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Come occuparsi dei figli adolescenti – Intervista a Corrado Troiano 

Occuparsi dei figli adolescenti
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Occuparsi dei figli adolescenti a volte sembra una “mission impossible”, ecco perché stiamo andando a caccia di supereroi dell’educazione. 

Oggi abbiamo il piacere di intervistare Corrado Troiano, il Direttore Generale di OSM EDU, un’organizzazione che si occupa di fornire ai ragazzi le competenze e gli strumenti necessari per realizzare il loro potenziale e diventare persone di successo. 

Con la sua esperienza nel campo dell’educazione, Corrado ci darà preziosi consigli su come aiutare i nostri figli ad affrontare al meglio questa fase delicata della loro vita e a diventare adulti responsabili e realizzati. 

Scopriamo insieme come occuparsi dei figli adolescenti e come accompagnarli al meglio nel loro percorso di crescita.

  • Ho letto che la missione di OSM EDU è “Aiutare i ragazzi a scoprire e valorizzare il potenziale che è in ognuno di loro, perché possano essere persone di successo e far vincere le aziende in cui si inseriranno o che fonderanno”. Mi piacerebbe capire, in maniera molto pratica, come fate ad aiutare i ragazzi a scoprire e valorizzare il loro potenziale?

Il nostro approccio ai ragazzi inizia sempre con l’ascolto. Usiamo un questionario attitudinale, il nostro OSM TALENT, che ci aiuta a capire le loro attitudini in ambiti come la leadership, le relazioni, la capacità di lavorare in maniera autonoma, la responsabilità.

Stabilire quali sono le attitudini dei ragazzi è fondamentale per il loro futuro. Sia per poter fare delle scelte consapevoli, ad esempio, sulla facoltà universitaria da scegliere, sia per riuscire a sviluppare quelle attitudini di cui sentono di avere più bisogno per poter raggiungere le loro mete.

La lettura del risultato del questionario viene fatta dai ragazzi insieme ad un nostro consulente, in modo da poterli aiutare ad avere già oggi una visione chiara del loro futuro.

  • Parlando di mete, ho visto sul vostro gruppo Facebook le risposte dei ragazzi alla tua domanda sul “perché avere una meta” e mi hanno veramente colpito (una vita senza mete è una vita vuota, per superare gli ostacoli e ripartire motivati, fissarsi le mete ti permette di decidere con chi fare il viaggio). Molte sono incentrate sulla realizzazione personale e sulla progressione costante. Come ti assicuri che i ragazzi che frequentano OSM EDU siano motivati a fissare obiettivi e a lavorare per raggiungerli?

Devo ammettere che ci mettiamo poco a scovare e accendere la motivazione dei ragazzi.

Nelle scuole, ad esempio, capita che presidi o professori siano un po’ scettici prima di iniziare. Mentre loro dubitano che gli studenti “resisteranno” 1 ora mantenendo la concentrazione, noi li vediamo seguire con entusiasmo e partecipazione un incontro da 3 ore (e magari in alcuni casi saltare anche la ricreazione).

Durante tutto il percorso con i giovani talenti, sia nei percorsi individuali che di gruppo, mettiamo il focus sui ragazzi con esercizi coinvolgenti e pratici. Come la finestra di Johari, ad esempio, una matrice a 4 quadranti che li aiuta a capire come loro percepiscono sé stessi e come vengono percepiti all’esterno.

Nei percorsi one to one, puntiamo molto sullo sviluppo dell’autostima dei ragazzi, in un processo che il consulente sviluppa ad hoc per lo studente.

Quando lavoriamo con i gruppi abbiamo anche dei tutor che li seguono, che spesso sono ex studenti di poco più grandi di loro. Questo perché i ragazzi riescono a credere con più forza alle loro mete, se vedono da vicino qualcuno della loro età che “ce l’ha fatta”.

E poi cerchiamo di comunicare usando i loro mezzi. Per questo abbiamo creato una community online, edu skillers, che unisce tutti i ragazzi che fanno percorsi con noi. Nel gruppo condividiamo contenuti legati alla crescita personale e webinar su argomenti specifici. Lì i ragazzi hanno modo di mantenersi in contatto anche con i loro compagni di viaggio e di restare all’interno di un gruppo che può essere uno stimolo per la loro crescita.

  • Ho letto da poco un libro di Brené Brown “the gift of imperfect parenting”, in cui l’autrice (che tratta spesso il tema della vulnerabilità) parla di come gestire il rapporto con i ragazzi. Una cosa che mi ha molto colpito è l’idea di non permettere a nessuno in famiglia di dare nomignoli agli altri, proprio per evitare che una persona inizi ad identificarsi con una determinata caratteristica. Così è importante non dire ai figli “sei un cattivo ragazzo”, piuttosto è meglio dire “questo tuo atteggiamento è stato sbagliato”. I genitori e gli educatori hanno un’enorme responsabilità nell’aiutare i ragazzi a costruirsi un’immagine positiva. Come si può aiutare un adolescente a sviluppare la propria autostima e sicurezza in sé stesso?

Questo è un lavoro che parte dalla famiglia e continua negli ambienti che i ragazzi frequentano ogni giorno.

I genitori non possono essere esclusi da un percorso che mira a tirar fuori il potenziale dei figli. Anche se spesso sono gli stessi ragazzi che smettono di comunicare e si allontanano dalla famiglia (a volte a causa di quella sana smania adolescenziale di voler essere “altro”). 

L’intervento di una terza parte neutrale si rivela decisiva in queste dinamiche ed i ragazzi si ritrovano a parlare di loro stessi e dei loro sogni con maggiore naturalezza ad un estraneo competente rispetto ad un genitore.

Noi siamo qui proprio per trasformare i genitori nei migliori alleati dei loro figli e per questa ragione abbiamo anche creato una parents academy, che fornisce strumenti utili per la gestione del rapporto in una fase delicata come l’adolescenza.

In questo percorso diamo strumenti indispensabili per migliorare la relazione tra genitori e figli, come la tecnica del rinforzo positivo o dell’ascolto attivo.

Altra cosa che insegniamo ai genitori è, come accennavi tu, la distinzione tra la persona e l’azione. Quindi va benissimo spiegare ai ragazzi perché un’azione può essere sbagliata, senza mai però mettere in dubbio il loro valore come persone. E poi cerchiamo di fare anche un passo in più rispetto all’azione, perché li spingiamo a non giudicarla. Se, ad esempio, tua figlia non rispetta il “coprifuoco”, dovresti chiederle innanzitutto perché ciò sia accaduto.

Molti dei genitori che formiamo sono imprenditori, leader stimati che sanno applicare benissimo questi concetti con i loro collaboratori. Ma la verità è che con i figli la cosa è diversa, c’è un legame affettivo  forte, e spesso siamo così coinvolti da non riuscire a gestire la relazione da soli in maniera ottimale.

  • Oltre alla famiglia, è fondamentale la formazione anche per i professionisti del settore dell’educazione. Quali sono i consigli più importanti che date agli educatori che gestiscono adolescenti?

Durante gli incontri con gli educatori e gli insegnanti la prima cosa che gli diciamo è di ascoltare i ragazzi, entrare in relazione con loro, conoscerli meglio; tutto questo apre un canale di comunicazione per cui poi i ragazzi a loro volta sono disponibili ad ascoltare i contenuti della materia dell’insegnante/educatore. 

Le ricerche dimostrano chiaramente che i ragazzi cercano non solo dei professori, ma dei veri e propri mentori.

Ecco perché abbiamo scelto di formare gratuitamente i professori in Italia, affinché abbiano le giuste competenze per poter supportare al meglio i ragazzi. Il nostro corso teacher life skills mette al centro tutti quegli insegnanti che vogliono davvero fare un primo passo per cambiare la scuola in Italia.

Nei percorsi all’interno delle scuole abbiamo deciso di coinvolgere anche le aziende, facendo partecipare gli imprenditori alla formazione dei ragazzi. Questo meccanismo ha creato un circolo virtuoso incredibile. Perché dopo le giornate di formazione ai ragazzi, sono gli stessi imprenditori a dirci “Grazie a questa esperienza, ho pensato ad un paio di cose che voglio cambiare in azienda”.

D’altronde è come se gli stessimo dando le chiavi per aprire la porta a quelli che, nel giro di qualche anno, saranno i loro collaboratori.

  • I figli a volte sono intrattabili, sono nervosi e rispondono male. Come si può aiutare un adolescente a gestire lo stress e l’ansia durante periodi di esami o altri momenti impegnativi?

Quando i ragazzi affrontano un momento di difficoltà, spesso per aiutarli basta spostare l’attenzione dal fare alla motivazione.

Questo significa aiutarli a ricordare la meta, in modo che siano loro stessi a ritrovare la motivazione e che possano raccogliere le energie necessarie per superare l’ostacolo.

Così se tuo figlio ha difficoltà nello studio, mantenere l’attenzione sull’azione (fai i compiti) non lo aiuterà ad affrontare il suo problema. Mentre ricordargli che quel periodo di studio è necessario per avvicinarsi alla sua meta, potrà rivelarsi sicuramente più utile.

Se ci pensi bene la disciplina imposta non dura a lungo. Non solo rischia di rovinare il rapporto con i figli nel lungo termine, ma semplicemente spesso non funziona neanche nell’immediato.

La disciplina aumenta quando c’è la motivazione al raggiungimento di un obiettivo, vale per tutti e a maggior ragione per i ragazzi.

  • In questi anni di “tutti contro tutti”, la comunicazione scuola-famiglia sembra incontrare qualche difficoltà. Come possono i genitori collaborare con le scuole e altre organizzazioni per fornire ai loro figli adolescenti le migliori opportunità di apprendimento e sviluppo?

Come ti dicevo prima siamo convinti che i genitori debbano trasformarsi in alleati per i loro figli. Se riusciremo in questo intento, non accadrà più di ritrovarsi a chiedere ai ragazzi “Allora, che cosa vuoi fare dopo la scuola” solo qualche mese prima della maturità.

Ecco perché nei nostri percorsi OSM Talent facciamo sempre un incontro con i genitori chiamato “Orientiamo i ragazzi, disorientiamo i genitori”. Il nostro approccio è sicuramente diverso da quello convenzionale in Italia (per fortuna, aggiungerei io) e capiamo che l’impatto sui genitori spesso può essere forte.

  • Trovare il giusto equilibrio tra presenza ed invadenza con i figli non è facile. Anche perché loro stessi magari ci cercano perché hanno bisogno di noi e poi finiscono per fare sempre di testa loro. Se stiamo ad osservare a distanza, allora non ce ne frega niente. Se siamo presenti, allora siamo pesanti! Come si può promuovere l’indipendenza e l’autonomia in un adolescente senza lasciarlo completamente solo nella navigazione di situazioni complesse e delicate?

L’Italia è il paese dell’accudimento.

Noi genitori troviamo difficilissimo stare a guardare i nostri figli che stanno male, perché ci dispiace vederli così. Ma la verità è che siamo noi che non riusciamo a stare di fronte al loro fallimento.

In OSM EDU abbiamo scelto di portare i genitori dall’accudimento al “rendere abile” il proprio figlio. Questo significa occuparsi dei figli adolescenti facendogli sentire che siamo al loro fianco. Ma significa anche lasciarli sbagliare, fallire e rialzarsi con le loro forze.

Per dirla in maniera semplice: “Io ci sono, ma non intervengo, ti lascio essere l’artefice”.

Corrado oggi ha messo un megafono in mano ai nostri ragazzi e ci ha lanciato un messaggio forte e chiaro: 

Per occuparsi dei figli adolescenti, è importante far sentire loro che ci siamo e li ascoltiamo.

Solo con il giusto supporto, un po’ come dei trapezisti con la rete di protezione salvavita, potranno trovare il coraggio di spiccare il volo ed esprimere al meglio tutto il loro potenziale.

Se ti interessano queste tematiche, non perdere i nostri articoli della rubrica “Genitori ed Education” in uscita ogni lunedì. E se pensi che potrebbe essere utile a qualcuno che conosci, condividi il blog con i pulsanti qui sotto!

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

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