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Come la Fede Buddista mi ha aiutato ad eccellere nella mia professione – Intervista ad Anna Marras di Ediliziacrobatica

fede buddista
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La fede buddista non è una religione che chiede, è una religione che offre

Queste sono le parole con cui mi accoglie Anna Marras, oltre che con un enorme sorriso.

Anna è Vicepresidente di Ediliziacrobatica e oggi ci racconta come la fede buddista le ha permesso di vincere nella sua vita.

  • Ciao Anna, devo ammettere che questa intervista mi rende particolarmente felice. In primo luogo perché oggi abbiamo l’opportunità di fare “Shakubuku” a tante persone, questo significa che potremo parlare agli altri di come la pratica buddista ha avuto degli effetti positivi nella nostra vita. E poi perché anche io e mia figlia ci siamo avvicinate proprio quest’anno al buddismo. Allora ne approfitto subito per farti una prima domanda, qualcosa che non ho capito del tutto. Io ricordo ancora i mal di pancia alla sola idea di andare in chiesa la domenica, come te lo spieghi che una bambina di 8 anni sia stata letteralmente conquistata dalla fede buddista? 

Succede spesso, nel mondo buddista, di sentirsi quasi come se si tornasse ad un posto che già si conosceva. Come quando manchi da casa per tanto tempo, ma appena metti un piede dentro rivivi subito quelle sensazioni così familiari.

  • Nella mia esperienza e dai racconti degli altri membri, sento spesso che l’incontro con il buddismo sembra avvenire quasi “per caso”. Tu come hai scoperto la fede buddista?

Sono stata attratta dal magnetismo di una donna che ho conosciuto e che si è con il tempo trasformata anche in mia socia. La guardavo affrontare sfide veramente toste e lei rimaneva lì serafica, salda come una montagna. 

A quel punto, incuriosita, le ho chiesto come facesse e lei mi ha dato un libro buddista (non certo uno dei più facili per iniziare) quasi per allontanarmi da quei discorsi. Ma io mi sono incaponita ancora di più e mi sono messa lì a indagare, a quel tempo devo dire più con giudizio che curiosità.

Io venivo da una forte tradizione cattolica, avevo anche insegnato catechismo. Quindi mi sono avvicinata alla fede buddista più per criticarla che per conoscerla. 

E ricordo che l’impatto con la prima riunione fu terrificante. Tutte queste persone sedute a pregare, io probabilmente stavo lì con la faccia stranita. Per fortuna in quell’occasione una donna si è accorta di me e mi ha dato un consiglio che non ho più dimenticato: “Non guardare gli altri, guarda dentro di te”. 

  • Una delle cose che più mi ha colpito nello studio della religione buddista è il concetto che il budda è dentro ognuno di noi, quindi non dobbiamo aspettare un dio che venga a salvarci da fuori. Questo mi sembra sia molto in linea con tanti concetti di cui ho già sentito parlare in percorsi legati alla spiritualità e alla crescita personale. Quali princìpi del buddismo ritieni siano stati fondamentali per il tuo successo professionale?

Per me la fede buddista è da sempre associata all’azione. Io manifesto me stessa, quindi ho fiducia e so che non posso fallire.

Questo ovviamente non significa che non incontro ostacoli lungo il mio cammino o che nel mio mondo è sempre tutto rose e fiori. Ma io so che posso affrontare tutto ciò che mi accade, perché sono consapevole che è sempre per il mio bene.

Questi princìpi mi hanno impedito di raccontarmi le storie che di solito ci raccontiamo. L’allenamento con la pratica buddista mi è servito a distaccarmi sempre di più dai miei pensieri limitanti e a far uscire il mio potenziale.

Nel giro di qualche anno sono passata “dallelemosina all’abbondanza”, nel senso che ho superato tutti i concetti su ciò che potevo essere e ho ottenuto risultati incredibili anche per me.

Nel lavoro, come nella salute. 

Io sono nata con una microlesione alla parte sinistra del cervello e questo ha comportato crisi epilettiche importanti. Ad un certo punto ero arrivata a prendere 14 farmaci salvavita al giorno, medicine che però mi causavano effetti collaterali seri. Nel 1999, dopo un altro ricovero, ho deciso di auto-sospendere le cure contro il parere di tutti. Due settimane dopo è entrato il buddismo nella mia vita e oggi godo di una salute che mai avrei potuto immaginare di avere.

  • Di recente ho visto “Divin codino” il film su Roberto Baggio che racconta in maniera molto chiara l’influenza positiva del buddismo nella sua vita. Mi ha molto colpito soprattutto il suo modo di “accettare” un fallimento. Quello che potrebbe essere definito l’incubo di qualsiasi calciatore: sbagliare un rigore decisivo ai mondiali. Ed in effetti mi sembra di aver percepito questa spinta verso la resilienza come tratto distintivo della pratica. In che modo la fede buddista ti ha aiutato a superare ostacoli e sfide nel tuo lavoro?

Intanto è stato proprio grazie a Baggio che io sono riuscita a far accettare il buddismo anche a casa, anche a mia madre. Lei lo amava, altrimenti sono certa che avrebbe pensato che ero entrata a far parte di una setta.

Per quanto riguarda gli ostacoli, io credo molto nel principio della prova concreta. Questo significa che mi sono trasformata in un esempio di ciò che la fede buddista predica e la fiducia incrollabile nelle mie capacità mi ha permesso di affrontare delle prove molto dure.

Ci vuole coraggio in tutto nella vita. 

Non possiamo nascondere a lungo le nostre emozioni, perché loro continuano a tornare offerte da questa o quell’altra persona. E noi dobbiamo ringraziarle, anche se non è facile, perché chi ci fa soffrire sta solo accelerando il processo.

Io il mio ex marito lo volevo ammazzare quando sono uscita da un ricovero pesante e mi sono trovata a dover ripagare i suoi debiti. Ma per fortuna avevo già incontrato la fede buddista e mi sono messa lì a praticare accanto a lui. 

Noi esseri umani siamo legati da catene karmiche, che si possono sciogliere solo quando affrontiamo i nostri demoni.

Per usare una frase che mi è molto cara della fede buddista: “In quel momento i tre ostacoli e i quattro demoni invariabilmente appariranno: il saggio si rallegrerà, mentre lo stolto indietreggerà”.

  • Mi piacerebbe approfondire il tema del karma. Quando ne ho sentito parlare, a me è venuta spontanea l’associazione con concetti come lo scambio in abbondanza e l’idea che dare valore agli altri inevitabilmente ci porterà indietro tanto. Se devo essere sincera, però, alle volte ho il timore che questo messaggio possa essere frainteso e che le persone possano cercare di “manipolare” la realtà. Cioè che si impegnino a dare (magari in maniera non del tutto sincera) e poi si mettano in attesa di ricevere il loro “premio”. A quel punto però il rischio di essere delusi, dagli altri o dallo stesso Dio, è veramente alto. In che momenti ti è capitato di dubitare della tua fede e come hai ritrovato la tua consapevolezza?

Devo dire che, dopo la prima preghiera, non ho mai dubitato della mia fede.

E non è una frase fatta.

Io non ho dubitato nemmeno quando, nel giro di qualche mese, si sono verificati degli eventi molto pesanti nella mia vita: mi hanno bloccato un’attività importante, mio figlio ha avuto un grave incidente, mia figlia è stata aggredita da un maniaco e il mio compagno mi ha lasciata.

Forse sono rimasta salda nella mia fede grazie ad una delle prime frasi che ho letto durante studio: “Il veleno si trasforma in medicina”. 

Ed io, che potevo ritenermi quasi un’esperta in questa materia, sono arrivata a vedere i problemi come una benedizione.

Lì ho capito veramente il concetto di karma. Perché a volte si pensa, in maniera un po’ semplicistica, che per creare karma positivo basti compiere delle buone azioni. E invece questo non è sufficiente, perché è fondamentale che ci sia anche un pensiero positivo alle spalle.

Per essere più precisi i percorsi sono opposti:

  • Nel karma positivo si agisce seguendo la sequenza AZIONI gentili, che diventano PAROLE gentili e poi PENSIERI gentili.
  • Mentre per quello negativo lo schema è inverso, cattivi PENSIERI, cattive PAROLE, cattive AZIONI.

Questo ci suggerisce ancora una volta che per innalzare il nostro stato vitale e tirar fuori il nostro potenziale, dobbiamo partire sempre dall’azione.

  • Spesso presi da mille impegni quotidiani ci dimentichiamo di dedicare del tempo a curare il nostro mondo interiore. Soprattutto quando amiamo quello che facciamo anche come lavoro, il rischio è di essere “risucchiati nel flow” di ciò che stiamo facendo e letteralmente dimenticare tutto il resto. Quali consigli daresti a chi cerca di integrare la spiritualità nella propria vita?

Quando mi chiedono: “Quanto devo pregare?”, io rispondo: “Fino a quando non senti di aver raggiunto il tuo massimo stato vitale”. 

La preghiera non può essere un dovere. 

Io la mattina prendo l’ascensore per innalzare la mia energia e uscire fuori ad affrontare il mondo. Poi la sera mi guardo con onestà, perché è inutile nascondere le proprie emozioni. Se ho provato invidia durante il giorno, mi metto lì e la attraverso, le faccio spazio.

  • Per chi pratica avere successo è indispensabile, perché è un modo per essere d’esempio a tutti quelli che gli stanno attorno. Anche qui, però, penso si possa fare confusione. Così ci sono persone che magari riescono molto bene in tutti i business che intraprendono, ma che hanno una vita relazionale totalmente fallimentare. Cosa significa per te la parola “successo” e come la tua fede buddista ti ha aiutato a definire e raggiungere i tuoi obiettivi?

Per me successo vuol dire benessere a 360 gradi. 

Non si possono raggiungere gli obiettivi in una sfera della vita e trascurare o ignorare le altre.

Per mettere il focus sui diversi aspetti, è importante togliere il pilota automatico e avvicinarci sempre di più al nostro vero io. Questo significa allernarsi al distacco dai pensieri limitanti, facendo attenzione a tenere ben distinto il distacco emotivo, che è un’altra cosa.

Oggi mi porto a casa un pezzetto in più di comprensione rispetto ad una religione così antica, che inevitabilmente influenza ancora tantissimi concetti moderni.

Mentre Anna parlava mi sono venute in mente le pratiche di defusione usate in psicologia di cui ho letto nel libro “La trappola della felicità” di Russ Harris e che insegnano come distaccarsi dai propri pensieri.

Ma anche le varie letture Reiki che mi hanno molto ricordato il concetto del karma. Testi in cui si parla dei film che continuiamo a creare in loop, dove cambiano solo gli attori ma le emozioni che vogliamo a tutti i costi evitare continuano a presentarsi ancora e ancora.  

E mi ha ricordato pure tutte quelle pratiche che insegnano ad essere grati, a guardare alle cose con ottimismo, a vibrare su frequenze positive. 

Proprio a causa della sua complessità millenaria, secondo me, il rischio di fraintendimenti è alto. 

Perché, qualunque sia la pratica che ci fa risuonare meglio, non può diventare una scusa che ci fa “accomodare”. Dovrebbe, al contrario, essere uno stimolo per continuare a metterci in discussione, crescere e migliorarci. 

Praticare non penso significhi essere sempre contenti, ma più affrontare con sincerità qualsiasi stato emotivo. Solo come naturale conseguenza, alla fine le vibrazioni saranno così elevate da poter affrontare qualsiasi avversità e superarla con coraggio.

Per usare ancora una volta le parole di Anna:

La fede buddista è una pratica che ci aiuta a lucidare il potenziale che è dentro di noi

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Francesca Turriciano

Sono una copywriter. E mi ritengo veramente “fortunata” perché per lavoro posso “giocare” con le parole ogni giorno. Ma non solo. Posso dare sfogo a tutto ciò che amo: leggere, soddisfare la mia curiosità infinita e vivere una vita “piena”. Sì, perché il lavoro del copywriter non si ferma alla scrittura. Ogni parola che scrivo è solo la punta dell'iceberg di un mondo ricco di idee, emozioni e visioni. In effetti la scrittura ha creato “un prima e un dopo” nella mia vita ed è stata la chiave che ha aperto la porta alla mia vera essenza. Quando ho lasciato entrare la creatività, ho dato il via a un circolo virtuoso che ha portato nuova energia e tanti stimoli interessanti. È stato come un risveglio che mi ha catapultato in una nuova dimensione, fatta di scoperte sempre diverse, avventure straordinarie e storie da raccontare. Oggi sono qui per condividere questo pezzetto di viaggio insieme ad altri lettori che, come me, sono appassionati della vita e dei suoi infiniti racconti.

8 thoughts on “Come la Fede Buddista mi ha aiutato ad eccellere nella mia professione – Intervista ad Anna Marras di Ediliziacrobatica

  1. Bellissima intervista, ho respirato e ricevuto energia positiva in ogni parola.
    “Il veleno diventa medicina” mi ricorda un altro concetto bellissimo appreso da un film: Collateral Beauty. Siamo in costante contatto con l’insegnamento, ma non sempre aperti ad accoglierlo, soprattutto quando si tratta di accettare delle cose poco piacevoli. C’è bellezza anche dove sembra non esserci, tutto quello che ci circonda e che viviamo ci serve per arricchirci. Complimenti Francesca per l’articolo e grazie ad Anna per le sue perle di saggezza.

    1. Grazie Aline 🙂 sono assolutamente d’accordo con te, a volte penso sia solo complicato capire qual è la nostra lezione. Ma già una maggiore consapevolezza sono convinta sia d’aiuto a mantenere la giusta lucidità e resilienza. Anna ci ha raccontato una grande storia di fiducia e coraggio, che trasmette un vero messaggio di positività proprio come dici tu.

    1. Complimenti Anna e Francesca per le bellissime parole! Tutte le persone che incrociano Anna nella loro vita assorbono e quasi respirano l’energia e là positività che derivano dalla sua fede

      1. Grazie Tino, proprio così 🙂 Anna ha una energia incredibile, che traspare anche a distanza!

  2. Quando incontri Anna ti arriva un raggio di sole.
    Una grande anima!
    Dietro a tutte le persone che hanno cambiato la storia c è tanta sofferenza. Cadi e ti rialzi tante volte, e tanto farà la differenza nel tuo cambiamento.
    Questo credo.
    Grande intervista.

    1. Grazie mille Luana 🙂 Anche per me fare questa intervista è stata una grande ispirazione e sono grata di aver potuto ascoltare le parole di Anna. Con la sua semplicità e sincerità smuove qualcosa nel cuore di chi la ascolta/legge.

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