza e l’ambizione della generazione Z, che non si scoraggia al primo ostacolo, che si rialza nonostante le sconfitte e vince sempre.

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