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Come ho trovato il coraggio di realizzare i miei sogni

Come ho trovato il coraggio di realizzare i miei sogni
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Un’intervista a Carla Annunziata 

Quante volte hai detto a te stessa di non avere un sogno da realizzare? Quante volte hai guardato gli altri e hai pensato “beati loro che hanno le idee chiare“? 

Quante volte ti sei sentita confusa, rispetto a quello che avresti realizzato nel futuro? Rispetto a quali fossero i tuoi veri talenti?

Da “grande” farò…

Ci sono persone che fin dalla loro tenera età sapevano che cosa avrebbero realizzato da grandi. Sono nate convinte del lavoro che avrebbero svolto e dei risultati che un giorno avrebbero raggiunto. 

Queste persone di solito dedicano tutta la vita ad allenare quel talento che sembra essere così chiaro e limpido, fin dai primi anni della loro vita. E, alla fine, con grande perseveranza e allenamento riescono nel loro scopo.

Talvolta guardiamo queste persone come dei veri e propri alieni, delle persone baciate dalla fortuna. Persone inarrivabili, vere e proprie eccezioni. Campioni nati. 

Non sempre ciò che non si vede, non c’è 

Il fatto è che questo ciò che si vede solo in superficie. La verità è che andando a guardare un po’ più nel profondo, ognuno di noi ha milioni di talenti e altrettanti sogni da realizzare.

Capita però che per alcune vicissitudini della vita, esperienze traumatiche, idee tramandate dalla nostra famiglia o dalla società, tutta questa bellezza dentro di noi diventi un po’ più sfocata. 

Come se ci allontanassimo da noi stesse non riusciamo più a vedere chiaramente ciò per cui siamo venute al mondo: non riusciamo a comprendere ciò che ci renderà davvero felici. Ma non sempre ciò che non vediamo non esiste… 

Da: “cosa mi manca” a “cosa ho già”

Ho parlato di tutto questo con Carla Annunziata, un’imprenditrice, una mamma, una moglie, che per molti anni si è chiesta: “che cosa mi manca per…?” Per poi arrivare a trasformare questa domanda in: “cos’è che desidero per me, per essere felice?”

Per chi la conosce Carla è una donna forte, sicura di sé, con le idee molto chiare. Una donna che ha saputo rialzarsi da momenti davvero difficili, momenti che avrebbero fatto barcollare la motivazione e l’energia di chiunque. Ma Carla non si è sempre sentita così. Tutt’altro. 

Nonostante fosse convinta che in un modo o nell’altro nella vita se la sarebbe sempre cavata, Carla guardava il mondo come un posto in cui il sacrificio, il dovere e la necessità regnavano sovrani. In un mondo così, la felicità vera era un lusso di cui pochi avrebbero potuto godere.

Da un certo momento della sua vita in poi, però, Carla realizza che le cose non stanno proprio così. Che è vero che il dolore, il sacrificio e il dovere appartengono alla dimensione materiale delle cose, ma queste sono soltanto una parte del tutto. Là fuori, e dentro di noi, c’è molto più di questo…

La gratitudine come motore del cambiamento

Quando ho iniziato un percorso di formazione personale i vari maestri, coach e consulenti che ho incontrato mi dicevano che per aumentare la fiducia in me stessa avrei dovuto scrivere nero su bianco le mie mete, i grandi traguardi che avrei voluto raggiungere. 

Nonostante provassi a riprovassi a farlo io non ci riuscivo. Per me questa attività era davvero frustrante. Mi domandavo se avessi qualcosa di sbagliato. Perché gli altri ci riuscivano io no? Perché per altre persone era così semplice trovare un elenco di obiettivi sfidanti da concretizzare e per me era così difficile e stancante?

Il mio desiderio di migliorare era così forte che non mi arresi, smisi così di assillarmi per il fatto che per me scrivere le mete fosse qualcosa di estenuante e decisi di comprare un quaderno. Iniziai così a compilare il mio diario della gratitudine.

È attraverso l’abitudine che avviene la nostra rivoluzione 

Ogni settimana la domenica sera scrivevo su sul diario tutto quello che aveva fatto la differenza per me durante quella settimana. E ringraziavo l’universo per tutto ciò che mi era capitato di buono. 

Mi annotavo poi tutte le cose che non erano andate esattamente come avrei voluto e accanto a queste mi scrivevo che cosa avrei avrei potuto fare di diverso per realizzare quello che volevo.

A forza di fare questo esercizio ho imparato a ringraziare via via anche quello che non mi accadeva di bello. A un certo punto ho ringraziato di avere avuto mio padre accanto soltanto fino all’età di 16 anni anni.

La gratitudine non riguarda soltanto le cose “belle” 

Aldilà del del tanto dolore che avevo provato per la sua perdita,  sono arrivata a ad essere grata del fatto che mi abbia accompagnato fino ai miei 16 anni perché avevo capito che quello era il tempo sufficiente per lasciarmi quello che mi serviva. 

Quando riuscì ad essere grata in un modo sincero anche per questo compresi il vero potere della gratitudine.Non dovevo essere grata solo per le cose che andavano bene e per le cose apparentemente belle. 

La gratitudine è una vera e propria emozione che possiamo provare solo quando riusciamo ad accogliere tutto quello che la vita ci ha donato.  In OGNI sua forma. Dalle cose più semplici o scontate, come il sole che splende alto nel cielo, alle cose apparentemente più assurde, dolorose e ingiuste come appunto la perdita di qualcuno che amiamo. 

Le realizzazioni, le decisioni importanti 

Attraverso la pratica della gratitudine ho iniziato a comprendere che a me non mancava proprio niente. Non mi mancavano competenze, non mi mancavano attitudini, non mi mancava l’energia. Non solo, mi mancavano nemmeno i soldi e le persone al mio fianco, pronte a tutto per sostenermi. 

Non mi mancavano nemmeno i sogni. Quelle mete che per tanto tempo non ero riuscita a scrivere su un foglio. 

A 21 anni sono diventata mamma.  Ero all’università, mentre Giuseppe, il mio attuale marito, allora aveva appena iniziato a lavorare. La stabilità non sapevamo che cosa fosse, ma una cosa era certa: insieme avremmo sempre scelto la vita. Sì perché dall’età di 15 anni ho sofferto di problemi di salute che allora avrebbero potuto a mettere a repentaglio una mia eventuale gravidanza. Per guarire mi sarei dovuta operare, ma operandomi non sapevo se sarei mai potuta diventare madre. 

In quel momento l’emozione vinse a mani basse sulla logica e i ragionamenti, guardai Giuseppe negli occhi e decidemmo di diventare genitori, nonostante l’età, nonostante le condizioni economiche, nonostante il futuro incerto. Da lì in poi la mia vita cambiò per sempre. Ero una mamma, una giovane mamma, che aveva tanto da fare e tanto ancora da sperimentare.

I piccoli traguardi 

Terminai gli studi contro ogni previsione. Non solo, niente e nessuno avrebbe potuto distogliermi dalla voglia di avere la mia autonomia, di esistere, in questo mondo, prima di tutto come persona. 

Non fu facile, e non posso negarti che per molto tempo, i miei desideri furono messi da parte. Avevo tante responsabilità rispetto ai miei coetanei di allora. Ma cercai subito di avere delle occupazioni seppur saltuarie, seppur provvisorie. 

Nel 2016 sono diventata mamma per la seconda volta e, dopo il ping-pong lavorativo in cui avevo fatto di tutto, restai ferma un anno e mezzo. Da lì decido di entrare nell’azienda di famiglia, un’esperienza importante che mi ha portato a formarmi come impiegata amministrativa. Sono stati sei anni di scuola che non dimenticherò mai, poi via via per una serie di vicissitudini dopo sei anni decido di entrare nella nuova società in cui mio marito aveva scommesso tutto: OSM PARTNER CASERTA. 

Ascolta la tua voce, non quella degli altri

La formazione inizia a far parte della mia quotidianità, inizio a frequentare gli eventi dell’associazione L’impresa è Donna. Giorno dopo giorno sento riaffiorare dentro di me tutto quello che nella vita avevo cercato di sotterrare tra le varie responsabilità di moglie, di mamma e di figlia.

Veniva sempre più a galla la mia voglia di farcela da sola, la mia voglia di creare, di costruire, di inventare… di sognare. Stavo ricominciandomi a vedere per quello che ero davvero. 

Avevo avuto tante idee. Ma tante, troppe volte, mi ero fatta convincere che fossero rischiose, che non fossero adatte a me. Ma quando hai qualcosa dentro di forte, a un certo punto non puoi più fare finta che non esista… e credimi, ognuna di noi ce l’ha! 

È così che pur stando bene in OSM, società per cui ancora oggi lavoro in qualità di consulente, anzi con cui ho avviato una seconda collaborazione assieme al gruppo di PARTNER D’IMPRESA, ho deciso di avviare la mia attuale azienda, la Express Wash ZARC. È stata dura tagliare questo traguardo, ma alla fine ce l’ho fatta. 

Ce l’ho fatta quando ho smesso di ascoltare le voci degli altri e ho iniziato ad ascoltare la mia. Ce l’ho fatta quando ho deciso di essere grata per tutto quello che sono. Ce l’ho fatta quando ho capito che non esistono sogni migliori di altri, che non esistono percorsi più “fortunati” di altri. 

“Più sali in alto, più freddo senti” 

“Più sali in alto, più freddo senti” – mi diceva mio padre.

Anche il successo ha, infatti, i suoi lati ombra. Quando ho iniziato a gioire dei miei piccoli traguardi mi sono resa conto che il successo di per sé non esiste perché è la felicità che provi guardandoti allo specchio, contenta di chi sei, che fa tutta la differenza del mondo. 

A volte corriamo così veloci, che non appena scopriamo la nostra forza tutto sembra scontato. Non ci basta mai, vogliamo di più, sempre di più, e nella corsa sfrenata verso il successo e la conquista delle grandi mete, ci dimentichiamo che in alto fa freddo, se ci dimentichiamo di goderci il viaggio. Da sole sulla vetta, dopo aver fatto terra bruciata e aver sacrificato tutto di noi, non c’è più nulla che valga la pena di godere. 

Perché anche se non si dice così spesso, se non abbiamo l’abitudine di ringraziare, comprendere e perdonare, se non abbiamo l’umiltà di rimanere ancorati ai nostri valori, orgogliosi delle nostre radici, è come se tornassimo a quando non avevamo nulla. Ecco allora che le tue grandi mete diventano le tue più grandi catene. 

Io sono partita da sottozero. Ma non mi sono mai dimenticata chi ero, ed è per questo che oggi so chi sono e chi vorrò essere in futuro.

Io ti auguro di vedere chi sei mentre corri per raggiungere la vetta, perché la vetta è nel qui e ora, nel più profondo intimo delle tue emozioni, al di là di ogni agognata apparenza. 

La gloria è insita nel tentativo di raggiungere il proprio traguardo e non nel suo raggiungimento.

(Mahatma Gandhi)

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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Il Coraggio Di Fiorire: Intervista a Doretta Scutti
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Il Coraggio Di Fiorire: Intervista a Doretta Scutti 

Quando si parla di impresa, di realizzazione personale o professionale, si parla spesso di coraggio. Coraggio di cambiare, di sciogliere compressi, di tuffarsi nel vuoto, di rischiare, di investire ecc. Ma che cosa significa davvero, avere coraggio? E come possiamo noi ogni giorno alimentarlo e farlo vivere al di là di ogni paura e giudizio? 

L’etimologia della parola coraggio deriva dal latino coratĭcum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cŏr, cŏrdis cioè ’cuore’ e dal verbo habere ossia ‘avere’. L’origine della parola coraggio dunque risiede nell’espressione: avere cuore. 

Per comprendere il significato di “coraggio”, dunque, dobbiamo passare attraverso l’esplorazione del nostro cuore.

Se ci pensi quando accordiamo uno strumento che cosa facciamo? Allineiamo le frequenze sonore affinché possa esserci un’armonia. E se rifletti su quello che accade quando prendi un accordo con qualcuno, ti puoi rendere conto che, in sostanza, fai sì che le vostre volontà vibrino alla stessa frequenza. 

Avere coraggio vuol dire quindi connettersi alla sede dell’amore, la forza più grande che esista, quella che supera ogni paura, ogni dolore, ogni giudizio. Significa tornare a vibrare con le proprie frequenze più intime, quelle appunto del cuore, che sanno come connettere ciò in cui crediamo con ciò che facciamo. 

Ed è proprio questo che ha fatto Doretta Scutti a un certo della sua vita, quando ha deciso di rifiutare un posto fisso, quando ha deciso di aprire il suo negozio e poi di chiuderlo per rivoluzionare il suo business.

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Una delle cose che mette al proprio posto il nostro Ego è l’attività di gestire e far crescere collaboratori sotto la nostra guida. Per riuscire in questo intento, infatti, bisogna essere pronti a dedicare una grande quantità di tempo, cure ed energie ad altre persone in modo totalmente disinteressato. Bisogna essere coscienti di star piantando dei semi in azienda, i cui frutti, probabilmente non riusciremo a vedere. Semi che però faranno la grande differenza nel futuro delle nostre organizzazioni. 

Coloro che pensano di far vincere le proprie persone mettendo avanti se stessi, puntando ad un immediato tornaconto, difficilmente ottengono risultati straordinari. Difficilmente riescono a godere di una vera e propria leadership tra i propri collaboratori. Questo perché l’autorevolezza è qualcosa che ti viene riconosciuta dal basso, non ha a che fare con il ruolo o la targhetta che si trova alla porta del tuo ufficio. E quando abbiamo la responsabilità di far vincere qualcuno, si sente, se in verità ciò che puntiamo a far crescere è il nostro potere o il nostro stipendio.

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In questa rubrica abbiamo già avuto modo di parlare di come i nostri abiti siano il simbolo della nostra identità e del nostro benessere. Di come essi non siano semplicemente un modo frivolo di vestire i nostri corpi e di mostrarci al mondo.

Lo dice anche la stessa etimologia della parola “abito”. Dal latino habitus questo termine è profondamente connesso alle nostre abitudini e alla nostra disposizione d’animo, ossia il nostro carattere.

“Abito” quindi è una parola che ha che fare con i nostri comportamenti, le nostre inclinazioni e personalità. Ben più di un outfit da acquistare per un’occasione particolare, ben più di una serie di indumenti da impilare nel nostro armadio.

L’abito nel suo significato più profondo si intreccia dunque con l’etica, con la ricerca costante della propria felicità e della propria realizzazione. Non è un caso che quando ci sentiamo perfettamente allineate con i nostri valori attraverso i nostri comportamenti ci sentiamo “a casa”, abitiamo il nostro vero io.

Tutto questo lo ha colto molto bene Arianna Rubin, la nostra intervistata di oggi. Una ragazza di quasi trent’anni, un’imprenditrice e un’influencer, che da tempo lavora duramente non solo per realizzare il suo sogno, ma per far sì che ogni donna possa realizzare il suo.

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