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Come organizzare le successioni societarie in famiglia

successioni societarie in famiglia
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Ti sei mai chiesto come gestire con successo le successioni societarie in famiglia? Qual è il segreto per orchestrare una transizione senza intoppi, assicurando la continuità e il prosperare delle imprese a conduzione familiare? 

Oggi esploriamo insieme le strategie e le conoscenze fondamentali necessarie per districarci con successo in questo processo, bilanciando le dinamiche aziendali e fiscali in gioco. 

Per guidarci attraverso questo scenario, abbiamo l’onore di avere con noi il Dott. Sergio Ceccotti, Dottore Commercialista Revisore Legale. Con una carriera illustre nel campo della revisione e della consulenza aziendale, il Dott. Ceccotti è un esperto riconosciuto che ha contribuito in modo significativo al panorama professionale.

Se sei un imprenditore che desidera garantire una transizione senza intoppi e una gestione fiscale ottimizzata durante le successioni societarie in famiglia, questa intervista con il Dott. Ceccotti è imperdibile. Scopriremo insieme le strategie, gli strumenti e le best practice necessarie per preservare il patrimonio aziendale e garantire la continuità operativa. 

Iniziamo con un’analisi generale sulle principali sfide che le imprese familiari affrontano durante il processo di successione societaria. Quali sono gli elementi chiave che i proprietari dovrebbero considerare in questa fase?

Modificare le catene di comando nelle imprese è un processo che presenta molte criticità, in parte dovute alla complessità della materia, in parte dovute a sentimenti/atteggiamenti delle persone che in una fase di cambiamento possono farsi sentire e ciò è tanto più destabilizzante quanto più gli obiettivi individuali si discostano dagli obiettivi di preservazione e continuità aziendali.

Proprio perché la successione è un “processo” si presta ad essere “gestito” e quindi la chiave sta nel non farsi cogliere impreparati e “subire” azioni contrarie alla conservazione del patrimonio aziendale (patrimonio che include, come ormai noto, tanto gli asset fisici e finanziari quanto le risorse umane e le loro competenze).

Non è facile pensare al “dopo di noi” ma è essenziale che l’imprenditore non affidi alle sole norme del Codice Civile in materia di successioni il passaggio mortis – causa della propria azienda. 

A mio modo di vedere, la priorità sta nello sforzo che l’imprenditore deve fare di selezionare le persone che a suo giudizio hanno il potenziale necessario per occupare le posizioni di comando, bilanciando naturalmente con i diritti degli eredi alle loro quote di patrimonio, e fare in modo che ciò si realizzi prima del suo trapasso.

La pianificazione fiscale è un aspetto cruciale quando si tratta di successioni societarie in famiglia. Quali sono le strategie fiscali consigliate per ottimizzare la transizione e ridurre l’impatto fiscale per le imprese familiari?

La domanda è senz’altro lecita ma la risposta è complessa perché tanto dipende dal tipo di configurazione giuridica che l’imprenditore ha dato alla propria azienda.

L’imposta di successione, personalmente e per la mia esperienza, non rappresenta l’onere più sentito soprattutto nella piccola-media dimensione imprenditoriale, attese le franchigie che la legge riserva alle più frequenti casistiche di eredi legittimi (coniuge/figli).

Mi spiego con un esempio: se eredi sono il coniuge e due figli, l’imposta di successione si paga se il valore del netto patrimoniale supera i 3 milioni di euro (un milione per soggetto) sicché si capisce che aziende a conduzione famigliare con siffatti netti non sono certo la norma nella nostra esperienza.

Sono più fastidiose perché sono frequentemente inaspettate le imposte ipotecarie e catastali che si applicano agli immobili caduti in successione.

Sarebbe buona abitudine, per minimizzare questo tipo di imposizione indiretta, che il de-cuius non avesse immobili strumentali ricadenti nella sfera personale delle proprietà. Per gli immobili di tipo abitativo, se sussistono i cosiddetti “requisiti prima casa” il discorso è invece opposto.

Inoltre, nel caso in cui l’imprenditore detenga partecipazioni nel capitale di società, diviene necessario pianificare in tempo utile l’assegnazione delle stesse ai diversi membri della famiglia. 

Ricordo a questo proposito la possibilità di conferire le quote di una società operativa in una società finanziaria (holding, se vogliamo usare il corrispondente termine anglosassone) ma in questo caso andranno accuratamente bilanciate le quote fra i soci della società madre (la holding) ed eventuali partecipazioni a titolo personale nella società figlia (l’operativa) in modo da evitare, per quanto possibili, situazioni di inattività dell’assemblea per eventuali contrasti tra soci.

Quali sono gli errori comuni da evitare nelle successioni societarie in famiglia?

Probabilmente l’errore più comune è non pianificare e lasciare che siano gli eredi a giostrarsi fra le norme del diritto sulle successioni.

Una prima selezione che l’imprenditore dovrebbe essere in grado di fare è capire, sulla base delle attitudini, quale sarà l’erede o gli eredi in grado di assumere ruoli apicali, cioè rendersi conto chi ha le doti necessarie per succedergli. Non è detto che siano tutti e non è neanche detto che debbano appartenere necessariamente alla categoria dei figli. 

Ma già questa analisi permetterà di capire chi deve succedere perché ne ha le capacità e chi invece, quale legittimo chiamato all’eredità, dovrà ritenersi soddisfatto dal mero valore della quota dell’asse ereditario che il codice civile garantisce, senza possibilità di incidere sulla pianificazione del futuro dell’impresa. 

Quali sono le migliori pratiche per garantire una transizione senza intoppi e preservare il patrimonio aziendale?

Non esiste una soluzione univoca per questo tipo di domanda.

Per esempio, se l’imprenditore fosse amministratore unico e unico socio di una SRL artigiana, potrebbe in vita porre in essere una sequenza di atti di cessione di quota per provvedere a distribuire anzitempo la titolarità delle quote agli eredi riservando per sé l’usufrutto vitalizio (con o senza accrescimento a favore del coniuge, se esiste). Se le quote sono oggetto di atti a titolo oneroso (esempio compravendita) non c’è nemmeno il problema di dover rispettare i diritti dei legittimari (cosa che invece accade con gli atti a titolo gratuito, esempio donazione) e potrebbe magari essere il momento opportuno per fidelizzare qualche dipendente strategico facendogli acquisire la qualifica di Socio. Analogamente il nostro imprenditore potrebbe iniziare a ragionare sulla governace allargando la gestione ad un Consiglio di Amministrazione dove, con opportune modifiche statutarie, è possibile far entrare anche persone non-socie, ad esempio.

L’atto di cessione di quote di società a responsabilità limitata può essere predisposto anche da un dottore commercialista (non solo dal notaio) e l’imposta di registro da assolvere è attualmente pari ad euro 200,00 per ogni cessione (una “fissa”, si dice). Il nudo proprietario consoliderà la piena proprietà sulla propria quota dal momento del decesso con una semplice pratica al Registro delle Imprese, dove comunicherà con autocertificazione la data del decesso. I diritti da assolvere per questa pratica da inoltrare tramite intermediario abilitato sono attualmente pari a 165,00.

Questa è, a mio modo di vedere, la soluzione ottimale per una piccola-media realtà imprenditoriale a conduzione famigliare sia in termini di minimizzazione del costo fiscale che del conseguimento dell’obiettivo.

Conclusioni

In conclusione, la gestione delle successioni societarie in famiglia è un processo complesso che richiede una pianificazione accurata e un approccio strategico. L’esperienza del Dott. Sergio Ceccotti ci ha fornito preziose intuizioni su come affrontare le sfide e evitare gli errori comuni in questo percorso.

Se sei un imprenditore che desidera approfondire ulteriormente questi argomenti e ottenere consulenza personalizzata, ti invitiamo a contattare dei professionisti come i Partner d’Impresa (partnerdimpresa.it)


Su cosa vorresti che scrivessimo? Manda una mail a redazione@imprenditore.info per farcelo sapere

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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