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Come farsi rispettare senza alzare la voce: un’intervista a Roberta Quinz 

Come farsi rispettare senza alzare la voce: un’intervista a Roberta Quinz
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Quante volte ti è capitato di sentirti invisibile, impotente o non all’altezza di guidare un gruppo? 

Chi di noi non ha mai sperimentato la frustrazione che si prova nel sentirsi incapaci di influenzare gli altri? 

Nonostante tutta la nostra buona volontà e nonostante le pagine lette e rilette dei libri di leadership, spesso ci ritroviamo di fronte a persone che non ci ascoltano, che non ci seguono e che non fanno ciò che abbiamo richiesto loro. Del resto tra la teoria e la pratica c’è di mezzo l’esperienza e una profonda conoscenza del comportamento umano, di sé, dei propri obiettivi, dei propri sogni, delle proprie fragilità e dei propri punti di forza. 

Ne sa qualcosa Roberta Quinz, una grande imprenditrice del mondo della ristorazione. Dal suo primo ristorante con 28 collaboratori nel 2007, Roberta oggi possiede sette ristoranti e una struttura ricettiva, gestendo un totale di oltre 250 collaboratori

Delegare, organizzare e creare una linea di manager forti e capaci le ha permesso di dedicarsi allo studio e all’approfondimento di importanti tematiche: il marketing e il brand positioning, due aspetti determinanti per il successo di un ristorante di cui nel tempo Roberta è diventata una vera e propria specialista. È inoltre esperta delle migliori tecniche di cross selling e up selling a partire dalla costruzione di un menù mirato, accattivante e utile per implementare la media coperto dei suoi locali. 

Dal 2017 è formatrice e socia fondatrice di osm restaurant, una società di consulenza che aiuta i ristoratori a portare al successo la propria attività e che ogni anno organizza un evento straordinario per tutti coloro che desiderino trasformarsi una volta per tutte da gestori di locali a veri e propri imprenditori: il FOOD STRATEGY. 

Mamma di due ragazze, maratoneta per diletto e autrice del libro “La Differenza Che Fa La Differenza”, Roberta è una campionessa di empatia, cura dei dettagli, determinazione e resilienza emotiva. Un esempio del ‘si può fare’ tutto al femminile del settore della ristorazione, nonché un’imprenditrice seriale!

Il passo più difficile da fare è sempre il primo

Ma tutto questo non è altro che il frutto di grandi sacrifici, di pianti, di momenti no superati con fatica, di sudore, di rischi presi, di errori e cadute importanti. Roberta, per arrivare dov’è oggi ha lottato e non poco, prima di tutto con sé stessa, sì perché il primo ingrediente essenziale per farcela è vincere la battaglia contro i propri demoni, vincere la battaglia contro i propri limiti. 

  • Qual è stata la cosa più difficile che hai dovuto superare? 

Inizialmente la cosa più difficile da ottenere è stata proprio la leadership. Ero molto giovane, una ragazzina, si può dire, che cercava di dare direttive a una squadra in cucina fatta esclusivamente da uomini. Alcuni di loro erano molto più grandi di me, avevano diversi anni di esperienza alle spalle. Altri per cultura e religione non erano decisamente abituati ad avere una donna sopra di loro in organigramma. C’era chi non mi considerava all’altezza, chi non pensava avessi il diritto di dare “ordini” o di decidere e,infine, chi sottovalutava le mie competenze e la mia determinazione. 

Tante volte ho pensato che la barriera tra di noi fosse troppo spessa e troppo alta per poterla abbattere con gentilezza e così, in reazione a quella frustrazione, ho iniziato ad agire come fossi qualcun altro. Ho iniziato ad imitare lo stile di leadership autoritario, mascolinizzando molti lati del mio carattere e del mio modo di fare. 

  • Cosa iniziato a fare esattamente?

Ho iniziato a usare la “forza”. Alzavo la voce, utilizzavo un linguaggio fuori dalle righe, ero meno permissiva, meno tollerante e meno comprensiva. Appunto non davo più indicazioni, non facevo richieste ma impartivo ordini severi con un tono perentorio e più aggressivo. 

Mentre Roberta mi racconta queste cose, quasi stento a crederci. Chi la conosce lo sa, Roberta è l’incarnazione della gentilezza e dell’eleganza, la sua voce e le sue movenze sembrano eteree. Roberta è delicata, posata, una donna che non ha di certo bisogno di alzare i toni per essere rispettata, eppure per diventare ciò che è oggi ha dovuto sperimentare la sensazione di snaturare completamente la propria anima e la propria identità. 

  • Che cos’hai ottenuto comportandoti così? 

Nulla. Probabilmente ho peggiorato la situazione. Le persone che gestivo quasi non mi sopportavano più. Avevo confuso l’autorevolezza con l’autorità. Avevo alzato e indurito ancora di più quelle barriere che cercavo con tanto sforzo di abbattere. 

  • E tu come ti sentivi? 

Mi sentivo male. Quella persona non ero io. Mi costava davvero tanta fatica essere così perentoria e “sgarbata”. Alzare la voce non è mai stato nelle mie corde, ma pensavo che quello sarebbe stato l’unico modo per farmi rispettare davvero. 

L’autorevolezza non ha nulla a che fare con l’autorità

  • Quando hai capito che dovevi cambiare strategia? 

Beh innanzitutto quando ho iniziato a dedicarmi regolarmente alla mia formazione personale. Poi (il che è tutto collegato) quando ho deciso di ascoltare ciò che provavo. 

Se tu non sei te stesso mentre fai le cose, sei forzato e poco naturale, gli altri se ne accorgono e di conseguenza non ti rispettano. Se infatti tu sei il primo a non rispettare la tua natura, perché mai dovrebbero farlo gli altri? Sembra un concetto semplice, ma attuarlo non lo è altrettanto. Quando però l’ho capito ho fatto un click. E da lì è cambiato tutto. 

  • Che cos’è successo dopo? Come hai cambiato il modo di gestire i tuoi collaboratori? 

Ho capito che dovevo lavorare sulla mia intenzione non sull’aggressività. Che dovevo lavorare sulla mia autostima e sulla fiducia in me stessa. Non potevo essere una caricatura di qualcun altro, io dovevo essere Roberta, con le sue caratteristiche uniche e far leva sui MIEI punti di forza. 

La definizione di leadership è: fare in modo che le persone facciano le cose che richiedi loro con piacere, orgogliose di quello che fanno, felici di poter contribuire. Ho capito dunque che prima di ogni altra cosa dovevo conoscere meglio i miei collaboratori, comprendere i loro punti di vista, la loro cultura, le loro abitudini. 

Dovevo poi mostrare loro le mie abilità e la mia devozione all’azienda. Io non ero lì per comandare, ero lì per aiutarli a vincere, insieme a me, nel NOSTRO locale. Arrivavo prima degli altri ed ero l’ultima ad andare via, ero più presente e se serviva pulivo anche i bagni del ristorante. Mi sporcavo le mani insieme alla mia squadra, comprendevo sempre meglio le loro difficoltà operative e personali e poi li aiutavo a gestirle e a risolverle affinché non si ripresentassero più. Così ho guadagnato la loro stima, la loro fiducia e il loro rispetto. Così sono tornata me stessa e ho appreso i principi della leadership. 

A volte cambiare significa ritornare sé stessi 

Oggi i collaboratori di Roberta la ringraziano per tutto il lavoro che fa per loro. La ringraziano per le grandi opportunità di crescita, per l’attenzione e l’ascolto, per la delicatezza dei suoi modi anche di fronte a situazioni ostiche. 

È un paradosso forse eppure mai nella mia vita mi sono sentita così FORTE come quando ho riconosciuto le mie DEBOLEZZE.  

Il messaggio di Roberta è un messaggio non solo per tutte le donne, ma per tutti gli esseri umani: per farcela hai bisogno di vedere chiaramente chi sei e poi di crederci al di là di ogni ragionevole dubbio. Tu ce la fai, proprio perché sei tu. Proprio perché sei così. Nessuno potrà mai imitarti, dunque, non cercare di imitare qualcuno che non ha le stesse fibre della tua pelle.

Tu sei tu e sei un essere speciale, potente, inimitabile. Lavora su questo e vedrai che non avrai bisogno di alzare la voce nemmeno per un secondo. 

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Claudia Bosi

Editor e Ghost Writer per Engage Editore. Dopo anni di studi di Filosofia sono approdata nel mondo del lavoro e sono riuscita a fare di un dono la mia professione, grazie al contributo di persone illuminate capaci di vedere oltre un semplice curriculum. Io amo le storie delle persone, indago fra sogni ed esperienze vissute. Penso che la scrittura e la lettura siano armi potentissime che l'essere umano ha a disposizione. Le cose essenziali per crescere, comunicare, apprendere e ricordare. In quest'arte c'è la vita e il senso di ogni grande sviluppo e scoperta, è lo specchio dell'anima che riflette l'umanità tutta. Con le parole scritte si rivoluziona il mondo, ci si apre agli altri, si scopre qualcosa di sé, si lascia una traccia indelebile da qui all'eternità.

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Il Coraggio Di Fiorire: Intervista a Doretta Scutti
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Il Coraggio Di Fiorire: Intervista a Doretta Scutti 

Quando si parla di impresa, di realizzazione personale o professionale, si parla spesso di coraggio. Coraggio di cambiare, di sciogliere compressi, di tuffarsi nel vuoto, di rischiare, di investire ecc. Ma che cosa significa davvero, avere coraggio? E come possiamo noi ogni giorno alimentarlo e farlo vivere al di là di ogni paura e giudizio? 

L’etimologia della parola coraggio deriva dal latino coratĭcum o anche cor habeo, aggettivo derivante dalla parola composta cŏr, cŏrdis cioè ’cuore’ e dal verbo habere ossia ‘avere’. L’origine della parola coraggio dunque risiede nell’espressione: avere cuore. 

Per comprendere il significato di “coraggio”, dunque, dobbiamo passare attraverso l’esplorazione del nostro cuore.

Se ci pensi quando accordiamo uno strumento che cosa facciamo? Allineiamo le frequenze sonore affinché possa esserci un’armonia. E se rifletti su quello che accade quando prendi un accordo con qualcuno, ti puoi rendere conto che, in sostanza, fai sì che le vostre volontà vibrino alla stessa frequenza. 

Avere coraggio vuol dire quindi connettersi alla sede dell’amore, la forza più grande che esista, quella che supera ogni paura, ogni dolore, ogni giudizio. Significa tornare a vibrare con le proprie frequenze più intime, quelle appunto del cuore, che sanno come connettere ciò in cui crediamo con ciò che facciamo. 

Ed è proprio questo che ha fatto Doretta Scutti a un certo della sua vita, quando ha deciso di rifiutare un posto fisso, quando ha deciso di aprire il suo negozio e poi di chiuderlo per rivoluzionare il suo business.

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Attività legale gestita come un’impresa – Con Manuel Verde

Come si fa a trasformare il proprio studio legale in un’attività d’impresa di successo? 

Questa è la domanda che molti professionisti del settore si pongono mentre cercano di far crescere il proprio business.

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Una delle cose che mette al proprio posto il nostro Ego è l’attività di gestire e far crescere collaboratori sotto la nostra guida. Per riuscire in questo intento, infatti, bisogna essere pronti a dedicare una grande quantità di tempo, cure ed energie ad altre persone in modo totalmente disinteressato. Bisogna essere coscienti di star piantando dei semi in azienda, i cui frutti, probabilmente non riusciremo a vedere. Semi che però faranno la grande differenza nel futuro delle nostre organizzazioni. 

Coloro che pensano di far vincere le proprie persone mettendo avanti se stessi, puntando ad un immediato tornaconto, difficilmente ottengono risultati straordinari. Difficilmente riescono a godere di una vera e propria leadership tra i propri collaboratori. Questo perché l’autorevolezza è qualcosa che ti viene riconosciuta dal basso, non ha a che fare con il ruolo o la targhetta che si trova alla porta del tuo ufficio. E quando abbiamo la responsabilità di far vincere qualcuno, si sente, se in verità ciò che puntiamo a far crescere è il nostro potere o il nostro stipendio.

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